Sant’Andrea, la “tomba” scomparsa

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - mer 15 lug 2009
di Luca Vici

Si trovava nel fondo “de Canteriis”

In un documento del 1450 l’unica citazione di una misteriosa struttura fortificata

E’ solo un nome in un antico documento di un notaio. Della Tomba di Sant’Andrea non sappiamo altro, né dove fosse esattamente, né che aspetto avesse. La citazione, che risale al 1450, precisa solo che si trovava appunto nel territorio del Borgo S. Andrea “in fondo de Canteriis”: punto e capo, perché di questo fondo non sappiamo niente, se non che i canterii erano i pali delle viti. Quindi, o il fondo in questione era costituito da vigne, com’era piuttosto comune nell’agro riminese, o era posseduto da una famiglia che portava quel nome.

Ma di cosa si trattava? Lo storico Oreste Delucca distingue le tumbae in quattro tipologie: residenze-fortezza, fattorie fortificate costruite al centro di proprietà terriere, case-forti più semplici realizzate a difesa di strutture produttive situate in luoghi isolati, borghi rurali dotati di cinta muraria. Da ciò si può arguire che la Tomba di Sant’Andrea appartenesse alla seconda tipologia. Infatti, il trovarsi ai margini della città e in un luogo non isolato, fa escludere automaticamente la prima e la terza ipotesi, mentre se fosse stata del quarto tipo le dimensioni sarebbero state tali da avere ben più che un’isolata menzione nei documenti.

Invece, alla prima tipologia, quella della tumba come residenza fortezza, fanno riferimento gli insediamenti posti in luoghi isolati oppure al centro di nuclei abitativi non incastellati detti villae, come ad esempio la Tomba di Riccione, o degli Agolanti, o la Tomba de’ Berni, oggi Palazzo Marcosanti.

La seconda tipologia, a cui appartengono le tumbae come fattorie fortificate al centro di proprietà terriere, sono caratterizzate dalla presenza della casa padronale, indicata col nome di palazzo, accanto alla quale compaiono l’abitazione per i lavoratori (tombari), il ricovero per gli attrezzi e il bestiame, le sedi per la raccolta dei prodotti agricoli e per la loro lavorazione, tra cui le aie, i magazzini, le fosse da grano, le cantine; infine altre strutture come il forno, il pozzo, la cisterna.

Del terzo tipo erano le case-forti costruite a difesa di strutture produttive situate in luoghi isolati; spesso si trattava di mulini da grano, come nel caso della “tomba” più conosciuta e meglio conservata del riminese, quella dei Battagli a San Martino in Cerreto, dove è ancora visibile l’imponente torre merlata alla ghibellina.

La quarta tipologia comprende i borghi rurali dotati di cinta muraria; insediamenti più complessi rispetto alle fattorie fortificate, ma che non raggiungono mai la dimensione del castrum. Proprio per la loro particolare conformazione, al loro interno erano caratterizzate da attività artigianali e commerciali: un esempio ne è la tomba di Misano.

Fonti: “Castelli e fortificazioni del riminese” a cura di Elisa Tosi Brandi”; “L’abitazione riminese nel Quattrocento” di Oreste Delucca

 

commenti

SCRIVI COMMENTO Nome
email
Titolo
Commento
I commenti verranno pubblicati salvo approvazione da parte della Redazione di Chiamamicittà
Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - Rimini - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Programmazione: Studio Web 2.0 Copyright ©2010  - Progetto grafico: Inèditart