Quel giorno in cui scegliemmo la Repubblica
Due giugno 1946
Ai seggi c’erano file interminabili e il risultato fu quasi una delusione
Sessantatre anni fa sì e votato per il referendum, Repubblica o Monarchia.
Il primo voto libero dopo la fine della guerra e l’infausto ventennio fascista. Una data storica che ha segnato la fine di una Monarchia guerrafondaia, colpevole di avere mandato a morire centinaia di migliaia di giovani soldati italiani, dalla desolata e fredda steppa russa, ai cocenti deserti africani.
Dall’unità al 1945, se si escludono pochi e brevi intervalli, l’Italia è sempre stata in guerra. Guerre sempre iniziate da noi.
Per il referendum del due giugno 1946, ho votato in uno dei seggi, allestito nelle aule delle scuole Ferrari, nel palazzo dove oggi si trova la sede centrale della cassa di risparmio riminese.
Dopo la guerra, le scuole Ferrari sono state costruite in via Gambalunga 106, al posto del Politeama Riminese, distrutto dai bombardamenti aerei.
Un teatro dove nel 1943, per la prima volta, ho avuto la possibilità di godermi le rappresentazioni di qualche brillante operetta, grazie ai biglietti omaggio, procurati dalla mamma della mia fidanzata, che lavorava come donna delle pulizie.
I seggi allestiti per il referendum non erano molti ma, i cittadini, affrontando ore di attesa in lunghe code, hanno partecipato festosi.
La voglia di democrazia, la consapevolezza del nuovo diritto conquistato con tanti sacrifici, ha spinto la maggioranza alla partecipazione.
Il seggio dove ho votato, era al primo piano della scuola. Ho cominciato l’attesa mettendomi in fila quasi all’angolo di via Tonini.
Quando è stato dichiarato il risultato definitivo, con la vittoria della Repubblica, ho subito quasi una delusione. Repubblica voti 12.718.000 - Monarchia 10.718.000.
Mi sembrava incredibile, dopo la tremenda catastrofe della guerra, oltre dieci milioni di cittadini, volevano ancora la Monarchia.
Avevamo già dimenticato sofferenze, distruzioni e lutti.
Siamo un popolo di smemorati, non vogliamo ricordare, forse, abbiamo vergogna del nostro umile passato.
Temo abbia ragione chi afferma, che un paese senza memoria non avrà futuro.
commenti
"pie" farneticazioni
No, grazie.
Popolo smemorato forse, imbonito sicuramente
vergogna!
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