Il porto, croce e delizia di Rimini

Rimini - Notizie Borgo Marina - ven 07 ago 2009
di Luca Vici

Le minacce: alluvioni e insabbiamento

La soluzione di Jano Planco è quella arrivata fino a noi

Abbiamo già parlato in passato del porto di Rimini in età medievale, ed in particolare dei fasti che raggiunse nel XV secolo con i lavori di potenziamento fatti realizzare da Carlo Malatesta.

Questi lavori comportarono la deviazione del Marecchia alla sua foce, dando alla città l’assetto attuale. Basti pensare che la chiesa di San Nicolò prima dell’intervento di Carlo era sulla sponda sinistra del canale. Ma nonostante sforzi che per l’epoca furono titanici, i problemi si riproposero. Erano principalmente due: alluvioni e insabbiamento.

L’interramento progressivo del porto si evidenziò ancor più nel XVI secolo, soprattutto per il progressivo disboscamento dell’Appennino e per i cambiamenti climatici. Si arrivò dunque a progettare un nuovo porto alla foce dell’Ausa, addirittura capace di 60 vascelli, anche per contrastare il nuovo scalo di Pesaro. Ma tutto restò sulla carta.

Nella seconda metà del ‘700 si accesero dispute vivaci tra ingegneri e architetti dello Stato della Chiesa su quale fosse la migliore soluzione per il nostro porto, fonte di grandi redditi soprattutto per la pesca. la spuntò il riminese Giovanni Bianchi, celebre medico, poligrafico e polemista con il nome di Jano Planco. La sua soluzione era l’allungamento dei moli, negando la possibilità un deviatore per il corso del Marecchia, anche per l’eccessiva spesa (60 mila scudi). Un’idea sostenuta, fra gli altri, da Serafino Calindri e soprattutto Ruggero Boscovich. Durante la furibonda controversia si erano avute perfino sommosse popolari, mentre il Calindri per salvarsi la pelle aveva dovuto scappare dalla città.

Una volta adottata, l’idea di Jano Planco continuò ad essere applicare fino ai primi del ‘900, riparando e allungando progressivamente la “palata” distrutta dalle mareggiate e dragando i banchi di sabbia che continuavano ostinatamente a formarsi. Finché negli anni ’30, con la costruzione del deviatore, e nel 2001, con la nuova darsena, Calindri e Boscovich ottennero la loro tardiva rivincita.

Fonte: Silvia Bugli e Angelo Turchini, Rimini Illustrata vol. II

 

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