Più invecchiava più vinceva

RIMINI - Notizie sport - mer 03 giu 2009
di Enzo Pirroni

Storie e personaggi del nostro sport

Leopoldo Alessi a cinquant’anni suonati riuscì a trionfare in 34 corse su 38 disputate

Ripensando al ciclismo rivedo la pista di cemento del vecchio Stadio Comunale, le case popolari sullo sfondo, e sul prato il signor Daini dai candidi baffi asburgici, Riccio, “il bambino più veloce del mondo” ed i pistards inguantati in aderenti maglie di seta: l'amletico Lino Rossi, il poderoso Lombardi, l’irrequieto Cavioli e soprattutto Leopoldo Alessi.

Leopoldo Alessi, classe 1930, è stato, nei primissimi anni cinquanta, uno dei migliori dilettanti italiani, protagonista di imprese entusiasmanti: capace di battere gli specialisti dell’inseguimento, di vincere caroselli forsennati, in quelle vere e proprie roulettes russe che erano le gare dietro motori e di umiliare, su strada, i migliori passisti e scalatori del periodo. Giorni veramente splendidi.

Pochi oggi ricordano che Alessi vinse, tra il 1950 e il 1952 diciannove prove dietro motori consecutivamente; che nel 1951, si impossessò del record del mondo nella quattro chilometri a squadre (record che detenne per sette anni) e che, sempre nello stesso anno, divenne campione italiano di inseguimento a squadre sconfiggendo atleti del calibro di Guido Messina, Loris Campana, Marino Morettini, Mino De Rossi.

D’altra parte, nella sua carriera dilettantistica Alessi più volte si misurò con i mostri sacri delle due ruote d’antan. Vinse correndo contro Ghidini, Defilippis, Zucconelli, Ciancola, Aureggi, nomi che allora vivacizzavano le cronache sportive e facevano vendere i giornali specializzati.

Smessa l’attività dilettantistica si ripropose con tutto il bagaglio di classe ed esperienza, maturata a così alto livello, nel ciclismo amatoriale e fu, di queste corse il signore assoluto ed incontrastato. Sarebbe troppo lungo elencare le vittorie, raccontare le gesta, ma vincere dieci campionati italiani a cronometro a squadre, vestire per quattro volte la maglia tricolore aggiudicandosi un Campionato Italiano categoria “veterani”, due categoria “gentlemen”, ed uno categoria “super-gentlemen”, conquistare in un anno, in quest’ultima fascia d’età, su trentotto gare disputate trentaquattro vittorie, senza parlare delle circa settecento corse vinte in trentacinque anni, credo sia sufficiente per capire la qualità dell’uomo ed il valore del ciclista, il quale compì il suo capolavoro il 17 luglio 1973, allorché nel Campionato Italiano, indetto dalla Federazione Ciclistica, trionfò lasciando dietro di sé Angelo Conterno, un ex professionista che aveva vinto nel 1956 il Giro di Spagna ed era stato capace di aggiudicarsi diverse tappe del Giro d’Italia, che aveva poi trionfato in classiche importanti come il Giro dell’Appennino, il Campionato di Zurigo, il Giro del Piemonte, il Giro del Veneto, il Giro del Lazio.

Impossibile non ammirarlo, anche se Alessi incute rispetto. Un uomo vero, lucido, rigoroso con gli altri ma ancora più con se stesso; che padroneggia da signore la materia ciclistica: diviso tra l’acuta analisi dei problemi, profonde meditazioni, attente osservazioni e lo scatto della decisione, imperiosa, sicura. Troppe storie ha sentito, di tanti presunti campioni ha osservato il tragicomico tramonto, moltissime pedalate ha soppesato per lasciarsi incantare dalle sirene del feticismo tecnologico,dagli imbonitori pseudo-scienziati, dai discorsi di ridicoli parvenus i quali sostengono che basta comperare le scarpe di Cunego, le brache di Petacchi e la bici di Di Luca per trasformarsi in un campione. Pedalargli al fianco è sentirsi all’università. Lo dovrebbero sapere tutti coloro che vanno in bicicletta e che amano questo sport. Nel frattempo mi permetto di augurargli un sincero: in bocca al lupo.

 

 

 

 

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