Un riminese alla corte del maestro Albertazzi
Massimo Nicolini in scena a Siracusa nell'Edipo a Colono
L'attore: "Bisognerebbe riaprire il teatro Galli"
Nell'Edipo a Colono - testamento letterario del grande tragediografo Sofocle - Teseo, il giovane re di Atene, nonostante la riluttanza della sua popolazione, accorda ospitalità e protezione a Edipo che, ormai mendico e cieco, arriva a Colono, un sobborgo nei pressi di Atene, in obbedienza ad un'antica profezia che diceva che lì sarebbero terminati i suoi giorni. A Siracusa, nell'antico teatro greco riallestito da Fuksas per l'XLV ciclo di rappresentazioni classiche, è stato Massimo Nicolini alias Teseo ad accogliere nel suo regno l'Edipo Giorgio Albertazzi. Massimo, riminese, classe 1981, si staglia con decisione fra le giovani promesse del teatro italiano e ha già conquistato, grazie alla voce suadente e all'occhio ceruleo, il cuore di molte fan (guardate i gruppi su facebook se non ci credete). A 27 anni vanta già un curriculum di tutto pregio corredato di ruoli principali e secondari in spettacoli di successo, fiction televisive e spot pubblicitari. E la ciliegina sulla torta è arrivata proprio quest'estate, protagonista della scena siciliana con i venti spettacoli già presentati a Siracusa e i due, ad Agrigento e a Tuscolo, per cui dovrà a breve mettersi in viaggio. Ma se chiediamo a lui ragguagli ci risponde con una semplicità spiazzante:"Sono stato contattato un mese dopo la fine della tournee con il Teatro Stabile di Bolzano con cui ho rappresentato Il gabbiano di Checov. Ho fatto un provino a Siracusa per il ruolo di Teseo e mi hanno preso".
Che effetto fa recitare in un teatro il cui palcoscenico è stato calcato probabilmente anche dagli stessi autori delle tragedie antiche che ancora, dopo secoli, portiamo in scena?
" È una sensazione incredibile, recitare in quello scenario davanti a sei mila persone mi ha fatto letteralmente piantare i piedi per terra. Teseo poi è un re giovane che deve farsi rispettare, è baldanzoso, saldo, entra a cavallo. Ho dovuto esserlo anch'io e ho acquisito sicurezza, fermezza".
E l'incontro con l'istrionico maestro Albertazzi?
"Albertazzi è un attore straordinario dal punto di vista umano. Poteva non calcolarmi ma è stato disponibile e aperto. È sorprendente la sua curiosità nei confronti della vita, la sua semplicità, la sua naturalezza nello stare in scena".
Com'è nata la tua passione per il teatro?
"Per caso. C'erano dei prodromi adolescenziali: facevo il corso di teatro a scuola, poi mi sono iscritto al Dams teatro a Bologna, e finalmente alla Scuola di Teatro".
Il tuo primo debutto?
"Il saggio scolastico post laboratorio teatrale, al Serpieri, di fronte a tutto l'istituto. Non è stato facile far stare attenti tutti i compagni".
Cosa ne pensi della scena teatrale italiana?
"Negli ultimi anni di tutti gli spettacoli che ho visto solo due mi hanno fatto emozionare: mPalermu di Emma Dante e From Medea di Grazia Verasani".
E di quella riminese?
"Credo che a Rimini dovrebbero pensare, piuttosto che a rifare il lungomare, a riaprire il Teatro Galli. La gente di Rimini andrebbe a teatro ma manca un luogo che possa ospitare grandi compagnie. So che ci sono tante piccole realtà ma non ho mai lavorato a Rimini, sono fuori da questa realtà benché si tratti della mia città".
Che cosa ne pensi della proposta di Baricco di tagliare i soldi pubblici al teatro e di puntare su scuola e tv?
"Concordo pienamente perché non si può sanare un corpo che si sta dissanguando. Io, se pur attore, non pretenderei mai che un sedicenne venga a vedere l'Edipo a Colono. Bisogna dare i mezzi alla scuola, fondamentale nella formazione, e alla tv, il mass media più frequentato, di rieducare, riproporre la cultura sotto nuova luce".
Chi butteresti giù dalla torre?
"Chi non ha il coraggio di sperimentare, i teatri che si affidano a personaggi che garantiscono il rientro economico".
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