E tu c’č la gią la Social Card?

Rimini - Notizie satira - mer 03 dic 2008
di Lia Celi

Il nuovo non-status-symbol
Ecco come usare il gadget natalizio più in voga
E tu ce  l’hai già  la Social Card? La versione aggiornata della tessera annonaria del tempo  che  fu  si  profila  come  il  non-status-symbol  più  imbarazzante  dopo  la  palla  al  piede dei condannati ai lavori forzati: anonima come la Social Card, ma se ce l’hai addosso, è difficile dire che non è tua. Anzi,  la  Social Card  imbarazza  ancora  prima  di riceverla. Perché ti viene annunciata con una letterina  ministeriale,  suppongo  di  questo  tenore: «Cavo  amico  (bisogna  immaginarla  letta  con  la voce  del ministro Tremonti),  dai  dati  in  nostvo possesso ci visulta che tu sei un pezzente. Come sapvai, il tuo govevno ha vavato pev quelli come te una genevosa  iniziativa chiamata Social Cavd.
Se sei effettivamente un movto di fame, vécati al più vicino uffcio postale  a vitivave  la  tua Social Cavd. Attenzione: non è commestibile.»
Ora, sulla busta c’è scritto il tuo nome e indirizzo, e  se  da  qui  al  31  dicembre  ricevi  posta  da Tremonti, può esserci un solo motivo. Quindi bisogna subito occultare la lettera agli occhi dei vicini
fccanaso: uno sguardo indiscreto alla busta, e tutto l’isolato dedurrà che hai un reddito inferiore ai seimila  euro  (o  sei un  spudorato  evasore fscale: nel caso, prima della busta, dovrai nascondere  il
Rolex e gli abiti frmati e dire in giro che il Suv nel tuo garage è di un amico). Dopodichè,  indossata la maschera di Batman di tuo fglio per mantenere  l’incognito, vai alle Poste,  in un orario morto,
onde evitare amici e conoscenti. Individui subito lo sportello giusto: è quello con una fla di Batman lunga  così.  «Social Card?»  domanda  l’impiegato. Arrossendo sotto la maschera, farfugli che la card
non  è  per  te.  «Lo  so,  è  per Robin,  dicono  tutti la stessa cosa», sospira l’impiegato, allungandoti il tesserino.
E  ora,  via  al  supermercato  (quello  più  distante possibile da casa  tua). E  lì sei assalito dai dubbi.
Perché la Social Card vale 40 euro ma deve durarti un mese, e bisogna spenderla bene. Niente grana o fletto, meglio patate,  legumi secchi e farina da polenta, che riempiono a poco prezzo il carrello e la pancia, sperando che la recessione finisca prima che ti venga la pellagra. (Casomai, investi qualche euro  in un  integratore di vitamine del gruppo B, sempre meno caro di verdure e latte fresco.) Non dimenticare una saponetta: dopo tanti anni di sapone  liquido ormai non  sai più come  si usa, ma dura di più  e  costa meno. E ora,  alla  cassa. Qui mantenere  l’anonimato diventa un’impresa. Se  il supermercato è poco affollato, funziona una cassa sola, ci sono almeno due persone  in coda e  la cassiera è più in vena di chiacchiere. E’ preferibile aspettare l’ora di punta, quando tutti hanno troppa fretta per guardare chi sei e come paghi, l’importante è che ti levi dai piedi alla svelta. Scegli la fla con più studenti: hanno già abbastanza grattacapi per conto loro, ma, a differenza di adulti e anziani, non  si bevono diciotto  tiggì  al  giorno  e  ci  sono serie  probabilità  che  la  Social  Card manco  sappiano cosa sia. Dovessero farti qualche domanda sul  tesserino azzurro, dì che è “social” nel senso di  “social network”,  come Facebook:  inserisci  il tuo proflo sul sito del ministro Tremonti, e subito trovi tanti amici, alcuni dei quali  lavorano alle casse dei supermercati. Hai visto mai che la Social Card diventa trendy?           www.liaceli.com 

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