Alessandro Gambalunga e le origini della biblioteca

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 03 giu 2009
di Luca Vici

Il tesoro culturale di Rimini

Per alcuni fu la prima d’Italia ad essere aperta al pubblico

La biblioteca di Alessandro Gambalunga, che può essere ritenuta la prima pubblica in Italia, si formò inizialmente grazie alle acquisizioni di libri sulla piazza di Venezia, trasportati via mare e rilegati in parte a Venezia e in parte nello stesso palazzo, nell’attrezzato laboratorio del libraio Matteo Severini.

I testi, inizialmente, furono collocati “nelle stanze da basso della casa”, dove vi era la libera consultazione.

Nel testamento del 1617 Alessandro Gambalunga diede precise disposizioni riguardo la fruizione della biblioteca, oltre a prevedere 300 scudi annui per l’accrescimento della raccolta libraria e 50 scudi per lo stipendio del bibliotecario.

I libri di cui disponeva la biblioteca avevano argomenti svariati, che rispecchiavano i molteplici interessi del Gambalunga: dai testi di diritto si affiancavano libri di letteratura greca e latina, oltre ad autori italiani classici e moderni, e naturalmente trattati scientifici, soprattutto di matematica e astronomia.

Il Gambalunga morì il 12 agosto 1619 e fu seppellito nella cappella di famiglia all’interno della chiesa del Paradiso, dietro il tempio Malatestiano; ma l’edificio fu distrutto dai bombardamenti del 1944, insieme al monumento dedicato all’insigne riminese.

Il primo inventario della biblioteca fu completato nel periodo compreso tra il 3 settembre e il 17 novembre 1620, nel quale furono registrati 1438 volumi e poco meno di 2000 opere.

Prima di morire, Alessandro Gambalunga nominò suo successore l’amico Michele Moretti, quale amministratore dei suoi beni e bibliotecario; lo resterà fino al 1649.

Gli successe il sacerdote Girolamo Avanzolini, cappellano di San Silvestro, che reggerà il titolo di bibliotecario fino al 1678, e fu considerato un tenace e fortunato “cacciatore” di manoscritti antichi, in un periodo nel quale la biblioteca monastica di Rimini, quella di San Francesco, veniva declassata a granaio disperdendo così i suoi preziosi codici.

Altro bibliotecario di rilievo fu il suo successore, il sacerdote Giuseppe Malatesta Garuffi, dal 1678 al 1694, membro di varie accademie e poligrafo infaticabile.

All’inizio del ‘700 l’operato dei vari bibliotecari fu modesto.

Per avere una svolta significativa si dovrà aspettare la metà del secolo con Monsignor Giuseppe Garampi (1725-1792), per vent’anni Prefetto degli archivi vaticani; oltre a far crescere i fondi bibliografici, il cardinale provvide alla loro riorganizzazione e a una maggiore preparazione dei bibliotecari. Garampi lasciò in eredità alla nostra biblioteca il nucleo più prezioso della sua collezione privata costituito da 86 codici e 27 incunaboli.

Nell’800 spicca la figura di Luigi Tonini, autore della monumentale Storia civile e sacra riminese e di altre opere di rilievo, ma anche bibliotecario comunale, che recuperò cospicui fondi monastici degli ordini soppressi nel 1868, oltre che pergamene e documenti storici di grande rilievo.

L’opera di Luigi Tonini proseguì con il figlio Carlo, bibliotecario dal 1874 al 1907, autore del VI volume della Storia civile e sacra riminese.

Nel ‘900 va ricordato Carlo Lucchesi, bibliotecario dal 1929 al 1952, che ebbe il merito di salvare gran parte del patrimonio bibliografico e artistico della città durante la II guerra mondiale.

Fonti: La biblioteca di Rimini, passato presente e futuro della biblioteca civica Gambalunga; L’impresa ritrovata, lo stemma dipinto di Alessandro Gambalunga: scritti in occasione del restauro 

 

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