“La signora del caviale” intreccio di uomini, storia e storioni
A settembre il nuovo romanzo di Michele Marziani dedicato alle vicende di una comunità di pescatori nel basso corso del Po
Ad un mese dall’uscita “Umberto Dei” in ristampa
Michele Marziani, giornalista militante del gusto e collaboratore di Chiamami Città, da alcuni anni è approdato, con successo, alla narrativa perché, spiega, "quello che mi interessa è raccontare storie e attraverso le storie far passare la vita". Una scelta importante di cui indaghiamo con lui le tappe. Dopo “La trota ai tempi di Zorro”, tuo primo romanzo, ti sei cimentato nuovamente nella narrativa o meglio nel genere, assai originale, della biografia di un oggetto: “Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta”. Parlaci della genesi di questo romanzo e di come sta andando.
“L’oggetto, la bicicletta, la famosa ‘Umberto Dei’, è ovviamente una scusa: è la compagna di viaggio di Arnaldo Scura, ex broker finanziario diventato meccanico di biciclette sul Naviglio della Martesana a Milano. È la storia di un uomo estremo, di una sorta di fuga dalla vita, di un rifugio nel restauro di bici d'epoca. Allo stesso tempo è un racconto che si snoda tra Milano e l'Uzbekistan, tra i pregiudizi che abbiamo nei confronti dell'immigrazione, le paure e gli equivoci che dai pregiudizi possono scaturire. È un romanzo che sta piacendo molto, che vende bene, che è andato in ristampa ad un mese dall'uscita e che sto portando in tutta Italia: da quando è uscito ho già fatto una trentina di presentazioni di cui tre solo a Milano".
Hai già in cantiere un nuovo romanzo?
"Il mio prossimo romanzo, ‘La signora del caviale’, sarà in libreria a settembre: narra di una comunità di pescatori di storioni nel basso corso del fiume Po vista attraverso gli occhi del giovane nipote del capostazione del paese. Un intreccio di uomini e storia, all'ombra della seconda guerra mondiale. A tenere le fila della vicenda la presenza discreta e distante della signora del caviale. Lei, ebrea, scompare con le leggi razziali e assieme a lei finisce per sempre l'epoca del caviale del Po. Una storia che attraversa due dei drammi maggiori del Novecento, la guerra con le persecuzioni razziali e il degrado ambientale causa della scomparsa degli storioni".
Il tuo libro "I sovversivi del gusto", uscito lo scorso novembre, porta il sottotitolo "Viaggio fotografico nel mondo dell'enogastronomia che resiste". Qual è il fil rouge che accomuna viaggio, cibo e fotografia?
“Sono un viaggiatore, un nomade, anche nella vita di tutti i giorni. Tra presentazioni, dibattiti, sopralluoghi per scrivere nuovi libri, non passo mai più di quattro giorni di fila nello stesso posto. Viaggiare mi è diventato necessario. Quindi molti dei miei libri di natura enogastronomica sono viaggi nella cultura materiale, nel mondo contadino, nelle realtà rurali che sono il vero legame che mi interessa col cibo e col vino: per esempio in ‘Lungo il Po’ ho privilegiato la narrazione, la parola, il racconto del viaggio, mentre ne ‘I sovversivi del gusto’ la forza narrativa sta soprattutto nell'immagine, la parola è solo un abbraccio di quello che vedi”.
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