Benessere nel lavoro, yes we can

RIMINI - Notizie healthness - mer 17 giu 2009
di Redazione

Verso l’appuntamento del 9 e 10 luglio al Palacongressi di Rimini (l’evento sul sito www.riminiconvention.it e www.io-e.it, aperte le iscrizioni)

L’attualità dei temi del workshop organizzato da Ioè

Abbiamo chiesto a Paolo Novi, Presidente di Ioè, società riminese organizzatrice del workshop “Change management e benessere nel lavoro”, in programma al Palacongressi di Rimini il prossimo 9 e 10 luglio, di analizzare il grado di attenzione che i media riservano ai temi del workshop.

Fra meno di un mese si svolgerà il workshop “Change management e benessere nel lavoro”.

“Da quando Ioè ha deciso di realizzare questa iniziativa culturale – risponde Novi - sono stato ancora più attento a cogliere nella stampa i ‘segni’ dell’attualità e della importanza dei temi che abbiamo proposto per questo appuntamento. Mi soffermerò su due recentissimi articoli, uno del Sole 24 Ore e l’altro del Corriere della Sera, pubblicati rispettivamente il 29 maggio ed il 1 giugno scorsi. L’articolo del Sole 24 Ore, a firma di Mario Platero, intitolato ‘I valori? Iniziamo dall’identità’, di presentazione della quarta edizione del festival dell’economia di Trento svoltosi nell’ultimo week-end di maggio, è una intervista al premio Nobel dell’economia (2000) James Heckman. Alcuni passaggi di questa intervista, che proverò a sintetizzare, mi sembrano molto interessanti e intrinsecamente legati ai temi del workshop. Meritocrazia e abilità non cognitive: è un errore secondo Heckman che prima la famiglia e poi il mondo del lavoro continuino a sottovalutare la portata di queste capacità, privilegiando sempre quelle cognitive. E’ un errore non incoraggiare, ad esempio, socievolezza e capacità di lavorare con gli altri ed ipotizza, anche grazie alla crisi, un cambiamento dei valori dominanti, con un ritorno alla cortesia e alla tolleranza. Come non condividere? Addirittura sembrano affermazioni scontate: ma in bocca ad un nobel, che mi immagino molto misurato e attento nelle proprie esternazioni, è quasi una rivoluzione.

E il Corriere della Sera?

“Il titolo – prosegue il Presidente di Ioè - era ‘Se l’azienda è felice la crisi morde meno’, firmato da Corinna de Cesare. E’ ancora più esplicito: esiste una stretta e dimostrabile correlazione tra valorizzazione delle risorse umane e produttività, tra qualità del lavoro e rendimenti di borsa. Ed esiste una ‘top ten’ delle aziende italiane dove si lavora meglio. Il circolo virtuoso, descritto nell’articolo, è il seguente: equità e rispetto dell’azienda verso le risorse umane, fiducia di queste nei loro manager, senso di appartenenza, produttività crescente; musica alle orecchie di Ioè. Ma, sottolinea in più punti l’articolo, sono processi lunghi e che partono dall’alto. Da molto in alto, dico io, anzi dal vertice, quindi dalla proprietà”.

E qui sta una delle sfide del workshop di Rimini: il change management ha successo, il benessere nel mondo del lavoro si irradia, l’armonia dilata l’efficienza se… il capo ci crede, addirittura se… la proprietà ci crede.

E’ un azzardo avviare accanto al tema della formazione dei manager anche quella degli “azionisti”? E’ ora o è prematuro e smaccatamente visionario, parlare di azionariato consapevole, specie in una nazione così condizionata (nel bene e nel male) da una imprenditoria di famiglia?

“A volte – dice ancora Paolo Novi - siamo visionari in Ioè, ma sappiamo anche che la ‘vision’ fa parte delle chiarezze che una azienda deve avere, anzi è un ‘capitolo centrale’ di un business plan di un’azienda che si rispetti. E non dimentichiamo che il 2012 è alle porte e, come è noto, un buon numero di visionari lega alla fine di quell’anno ipotesi addirittura catastrofiche (gli ottimisti non mancano mai) o l’ avvio di una nuova fase di evoluzione planetaria, scandita da una significativa crescita della consapevolezza individuale e collettiva. Alcuni recenti eventi, anche tra loro interconnessi (Obama alla Casa Bianca e la drammatica crisi economica e finanziaria, tuttora in corso) sembrano sottolineare la possibilità che il mondo debba comunque  attrezzarsi per affrontare mutamenti sociali, economici, naturali di grande impatto. Di fronte a questo scenario, che, ripeto, potrebbe apparire visionario, alcuni protagonisti della società e dell’economia sembrano impermeabili rispetto a questa eventualità o in fiduciosa attesa che nulla cambi. Il workshop è, invece, un consapevole inizio di un percorso di cambiamento, che coinvolge, in prima persona, il mondo del lavoro”.

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