Il pugile pastore che danzava come Peter Pan

RIMINI - Notizie sport - mer 29 lug 2009
di Enzo Pirroni

Storie e personaggi dello sport riminese

Ezio Raggini da San Vito, cresciuto fra i greggi e diventato viveur

Lo stato in cui, attualmente versa la boxe, è certamente agonico. Il sottoproletariato dell'Italia contadina e pre-industriale, che alimentava le palestre negli anni 50 e 60 è sparito, non c'è più. Oggi, i piccoli borghesi vanno sugli sci, giocano a tennis, praticano il basket, si esercitano nelle arti marziali. Nessuno di questi si sogna di avventurarsi tra le dodici corde alla ricerca di fama e di denaro.

Negli anni cinquanta, allorché Ezio Raggini (classe 1939), iniziò a frequentare la palestra del maestro Vincenzo Pandolfini, a Santarcangelo, secondo una fortunata immagine di Pier Paolo Pasolini, "i fiumi erano azzurri, le rogge trasparenti e le lucciole brillavano ancora, di notte nei campi". Attraverso questi paesaggi, percorrendo i tratturi della transumanza, Ezio, col suo gregge, partecipava di una realtà antica. C'erano, per lui, mattinate fredde e cristalline, notti passate all'addiaccio, campi sterminati, terreni impervi dove le pecore pascolavano. Un mestiere duro ed impietoso, quello del pecoraio, nel quale, necessariamente, occorreva essere tenaci, forti, stoici. In simili condizioni, all'epoca, erano ben poche le prospettive e le possibilità, per un ragazzo sano, esuberante, desideroso di fare sport.

Gli amici di San Vito, convinsero Ezio a contattare Pandolfini. Il vecchio campione riminese, immediatamente intuì che quel giovane pecoraio possedeva le qualità necessarie per emergere. Il debutto avvenne a Ravenna l'11 aprile 1957. L'avversario si chiamava Angelucci. Ezio, che fino a quel momento non aveva visto, né era salito su un vero ring, fu sconfitto ai punti. Da allora, il nostro atleta sostenne oltre settanta incontri nella categoria “dilettanti”. Col suo metro e sessantacinque centimetri ed i suoi sessanta chili, Raggini non destava meraviglia e non faceva certo impressione, tuttavia era un atleta duro, un guerriero indomabile e violento, capace di esaltarsi nella lotta.

Il 17 agosto 1959, fece match pari con il classico e ben più esperto Elio Ghelfi. Sempre a Rimini, il 30 aprile 1960, sconfisse ai punti Vargellini che era una sicura promessa. A questo incontro fecero seguito i successi con i vari : Di Fazio, Sambussiti, Torbidoni, Dal Monte, Russo. Nel 1961, il servizio militare. A Napoli, sotto le cure di Michele Palermo, conquistò il titolo Italiano Militare, nella categoria dei pesi leggeri, battendo in finale Nardiello. Il passaggio al professionismo avvenne a Rimini il 7 Gennaio 1965. L'avversario fu Munzone. Vinse Ezio Raggini ai punti. In totale sostenne, da professionista, trentaquattro incontri. Otto furono le sconfitte. Due i pareggi. Ventiquattro le vittorie.

Tuttavia Ezio era un professionista anomalo. Continuava sempre il suo lavoro di pastore ed a questo aveva aggiunto anche un piccolo commercio di formaggi. Nel 1969, smesso il gregge, fece il pugile sul serio. In quest' anno ci fu l'incontro con quel grande uomo di boxe che fu il maestro Libero Golinelli. Le sue quotazioni crebbero ed egli sul quadrato si dimostrò abile non facendo mai rimpiangere allo spettatore il prezzo del biglietto. Vinse con Garagnani, Torbidoni, Sambussiti, D'Orazio, Pravisani, Del Degan, Baglini, Pasotti, Sabri, Minotti, Massi, Meraviglia (il 16-10-1971, a Rimini conquistando il titolo di Campione del Nord Italia). Incontrò pure, con minore fortuna, uomini importanti quali: De Pace, Melissano, Rodriguez, Barlatti, Fasoli, Lucherini, Pizzoni. L'ultimo match lo disputò a Rimini il 18-3-1972, in palio c’era il titolo di Campione del Nord Italia. L'avversario fu il ligure Felice Becco. Raggini si impose ai punti. Golinelli, che era all’angolo del pugile di San Vito, dopo il match gli disse: “Lo sai perché hai vinto? Soltanto perché l’altro ha fatto peggio di te”. Aveva trentadue anni, due figli, una promettente attività commerciale. Capì che era giunto il momento di smettere. Fu una giusta decisione. Ma rimase uno sportivo praticante. Si diede al podismo e anche in questo sport profuse tutto il suo spirito agonistico. Ma è di notte che Ezio, ancor oggi, offre il meglio di sé, quando può, in qualche balera, esibirsi nell'esercizio in cui eccelle: il ballo. Inoltre, in questi ambienti, che abitualmente frequenta, può mettere a frutto le proprie arti di impenitente seduttore. In tal modo, l’attempato viveur, cerca di mantenersi giovane, andando freneticamente, brizzolato Peter Pan, alla ricerca dell’“Isola che non c’è”.

 

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