Ciao papi
Ma alle urne ci volete o no?
Più che candidature fioccano offese all’intelligenza degli elettori
Lungi da me l'idea di sottovalutare l'allarme per questa febbre di origine suina. Bisogna però ammettere che ogni volta che il mondo è alle prese con gli effetti di qualche catastrofica scemenza provocata dai potenti della terra, ecco arrivare puntualmente, quasi per provvidenziale coincidenza, un mansueto animale da fattoria a rubare i titoli d'apertura con la sua minaccia di pandemia: ieri la mucca inglese e il pollo cinese, oggi il “baghino” messicano. Mentre va ripetuto che non comporta alcun rischio mangiare carne di maiale, non è invece ancora ben chiaro se siano infettive pure le porcate metaforicamente intese, né se il contagio possa trasmettersi anche attraverso la diffusione del “pensiero maialesco”. Nel primo caso è bene non avere a che fare con la produzione legislativa di Calderoli; nel secondo, si raccomanda di tenersi prudenzialmente lontani da Borghezio.
Sia come sia, è stato però fugato l'iniziale sospetto che tracce del virus potessero riscontrarsi in talune recenti performances pre-elettorali. Un'apposita commissione, prontamente insediata dal ministro “socialista” Sacconi, ha infatti assodato che quelle, nonostante le apparenze, non sono da considerarsi maialate, ma solo ridicolaggini marchiate vip.
Una definizione da cui si salva a malapena la furbata di Cofferati, che prima chiude il suo mediocre mandato di sindaco di Bologna rinunciando a ricandidarsi perché ansioso di fare il mammo a tempo pieno a casa sua, a Genova; poi si lascia “convincere” a trasferirsi al Parlamento Europeo, che dista tre volte di più rispetto a Palazzo D'Accursio.
Appartiene invece a pieno titolo a quella categoria il “ballo delle ributtanti” ideato dal bullismo senile di “papi” Berlusconi per scegliere “dieci ragazze per me” da candidare. Ma non è certo da meno il “ballo del quara-quaqua” che ha portato l'ultimo degli “avanzi Savoia” ad entrare nelle liste dell'UDC; appena in tempo per incrociare Sgarbi che ne usciva urlando improperi all'indirizzo di Casini, che l'aveva inizialmente candidato per introdurre un po' di animazione nel mortorio di quel suo partito moderato.
Insomma, due esperienza finite male, anche se con conseguenze di segno diverso. Drammatica quella del berlusconiano “defilee della libertà” interrotto dall'irruzione di Veronica; basti pensare al padre di una mancata candidata che, presentatosi davanti a Palazzo Grazioli con un accendino in mano, si è versato addosso una bottiglia di infiammabilissimo Dom Pérignon e si sarebbe dato fuoco se gli agenti di guardia, facendo violenza a loro stessi, non fossero intervenuti ad impedirglielo.
Ridicola, come nel suo stile, è invece quella del fallito travestimento “moderato” di Sgarbi, che per “cercar casini” non ha certo bisogno di andare nell'UDC, ma gli basta essere sindaco a Salemi; dove, dopo aver già istituito “l'assessorato ai sogni” ed altre simili minchiate, ha appena nominato “assessore al nulla” il fascistoide cretino che tempo fa colorò di rosso Fontana di Trevi. Ora è alla ricerca di un buon “assessore all'imbecillità”, mentre è assodato che continuerà a tenere per sé la delega alla volgarità e alla rissosità televisiva.
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