Dalle tratte alle tartane
Prima del ‘600 la pesca era solo costiera
Prima delle innovazioni del ‘600, la flotta peschereccia riminese era costituita soprattutto da tratte e bragocci, che praticavano più che altro lo strascico in coppia a poche miglia dalla costa. Da un elenco del 1649 apprendiamo che a Rimini operavano già 17 tartane da pesca, cioè . La pesca con le grosse tartane veniva effettuata con mare non troppo mosso e aveva lo svantaggio di un oneroso armamento della barca, del resto poco manovriera. Si pescava “a spontiero”, cioè con due aste poste a poppa e a prua, alle quali erano collegati i capi della grande rete “tartana”, che arava il fondo del mare.
Le tartane adriatiche, in origine, avevano una velatura di evidente origine provenzale, con una grande vela latina e un fiocco detto “polaccone”, mentre gli scafi riproponevano i modelli della tradizione navale veneta.
I legni delle barche erano fabbricati principalmente nei principali cantieri romagnoli e marchigiani (Rimini, Pesaro, Senigallia), oltre ai corredi per la pesca, che venivano commercializzati nei quartieri “marinari” di Rimini.
Spesso i pescatori non erano proprietari della barca sulla quale lavoravano, che apparteneva frequentemente ad artigiani, commercianti, osti, o a membri della nobiltà locale e forestiera.
Fonti:
Lucia de Nicolò, “Rimini Marinara”
Mario Marzari, “Trabaccoli e pieleghi”
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