A noi piace dare pił potere ai potenti

RIMINI - Notizie opinioni - mer 01 lug 2009
di Giampaolo Proni

In attesa di una rivoluzione borghese e non violenta

La nostra mentalità servile ci conduce alla paralisi

Passate le elezioni, si possono riprendere alcune riflessioni politiche. La prima è che siamo alle solite. Non mi sto lamentando degli attacchi a Berlusconi né mi indigno particolarmente per la sua moralità. Se tutti i settantenni possedessero 120.000 miliardi le ragazze  da piscina non basterebbero a soddisfare la domanda. E neppure quella dei loro amici. Ci sono molte persone ricche moderate nei piaceri e nel lusso, alcune semplicemente avare, e altre che hanno fatto i soldi per potersi permettere quello che gli altri immaginano. Berlusconi si circonda di fanciulle ignude e i circoli degli anziani si consolano con Miss Teen Ager (citazione storica). Persino Agnelli stava nudo sul suo yacht. E' per quello che nei paesi un po' più maturi nessuno trova opportuno eleggere un miliardario come premier. Miliardario e capo del governo sono due mestieri diversi. Lo capiremo? Mah. Di fondo c'è un'altra immaturità, molto più grave. E' l'idea che devi eleggere un potente. Non che fai potente quello che eleggi. I paesi democraticamente arretrati eleggono grandi personalità, nababbi, generali, capi religiosi. Le democrazie mature eleggono persone che sanno fare il loro mestiere, possibilmente non troppo potenti. La Thatcher era figlia di un droghiere. Sarkozy è figlio di un immigrato ungherese. Obama è anche lui figlio di un immigrato. Siamo noi, il demos, il popolo, che diamo il potere e lo togliamo. Nel famoso paese normale, loro sono normali cittadini che per qualche anno prestano un servizio e poi se ne tornano a casa. Fine.

Naturalmente, in un paese clericale, padronale e nobiliare, la mentalità servile fa fatica a sparire. I clerici (laici e religiosi), i padroni e i nobili fanno di tutto per mantenere il loro status. Il popolo da parte sua è sempre in adorazione del potente, attento a compiacerlo (e possibilmente fregarlo). L'italiano lo guarda ammirato e sospira: “Ammazza, che fijo de 'na m...”

Detto questo, la situazione appare come sempre di stallo. I poteri consolidati, le lobbies anche piccole divengono, nell'osteoporosi dello Stato, giganti imbattibili. Se i tassisti sono più forti del Governo, come si potranno attaccare i privilegi di universitari, giudici, medici, farmacisti, industriali, chiese, militari, notai, avvocati, ecc? Per non parlare dei politici stessi.

La strategia di ogni opposizione, dunque, è sempre impedire al governo di agire. La melma istituzionale alla quale è ridotta l'Italia fa sì che ci riesca. Il governo ha in tal modo un alibi per non realizzare il suo programma e mantenere buoni rapporti con i vari poteri organizzati. Quando Bersani voleva liberalizzare i taxi, la destra divenne un baluardo di petti. Ora è la sinistra che ancora una volta si schiera a salvaguardia di uno dei sistemi giuridici meno efficienti del mondo.

La difesa dello status quo in Italia vince quasi sempre. 

E' un peccato, perché ci sono tante, ma veramente tante persone, di ogni età, che lavorano duramente, hanno idee, coraggio, autonomia, correttezza, serenità, voglia di fare, intelligenza, creatività. E tutta questa energia positiva si schianta contro un sistema assurdo, un burosauro incattivito, una classe di individui così concentrati sui loro intrighi che non sanno più nulla di ciò che dovrebbero governare. Il vero problema della classe dirigente italiana è che le sue energie sono dirette al potere e non al compito da svolgere, proprio perché il potere è sempre incerto e allo stesso tempo può durare in eterno. E non capiscono più quello che devono governare. Non sanno distinguere il buono dal cattivo ma solo il vantaggio dallo svantaggio.

Io credo che oggi in Italia l'unica soluzione sia una rivoluzione borghese e non violenta, educata ma ferma. Una rivoluzione che usi una sola arma. Uscire di casa, mettersi seduti da qualche parte (anche in un bar o in un parco, perché no?) e fare un elenco di richieste. E finché non vengono soddisfatte non fare più nulla. Nell'elenco scriverei delle richieste molto semplici. Per esempio: non voglio più pagare qualcuno per pagare le tasse. Non fate dei divieti se non siete capaci di farli osservare. Se mi denunciano, non voglio pagare un avvocato per sapere di cosa sono accusato. Non pagherò più le tasse finché il mio vicino dichiara un terzo di quello che incassa. Voglio andare a lavorare su un treno pulito e puntuale. Eccetera.

 

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