Il ritorno degli obelischi
Il ricollocamento è fissato per l’11 luglio
Erano stati realizzati nel 1603 come ornamento del ponte sull’Ausa ricostruito dopo un’alluvione
11 luglio 2009: questa data segnerà il ritorno tanto atteso degli obelischi seicenteschi nel borgo di San Giovanni. L’inaugurazione dei lavori di ripristino degli obelischi coincide con la prima delle due giornate della festa borgo di San Giovanni, giunta alla sua nona edizione.
E’ da anni che si discute sul recupero e la valorizzazione dei pilastrini seicenteschi, collocati fino alla II° guerra mondiale all’ingresso del ponte dell’Ausa, lungo l’antica via Flaminia.
Questa operazione di ripristino, pertanto, è un piccolo segno che può ridare all’area posta di fronte all’arco di Augusto una porzione della sua identità, andata perduta con le distruzioni belliche e post-belliche e più in generale con le modifiche apportate nel XX secolo: l’Ausa è stata interrata e intubata nel 1969, l’arco isolato negli anni ’30 e usato per anni come una sorta di grande spartitraffico affiancato da parcheggi abusivi. La rinascita è iniziata nel 2004 per far spazio a due aree verdi di rispetto, da dove emergono le tracce delle torri che affiancavano la porta antica e delle mura. Durate quei lavori erano stati ritrovati anche i resti di due domus, a monte e a mare dell’Arco, una delle quali forse fornita d un impianto termale.
Sebbene non ne rimanga traccia, è certo che davanti all’arco d’Augusto si trovasse un ponte romano sull’Ausa (l’Aprusa dei romani), realizzato probabilmente in concomitanza con la costruzione della via Flaminia, che data 220 a. C.
Si trattava probabilmente di un ponte semplice, forse in laterizio e dunque non rivestito di pietra d’Istria come quello di Tiberio. Tale ponte fu più volte distrutto e ricostruito, alzando ogni volta il piano di calpestio. Nel 1523 un alluvione rovinoso fece tracimare l’Ausa, il Mavone e il Marecchiae danneggiò seriamente sia il ponte dell’Ausa che quello di Tiberio. La contemporanea piena dei tre fiumi impressionò gli storici del ‘600, Adimari e Clementini, che descrissero l’evento naturale come “altro mare”. Il ponte sull’Ausa fu praticamente distrutto e venne ripristinato in maniera grossolana. Solo nel al 1603 il Comune lo ricostruì degnamente, con due archi in laterizio. A memoria di quell’evento furono posti all’ingresso del ponte due piastrini sormontati da due piccoli obelischi, la cui iscrizione recitava:
PONTEM
HVNC – AD
APRSVSAM
FLUMEN
AERE – PVB.co
ISTAVR.vit
AN0 – DNI
MDCII – XIV
KAL – MAII
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