Rapinatori professionali cercansi

Rimini - Notizie satira - mer 03 dic 2008
di Nando Piccari

Reati politicamente scorretti
Non ci sono più i delinquenti di una volta
C’erano  voluti  anni  di  grugniti  leghisti, di “lecchinaggio” giornalistico, di grida  televisive  sulla  “sicurezza”,  per convincere gli Italiani ad aver fnalmente paura anche della loro ombra; per indurre la maggioranza  relativa degli  elettori  a dare pieni poteri a  quelli  che  “ci  pensano  loro  a  far  basta  con l’immigrazione” - madre di tutte le nefandezze - e a “stroncare la delinquenza” a colpi di minileggi razziali, di fobie rondaiole e di un’elegante collezione autunno-inverno di pattuglioni militari che, per incutere il dovuto timore, non imbracciano  il mitra ma  esibiscono  la  foto dello spiritato ministro La Russa.
A  rovinare  tutto,  accade però  che  l'altro  giorno, a Rimini, un individuo dall’aria scalcagnata entri in una banca per rapinarla, ma ricevuto il diniego  del  cassiere  a  consegnargli  il  danaro, faccia per andarsene con la coda fra le gambe. Al che il direttore, mosso a compassione, estrae dal  suo portafoglio venti  euro  e  glieli  allunga; lui li accetta e sparisce. Qualcuno si compiacerà dell’esito di questa rapina da Libro Cuore, che invece  evidenzia  la  scarsa  deontologia  professionale dei suoi protagonisti.
Intanto  perché  il  rapinatore  era  italiano,  non extracomunitario come prescrive il programma di Governo. Bisognerà che una direttiva di Tremonti impedisca il ripetersi di un simile inconveniente, imponendo  alle banche l’esposizione di cartelli con su scritto: "Da lunedì a giovedì si accettano esclusivamente rapinatori extracomunitari; al venerdì sono ammessi anche rapinatori italiani, purché minaccino  il personale  con un accento terrone".
In quanto all’arma usata, se uno sceglie la professione  di  rapinatore  deve  poi  svolgerla  per bene, entrando in banca col bazooka, non con un ridicolo taglierino; che oltre tutto, in caso di arresto e relativo processo, potrebbe fruttare al suo possessore una condanna ridicola da parte dell’immancabile “toga  rossa”,  con grande disappunto di Angiolino Jolie Alfano, ministro di tanta Grazia e poca Giustizia.
Il cassiere    - diciamolo  - ha poi  fatto una ben magra fgura. É vero che quel “rapinatore abusivo” esibiva solo un temperamatite, ma lui doveva insistere per farsi fare almeno un taglietto.
Se non altro, per dare a Renzi la soddisfazione di  frmare  l’ultima  interpellanza  come  multiconsigliere della  sua  amata AN, prima vedersi pure lui, con fnto entusiasmo, ridotto da Berlusconi al ruolo di “Popolano della Libertà”.
Del  direttore  della  banca meglio  non  parlare! Si  è  lasciato  andare  a  quel poco  virile  attacco di  buonismo  disfattista  quando,  invece,  aveva l’irripetibile occasione di farsi riprendere col telefonino mentre -con un buffetto spacciato per colpo  di  karate-  abbatteva  quell’inconsistente “nemico”; e di vedersi quindi dedicare da “La Voce” una pagina  intera, al cui  interno  l’ornamentale sceriffo Pini  - se no cosa ci sta a fare in Parlamento? - ci avrebbe regalato un’altra di quelle  sue  sferraglianti  rifessioni  che,  più  che ad un politico, lo fanno assomigliare ad un lottatore di sumo.

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