La primavera al cinema č tutta (o quasi) italiana
Nelle sale in questi giorni
Da Incerti all'Archibugi
Le uscite del mese di Aprile dedicano molto spazio al cinema italiano, speriamo che questa nuova attenzione sia meritata.
Sicuramente Stefano Incerti con “Complici del silenzio” confermerà la propria solidità autoriale.
Il film, diretto e compatto, scoperchia le complicità anche italiane verso il regime di Videla in Argentina.
Corretto senza essere retorico è un inno alla persistenza della memoria.
Molto più leggero “Focaccia blues” di Nico Cirasola con Lino Banfi, Michele Placido, Nichi Vendola, Renzo Arbore.
Ricco di partecipazioni amichevoli il film racconta una piccola storia vicina al mondo di slow food (scoperto ora anche dagli USA). Una piccola focacceria pugliese si prende il lusso di sfidare McDonald e riesce anche a farlo chiudere nella città di Altamura.
Un racconto semplice che parla di globalizzazione e di piccole tradizioni locali con umorismo.
Più impegnati socialmente sono altri tre film italiani in uscita “Fuga dal call center” di Federico Rizzo, “Generazione mille euro” di Massimo venier e “Polvere” di Danilo Proietti e Massimiliano D'Epiro.
I primi due raccontano la precarietà nell’Italia odierna e i difficili rapporti che comporta, il terzo, con uno stile da falso documentario, pone l’attenzione sul dilagare della cocaina in tutti gli ambienti della Roma contemporanea.
Da una regista più affermata, Francesca Archibugi, arriva “Questione di cuore” con Antonio Albanese e Kim Rossi Stuart.
Il film racconta l’amicizia che si crea in un reparto di rianimazione fra due uomini. Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Contarello, “Questione di cuore” è un pezzetto di cinema appassionato e sincero con due interpreti eccezionali.
Uscendo dal seminato italiano voglio proporre una pellicola lontanissima “Tulpan” di Sergei Dvortsevoy, un film del Kazakhistan.
Vincitore della sezione Un Certain Regard al festival di Cannes, “Tulpan” è un altrove del cinema contemporaneo.
Racconta magnificamente il fuori campo, il margine della visione.
La steppa, i montoni, l'orizzonte, la polvere, i rituali sono il quasi esclusivo materiale narrativo del film.
Un materiale che sapientemente amalgamato coinvolge emotivamente e ipnotizza lo sguardo con un’ingenuità ricercata.
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