Come salvarsi dalla pasta fredda
Piccola guida alla cena di spiaggia
Ecco le vere ricette per non trasformare in tragedie le tavolate al mare
La cena in spiaggia è un rito che ci fa sentire più amici, più riminesi, più in vacanza. Ma bisogna arrivarci preparati. Ecco una piccola guida ai “topoi” del pasto consumato sotto l’ombrellone o sui tavoloni di legno.
PASTA FREDDA. Regina incontrastata del beach-food, nasce dalla leggenda metropolitana secondo cui d’estate una ciotola di maccheroni gelidi e unti è meglio di un bel piatto di lasagne fumanti. La ricetta è semplice: si cuoce troppo o troppo poco una carriolata di pasta, la si condisce con gli avanzi del frigo, la si stiva in un Tupperware grande come un silos e la si tira fuori in spiaggia quando i commensali sono così allupati che divorerebbero pure secchielli e palette. Da maggio a settembre inoltrato, intere famiglie riminesi non mangiano altro, e quando in autunno rivedono gli spaghetti caldi piangono di commozione. Misteriosa caratteristica della pasta fredda è che, a prescindere dal numero degli ospiti e dalla quantità, ne avanza sempre un casino. Ma «il giorno dopo migliora», e non è una bugia: peggio di così non può diventare.
«VADO A PRENDERE DUE CASSONI». Equivalente balneare del vecchio «scendo a comprare le sigarette». L’assenza del marito o fidanzato in cerca di cassoni sul lungomare può durare dalle due ore ai due anni, dipende dalla fedeltà del soggetto e soprattutto dalla fila ai baracchini dei cassoni. Non si sa bene cosa faccia il marito-fidanzato nel frattempo; però, dopo due ore o due anni, torna effettivamente con i cassoni. Questo spiega il successo della pasta fredda fra le bagnanti riminesi: serve a trattenere i partner in spiaggia, al limite sbattendogli in testa violentemente il Tupperware.
«CHIAMIAMO LA PIZZA?». Ovvero LA VENDETTA DEL TUPPERWARE: la matriarca ha dimenticato a casa il Tupperware di pasta fredda. Non si fida a spedire il marito a casa a prenderlo (rischia di non vedere più né lui né il Tupperware), e non si fida ad andarci lei (l’ultima volta che ha lasciato i figli al coniuge, il più piccolo è stato recuperato solo e nudo a Marebello). Dopo un’ora buona di battibecchi e recriminazioni, solo verso le sette e mezza di sera ci si risolve a ordinare la pizza che, assicura il pizzaiolo, arriverà entro quaranta minuti. Alle nove passate sono ancora tutti lì, digiuni, infreddoliti e immusoniti, invidiando la famiglia del bagnino che sotto la tettoia sta cenando allegramente a coniglio in porchetta. Alle dieci scoprono che il pizzaiolo ha perso la loro ordinazione, e, sempre litigando, tornano a casa, dove li aspetta il fatale Tupperware di pasta fredda.
LA CENA PORTERELLA. C’era una volta la tavolata in spiaggia tra famiglie, in cui tutti contribuivano con cibi casalinghi: chi portava l’insalata di riso, chi il gratin, chi il vitello tonnato. I tavoloni del bagnino erano occupati dalle undici del mattino alle dieci di sera da clan banchettanti. Ma un brutto giorno sul convivio spiaggiarolo si abbatté una calamità: la pasta fredda. Colonne di Tupperware caricati a maccheroni viscidi occuparono militarmente le tavolate, soppiantando tutte le altre pietanze. Da allora la cena porterella è diventata l’equivalente alimentare dello scambio di coppia: i mariti assaggiano le paste fredde delle mogli altrui, e si accorgono che in fondo non c’è poi tutta quella differenza.
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