I cantieri navali di Rimini

Rimini - Notizie Borgo Marina - mer 17 giu 2009
di Luca Vici

Il porto nei secoli passati

La presenza di maestranze marittime è testimoniata già nel ‘300

Abbiamo parlato spesso in passato dell’importanza del porto di Rimini nel Medioevo, e in particolare nel XV secolo, grazie agli interventi che apportarono i Malatesta, le cui possenti mura nei pressi del ponte di Tiberio, in corso di restauro, mostrano ancora la loro imponenza.

Ma un porto non è fatto solo dell’approdo: se di una certa importanza, ha cantieri, squeri e tanta gente che vi lavora. A Rimini fin dal ‘300 è infatti documentata la presenza di maestranze addette alla costruzione navale, oltre che al raddobbo e alle riparazioni dei navigli.

Nei documenti archivistici di inizio XVI secolo si registrano diversi calafati, i cui nomi spesso tradiscono l’origine veneta: “mastro Angelo Milzo da Caurlo”, citato in un rogito del 1583, fu chiamato a stimare un naviglio “di tenuta de stare 300 in circa veneziane” nel porto di Rimini. Qualche anno più tardi il figlio Giovanni Maria, fu chiamato ad esaminare un navigium di 400 staia venete: tali valutazioni ci fanno presupporre che si trattasse di calafati tra i più rilevanti di quegli anni.

Nella seconda metà del Seicento furono i membri della famiglia Cirielli a mettersi in luce in tale arte, in quanto nel 1689 risultano affittuari degli squeri “tanto dalla parte di S. Antonio quanto dalla parte della Madonna della Scala”, la cui conduzione era stata concessa in affitto dalla compagnia di S. Antonio.

Nel 1689, il sottopriore della “Compagnia del porto”, eretta nella chiesa di S. Antonio e ribattezzata dall’Adimari “Compagnia dei barcaioli”, sottoscrisse la concessione in affitto di “tutti li squeri che possiede la venerabile Compagnia del porto di questa città tanto dalla parte di S. Antonio quanto dalla parte della Madonna della Scala” dietro pagamento di 17 scudi annui, a mastro Domenico Cirielli.

Nella cessione d’affitto erano incluse anche alcune attrezzature  - “peri e altri ordegni” - su cui però si concordava anche la “provisione” solita, da assegnarsi ai patroni delle barche “che si trovano in terra per aggiustarle”, sarebbe andata a carico del conduttore degli squeri.

Tale documento è di grande rilevanza perché dimostra che già nella seconda metà del Seicento esistevano servizi portuali anche sulla sinistra del porto.

Un’altra famiglia impegnata nell’arte cantieristica riminese per almeno tre generazioni fu quella dei Guazzini, il cui capostipite il 6 aprile 1679 si impegnò a costruire una peota peschereccia per un parone riminese.

Negli anni ‘30 del Settecento risultano attivi nel porto di Rimini i maestri d’ascia Giuseppe Fabbri e i figli Battista, Giovanni e Antonio, trasferitisi da Chioggia.

La dinastia dei Fabbri proseguì con il protocalafato Nicola, di cui si ha notizia nel 1825.

 

 

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