Il cielo in una stanza... del Museo

RIMINI - Notizie cultura - mer 20 mag 2009
di Gabriele Nanni

Fino al 24 maggio una mostra dedicata a Galileo

In esposizione libri e strumenti scientifici

Quante volte sarete passati in questi giorni davanti ai Musei comunali senza sapere che all’interno di quelle mura, a due passi dalla decantata Domus del chirurgo, si trovavano altre testimonianze d’inestimabile valore, legate alla svolta che la storia della scienza ha subito esattamente 400 anni fa, quando per la prima volta Galileo Galilei alzò il cannocchiale al cielo facendo crollare con le sue osservazioni la teoria tolemaica e dando una nuova immagine del mondo. Tutto questo lo potete trovare nella mostra “Dalla Terra al Cielo. L’osservazione scientifica attraverso gli strumenti”, un’esposizione di materiale libraio, di strumenti scientifici (provenienti dalla Biblioteca Gambalunga; dai licei Serpieri, Giulio Cesare ed Einstein; dagli istituti tecnici Valturio e Belluzzi; dal Museo della Piccola Pesca e delle Conchiglie) e opere di studenti del Liceo Artistico, che rende omaggio al grande scienziato pisano nell’anno mondiale dell’Astronomia indetto dall’Unesco. Questi antichi apparecchi forniscono una testimonianza visiva di raffinate tecniche di lavorazione e aprono un’affascinante finestra sul passato, su come all’epoca venivano studiate meccanica, astronomia, ottica e acustica: i quattro settori scientifici – gli stessi affrontati da Galilei – in cui la mostra è articolata. E così per la meccanica troviamo le sfere di Pascal, il pendolo di Foucault, gli emisferi di Magdeburgo, varie pompe e preziosi trattati di fisica del ’700, scritti da Gravesande, Nollet, Belidor e Boyle; nella sezione dedicata all’ottica si possono ammirare la lanterna magica, il microscopio solare, il polarizzatore di Norrenberg, gli anelli di Newton, mentre per l’acustica ecco due sonometri, alcune sirene, diapason, i bellissimi risuonatori di Helmhotz, oltre al celebre Fronimo, un volume datato 1568, di cui è autore Vincenzo Galilei, padre dello scienziato. Nel settore di astronomia, oltre a preziosissimi testi che vanno dal 1500 a fine ’700, ci sono antichi cannocchiali e il pezzo più pregiato della mostra, una sfera armillare del ’600. Una sezione, infine, è dedicata agli strumenti della ricca collezione del professor Carlo Maria Fabbri, recentemente scomparso, che ha contribuito al restauro degli apparecchi del Liceo Serpieri. La mostra rimarrà aperta fino al 24 maggio. Affrettatevi, ne vale la pena.

 

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