L'oliata macchina di Vitali
Le fantanalisi del voto
Potenza dei criptocomunisti: portare a votare a forza chi non ne voleva sapere
Gran sospiro di sollievo per Lombardi, che a maggio dichiarava: «Sono preoccupato. Sono quasi sicuro di vincere»! Lo confortava pensare che già nel ‘94 e nel ‘96, battendosi “uno contro uno”, aveva perso contro Grassi e Andreatta; ma lo tormentava la non certezza di perdere pure con Vitali. Colpa di quel «Rimini cadrà, Berlusconi ci crede» che Capezzone, mandato apposta da Roma, gli sussurrava col suo modo soave da Arcangelo Gabriele che annunzia il verbo berlusconiano. Si era poi aggiunto l'autorevole pronostico della Scuola Superiore di Studi Politici “Mario Urecia” di Viserba, diretta da Lugaresi che ormai passa le giornate ad implorare che qualcuno vada a dargli una mano a “liberare Rimini”, perché non può fare tutto da solo.
Per rassicurare Lombardi ed aiutarlo a perdere, è così partita nel PDL una generosa gara di solidarietà: un gigantesco “fuoco amico” contro il suo slogan rivoluzione moderata; rispetto al quale, per esservi conseguente, Lombardi avrebbe dovuto suscitare un'immagine di sé rilassata e paciosa, fatta di risini all'olio, salutari passeggiate, pisolini pomeridiani con la borsa dell'acqua calda. Invece tutt'intorno a lui era un gridare “vi spezzeremo le reni”, con la nerboruta regia di Pizzolante, i cui esami del sangue evidenziano consistenti tracce di sfollagente. In più, un interminabile sciame di ministri a spararle grosse: dall'Addolorata Carfagna («nella lotta alla prostituzione mi sono ispirata a Don Oreste») alla Brambilla, neo-ministra pon pon al turismo («aiuti dal Governo solo se vince Lombardi»).
A scongiurare il residuo timore che Lombardi potesse prevalere al ballottaggio, è poi arrivato l'aiutino straniero del vescovo di San Marino, che indossa la mitra con la stessa disinvoltura con cui imbraccia la mitraglia per sparare al “relativismo”; e per il quale, Popolo di Dio e Popolo della Libertà pari sono. Mons. Negri poteva limitarsi ad un secco “puzzona l'UDC ad allearsi con Vitali; votate Lombardi perché lo dico io”; è invece ricorso ad un giro di parole così ampolloso che, se esistesse l'albo dei somministratori d'aria fritta, gli varrebbero l'iscrizione ad honorem. Il tutto in nome dei valori e della concezione della vita (la “bella vita” di Villa Certosa, forse?). Ma si sa: certi “pastori”, che alle pecorelle preferiscono i pecoroni, possono anche chiudere un occhio di fronte ai ritocchini evangelici di Berlusconi, tipo “lasciate che le fanciulle vengano a me”; e magari teorizzare – qui non a torto - che far contento “papi” è un’opera di carità.
Il colpo di grazia l'ha però dato lo spot telefonico di Berlusconi: la contemporaneità dei “vaffa” a finestre aperte ha provocato una specie di tromba d'aria; e se qualcuno è caduto in ginocchio recitando “meno male che Silvio c'è”, erano di più le mamme che, fuorviate da certa campagna giornalistica, non hanno mai perso d'occhio le figlie giovinette.
È stato perciò superfluo che il PD - l'ha scoperto l'astuta Voce - il 22 sera, «quando il buio era già sceso», abbia dispiegato la sua «oliata macchina da guerra per prelevare dalle loro case elettori recalcitranti che avrebbero fatto volentieri a meno di votare Vitali».
Molti sono stati tradotti al seggio in catene; i più riottosi addirittura in stato di coma etilico, provocato facendo loro annusare gli articoli di Nicholas Farrel.
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