Il porto dell’Ausa
Un progetto rimasto sulla carta
Uno dei punti di forza delle fiere riminesi era il mercato dei minerali di ferro, che suscitava l’invidia di molti concorrenti, a cominciare dal Ducato di Urbino. Le “ferrarecce” arrivavano di contrabbando via mare e il punto debole della città era stato sempre il porto, malagevole e insicuro. Ai primi del ‘600 il Duca Francesco Maria II Della Rovere puntava pertanto proprio sullo scalo di Pesaro, appena rinnovato, e su quello di Fano per scatenare l’offensiva commerciale contro i vicini romagnoli.
I Riminesi quale contromossa pensarono a rilanciare l’antico approdo dell’Ausa. A Girolamo Rainaldi fu affidata la progettazione di un nuovo porto alla foce del torrente, munito di una palizzata capace di ospitare fino a sessanta vascelli a tre vele. Ma non se ne fece nulla, anche perché il tentativo pesarese naufragò velocemente.
Non che da noi le cose andassero meglio. Alla metà del XVII lo stesso Comune si era praticamente ridotto a supplicare i mercanti riminesi, attraverso un pubblico bando, a partecipare alle fiere cittadine. Segno di una crisi ormai irreversibile di queste manifestazioni, che erano state fino a pochi decenni prima un forte traino per l’economia locale.
commenti
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.




