Un amore che fa il giro del mondo

RIMINI - Notizie attualità - mer 17 giu 2009
di Beatrice Piva

Giuseppe e Shiomien

“Litigavamo su tutto, tradizioni troppo diverse, ma dopo ventiquattro anni siamo ancora insieme e felici”

Shiomien e Giuseppe, lei cinese e lui italiano, si sposarono nell’86, quando dalle nostre parti era le unioni “miste” erano ancora una rarità. Cattolico lui, di famiglia buddhista lei, dopo sei mesi dal primo incontro avvenuto a Riccione, dove lei lavorava come commessa, decidono di convivere per poi unirsi in matrimonio. Da allora sono inseparabili. Oggi lei è la presidente dell’Associazione Arcobaleno, lui è cancelliere in procura a Rimini. Chiediamo a Shiomien di raccontarci la sua esperienza.

Come avete conciliato la diversità culturale e religiosa?

“Avendo una mentalità differente, già dall’inizio del nostro rapporto abbiamo avuto dei problemi di relazione. Io avevo 27 anni, lui 28 e i primi tre anni di matrimonio sono stati duri per la diversità culturale, litigavamo per delle sciocchezze, una battuta, una frase non capita era motivo di battibecco, non riuscivamo a comunicare. E poi noi cinesi, soprattutto le donne, abbiamo delle usanze che difficilmente vengono capite dagli stranieri; ad esempio diamo periodicamente dei soldi ai nostri genitori, perché anche il matrimonio è occasione aiutare i familiari, è una tradizione che non sempre viene accettata dal partner. Molte volte i matrimoni misti  falliscono già nei primi anni perchè non ci si capisce, non ci si comprende. Ma se, come è accaduto a noi, c’è fin dall’inizio sincerità, serietà e convinzione nella propria unione, anche se con difficoltà, tutto prima o poi si appiana. Io sono molto felice della mia scelta, siamo arrivati a 24 anni di matrimonio, mio marito ancora oggi mi dice di essere il suo motivo di orgoglio”.

Con quale rito vi siete sposati?

“Abbiamo avuto due funzioni religiose: la prima in Cina, in tribunale con rito civile, eravamo emozionantissimi. L’altro a Rimini alla chiesa di San Gaudenzo dove, in accordo con il parroco, abbiamo celebrato un rito misto. Io non mi sono dovuta convertire alla chiesa cattolica e nessun rito religioso era previsto nei miei riguardi. Ero vestita con l’abito rosso tradizionale cinese e ho semplicemente dato la mia presenza. L’ho fatto per la famiglia del mio sposo che è molto credente, com’è giusto”.

E le rispettive famiglie come hanno reagito alla notizia delle nozze?

“Se posso fare una percentuale direi che hanno accettato all’80%, anche se ai miei suoceri piacerebbe che io fossi sempre più italiana”

 Che difficoltà incontrate oggi, dopo 25 anni di matrimonio?

 “Ogni matrimonio ha la sua storia e il suo sentire, oggi mi scontro con la mentalità di mio figlio, che ha 15 anni di età e vorrebbe sentirsi totalmente italiano. Pur essendo pienamente integrati nella società italiana, io sono comunque una mamma cinese che vorrebbe trasmettere a suo figlio i valori della propria terra. Questo è motivo di forte contrasto tra noi, tutti i giorni discutiamo, io ho 52 anni ma ho ancora tutti i valori cinesi, come è avvenuto nella mia famiglia da cui ho appreso il nostro sapere, così mi piacerebbe tramandarlo a mio figlio. Ma oggi è tutto diverso, i figli non seguono più la cultura dei genitori”.

 Vostro figlio è cattolico?

 “L’accordo al momento del nostro matrimonio in chiesa prevedeva che i nostri figli dovessero essere battezzati e così è stato. L’abbiamo comunque sempre lasciato libero di seguire la sua strada e di fare le sue scelte. Non è particolarmente legato alla Chiesa”.

 

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