“L’ultimo sindaco comunista di Rimini. Zeno Zaffagnini si racconta”
Uno studio in rosso
Il nuovo libro del nostro ex primo cittadino
“Di Rimini sono stato l’ultimo sindaco comunista”, così Zeno Zaffagnini si definisce nel suo terzo libro, appena uscito: ché dal 1944 al 1983 a Rimini i sindaci sono stati sempre uomini del PCI, una “dinastia” sui generis, espressione di una base assai forte. Quasi un’anomalia, in una città aperta al sistema turistico internazionale, in cui il boom economico aveva accelerato il passaggio del ceto contadino e operaio al “ceto medio”. Ne “L’ultimo sindaco comunista di Rimini” (Edup), attraverso il racconto dei duemiladuecento giorni da Primo Cittadino c’è il bilancio di un’avventura politica e umana. Relativamente giovane al momento della sua elezione, nel 1977, Zaffagnini fu candidato perché aveva alle spalle una intensa militanza politica: era stato segretario della Federazione del PCI, veniva da un’esperienza nel Comitato regionale e alla Commissione nazionale di controllo del PCI. Un politico di professione, quando questa qualifica veniva avvertita ancora come un valore. In brevi capitoli Zaffagnini ripercorre le luci e le ombre del suo mandato attraverso le domande circostanziate e affettuosamente provocatorie di un’intervistatrice, dal “caso Valloni” alla realizzazione dell’attuale Museo della città, dal Center Gros, che ha permesso a Rimini di diventare un importante centro interregionale del commercio all’ingrosso, al palazzo dei Congressi, la prima struttura in Italia capace di diecimila posti. E il rapporto con i cittadini, il suo primo pensiero, e con le forze politiche, economiche religiose e sociali della città. “Scrivi sulla sabbia i torti e sul marmo le cose belle che ti succedono”.
E’ con questa filosofia che Zaffagnini scrive di aver affrontato l’impegno di tutta una vita, nel partito, nell’amministrazione di Rimini e - dopo aver lasciato palazzo Garampi nell’agosto 1983 - nelle politiche per il turismo italiano, come responsabile nazionale del settore turistico nel PCI, nel PDS e DS poi, fino al 2002. Oggi che vive la quarta stagione del suo impegno, da nonno a tempo pieno di Maria e Marta, scrive i suoi ricordi per evitare distorsioni e oblio e per essere utile ai giovani. Perché “l’interesse per la politica, se è parte della propria visione del mondo, non si esaurisce mai”.
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