Due Italie sempre più distanti

RIMINI - Notizie primo piano - mer 06 mag 2009
di Stefano Cicchetti

Bankitalia: impiegati e operai penalizzati da vent’anni

Metà della ricchezza in mano al 10 per cento delle famiglie

Ogni anno la Banca d’Italia sforna i suoi rapporti sulla ricchezza degli italiani. E ogni volta, da almeno vent’anni a questa parte, il rapporto ripete monotonamente le stesse cose. E cioè: «La distribuzione della ricchezza è mutata a vantaggio delle famiglie dei lavoratori autonomi e in parte dei dirigenti e dei pensionati, a scapito di quelle degli operai e degli impiegati». Più precisamente, la metà della ricchezza nazionale è nelle mani del 10 per cento delle famiglie. Inoltre, le famiglie che detengono queste ricchezze sono sempre le medesime, poiché l’Italia è uno dei paesi più immobili del mondo. Ancor più che le differenze sociali, contano le barriere che separano le classi: e sono invalicabili. Deteniamo saldamente il record mondiale dei figli d’arte, avvocati figli di avvocati, medici figli di medici, giornalisti figli di giornalisti, baroni universitari figli di baroni. Inoltre, è sempre Bankitalia che parla, «la rete di protezione sociale italiana è debole e in momenti di crisi economica pesa la mancanza di strumenti di sostegno al reddito». Il che fa parte delle barriere di cui sopra. Perché il particolarismo interessa tutte le classi sociali, anche le più basse, ciascuna dedita a difendere strenuamente il proprio orticello. E così, se da una parte il fiorire degli ordini professionali non ha altra funzione che impedire la libera concorrenza, dall’altro i sindacati italiani non hanno saputo ottenere di meglio che la cassa integrazione. E cioè uno strumento che protegge solo i dipendenti della grande industria, quelli appunto più sindacalizzati. Il risultato è che fra i paesi dell’Unione Europea solo in Italia e in Grecia non esiste il reddito minimo garantito. Di più, non solo non esiste, ma chi lo prospetta viene considerato un folle visionario, fermo alle utopie ottocentesche di barbuti arruffapopolo. In cifre, ciò significa che la Ue spende per i disoccupati una media del 2,2 per cento del Pil, quota che in Germania tocca il 3, mentre noi ci fermiamo allo 0,4. Tutti questi dati, fra l’altro, sono riferiti al 2007. Non registrano quindi le conseguenze del crollo finanziario del settembre 2008. E nemmeno quelle della fiammata d’inflazione che l’aveva preceduto, caso mai qualcuno l’avesse scordata. Durante la quale non solo la benzina, ma anche e soprattutto i generi alimentari primari, pane e pasta in testa, erano schizzati a prezzi mai visti. Che, a differenza di quelli del petrolio, non sono affatto scesi, ma continuano ad aumentare. Infatti l’inflazione da noi, costantemente sopra la media Ue, ha già riguadagnato l’1,9 per cento. Si è fatto qualcosa per sostenere i redditi delle famiglie? Se sì, se ne sono accorti davvero in pochi. Forse perché nelle versioni ufficiali la crisi non c’era, se c’era da noi non farà danni e se li ha fatti sono già finiti. Di riforme strutturali all’orizzonte non se ne vedono. Di liberalizzazioni, che favorendo una maggiore concorrenza potrebbero essere utili a tenere calmi i prezzi, non c’è traccia alcuna. Al contrario qualcuno parla di vanificare quelle poche che hanno dato dei risultati. E’ il caso delle parafarmacie, la cui nascita ha fatto scendere i prezzi delle medicine di un buon 30 per cento. In parlamento si discuterà il ddl Gasparri-Tommasini, entrambi Pdl, secondo il quale i farmaci da banco compresi in una futura lista potranno essere venduti senza la presenza di farmacisti, anche in bar, minimarket, drogherie, con modalità self service. Ciò che non rientrerà in questo elenco però non potrà più essere venduto fuori dalle farmacie tradizionali, quindi nemmeno nelle parafarmacie. Nella lista, naturalmente, rientreranno molti meno farmaci rispetto a quelli oggi in distribuzione negli esercizi (2750) che hanno aperto i battenti da appena due anni. In pratica, addio parafarmacie e addio concorrenza. Il ministro Scajola e il suo vice Urso si sono detti contrari all’idea dei loro colleghi di partito. Staremo a vedere chi prevarrà.

 

 

commenti

poveri noi

scritto da pazzesco
mer 06 mag 2009 ore 17:27:28
allora a questo punto bisogna dire al sen .Gasparri di abolire le facoltà di farmacia perchè non ha nessun senso far laureare migliaia di giovani in farmacia quando di fatto gli viene precluso il loro futuro lavorativo.

le bugie dei politici

scritto da Anto7933
dom 17 mag 2009 ore 12:15:26
Sono un titolare di parafarmacia, farmacista di 29 anni. Ho aperto la mia attività, non con l'intento di fare soldi a palate, ma per uscire fuori dagli schemi che mi volevano asservito ai titolari di farmacia, umiliato dal loro atteggiamento spesso altezzoso davanti ai clienti a mio scapito, spesso capro espiatorio degli errori di gestione tutti loro. Vi posso dire che dietro le farneticazioni dei suddetti poloitici c'è la regia di FEDERFARMA(federazione titolari di farmacia) , di cui in parlamento molti subiscono l'ascendente anche forse per meccanismi ben oliati dai finanziamenti ai partiti, che federfarma ammette candidamente di distribuire bipartisan a destra e a manca. Non si spiega altrimenti un clima controriformistico che pialla la concorrenza e decima le possibilità di occupazione di noi professionisti del settore, in un momento in cui di lavorare si sente molto il bisogno. Io che seguo la vicenda con particolare attenzione posso testimoniare in modo assoluto quanto abberranti siano le giustificazioni addotte dai signori firmatari di questi disegni di legge....ne cito alcuni....i farmacisti sono la classe lavorativa con il tasso più basso di disoccupazione in Italia.....ma a che servono le parafarmacie..io non ci andrei mai a comprare....come non si va per fare una causa con un paraavvocato...o non si costruiscono palazzi con l'ausilio di un paraingegnere. Mi viene da domandare ai signori onorevoli: il fatto che i livelli di disoccupazione del nostro settore siano bassi vi autorizza forse a farli aumentare oppure deve essere un segnale incoraggiante che spinga a diminuirli ulteriormete? e poi chi entra nelle parafarmacie non trova un parafarmacista ma un farmacista abilitato, con spilla distintiva che attesta l'appartenenza all'ordine che ci rappresenta econ tutte le competenze. Il problema sarebbe giusto vederlo alla rovescia.....perchè l'unica alternativa lavorativa alla farmacia, per un farmacista, deve essere una parafarmacia, attività con molte restrizioni? non sarebbe forse il caso di rendere davvero libero il sistema e far si che ci sia permesso di svolgere la nostra professione senza cortine di ferro e muri di Berlino,che vogliono proteggere solo chi ha già avuto troppo?Giusto il concetto "la farmacia ai farmacisti"...ma io estenderei la frase con "a tutti i farmacisti"..un saluto e grazie per l'appoggio
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