Rapinatori professionali cercansi
Reati politicamente scorretti
Non ci sono più i delinquenti di una volta
C’erano voluti anni di grugniti leghisti, di “lecchinaggio” giornalistico, di grida televisive sulla “sicurezza”, per convincere gli Italiani ad aver fnalmente paura anche della loro ombra; per indurre la maggioranza relativa degli elettori a dare pieni poteri a quelli che “ci pensano loro a far basta con l’immigrazione” - madre di tutte le nefandezze - e a “stroncare la delinquenza” a colpi di minileggi razziali, di fobie rondaiole e di un’elegante collezione autunno-inverno di pattuglioni militari che, per incutere il dovuto timore, non imbracciano il mitra ma esibiscono la foto dello spiritato ministro La Russa.
A rovinare tutto, accade però che l'altro giorno, a Rimini, un individuo dall’aria scalcagnata entri in una banca per rapinarla, ma ricevuto il diniego del cassiere a consegnargli il danaro, faccia per andarsene con la coda fra le gambe. Al che il direttore, mosso a compassione, estrae dal suo portafoglio venti euro e glieli allunga; lui li accetta e sparisce. Qualcuno si compiacerà dell’esito di questa rapina da Libro Cuore, che invece evidenzia la scarsa deontologia professionale dei suoi protagonisti.
Intanto perché il rapinatore era italiano, non extracomunitario come prescrive il programma di Governo. Bisognerà che una direttiva di Tremonti impedisca il ripetersi di un simile inconveniente, imponendo alle banche l’esposizione di cartelli con su scritto: "Da lunedì a giovedì si accettano esclusivamente rapinatori extracomunitari; al venerdì sono ammessi anche rapinatori italiani, purché minaccino il personale con un accento terrone".
In quanto all’arma usata, se uno sceglie la professione di rapinatore deve poi svolgerla per bene, entrando in banca col bazooka, non con un ridicolo taglierino; che oltre tutto, in caso di arresto e relativo processo, potrebbe fruttare al suo possessore una condanna ridicola da parte dell’immancabile “toga rossa”, con grande disappunto di Angiolino Jolie Alfano, ministro di tanta Grazia e poca Giustizia.
Il cassiere - diciamolo - ha poi fatto una ben magra fgura. É vero che quel “rapinatore abusivo” esibiva solo un temperamatite, ma lui doveva insistere per farsi fare almeno un taglietto.
Se non altro, per dare a Renzi la soddisfazione di frmare l’ultima interpellanza come multiconsigliere della sua amata AN, prima vedersi pure lui, con fnto entusiasmo, ridotto da Berlusconi al ruolo di “Popolano della Libertà”.
Del direttore della banca meglio non parlare! Si è lasciato andare a quel poco virile attacco di buonismo disfattista quando, invece, aveva l’irripetibile occasione di farsi riprendere col telefonino mentre -con un buffetto spacciato per colpo di karate- abbatteva quell’inconsistente “nemico”; e di vedersi quindi dedicare da “La Voce” una pagina intera, al cui interno l’ornamentale sceriffo Pini - se no cosa ci sta a fare in Parlamento? - ci avrebbe regalato un’altra di quelle sue sferraglianti rifessioni che, più che ad un politico, lo fanno assomigliare ad un lottatore di sumo.
commenti
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.




