SANTARCANGELO Il soldato che combatteva per i deboli

RIMINI - Notizie Santarcangelo - mer 05 nov 2008
di Stefano Cicchetti
[{Storia e leggenda del vescovo di Tours} L’enorme popolarità nacque nelle campagne che lui evangelizzò schierandosi sempre dalla parte degli oppressi] L’11 novembre non ricorda la data della morte di San Martino, né quella della sua canonizzazione. Fu invece quello il giorno della sua sepoltura a Tours, nel 397 d.C. In realtà Martino era morto l’8 novembre a Candes, verso la mezzanotte di una domenica, ma la venerazione per lui era già così grande che subito scoppiò una disputa per le sue spoglie fra abitanti della vicina e potente Poitiers e quelli della città di Tours, della quale era vescovo dal 371. I cittadini di Tours riuscirono nottetempo a imbarcare la salma su di una barca, remare di gran fretta lungo la Vienne e la Loira e trasportarla infine entro le loro mura. Ma come mai tanta popolarità? Martino era nato in Pannonia, l’attuale Ungheria nel 316 o nel 317, nel centro militare di Sabaria (oggi Szombathely). Il padre era infatti ufficiale di carriera delle legioni romane, come si desume anche dallo stesso nome imposto al figlio: Martino, cioè dedicato a Marte, il dio romano della guerra. Dopo qualche anno l’ufficiale riesce a lasciare il limes – il confine fra l’impero ed il resto del mondo, popolato da barbari – e destinato all’importante piazzaforte di Ticinum (Pavia), dove Martino a 15 anni entra a sua volta nell’esercito, nei reparti di cavalleria. La sua destinazione è nelle Gallie, dove ben presto si converte però al Cristianesimo a seguito del celebre sogno del mantello, stando alla biografia di Venenzio Fortunato, che fu fra i suoi primi discepoli. A lui come agli altri adepti, Martino narrò di essersi trovato alle porte della città di Amiens con i suoi soldati, quando incontrò un mendicante seminudo. D'impulso tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante. Quella notte sognò che Gesù si recava da lui e gli restituiva la metà di mantello che aveva condiviso. Udì Gesù dire ai suoi angeli: "Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito". Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. E immediatamente chiese di essere battezzato. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia, ed entrò a far parte della collezione dei re Merovingi. Il termine latino per "mantello corto", cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di san Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all’oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella. Ma tornando a Martino, dopo il battesimo le notizie che lo riguardano si fanno confuse. Pare fosse ordinato esorcista dal vescovo Ilario, il quale venne però ben presto esiliato per il suo fervore nel combattere l’arianesimo, rito sostenuto dalla corte dei Franchi. Martino viene poi segnalato nella natìa Pannonia, poi a Milano, quindi in solitudine alla Gallinaria, un isolotto roccioso davanti ad Albenga, già rifugio di cristiani al tempo delle persecuzioni. Di nuovo in Gallia, ritrova Ilario tornato dall’esilio che gli conferisce il sacerdozio. Nel 361 fonda una comunità di asceti a Ligugé, a dodici chilometri da Poitiers, che è considerata il più antico monastero di Francia. Nel 371 viene eletto vescovo di Tours. Per qualche tempo, tuttavia, risiede nell’altro monastero da lui fondato a quattro chilometri dalla città, e chiamato Marmoutier. Di qui intraprende una missione che durerà oltre vent’anni: cristianizzare le campagne, dove Cristo è ancora "il Dio che si adora nelle città". Non ha la cultura di Ilario qualcosa del soldato sbrigativo gli è rimasto. Va quindi per le spicce abbattendo edifici e simboli dei culti pagani, ispirando più risentimenti che adesioni. Tuttavia l’evangelizzazione riesce, perché l’impetuoso vescovo si fa protettore dei poveri contro lo spietato fisco romano, promuove la giustizia tra deboli e potenti. Con lui le plebi rurali rialzano la testa.

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