Tutto il potere alla spugna

RIMINI - Notizie primo piano - mer 29 lug 2009
di Stefano Cicchetti

La credibilità delle istituzioni in svendita

Il condono delle multe, ennesima porcheria

Il condono delle multe stradali è una porcheria. Una bastardata, un’infamia, una schifezza, trovate voi le (peggiori) parole adatte. Non mi importa un accidente di ogni ragione che possa essere addotta per giustificare questo ennesimo colpo di spugna. Non le voglio nemmeno sentire. Sento invece solo una gran rabbia. Forse condivisa da quel 94 per cento che a Rimini le multe invece le ha sempre pagate. Dunque, se la norma passerà alle Camere, avrà avuto ragione quel 6 per cento. Verrà premiato chi ha fatto orecchie da mercante e che in taluni stravaganti paesi, tipo gli Usa, sarebbe filato dritto in galera. Ben magra è poi la soddisfazione di essere qui in tanta numerosa compagnia, mentre in altre parti dello stivale il fesso che fa il suo dovere è una mosca bianca e i furbi che non scuciono ammontano addirittura a due terzi dei multati, con il picco di Reggio Calabria dove sono stati riscossi 91 mila euro su 5,5 milioni. A Roma l’ha fatta franca “solo” la metà; il che spiega l’attivismo a favore del condono da parte del deputato Pdl nonché assessore capitolino Maurizio Leo. Che può dimostrare conti alla mano quanto convenga al suo comune prendere quei denari sporchi, maledetti e subito, piuttosto che affrontare contenziosi enormemente più cari. Ma sono cavoli suoi, signor onorevole assessore: perché devono essere anche i nostri? Mai più condoni, aveva spergiurato il nostro stridulo e suscettibilissimo superministro dell’economia. Infatti anche questa delle multe non si chiama “condono” ma “sanatoria”, come quella sulle badanti, pur’essa governata da inflessibili principi etici: prima trasformo la tua attività in un reato, poi ti faccio pagare perché il reato scompaia. Ma torniamo alla sanatoria delle multe. Per quanto virtuosi, non è che a Rimini eccelliamo in sollecitudine: siamo secondi in regione per multe non riscosse. Fra il 2000 e il 2004 non sono entrati nelle casse dei nostri comuni un milione 143mila euro. Soldi che si dovranno pur trovare da altre parti tagliando servizi o aumentando tasse. Quindi ai pagatori puntuali tocca doppia sanzione e doppia razione di mal di fegato. Ai tempi che Berta filava, la clemenza del sovrano ne aumentava il prestigio: il re è tanto potente che si può anche permettere di essere “buono”. Oggi no. Uno stato democratico dovrebbe essere, credevamo, il contrario dell’arbitrio, del pollice che secondo capriccio decide la sorte del suddito. E poi ogni condono non è clemenza, è la peggiore delle ammissioni. Qualcuno pensa che lo Stato non esista, che le istituzioni siano un paravento per affari privati e il bene comune una favola per i gonzi? Bene, quel qualcuno ha perfettamente ragione. Io, Stato, ti dico: ti sto prendendo per i fondelli. E perché? Perché io Stato ho speso troppo e male, non sono nemmeno capace di riscuotere e adesso devo inventarmi qualcosa per mettere insieme un malloppo. Invenzione, fra l’altro, vecchia come il cucco: solo per restare al ministro di cui sopra, l’ideona era già nella finanziaria 2003 insieme a un altro mazzo di caritatevoli remissioni, riguardanti il canone Rai come i bolli auto. Senza arrivare a cinquecento anni fa, quando il mercato delle indulgenze era al suo apice. Poi però arrivarono un certo Lutero e quasi 200 anni di guerre di religione.

 

 

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