Le antiche fiere di Rimini
Le antiche fiere di Rimini
Una «fiera delle pelli» si teneva fin dal 1500 a Rimini tra borgo San Giuliano e le Celle, per la ricorrenza di sant’Antonio dal 12 al 20 giugno.
Era seguìta da quella di san Giuliano nata nel 1351 nell’omonimo borgo (dal 21 giugno, vigilia della festa del santo, sino al 22 luglio).
Il calendario resta stabile fino all’inizio del 1600, quando soprattutto a causa delle carestie, le due fiere sono spostate fra settembre ed ottobre, inglobando pure quella detta di san Gaudenzio nata in ottobre nel 1509.
La concentrazione delle tre fiere in un unico appuntamento (successivamente tra 8 settembre ed 11 novembre), è l’effetto del declino commerciale ed economico della città, a cui non si sa reagire.
Nel 1627 esse come unica «fiera generale» sono anticipate dal 15 agosto al 15 ottobre, e nel 1628 ritornano dall’8 settembre all’11 novembre.
Nel 1630 è sospesa la «fiera delle pelli» per la pestilenza, preceduta da due anni di carestia. Nel 1656 nasce invece la fiera di sant'Antonio sul porto, dal 6 all’11 luglio (riscoperta soltanto di recente).
Nel 1656 la città ottiene dal legato una nuova fiera sul porto in onore di sant’Antonio da Padova dal 6 all’11 luglio inclusi.
All’inizio del secolo XVII la crisi economica aveva unificato ad ottobre in una «fiera generale» i tre appuntamenti tradizionali: la fiera delle pelli per sant’Antonio (12-20 giugno), la fiera di san Giuliano (presente dal 1351) tra 21 giugno e 22 luglio e la fiera di san Gaudenzio (nata nel 1509) ad ottobre. Era l’effetto di un declino commerciale ed economico a cui non si sapeva reagire.
Già nel 1613, narra Adimari, cinquanta mercanti tra forestieri e cittadini, avevano chiesto una nuova fiera in primavera, «mossi dalla bona commodità del vivere et negotiare, et conversare et fare esito delle loro mercantie in questa città».
Finalmente nel 1656 c’è questa iniziativa che si ripete nel 1659, ma è sospesa nel 1665 quando il governatore di Rimini rifiuta di prorogarla.
Riprende il 22 maggio 1671 per undici giorni (cioè sino al primo giugno), con l’autorizzazione di papa Clemente X del 13 agosto 1670.
Nel 1678 l’apertura è posticipata al 3 agosto, per sperimentare «se in questo tempo potesse prendere quell’augmento che hoggi giorno fa’ conoscere l’esperienza non ritrovarsi, a causa forse di venire in tempo scarso di monete per non essere seguiti li raccolti».
Non sono d’accordo i doganieri: in agosto con la franchigia per la fiera riminese, non pagherebbero dazio le barche che ritornano dalla fiera di Senigallia. Il 10 maggio 1681 la fiera sul porto è sospesa.
Ogni anno era andato «diminuendo il concorso» di mercanti e compratori per cui non portava «se non incomodo» ai commercianti di Rimini.
Nel 1691 la fiera riprende. L’anno precedente il prefetto delle «Entrate» ha scritto al Consiglio: sono andate in disuso e sono state tralasciate le due fiere tradizionali, quella d’ottobre dalla porta del borgo di san Giuliano alla Madonna del Giglio, e l’altra di maggio sul porto.
Nel giro di un secolo l’appuntamento autunnale di san Gaudenzio era passato dal borgo di porta romana a quello di san Giuliano. Il prefetto proponeva di «rimettere ò l’una ò l’altra», con un calendario adatto sia alla città sia ai mercanti forestieri.
Il 17 giugno 1690 il Consiglio civico aveva approvato (25 contro 12) di ripristinare alla fine del maggio 1691 «la fiera che si faceva nel Porto», seguendo concessioni e privilegi papali del 1670.
Il segretario comunale Felice Carpentari il 18 ottobre 1690 ha suggerito un posticipo al 6 luglio, in deroga agli ordini di papa Clemente X del 1670, «parendo che in detto tempo si rendesse più facile l’introduzione, e più numeroso il concorso» dei mercanti. Ed il Consiglio ha approvato (34 contro 6).
Il 14 febbraio 1693 non è però giunta ancora l’autorizzazione allo spostamento della data quando in Consiglio si legge ed approva (32 contro 11) un nuovo memoriale del prefetto delle «Entrate» che invita ad osservare il vecchio calendario di fine maggio.
Lentamente le fiere riminesi vanno di nuovo «in disuso». Soltanto nel 1726 si riapre quella sul Porto in onore di sant’Antonio.
Antonio Montanari
Fonte originaria:
http://www.scribd.com/doc/13961579/Aspetti-di-vita-ebraica-a-Rimini
Testo pubblicato in:
http://blog.riviera.rimini.it/antonio_montanari/2009/04/le-antiche-fiere-di-rimini.html
commenti
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.




