L’approdo romano descritto da Clementini

Rimini - Notizie Borgo Marina - ven 07 ago 2009
di Luca Vici

Così Cesare Clementini nel 1617 parlava del porto romano di Rimini:

E per altro, un seno del mare istesso, posto fra il predetto e il fiume Ausa, formava una mezza luna, capace d’ogni grossa armata; considerò il console che questa grandemente restava offeso da Maestro e Tramontana, venti impetuosissimi, onde vi riparò, acciocché i vaselli non perissero, con una fortissima muraglia, fondata di grosse e vive pietre alla larghezza di meza canna, et altezza d’una intiera, continuando poi con l’alzata con spoglia di mattoni cotti e bitume, e chiara, compastate insieme, insieme ad altre due canne.

Cominciava questo muro, ove di presente è l’oratorio de’ confrati di S. Girolamo spingendosi per un quarto di miglio in mare, in forma lunare con una torre in cima l’honesta altezza, ove si teneva il lume a beneficio dè naviganti, il quale si vede anco oggidì tutto intiero (la torre “del faro” poi crollata la notte del 28 gennaio 1807), se bene inutile sendosi allontanato il mare un pezzo, che cinquant’anni sono quivi aveva fondo atto a ricever qual si fosse grosso legno.

Cinse P. Sempronio ancora il detto porto con gradili di marmo, il che pur si vede, nonostante la quantità fatta cavare al mio padre”.

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