Pensando a Giulietta
Il giardino delle petunie blu
Il primo romanzo di Norma Giacchero, per trent’anni segretaria di edizione di Fellini
“Il giardino delle petunie blu. Quasi una sceneggiatura”, primo libro di Norma Giacchero (Capitani editore, 2008, presentazione di Sergio Zavoli), ha il respiro dei grandi romanzi ottocenteschi. Racconta di una famiglia toscana con al centro una figura femminile, sensibile e forte: Evelina. Norma Giacchero è un vero archivio di ricordi sulla stagione d’oro del nostro cinema: è stata per trent’anni la segretaria di edizione di Federico Fellini. L’abbiamo intervistata.
Evelina somiglia a Giulietta Masina…
«Il libro nasce come una sceneggiatura: Giulietta Masina l’ha letta nel ’93, e anche se c’è qualcosa di mio in Evelina l’avevo pensata per lei. I produttori trovavano bella l’idea, ma per loro il film non avrebbe incassato, e così è rimasta nel cassetto. Ne ho parlato con Tonino Guerra che mi ha detto: “Ma se non riesce a girare film Francesco Rosi, figurati se ci riesci tu. Mettiti a scrivere e fanne un romanzo”. L’idea del film però non mi ha abbandonata, è un progetto che sto ancora seguendo. Come protagonista ho pensato a Milena Vukotic: tutti quelli che hanno lavorato con Fellini, almeno quelli che ci sono ancora, sono pronti ad aiutarmi.»
Essere la segretaria di edizione di Fellini: che esperienza è stata?
«Per darmi un po’ di arie potrei dire che è stata una fortuna per me aver incontrato Fellini, ma forse è stata anche una fortuna per lui avere incontrato me. Che ho cercato sempre di essere più che brava a seguire quello che si inventava, fino a prevenire i suoi desideri, quasi un’operazione di chiaroveggenza.
La segretaria di edizione è la memoria di un film, le cui scene vengono girate secondo le necessità produttive e non secondo la successione della sceneggiatura. Capita che le diverse sequenze di una scena siano girate in momenti diversi: io dovevo stare attenta che tutto combaciasse, per mantenere la continuità. E’ un lavoro importante e non molto conosciuto, che chiede grande spirito di osservazione. Ora col digitale è più facile. Allora tutto era affidato al ricordare, agli appunti del “Diario di lavorazione” e alle foto.»
Quando ha cominciato?
«Nel ’63, con “Giulietta degli spiriti”. Avevo quasi 40 anni, avevo fatto la moglie e la madre a Torino dove mi ero occupata di teatro, poi mi sono trasferita a Roma e mi è capitato questo incontro. Ho cominciato come volontaria e sono stata accanto a Fellini per quindici film, fino agli spot della Banca di Roma, nel ‘92. C’è stata una grande collaborazione e una grande amicizia con lui e con la sua famiglia, non era un rapporto che finiva una volta chiuso il film. Federico e Giulietta erano due punti di riferimento per me.»
Com’era lavorare con Federico?
«Fellini era una persona semplice e umana, ma lavorare con lui a volte era difficile, era un genio del cinema e continuava a creare e modificare le sceneggiature anche mentre girava, bisognava ricordare con attenzione nella scena successiva le modifiche che aveva fatto, essere empatici. Anche le battute spesso erano improvvisate, e magari dopo dieci giorni toccava girare il primo piano dell’attore che le pronunciava, e Fellini mi diceva: “Normicchia, dì la battuta”. Io scrivevo sempre tutto e mi aiutava una gran memoria: Fellini era impaziente e bisognava essere veloci.»
Ha mai pensato a un libro di memorie?
«Ci ho pensato, ma forse non ce n’è bisogno, è già tutto nei suoi film, è Fellini che è importante, non ha bisogno di illustratori. Fellini che sapeva scegliere i collaboratori migliori, come Danilo Donati, Tonino Dellicolli, Beppe Rotunno, Dante Ferretti, tutti grandissimi. Sul set c’erano fantasia, ricchezza e inventiva, ma alla fine a decidere era sempre lui, secondo le sue idee e la sua visione che poi è stata condensata nell’aggettivo “felliniano”. E io sempre dietro, attenta a non trascurare niente.»
commenti
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.




