Il vantaggio di essere cari

RIMINI - Notizie satira - mer 20 mag 2009
di Lia Celi

I prezzi record di Rimini

Come trasformare un primato negativo in un motivo d’attrazione

Lo ha certificato il Sole24Ore: a Rimini la spesa è la più cara d’Italia. Più che a Milano, più che a Cortina, perfino più che nella solita Venezia, dove tutto viene trasportato in barchetta. Non sappiamo se sentirci lusingati o imbarazzati. Sempre un primato è, in fondo. Non proprio quello che scriveresti sui cartelli all’ingresso della città - «Benvenuti a Rimini, la città con i generi alimentari più costosi d’Italia» -, ma è sempre qualcosa.

Però, a pensarci bene, l’idea del cartello non è male. Visto che come nuove attrazioni turistiche siamo un po’ scarsucci, vantare la spesa più cara d’Italia potrebbe attirare folle di visitatori, curiosi di sapere come mai qui pane e latte costano più che a Portorotondo. E siccome è effettivamente difficile capirne il motivo, e il mistero intriga sempre, ci torneranno nella speranza di scoprire l’arcano. Rimini potrebbe diventare una meta per i turisti dell’occulto, quelli che affollano le rive di Loch Ness o i castelli della Transilvania. Come mai in questa cittadina marittima da tempo non più sulla cresta dell’onda, soffocata dal cemento e dal traffico, e collocata in una delle zone agricole più produttive d’Italia, la roba da mangiare costa come se arrivasse a dorso di mulo da chissà dove? Che sia una maledizione lanciata da Francesca da Rimini, in punto di morte? O è l’inquieto fantasma di Sigismondo Malatesta che fa la cresta sulla spesa dei cittadini per mettere insieme il denaro necessario a completare il suo Tempio lasciato a metà? O il boom dei prezzi è solo l’eco dei troppi «boom» che squassarono Rimini nel 1944? Materia per una puntata di Voyager di Roberto Giacobbo, più che per un Report di Milena Gabanelli, che preferisce indagare sulle banche di San Marino piuttosto che sui banchi del Mercato coperto.

Ma sì, sbattiamo in faccia al mondo il nostro primato con orgoglio. Siamo il Billionaire della massaia, e ce ne vantiamo. Tanto che ci portiamo via i carrelli dai supermercati, e li lasciamo parcheggiati davanti a casa, come un Porsche. Affidiamo la faccenda a un esperto di marketing, e la spesa a Rimini diventerà un trend, uno status-symbol per ricconi, molto più esclusivo delle solite crociere, ormai alla portata di cani e porci, o delle serate al Casinò, dove, qualche volta, si può anche vincere.

I pochi magnati russi superstiti

attraccheranno gli yacht alla Darsena per concedere alle loro curvacee compagne il brivido milionario di comprare due etti di prosciutto in un supermercato del centro. Le celebrities più prodighe diserteranno le boutiques di via Montenapoleone per scialacquare somme folli dai nostri fruttivendoli, ed esibiranno le sportine di plastica colme con lo stesso orgoglio con cui sfoggiano le borse di Prada o di Gucci.

Questo farà salire ulteriormente i prezzi, e ben presto il cartello all’ingresso della città necessiterà di una correzione: «Benvenuti a Rimini, la città con i generi alimentari più costosi della galassia». Dopodiché, aspettiamoci anche il massiccio afflusso di «big spenders» extraterrestri.

 

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