Change Management & Coaching esperienziale
Il 9 e 10 luglio il convegno al palacongressi di Rimini Intervista a Marco Tanda responsabile della formazione di Ioè
Abbiamo chiesto a Marco Tanda, responsabile della formazione di Ioè, la Società che ha organizzato per il prossimo 9-10 luglio al vecchio Centro congressi il convegno su Change Management e Benessere, di darci qualche anticipazione sui contenuti della giornata di COACHING ESPERIENZIALE di venerdi 10 luglio e, in particolare, sul significato e sulle finalità del change management e del coaching esperienzial.
“La giornata del 10 luglio replica in modo essenziale e efficace ciò che noi riteniamo sia il modulo esperienziale di riferimento per i gruppi aziendali che noi seguiamo.
Siamo un’azienda di consulenza organizzativa e di formazione delle risorse umane, che opera prevalentemente con e per le aziende e che, attraverso questi eventi ed incontri, promuove un supporto innovativo alle aziende che affrontano fasi di sviluppo o criticità.
I nostri clienti ci chiedono di intervenire in prossimità o nel corso di cambiamenti organizzativi che interessano parte o la totalità dell’azienda.
Il nostro supporto in questi casi è rivolto a favorire ed agevolare i processi relazionali attraverso i quali quei cambiamenti vanno assimilati dalle risorse umane che ne sono coinvolte e producono gli effetti sperati.
Il nostro è un approccio che si ispira alle più diffuse tecniche di coaching, ma con due sostanziali diversificazioni: è sistemico, in quanto considera il cliente/azienda nella sua complessità e pluralità di relazioni, limitando il più possibile interventi one to one. Per fare un esempio: l’avvicendamento di un manager responsabile di un settore aziendale (commerciale, tecnico, amministrativo) implica azioni di supporto non solo nei confronti della “squadra” che il nuovo manager guiderà, ma anche dei manager responsabili degli altri settori aziendali e dello stesso capoazienda, perché l’armonia dovrà ricomporsi nell’intero corpo aziendale. Per questo Ioè definisce queste attività “corporate coaching”.
La seconda diversificazione sostanziale sta nella esperienzialità del coaching. Le nostre attività formative sono infatti fortemente orientate alla sperimentazione diretta, in prima persona, da parte delle risorse umane che l’azienda ci affida nella fase del cambiamento. L’aula della formazione si trasforma così in una palestra dove, per esempio, non si “parla” di fiducia ma si “fanno esercizi “ sulla fiducia , non si “parla” di attenzione e consapevolezza ma si “sperimenta l’essere presenti o meno”. Per questo Ioè definisce queste attività “coaching esperienziale”. A volte i nostri clienti ci richiedono un intervento più articolato e complesso che ci coinvolge da subito nell’analisi “delle cose che non vanno” e nella scelta “delle cose da cambiare”.
In questi casi prima di operare come formatori siamo impegnati nella valutazione dell’organizzazione e in attività di management consulting. In questi casi il nostro intervento è di “change management”.
In questo periodo di difficoltà dell’economia il cambiamento è un obbligo, ma anche un’opportunità: i clienti “non cadono più nel piatto”, gli sprechi di denaro e tempo non sono ammessi, ma, soprattutto, il capitale umano è la risorsa che può risultare decisiva per passare il guado e trovarsi sull’altra riva più solidi e centrati di prima. Ioè crede fortemente in questa opportunità e mette a disposizione le proprie capacità ed esperienze per le aziende che condividano questi obiettivi.
Cosa differenzia il coaching esperienziale da altre forme di Team Building?
“Inanzitutto non è una attività outdoor o motivazionale, è solo e semplicemente un percorso di comprensione di alcuni processi comportamentali che quotidianamente incontriamo nella nostra esperienza quotidiana, che si basa su esercizi che fanno chiarezza su alcuni punti focali del nostro modo di agire. Per fare un esempio si fa un gran parlare di fiducia, si dice: io mi fido, mi fido poco, non mi lascio andare, sono abituato a controllare. L'esercizio porta alla conferma o alla smentita di alcune di queste certezze favorendo nello stesso tempo la comprensione dei propri e degli altrui limiti. Sembra banale ma questo fatto di comprendere gli altri attraverso se stessi, se accade in un gruppo, provoca empatia. Il pensiero è: sono come gli altri. Ho gli stessi dubbi, limiti, difetti e qualità. Mi spavento, sbaglio ma mi rialzo. Da qui parte un vero processo di motivazione, dal rendersi conto che siamo fatti di talento e di zone d'ombra che devono essere viste e apprezzate perchè parte di noi. Oltre a ciò il team building non può essere solo visto come “il dare carica positiva” ai propri collaboratori. Prima o poi accadrà che questa carica positiva si esaurisca o divenga desueta. La condivisione degli sforzi, il feedback costruttivo, la comunicazione degli obiettivi, l'organizzazione danno all'azienda vera forza di mostrare e migliorare se stessa.
Perchè siete andati oltre l'attività di coaching esperienziale e avete affrontato anche il settore del consulting dedicandovi al change management?
Perchè non era sufficiente portare un messaggio di cambiamento attraverso il coaching. Se l'azienda pensa di darti un aiuto relazionale o motivazionale, se è convinta che il lavoro sul gruppo dia risultati interessanti, non può non intervenire anche su se stessa risolvendo problemi di organizzazione. Una volta risolte anche queste problematiche l'azienda si rende conto che è più semplice generare consenso e trovare attenzione. Attualmente sono ancora poche le realtà che si rendono conto che un processo formativo è strettamente correlato alla organizzazione dell'azienda e al suo modo di comunicare missione, intenti, visione. Faremmo un cattivo lavoro se ci trovassimo ad accontentarci di fare solo coaching. Cosa dico a un cliente che mi chiede una azione di coaching verso un manager e verso il suo gruppo di collaboratori se l'errore nasce da una mancata delega o da una svista dell'azienda nei confronti di quel settore produttivo? Dico che è necessario che l'azienda metta in gioco se stessa cercando di capire cosa esattamente sta accadendo.
Di qui nasce la proposta che fate sulla sistemica vista a livello aziendale...
Certo, ma non solo. Il presupposto del ragionamento sistemico è il seguente: se non occupi il posto che dovresti occupare crei danno a te stesso e agli altri, percepisci disagio e sei limitato. Rimettere a posto le cose significa chiarezza dei ruoli e fluidità di azione.
Sono regole certe, rette da un codice deontologico naturale e immutato che saranno presentate e ribadite durante il convegno tramite l'intervento che nella seconda giornata vedrà come ospite Attilio Piazza, il fautore in Italia del percorso sulla sistemica di Hellinger.
Avete mai dimostrato in pratica che il vostro intervento porta dei vantaggi anche economici alle organizzazioni?
E' il nostro sogno. Arrivare a dimostrare che in armonia si lavora meglio e conseguentemente l'efficienza aumenta le possibilità di fare business sarebbe un buon punto d'arrivo. Ma siamo sicuri che i nostri clienti già percepiscono che c'è una profonda verità nel rinnovamento dei processi di interazione tra le persone ed è una verità che dice che una azienda che segue una serie di comportamenti e valori che entrano nella visione più profonda dell'etica umana non può che essere vincente. Non parlo di valori assoluti ma di cose semplici: chiarezza dei compiti, qualità della vita, impegno comune, volontà di crescita, attenzione agli altri. Tutto qui, grandioso, vero?
commenti
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.




