Quel giorno in cui scegliemmo la Repubblica

RIMINI - Notizie attualità - mer 20 mag 2009
di Ariodante Schiavoncini

Due giugno 1946

Ai seggi c’erano file interminabili e il risultato fu quasi una delusione

Sessantatre anni fa sì e votato per il referendum, Repubblica o Monarchia.

Il primo voto libero dopo la fine della guerra e l’infausto ventennio fascista. Una data storica che ha segnato la fine di una Monarchia guerrafondaia, colpevole di avere mandato a morire centinaia di migliaia di giovani soldati italiani, dalla desolata e fredda steppa russa, ai cocenti deserti africani.

Dall’unità al 1945, se si escludono pochi e brevi intervalli, l’Italia è sempre stata in guerra. Guerre sempre iniziate da noi.

Per il referendum del due giugno 1946, ho votato in uno dei seggi, allestito nelle aule delle scuole Ferrari, nel palazzo dove oggi si trova la sede centrale della cassa di risparmio riminese.

Dopo la guerra, le scuole Ferrari sono state costruite in via Gambalunga 106, al posto del Politeama Riminese, distrutto dai bombardamenti aerei.

Un teatro dove nel 1943, per la prima volta, ho avuto la possibilità di godermi le rappresentazioni di qualche brillante operetta, grazie ai biglietti omaggio, procurati dalla mamma della mia fidanzata, che lavorava come donna delle pulizie.

I seggi allestiti per il referendum non erano molti ma, i cittadini, affrontando ore di attesa in lunghe code, hanno partecipato festosi.

La voglia di democrazia, la consapevolezza del nuovo diritto conquistato con tanti sacrifici, ha spinto la maggioranza alla partecipazione.

Il seggio dove ho votato, era al primo piano della scuola. Ho cominciato l’attesa mettendomi in fila quasi all’angolo di via Tonini.

Quando è stato dichiarato il risultato definitivo, con la vittoria della Repubblica, ho subito quasi una delusione. Repubblica voti 12.718.000 - Monarchia 10.718.000.

Mi sembrava incredibile, dopo la tremenda catastrofe della guerra, oltre dieci milioni di cittadini, volevano ancora la Monarchia.

Avevamo già dimenticato sofferenze, distruzioni e lutti.

Siamo un popolo di smemorati, non vogliamo ricordare, forse, abbiamo vergogna del nostro umile passato.

Temo abbia ragione chi afferma, che un paese senza memoria non avrà futuro.

 

 

 

commenti

a proposito

scritto da smargiotto
ven 22 mag 2009 ore 09:50:19
gli italiani si scordarono della macchietta di Maggio subito. Il partito nostalgico prendeva pochissimo, a tenere viva la nomea dei Savoia ci pensavano Umberto con il suo esilio dorato e festaiolo, il figlio che faceva di peggio, non dimentichiamo poi altri scandali tipo il caso Lavorini a Viareggio o la strage di Portella delle Ginestre che ebbe come mandanti anche monarchici. Il tempo dei titoli nobiliari, del monocolo e dell'inchino e' finito. Fu un bene liberarsi dei Savoia, se fossero rimasti sarebbero durati poco (una nullita' effemminata come Umberto sarebbe stato succube di interessi e ceti sociali ostili ai cambiamenti). Non li rimpiansero nel 46, figuriamoci oggi (al massimo qualche aspirante nobile o qualche portinaia frustrata).

"pie" farneticazioni

scritto da Zarskoselo
ven 22 mag 2009 ore 12:34:30
Leggendo le risposte mi par di capire che l'85% dei monarchici ha gia' commentato questo articolo. Patetico, per giunta da uno che si gode i soldi a Ginevra, il dire che la Repubblica ha danneggiato i piu' umili. Fino a prova contraria a sostenere la monarchia c'erano la nobilta', i proprietari terrieri (all'epoca ancora latifondisti), i militari e i militaristi. Umberto era una nullita', che quando vide fallire il suo goffo tentativo di ciurlare i risultati del referendum se ne scappo' a Cascais,facendosi precedere da parecchi soldini. Di lui d'allora si occuparono solo la cronaca rosa (e viste le tendenze del personaggio, era proprio rosa) e i giornali scandalistici. Per fortuna se ne sono andati e non torneranno mai piu'!

