RIMINI Una cucina col coraggio di guardarsi allo specchio
RIMINI - Notizie Taccuino - mer 05 nov 2008
di Michele Marziani
[{Ogni tanto si riaccende il dibattito: ma a Rimini si mangia bene o male? }
I giornali ci sguazzano, riempiono le pagine, intervistano i critici e i ristoratori si offendono]
Se mi si chiede dove mangiare il pesce a Rimini rispondo con due o tre nomi di cui sono certo. Su tutti Dallo Zio, specie se si parla di centro storico. Ma se mi chiedessero se Giuliano Canzian, lo chef dello Zio, assomiglia a Mauro Uliassi o a Moreno Cedroni, insomma a certi sommi chef dell'Adriatico, mi scapperebbe un sorriso. Senza togliere nulla all'ottima cucina di Giuliano. Anzi, ribadendo che la sua è cucina buona di mare, garbata, corretta, con materia prima fresce e locale. Come lo è quella di Marinelli, di Farini 13, delle Storie di Mare, dell'Europa, così per scrivere i primi che mi vengono in mente senza togliere niente a tanti altri. Ogni volta che escono le guide del mangiar bene, quella dell'Espresso oppure La Michelin o, ancora, quella del Gambero Rosso, i giornali locali vedono che a Rimini e dintorni di grandi punteggi, di stelline, di cappelli da chef non c'è poi molta abbondanza. E lo scrivono. Poi intervistano gli "esperti", ovvero chi si occupa di enogastronomia, che confermano: non ci sono grandi ristoranti. D'altra parte sarebbe difficile sostenere il contrario: l'unico locale che aveva una stella Michelin in città era l'Acero Rosso ed ha chiuso. Perché? Ovvio, perché non ci andava nessuno.
Fischieranno le orecchie a Giuliano Canzian per tutte le volte che lo cito, ma è lui stesso a dirmi che i riminesi anziché andare nel suo ristorante, Dallo Zio, vanno più spesso, più volentieri e soprattutto più in massa nelle altre sue due trattorie: La Marianna e l'Osteria de Borg. La storia della città è piena di locali importanti e golosi che hanno chiuso e di pessimi luoghi del gusto che non chiudono mai, anzi dove la gente si accalca felice. Non faccio nomi ma li conoscono tutti. È evidente allora che in città non c'è spazio per l'alta ristorazione, neppure per le frequentazioni istituzionali, per la cultura del cibo che i riminesi cercano altro e che forse anche i turisti che vengono qui non lo fanno pensando di andare nella città del gusto.
Allora forse bisognerà cominciare a guardarsi allo specchio con coraggio: dirsi che la ristorazione possibile è popolare e che non c'è nulla di male ad esserlo. Che popolare non vuol dire per forza disonesta o cialtrona. Anzi, che ci può essere onesta cucina anche senza stelle. Che se le stelle le danno agli altri non è perché il mondo è ingiusto e odia Rimini, ma perché Rimini è così, un punto senza lode e senza infamia della galassia della ristorazione. E forse non ha la vocazione ad essere altro. Una città dove si mangia discretamente, bene, senza vette. Dove ci sono bravi osti, buoni chef, ristoratori capaci, ma sono pochi e devono fare i conti con una clientela distratta e modaiola. Punto.
commenti
Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - Rimini - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Programmazione: Studio Web 2.0 Copyright ©2012 - Progetto grafico: Inèditart




