Lo strutto nella piada
Il confronto fra le religioni
Le certezze di ciascuna fede prima o poi risultano incompatibili fra loro
Non ho letto il libro di Marcello Pera Perché dobbiamo dirci cristiani, ma ho letto, sul Corriere della Sera, la lettera di Joseph Ratzinger che lo introduce.Ratzinger (e Pera) distinguono tra un dialogo interreligioso e un dialogo interculturale.Entrambi si svolgono tra persone che hanno religioni diverse, ma il primo tratta argomenti di fede, il secondo le conseguenze della fede.
Per esempio, in un dialogo interreligioso un musulmano e un cristiano discutono se sia giusto mangiare carne suina. In un dialogo interculturale parlano di come convivere con questa differenza.
Il primo, per dirla con le parole di Ratzinger, "non è possibile senza mettere fra parentesi la propria fede". Quindi "un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile, mentre urge tanto più il dialogo interculturale".
Infatti, che cosa potrebbero concludere i due, dato che quello che per uno è vero per l'altro è falso e viceversa? Ovviamente, il Papa non può considerare la possibilità che, dialogando e dialogando, uno
dei due possa cambiare idea. Perché ammetterebbe che le sue verità sono dubitabili. E non può farlo, essendo il Papa. Secondo il suo punto di vista, quindi, un musulmano non può, per conto suo, decidere che può mangiare carne di maiale, o un cristiano che non può mangiarla. Va precisato che è toricamente falso che le religioni non cambino idea. I sacerdoti cristiani, per esempio, un tempo si potevano posare. L'Immacolata Concezione fu un dogma cattolico solo a partire dal 1854. I vari tipi di digiuno furono defniti più volte in modo diverso.
In ogni caso, in un preciso momento storico le religioni costituiscono, nella visione del Papa, sistemi di credenze non assimilabili, che possono avere verità comuni (i cristiani tutti ne condividono molte), ma hanno sempre della verità incompatibili. Possiamo andare avanti a trovare parti comuni tra religioni diverse, ma alla fne avremo messo tra parentesi le verità incompatibili e, quando veniamo al dunque, ci troveremo separati. Al momento di fare la piada, il cristiano e il musulmano dovranno decidere se metterci lo strutto, e al quel punto si dovranno separare.
Nel dialogo interculturale, invece, si parte dallo stabilire che apparteniamo a fedi diverse e incompatibili, e si cerca di decidere, per esempio, su come fare la piada. Ognuno dalla sua parte, senza fngere di essere più simili di quanto si è veramente.
Questa concezione ha un suo buonsenso e soprattutto una sua dignità. A volte certe atmosfere di affratellamento interreligioso sanno un po' di ipocrisia. Se una religione ammette, per esempio, il divorzio e un'altra no, quando due coniugi delle due religioni si trovano in rotta, una decisione comune sarà diffcile.
Tuttavia, come si usa dire, il demonio sta nei particolari.
Questa visione implica che la religione sia un paradigma di comportamento deciso da un'autorità. Insomma, le regole non le fa il credente, le fanno i capi della religione, o il libro sacro.
Il problema è in una parola sola: "Altrimenti?" In passato, altrimenti signifcava essere puniti, anche con la morte. Oggi, in alcune parti del mondo lo si fa ancora. Ma da quando si è affermata una concezione chiamata ‘diritti dell'uomo', questo non è più possibile. E infatti il mondo è pieno di cattolici che divorziano, di musulmani che mangiano il prosciutto e di ebrei che il sabato aprono i negozi. E sicuramente né Ratzinger né Pera pensano di usare altro che la loro forza di persuasione morale per impedirglielo. Ma se il loro obiettivo fosse questo non rispetteremmo abbastanza la loro intelligenza.L'obiettivo dei manager delle religioni organizzate è di legittimarsi come unici rappresentanti della morale dei loro credenti. Perciò, quando si discute una legge, per esempio, sull'apertura dei negozi la domenica (o la chiusura il venerdì o il sabato) chiederanno che non si lasci decidere ad ogni cittadino, musulmano, ebreo o cristiano, se vuole andare nel suo tempio o a fare la spesa. Ma saran-
no loro a dire al governo che cosa pensano i loro credenti. E a ribadire l'impossibilità di negoziare sui fondamenti della fede. Finché non sono loro a decidere di cambiarli.
D'altra parte, di Dio si può dire tutto ma non che sia democratico.
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