Il seggiolone d’oro di Vespasiano
I costi della pubblica amministrazione
Il nostro Stato non è concepito per eliminare gli sprechi
Ci avviciniamo alle elezioni provinciali ed è giusto chiedersi se, come molti dicono, si tratta di enti inutili. La discussione, tuttavia, spesso è superficiale. Cosa vuol dire che un'amministrazione è inutile? Se si intende che le sue funzioni le potrebbe svolgere un'altra, è un conto, se vuol dire che tali funzioni sono vane o inesistenti, è un altro.
Il fatto è che le pubbliche amministrazioni italiane non nascono solo per svolgere dei servizi. Pertanto non sono organizzate in modo funzionale, ma, al contrario, sono costruite per essere diseconomiche. Prendete le tasse. Il sistema fiscale italiano è così complicato che per compilare i vari modelli il cittadino deve farsi assistere da esperti. Questi esperti sono i commercialisti, i CAF e l'Agenzia delle Entrate. In pratica, paghiamo per pagare.
Se i versamenti fossero semplificati, il risparmio potrebbe essere tradotto in diminuzione delle tasse. Tra il tempo sottratto al lavoro, i salari agli esperti, i costi delle strutture, spendiamo una cifra enorme. Una buona parte di essa potrebbe essere risparmiata, per esempio, mettendo sul Web un servizio nel quale, durante l'anno, il contribuente semplicemente aggiorna il suo conto fiscale. Questo è un esempio, tra i tanti, di come la macchina pubblica potrebbe diminuire gli sprechi.
Ma il pubblico non ha, da sempre, solo obiettivi economici.
Svetonio racconta che Vespasiano (imperatore dal 69 al 79 d.C) fu avvicinato da un artigiano che gli propose di usare una macchina per trasportare delle pesanti colonne sul colle dove stava ricostruendo il Campidoglio. “Che mi si lasci - fu la sua risposta - dar da mangiare al popolo minuto”. L'episodio è citato da Bloch per mostrare come l'evoluzione della tecnica non sia spinta solo da opportunità pratiche.
Se lo Stato tagliasse la spesa per pagare le tasse, commercialisti e CAF vedrebbero calare il loro fatturato e l'Agenzia delle Entrate avrebbe meno lavoro per i suoi dipendenti. Diminuirebbe il bilancio di tutti e tre e sparirebbero dei posti di lavoro. Lo Stato, da parte sua, perderebbe il controllo su una quota di spesa, ed è noto che la spesa pubblica è potere. Commercialisti e CAF amerebbero di meno lo Stato...
Certamente, se questa spesa è improduttiva, deve essere coperta dalle tasse di chi svolge lavori produttivi.
Finché il sistema produttivo italiano aveva le spalle robuste, questo drenaggio veniva sopportato con una certa disinvoltura. Di tanto in tanto i diversi soggetti che vi contribuivano chiedevano ed ottenevano la restituzione di parte delle imposte versate sotto forma di favori o privilegi da parte dello Stato. I soldi in più lo Stato li prelevava indebitandosi in gran parte con i suoi stessi cittadini.
Tuttavia, far girare i soldi attraverso lo Stato che li restituisce o lasciarli direttamente alle imprese non è la stessa cosa. Perché nel secondo caso sono le imprese a spenderli, e una parte maggiore viene destinata a investimenti produttivi.
Con l'aumento della competitività internazionale legato alla globalizzazione, il sistema di Vespasiano non funziona più. Perché altri paesi sollevano le colonne con le macchine e il popolo lo sfamano vendendole a chi non le costruisce perché il popolo fa finta di lavorare per lo Stato. Così i privati hanno meno denaro per lo Stato e Vespasiano rimane senza macchine e col popolo a pancia vuota. Infatti l'Impero romano alla fine crollò perché la sua macchina economica non poteva sussistere senza l'espansione continua, ma era troppo inefficiente per espandersi ancora.
Una delle spinte verso il principato berlusconiano è stata la protesta degli elettori verso la casta (che è il simbolo della spesa pubblica che il sistema politico usa per mantenere i propri privilegi) e l'altra il restringimento imposto alla spesa pubblica dalla situazione debitoria dello Stato, che rende più difficile l'erogazione di reddito clientelare. Ora la crisi giustifica con l'emergenza il debito pubblico, che però continua ad espandersi in modo preoccupante.
Ma Vespasiano avrebbe fatto meglio a stare a sentire il suo artigiano. Il fatto è che forse non teneva tanto alla pancia del popolo, quanto al suo seggiolone d'oro.
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