Hai voluto la bicicletta!?

RIMINI - Notizie satira - mer 29 lug 2009
di Nando Piccari

Norme anti-ubriachi e anti-buon senso

No ai punti-patente persi, sì alla confisca, salvaguardato il ridicolo

La necessità di interpretare a posteriori la norma che sanziona la pericolosa categoria degli ubriachi in bicicletta non è dunque una mia ironica trovata della volta scorsa: è proprio la legge appena votata dal centrodestra a richiedere quelle vere e proprie “patacate interpretative”.

Ne è nato un dibattito talmente dotto da meritare l'intervento dell'on. Pizzolante, che a Rimini, quando non gira in autoblindo, può considerarsi il primo “ciclista della libertà”. Egli ci rassicura a mezzo stampa: tranquilli, Maroni non ritirerà la patente-auto al ciclista beone, gli confischerà solo il biciclo. Ma qui sorge un ulteriore dilemma: cosa fare delle bici sequestrate? Tremonti vorrebbe trasformarle in buoni del tesoro, il ministro Padre Rotondi usarle come ex voto, Giovanardi portarle senz'altro in discarica, pur senza accedere alla pretesa  leghista di riservare ugual sorte anche ai relativi ciclisti, se “negri o terroni”.

Berlusconi si è molto arrabbiato per le carenze di quella legge: “Devo fare tutto io?”, è stato lo sfogo. Bisogna capirlo: ha già da badare ai carichi serali di fanciulle che arrivano in barca a bere champagne nelle sue molteplici dimore; può occuparsi anche degli sfigati che vanno “a far la gatta” in bicicletta? Gli tocca poi essere dappertutto: al G 8 con Obama; a Villa Certosa con “le amiche dell'amico”; a L'Aquila a posare per foto e TV, a Palazzo Grazioli a dare istruzioni erotiche alla D'Addario. «Non sono un santo, ma una persona di buon gusto, di eleganza e di cultura» ha detto giorni fa, evitando con apprezzabile modestia di aggiungere che nei sondaggi il 62% lo vede anche alto, biondo e con gli occhi azzurri.

È buona cosa, sia chiaro, tenere i giovani lontani dell'alcool, come pure da altri pericoli, compreso quello del ridicolo; a cui è invece sottoposto il ragazzino ritratto nel manifesto della Federcaccia, in tuta mimetica e col fucile a fianco. Ho già avuto modo di chiarire il mio rapporto con la caccia: quando ascolto taluni “comizi animalisti” solidarizzo con i cacciatori; quando sento gli sproloqui di certe “doppiette” mi iscriverei alla Lipu. Non è dunque il pregiudizio a farmi ritenere di pessimo gusto l'accostamento arma-bambino: un binomio che in tanta parte del mondo sa di dramma e di orrore e che, per questo, meriterebbe un sacrosanto ricorso al pudore.

Ma non sono solo i rischi d'immagine ad incombere oggi su tanti giovani italiani; particolarmente in quel “nord-est” che la Lega, grazie ad anni di altrui miopia politica, ha “elevato” da banale dato geografico a fattore di “identità para-etnica”, corroborata da accettate idiozie quali “padania” e “federalismo”. Dice un preside: «Qui per i giovani fa figo essere razzisti». Così, incoraggiati dall'ignavia della scuola, dal becerume di autorità locali in camicia verde, dal compiacimento di certe famiglie “autoctone”, molti alunni arrivano a chiamare pubblicamente “terroni” gli insegnanti provenienti dal sud. O, come di recente a Treviso, costringono al ritiro da scuola un ragazzo meridionale, esasperato dalla loro stupidità razzista.

In altri tempi avrei auspicato che lo Stato trovasse modo di colloquiare con quei giovani di Treviso. Oggi mi basterebbe che qualche suo “corpo deviato” provvedesse a rigare l'auto dei loro genitori.

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