Il libro “Castelli e fortificazioni del Riminese” di Elisa Tosi Brandi

RIMINI - Notizie cultura - mer 17 giu 2009
di Stefano Cicchetti

La terra dei centoventi manieri  

L’elenco più aggiornato del nostro straordinario patrimonio medievale con saggi di Settia, Sassi, Palloni

D’accordo, non siamo la Valle della Loira con i suoi trecento castelli reali. Ma il territorio riminese, almeno se lo si considera in senso lato, può andare vantare alcuni fra i più suggestivi luoghi fortificati medievali che si possono ammirare – diciamolo! - in Europa. Pensiamo a San Leo, luogo celebre e mirabile fin dalla più remota antichità e tuttora set cinematografico fra i più utilizzati. A Gradara, presente addirittura dei sussidiari scolastici per spiegare agli alunni il tipico abitato medievale. O a Montefiore, che già nel Quattrocento meritava di figurare nei capolavori di Giovanni Bellini per la sua mole suggestiva e singolare, mentre servì a Umberto Eco per immaginare l’abbazia descritta ne “Il nome della rosa”. E poi Verucchio, Montebello, Mondaino, Saludecio, Montegridolfo, Monte Colombo, Santarcangelo…

Eppure quanto possiamo vedere oggi è solo una minima parte del turrito paesaggio che ci caratterizzò nel passato. Considerando il solo territorio della diocesi riminese, dalle ricerche di archivio emerge che i castelli erano almeno 52 e ben 75 le cosiddette tumbae, cioè le fortificazioni minori che proteggevano fattorie, villaggi, comunità rurali. I più sono scomparsi, di alcuni si ignora perfino la precisa ubicazione, ma il segno dei castelli rimane nei nomi delle località, nelle tracce sopravvissute, nella conformazione dei paesi che si sono sviluppati in seguito.

L’elenco più aggiornato di questo straordinario patrimonio si può trovare in Castelli e fortificazioni del Riminese curato da Elisa Tosi Brandi e pubblicato da Clueb. L’opera è composta da quattro saggi, un catalogo riportante tutte le informazioni storiche di ogni castello, il glossario, foto e cartine con la localizzazione di tutti i siti conosciuti. I saggi si devono agli studiosi che più in questi anni si sono dedicati alla ricerca in questo campo: Castelli e “tombe” di Romagna. Possibilità e cautele di Aldo A. Settia; Insediamenti fortificati riminesi tra X e XII secolo di Marco Sassi; Le fortificazioni al tempo dei Malatesta (secoli XIII-XV) di Dino Palloni: Infine Fortificazioni minori del Riminese: le tombe della stessa Elisa Tosi Brandi.

L’opera ha portato contributi innovativi anche dal punto di vista scientifico. E’ servito cioè a smentire in modo inequivocabile una vecchia teoria storiografica, secondo la quale “l’incastellamento” - cioè la fase storica in cui in tutta Europa gli abitati furono circondati da fossati, mura, torri e ponti levatoi – in “Romagna” sarebbe avvenuto più tardi e in proporzioni ridotte rispetto alla “Lombardia”. Secondo quell’ipotesi, nei territori soggetti ai Bizantini la tradizione delle città romane, con le sue magistrature e i suoi patriziati, non si sarebbe interrotta, inibendo la nascita di insediamenti rurali nelle mani di feudatari praticamente autonomi, come invece sarebbe avvenuto nei domini longobardi. Ebbene, tutto sbagliato: documenti alla mano, il libro dimostra che l’incastellamento avvenne nello stesso modo e nella stessa epoca in tutto il centro-nord. Semmai resterebbe da indagare - e sarebbe compito degli archeologi - quanto il sorgere dei castelli si sia concentrato intorno all’anno Mille, come documentato dalle fonti scritte, e quanto ciò si sia verificato anche nei secoli precedenti. Infatti, la fattoria fortificata era ben conosciuta anche nell’epoca romana imperiale, mentre fin dal III secolo d.C. le stesse città (Roma come Rimini) si erano date nuove mura in fretta e furia, sotto l’ondata di panico che aveva travolto i sudditi dell’impero aggrediti dalle prime furibonde invasioni germaniche.


 

 

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