Il piccolo eroe del mutòr

RIMINI - Notizie sport - mer 01 lug 2009
di Enzo Pirroni

Storie e personaggi dello sport riminese

Il sanvitese Pio Galassi partecipò con onore alle gare stradali degli anni ‘50

E’ per tornare al vero, che desidero prendere le dovute distanze dallo sport di oggi, traboccante di esasperazioni mercantilistiche, di degenerate visioni d'onnipotenza, affacciato in ingorda attesa sul problema del dopo, del poi. Dalla babele di impolverate minuzie, dall'inutile ciarpame, dalla malinconica chincaglieria, dalle oziose reliquie del passato, spunta la fotografia ingiallita di un corridore motociclista. Il corridore è Pio Galassi di San Vito. La sua è una storia minimalistica, un'avventura agonistica che si è compiuta velocemente in un mondo paesano, all'ombra dell'olmo dietro la canonica, tra i tavoli del caffé di paese, in un periodo in cui le automobili erano ancora un privilegio e dove il "motore" era sogno, evasione, libertà. Aveva vent'anni, nel 1954, allorché, in sella ad una Benelli 125, prese parte al 2° Giro d'Italia Motociclistico. Questa appassionante gara a tappe, era stata ideata dal giornalista De Deo Ceccarelli e dall'organizzatore di corse motociclistiche Aldo Bolognini. Per regolamento venne stabilito che tutte le macchine, partecipanti, dovessero essere del tipo "sport", provviste di regolare immatricolazione e munite di impianto elettrico e silenziatore. Le cilindrate ammesse furono le 75, 100, 125, 175. Nel 1953, quando si disputò la prima edizione, i concorrenti al via furono 230. Vincitore assoluto risultò il centauro bolognese Leopoldo Tartarini su Benelli 125 a due tempi, dopo un avvincente testa a testa con la Mondial di Lattanzi. Al Motogiro del 1954, Pio Galassi, vi andò con la sfrontata irriverenza dei vent'anni. Il meccanico riminese Pino Anelli aveva preparato la moto (si trattava di una elaborazione assai elementare), il resto consistette in una buona dose di incoscienza, giovanile spavalderia e tanto coraggio. La corsa si concluse a Bologna, dopo aver toccato quasi tutta l'Italia. Vinse Tarquinio Provini in sella alla Mondial 175. Aver portato a termine la prova, fu, per il giovane corridore di San Vito, un merito non da poco. Per porre il sigillo ad una stagione, tutto sommato positiva, Pio Galassi, si impose, sempre in sella alla 125 della casa pesarese, nel classico circuito "Omobono Tenni" di Treviso. L'anno seguente, il nostro uomo, si ripresentò al via della corsa a tappe nazionale. Non era più alla guida della Benelli. Viste le buone prove, la casa vicentina Ceccato gli aveva messo a disposizione la fiammante 125 Super Sport. Nella prima tappa non successe nulla di particolare, ma già nella seconda, che si concludeva a Padova, Pio, colse il secondo posto. La terza tappa, la Padova - Riccione, fu, senza dubbio, il capolavoro del motociclista di San Vito. Dopo aver fatto una corsa di testa, sul lungomare di Riccione, sfrecciò davanti a tutti, lasciandosi alle spalle nell'ordine: Stringhetto, Mariani e Fontanili. Una giornata trionfale. Le tappe furono nove e come nelle precedenti edizioni ebbe una importante funzione tecnica, perché servì a sperimentare soluzioni che sarebbero poi state introdotte sulle moto di serie. Pio Galassi, partecipò anche a due Milano - Taranto ma, nella massacrante corsa a tappe di 1283 chilometri, che era nata nel 1937 e si disputò, non consecutivamente, fino al 1956 (dopo la sciagura avvenuta durante la Mille Miglia del 1957, tutte le corse su strada vennero vietate e tra queste anche la Milano - Taranto), non ebbe buona fortuna. Smise di correre nel 1958. Vorrei a questo punto, dopo aver scritto di Pio Galassi, piccolo eroe di paese, rivolgermi ai lettori più giovani e dire loro che la storia si racconta. Lasciare che l'oblio compia la sua opera distruggitrice è rendersi complici di un delitto. Ognuno leggendo potrà fare gli accostamenti che crede. Ognuno avrà avuto una sua pallina di celluloide di nome Gimondi, Merckx, Hinault, Nencini o Minardi. Lasciatevi cullare da quei ricordi. Vi accorgerete che quanto più saranno lontani, tanto più vi parranno poetici. "Sarà come in una notte di lampi, al cui paragone il giorno diviene la notte". 

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