Mabel Morri, quel qualcosa di poetico e magico
Intervista all’autrice della graphic novel “Io e te su Naboo”
Vittorio Giardino e Milo Manara l’hanno premiata come continuatrice del fumetto d’autore
“Io sono Mabel Morri, e sono una disegnatrice di fumetti.” E’ una lucertolina svelta con occhi intelligenti e mani sensibili, le ho chiesto di raccontare chi è in cento parole, e non ha esitazioni nel rispondere. Con tranquillità, senza spocchia. Si sente che è un’affermazione di identità costruita negli anni. L’intervista parte dal suo ultimo libro “Io e te su Naboo”, graphic novel appena uscita da Kappa editore e già in ristampa. Poi mette le ali. “Ho sempre disegnato, quando ho capito che poteva essere un lavoro, con tutte le difficoltà e sofferenze che avrebbe comportato, mi sono specializzata. Avere un piano B non importava, la verità è che la mia vita non avrebbe senso se non potessi scrivere o disegnare. È come l’aria da respirare.” Che evoluzione c’è stata? “Il racconto in me si genera dall’inizio come una cosa scritta e disegnata, e in questi dieci anni c’è stato un percorso personale e artistico in cui ho costruito delle cose importanti. La conferma di essere nel giusto me la danno le parole di quelli che seguono il mio lavoro e ci si ritrovano. Scrivo e disegno per arrivare al cuore delle persone, attraverso il mio mondo, in cui i miei personaggi vivono le loro vite, e ne regalo una parte a chi legge. Che è Rimini perché è la città che amo. Ma non solo. Nella vita di tutti i giorni c’è qualcosa di poetico e di magico, non c’è bisogno di spade laser. È giusto che io scriva quello che vivo adesso. È come scrivi (vivi) la storia che fa la differenza, anche un fatto banale può diventare un momento che non dimentichi. Forse è questo che arriva alle persone.” I tuoi maestri? “Sono nata seguendo Vittorio Giardino e Milo Manara, che nel 2004 mi hanno premiato a Napoli come continuatrice del “fumetto d’autore”: è stata una vera investitura, ne sono orgogliosa. Non pensi mai che i maestri leggano le tue cose. Sono partita dalle loro tavole, dalla “linea chiara”. Ma adesso il mio è lo stile Mabel Morri, con i suoi nasini, le scarpe, le inquadrature particolari. Ho talmente lavorato su me stessa che ci sono arrivata.”
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