La primavera del nostro scontento

RIMINI - Notizie satira - mer 22 apr 2009
di Lia Celi

Il nostro sisma quotidiano

Ma perché il riminese medio è sempre lamentoso, nervoso e dolorante?

Forse l’unico effetto non tragico del terremoto abruzzese è di averci fatto passare, per paradosso, una Pasqua più serena. Dopo giorni di maratona mediatica su cumuli di macerie, lutti, tendopoli fustigate dalle intemperie e moltitudini di sfollati privati di tutto, poterla trascorrere nel modo più banale, sotto il proprio tetto e insieme ai propri cari, ci è apparso per quello che è: un meraviglioso regalo del destino. Anche la gita di Pasquetta ha assunto un altro sapore. Nel senso che pranzare all’aperto seduti su una coperta, con un occhio agli eventuali capricci del tempo, è piacevole solo se sai che la sera cenerai con le gambe comodamente allungate sotto il tavolo del tinello di casa tua. Ma se non hai più una casa in cui tornare, la tua vita diventa un agghiacciante picnic a tempo indeterminato, e la prospettiva di riavere un’abitazione decente e un lavoro su cui reimbastire una routine quotidiana, ti appare allettante come una vacanza. Saggezza spicciola, ma non troppo in una città come Rimini, dove l’insoddisfazione si manifesta in un continuo sciame sismico di lamentele, senza mai sfociare nello scossone in grado di abbattere lo stato delle cose.

In questi giorni il terremoto ha sostituito il garbino come presunto fattore scatenante delle paturnie cittadine. A quanto pare, le ultime propaggini del sisma abruzzese, serpeggiando tra la faglia appenninica e adriatica, non destabilizzano gli edifici (e meno male), ma i nervi (e specialmente delle) riminesi. L’inascoltato dottor Giuliani forse farebbe meglio a spegnere i suoi costosi e inutili macchinari nel laboratorio del Gran Sasso e farsi un giro da noi: i bar di Rimini pullulano di radonometri umani, molto più sensibili del suo. Purtroppo, però, sono come la Protezione Civile: si attivano solo dopo che il sisma si è verificato. Lunedì sei aprile metà dei riminesi giurava che i propri mal di testa, insonnie, scatti d’umore e acciacchi vari della settimana precedente erano in realtà premonizioni della catastrofe abruzzese, e la frase più ripetuta era «Io sono come i gatti, il terremoto lo sento arrivare.» La differenza è che nei gatti, che in genere sono in pace con se stessi, è più facile notare anomalie nel comportamento.

Il riminese medio, invece, è sempre lamentoso, nervoso e dolorante qua o là, e diventa complicato distinguere in anticipo i sintomi del terremoto da quelli della scontentezza cronica (anche dopo, a dire il vero, ce ne vuole di fantasia). Forse solo i gatti riminesi, con le loro sensibilissime vibrisse, sono in grado di cogliere gli sbalzi pre-terremoto nell’umore dei loro padroni. E invece che sul divano, vanno a dormire in cortile. Non è detto che il terremoto arrivi davvero, ma almeno si sta più in pace.

 

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