Come ti scolarizzo il Suv
Non è mai troppo tardi
Diritto all’istruzione anche per le macchine riminesi
Una volta tanto, spezziamo una lancia a favore delle automobili riminesi. Non sono cattive, anzi, hanno un’anima e un cervello spesso superiori a quelle dei loro conducenti. Stufe di essere solo oggetti, status symbol, nonché simbolo di una tecnologia e di uno stile di vita bocciati dalla crisi economica e dal degrado ambientale, i Suv malatestiani hanno deciso di farsi una cultura.
Un bel mattino il macchinone si è guardato allo specchio e si è detto: «Vergogna, un bestione grande e grosso come te non è capace di leggere né di scrivere. Magari sai quanti chilometri puoi fare con un litro, ma se ti chiedono quanti ne fai con due, vai in panne. Avrai pure un motore da cinquecento cavalli, ma come cervello vali meno di un somaro.»
E dove affrancarsi dall’analfabetismo? Nella semplice mente del quattroruote la risposta sorge spontanea: alle scuole elementari, le stesse frequentate dai figli del suo proprietario. Ecco finalmente svelato il motivo per cui ogni mattina vediamo decine di auto accalcarsi sui cancelli delle scuole elementari, animate da un entusiasmo così travolgente da mettere in serio pericolo l’incolumità degli scolari a due gambe. Anzi, se potessero, sfonderebbero i cancelli e si arrampicherebbero su per le scale fino davanti alla cattedra. I genitori appiedati si arrabbiano e accusano le mamme pigre che vogliono risparmiare a sé e ai viziati pargoli una breve passeggiata. Queste, dal canto loro, rispondono con una smorfia di impotente esasperazione, che viene scambiata per arroganza, innescando malumori e battibecchi assai diseducativi per i piccoli spettatori. Ma con le liti non si risolve nulla. Sarebbe più produttivo riconoscere alle auto riminesi il diritto all’istruzione, e prendere provvedimenti opportuni.
Le macchine, innanzitutto, devono capire che il desiderio di uscire dalle tenebre dell’ignoranza non le autorizza ad entrare materialmente nelle scuole. Si potrebbero organizzare nei parcheggi corsi serali di alfabetizzazione per veicoli, sul modello del “Non è mai troppo tardi” del compianto maestro Manzi, dove, sotto la guida di una vecchia e saggia Seicento, i Suv imparano a sillabare frasi tipo “Io non devo sostare a motore acceso davanti ai cancelli delle scuole e degli asili”. Al mattino, le auto rimarrebbero diligentemente in garage a fare i compiti (sono macchine coreane, svedesi o giapponesi, la serietà ce l’hanno nel sangue) e mamme e bimbi dovrebbero recarsi a scuola con mezzi alternativi e meno dannosi per il prossimo. Pensate che bello, un mondo di auto scolarizzate e responsabili. Capaci non solo di leggere da sole la segnaletica stradale e di calcolarsi il prezzo della benzina più conveniente, ma anche di rispettare le regole della convivenza civile e di accettare i veicoli diversamente abili – biciclette, passeggini, carrozzelle per invalidi. Non più schiave asservite ai capricci di chi le guida, ma esseri dotati di senso critico, anzi, auto-critico. Come i bambini, che adorano prendere in castagna i genitori, riprenderebbero puntigliosamente i loro proprietari ogni volta che provano a fare i furbi. Vuoi farmi imboccare una via in controsenso? E io mi spengo. Vuoi parcheggiare in una piazzola riservata? E io tiro dritto. Saranno le auto a insegnarci la disciplina che non riusciamo a imporci da soli – oppure, stufi delle loro ramanzine, le spegneremo. In entrambi i casi, la città non avrà che da guadagnarci.
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