E di una vita non resta che una bottiglia

RIMINI - LAMPEDUSA - Notizie attualità - mer 15 lug 2009
di Luca Ioli

I drammi sconosciuti del nostro mare

La storia di Soso, immigrato tunisino mai giunto a terra, ricostruita attraverso lettere trovate alla deriva

All’alba del terzo millennio, nell’epoca della comunicazione globale, di internet e dei cellulari, un messaggio ci viene lasciato in una bottiglia. Sì, come i naufraghi settecenteschi, come i pirati delle favolose favole di Salgari, questo mezzo di comunicazione arcaico fa da sfondo ad uno dei drammi del nostro tempo. Di quelli che allontaniamo con fastidio al solo apparire, di quelli che releghiamo volentieri alla guardia di finanza, alla polizia ed ai carabinieri: l’arrivo dei barconi di clandestini nel nostro paese. La bottiglia è stata ritrovata dal personale della Associazione “Area Marina Protetta” di Lampedusa, un’associazione che si occupa della gestione dei parchi marini dell’isola. Ragazzi in gamba che ti fanno vedere delfini, tartarughe marine e ti accompagnano a fare snorkeling. Insomma ti fanno vedere la vita. Ma ogni tanto si imbattono nella morte. Quella morte che ai giorni nostri sembra impossibile, un barcone stracarico che si inabissa, uomini, donne, bambini che vanno giù nel mare scuro e freddo. Un dramma che fortunatamente nell’epoca dei rientri forzati non entra più nella contabilità delle competenze italiane. Ma entra nella contabilità della nostra coscienza. Perché l’inizio della fine è quando gli esseri umani vengono gestiti in partita doppia, quando i nomi diventano numeri, quando inizia il “io non pensavo, non sapevo che fosse così” quando l’umanità viene negata come è successo nella Germania nazista, nell’Italia fascista o nella Bosnia, Croazia e Serbia tanto per non andare troppo in là nel tempo e nei luoghi. La storia di Soso sembrerebbe singolare, se poi parlando con cittadini extra comunitari non avessi scoperto che è abbastanza comune. Persone normali, come il padre dell’amica di tua figlia che incroci all’uscita di scuola o la badante di tua madre, ti raccontano che spesso se esci dal paese che ti ospita non puoi più rientrare. Tornato in patria per accompagnare la salma di un amico, non poteva più rientrare se non da clandestino Ma Soso aveva un debito con la sua coscienza, anzi con un amico. E l’amicizia per qualcuno è ancora una cosa seria. Così, quando l’amico morì, lui lo riaccompagnò al suo paese d’origine in nord Africa, più precisamente in Tunisia. “Soso, oggi è un grande giorno per tutti quanti. Noi dobbiamo renderti omaggio, ma non troviamo le parole ed il modo per un angelo come te. Il tuo coraggio è eccezionale, hai combattuto senza mai tirarti indietro, ti ho sempre amato ed ammirato. Fred è venuto a darci la notizia della morte di Youri, ho saputo da lui che le cose non andavano bene e che dovevi rientrare. La prima cosa che desideravo era chiamarti e vederti il più presto possibile, cosache non ho fatto, quanto mi sono pentita..! Oggi non sei più qui e mi mancherà da morire il tuo bel sorriso, non ti dimenticherò mai, come si può dimenticarti? Tutti questi ricordi rimarranno nel mio cuore malgrado le tue fatiche sei sempre stato a disposizione di tutti, sei il mio super professore di danza. Le foto rimarranno per ricordare questi momenti, ricordati che la tua dolce voce suona ancora nella mia testa. Spero che tu stia meglio dove vai, non ti dimenticherò mai, riposati mio piccolo angelo. Ti amo. Fanny”. Un bel ragazzo Soso, simpatico, ballerino, “dall’aspetto maligno” che ammalia, capace di farsi scrivere lettere d’amore da più ragazze, uno che si nota insomma, di quelli che dicono “in qualche modo risolverò il problema”. “Ci sono due candele davanti a me, i miei occhi le stanno fissando e non smetto di guardarle, ho finito di scriverti queste parole, spero che tu le legga immaginando come sono, non pensare che sia io a scrivere ma il mio cuore e sta sera il mio cuore è riservato a te. Joanna”. Ma Soso sapeva che non poteva rientrare in modo legale da dove era partito quindi ha scelto la strada più breve, l’Italia con un barcone e poi sù, sù sino a Ventimiglia, sino alla frontiera francese, poi sino alla città dove abitava in Francia. “Piccolo Soso, sarai sempre il mio piccolo caro, lo so che tu vai in un posto migliore, un mondo che non posso immaginare, ma che sono sicura sia fatto per te piccolo uomo. Un bacio a mia sorella, sono sicura che vi divertirete da morire, ricordati di noi, penserò sempre a te ed al tuo aspetto “maligno”. Sono felice di avere condiviso con te alcuni momenti di affetto, un bacio. Continuerò a volerti bene, cerca di goderti il tuo nuovo mondo, con tutto il mio amore… Lara” Un mondo migliore ed una vita migliore insomma. “Cosa vuoi che ti dica piccolo fratello ti sei comportato bene e sono sicura che mi mancherai, tutti questi ricordi mi scaldano il cuore. By by piccolo uomo fai un bel viaggio di rientro, rido pensando che Youri parla ancora con te con il suo modo scherzoso, arrivederci mio grande, ti amo. Federica PS Sono contenta di averti accompagnato a vedere le balene ed i delfini…”. Per beffa del destino non sarebbe rientrato in ogni modo nella partita doppia della contabilità del nostro sistema anti immigrazione. In Italia non è riuscito ad arrivare. Che dire sui rientri obbligati? Chi scrive rimane perplesso su di un sistema che possa offrire lavori umili a cittadini extra comunitari che li vogliono fare, non lo faccia e li ricacci da dove sono venuti, negare la speranza che anche qui in Italia è per un extra comunitario molto dura, fatta di caporalato, di mafia, di ricatti (smettiamola con il mito “italiani brava gente”), tutto questo mi fa paura, mi fa richiamare di continuo l’umanità che c’è in me e la necessità di non negarla. Ma se Soso non è entrato nella contabilità dei rientri, con queste lettere entra invece nella contabilità della nostra coscienza di cittadini. Attraverso queste lettere, ritrovate tutte insieme in una bottiglia ripescata a Lampedusa. Benvenuto in Italia Soso. “Mio Soso, sono tanti i giorni che tu manchi, ci hai lasciati così troppo in fretta. La speranza ed il tuo straordinario coraggio ci hanno permesso di stare con te un lungo periodo.Stare insieme a te è stato un cammino molto bello, sereno e meraviglioso, i momenti di felicità mi rimangono in mente Adoro i tuoi occhi con lo sguardo maligno, mi mancano i tuoi baci Torna presto, ti amo tanto Fanny” Si ringraziano Kamel Naimi e Angelo Costanzo per i loro preziosi contributi.

 

 

commenti

Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - Rimini - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Programmazione: Studio Web 2.0 Copyright ©2012  - Progetto grafico: Inčditart