Tra sale antiche e opere d’arte
Dai lasciti del Cardinal Garampi ai 230 mila volumi di oggi
Scampato miracolosamente alla guerra, palazzo Gambalunga conserva ancora oggi le sale antiche nelle quali si conservano gli arredi della sistemazione originaria ‘700 e dei successivi ampliamenti: dalla sala disegnata nel XVIII da Giovan Battista Costa, considerata un gioiello del rococò riminese, all’ambiente allestito in forme classiche nel 1938 per la biblioteca dell’etruscologo Adolphe Noel des Verges.
Il patrimonio, nel corso di quattro secoli, si è gradualmente arricchito a partire dal nucleo originario. Attualmente si compone di circa 230 mila volumi tra cui una raccolta antica di gran pregio: preziosi codici miniati, appartenuti anche ai Malatesta, celebri edizioni a stampa del XV e del XVI secolo, una ricca e rara collezione di fonti di storia locale e di periodici letterari e scientifici.
Recentemente è stata recuperata dai magazzini del Museo della Città e restaurata, una tela rappresentante una gamba di porporina d’oro sul fondo azzurro sormontata da una grande corona, anch’essa dorata, che rappresenta il simbolo gambalunghiano.
Il dipinto, risalente alla seconda metà del XVII secolo, è oggi visibile all’interno della biblioteca Gambalunga, in una delle sale aperte al pubblico.
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