Quando era il Fascismo a voler abbattere il Kursaal
L’idea circolava già negli anni ‘20
Una delle dispute urbanistico-ideologiche di Rimini riguarda la distruzione del Kursaal, avvenuta nel dopoguerra per opera delle amministrazioni anti-fasciste. La demolizione assunse da subito caratteri politici: secondo la sinistra, andava eliminato il simbolo dei divertimenti “borghesi”, dando allo stesso tempo lavoro e pane alle masse dei disoccupati. Il che viene ancora oggi rinfacciato da destra, come scempio dettato dall’ottusità partitica. E’ poco noto, invece, che di abbattere il Kursaal si era parlato, e seriamente, in pieno ventennio fascista. L’intenzione era stata espressa già negli anni ’20 dall’Azienda di Soggiorno, in vista di un ampliamento in forme “grandiose”, mentre al posto delle palazzine Milano e Roma sarebbe sorto un hotel di lusso. Progetti in tal senso furono presentati nel 1933 dall’impresa romana Rocco Valenti, su disegni di De Fazio Napoli, mentre nel ’34 l’architetto Gaspare Rastrelli fu pagato dal comune per un suo progetto. Non se ne fece nulla, se non un ampliamento delle palazzine, e una sistemazione del piazzale Littorio (la rotonda del Grand Hotel) dovuti ancora una volta a Giuseppe Maioli.
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