No, grazie.

scritto da Pierucci
ven 22 mag 2009 ore 11:46:45
"Nessuno può essere schiavizzato nel modo più desolante di colui che crede falsamente di essere libero." Wolfgang von Goethe E' dimostrato che il referendum fu una truffa (leggasi: "La grande frode - Come l'Italia fu fatta repubblica", di Franco Malnati, 1997 Ed. Bastogi; "Umberto II e la crisi della Monarchia", di Giovanni Artieri, 1983, Ed. Le Scie Mondadori; "Il Re signore" di Luciano Regolo, 1998 Ed. Simonelli; "Il Re di Maggio" di Lucio Lami, 2002 Ed.Ares, e tante altre opere di documentazione storica, nonchè i numerosi testi di Storia Costituzionale e di Diritto, in dotazione in numerosi atenei. Se non bastasse vi sono le ammissioni e confessioni degli autori stessi della grande truffa, da Togliatti a Massimo Caprara). Non è dunque il caso di festeggiare il prodotto velenoso, che mai scegliemmo, di una grande truffa, ma potremmo soprassedere. Ciò che per me, invece, figlio di contadini del pesarese, non è perdonabile, è la truffa ideologica, il raggiro che la repubblica necessitò per affermarsi, a danno degli Italiani più umili e infelici. Parlo, per esempio, della speculazione sulla miseria generalizzata del dopoguerra e sul lutto che affliggeva quasi tutte le famiglie italiane, con i consapevolmente falsi argomenti che, rispettivamente, imbonivano: a) la monarchia grava sulle spalle dei contribuenti, la repubblica è gratis. b)il Re è colpevole della morte in guerra di tuo padre, di tuo fratello, di tuo figlio. Oggi sappiamo che, rispettivamente: a)con la spesa per Napolitano, potremmo avere quattro regine d'Inghilterra e, fatti i debiti conti e conversioni, circa una diecina di re d'Italia. b)Oggi sappiamo che il Re si oppose con tutte le sue forze all'entrata in guerra. E comunque chiedo: fossimo già stati una repubblica, avremmo potuto tenerci fuori dalla guerra, o avremmo piuttosto fatto la fine della Germania che non aveva più l'Imperatore per condurla ad un 25 Luglio? Insomma, al danno arrecato dalla repubblica all'Italia, agli Italiani e alla Democrazia, danno che, non solo a me, sembra ormai irreparabile, vogliamo aggiungere anche la beffa di una festa per la mortale truffa subita?

Popolo smemorato forse, imbonito sicuramente

scritto da Conterio
gio 21 mag 2009 ore 10:21:01
Le fa della storia un mercatino dell'antiquariato, dove si conpra ciò che piace e si vende ciò che non piace... Andiamo per ordine, intanto le votazioni del 2 giugno, non furono le prime votazioni libere dopo la guerra, ma le seconde dopo quelle Amministrative del marzo 46. La gente aveva voglia di democrazia, ma la democrazia l'aveva restituita agli italiani SM il Re Vittorio Emanuele III il 25 luglio 43, e confermata dall'indizione del Referendum per mano dell'allora Luogotenente del Regno SAR Umberto di Savoia. Se le fanno schifo 10.700.000 di elettori fedeli alla Corona, cosa dovremmo mai dire noi Monarchici, che, in provata maggioranza, abbiamo dovuto chinare il capo davanti all'arroganza di oltre 2.500.000 voti sicuramente FALSI e aggiunti in malafede dal duo Romita-Togliatti ?

vergogna!

scritto da Italiano
mer 25 nov 2009 ore 02:25:43
VERGOGNA! ai "signori" Smargiotto e Zarskoselo!! Umberto fu un gentiluomo dalla carità immensa altro che "nullità effemminata" VERGOGNATEVI! Un uomo che accettò i risultati truffaldini di un referendum indetto da lui stesso, offeso in questo modo così rozzo e volgare! Siete sempre gli stessi.. nn c'è che dire Poi parlate di democrazia, di diritti civili e di tutte queste belle cose! Siete gli stessi che espulsero Pier Paolo Pasolini dal P.C.I. per "indegnità morale" e che ancora oggi (2009) usano questi termini nei confronti di una Persona che ha fatto sol del bene
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