Un tributo alla codardia istituzionale
Porcellum tax sul referendum
Se si deve votare, perché non risparmiare?
Che monotonia il giovedì sera di Rai2! Più che Anno zero dovrebbero chiamarlo “Di Pietro day”, dal momento che un sempre più bolso Santoro lo costruisce immancabilmente attorno all'evanescenza dialettica e all'arrancante sintassi gesticolata del “Tonino dei Valori”. Ad eccezione di qualche occasionale saggio della scemenza pseudo-comica che il Pappagrillo porta in giro per l'Italia a pagamento, tutto il resto è contorno; sia che si tratti del “quanto mi piaccio Travaglio”, o dell'imitatrice da parrocchietta Guzzanti, o di quel geniale “stalinista della vignetta” di Vauro. Ciò che più infastidisce è che poi, al venerdì, tu che credi sul serio che la libertà di espressione debba essere salvaguardata in tutte le sue forme, compresa la predicazione televisiva rozza e spocchiosa, sei costretto a difendere quel plotoncino di allegri narcisisti dalle aggressioni dei cultori del pensiero melmoso alla Gasparri; pur sapendo che per gli auto-compiaciuti martiri del tubo catodico quelle aggressioni sono manna dal cielo, ragione di vita, condizione di remunerato successo professionale; e che per questo le hanno scientificamente ricercate ed invocate.
In questi giorni, un altro fastidio prende quanti, come me, non sono affatto preda della febbre referendaria. Per carità, il referendum è un vero strumento di democrazia; a condizione, però, che le sue regole non costituiscano uno strappo al “buonsenso civico”; come avviene oggi in Italia, dove un'infinitesima minoranza di elettori - appena l'1% - è in grado di chiamare al voto il “restante” 99%. Se 500 mila firme potevano rappresentare un quantitativo proporzionato al contesto culturale ed alle potenzialità di comunicazione degli albori della Repubblica, oggi per raggiungere quella cifra bastano alcune riunioni di condominio o un po' di tam tam su Facebook. Si elevi dunque il numero delle firme necessarie ad “imporre” il referendum, portandolo ad un livello “democraticamente dignitoso”; e nel contempo si elimini la clausola che condiziona la sua validità al famoso “quorum” del 50% + 1 dei votanti, parificando il referendum d'iniziativa popolare a quello costituzionale, il cui esito è determinato dai cittadini che vanno a votare, non dal numero di coloro che rimangono a casa.
Tutto ciò premesso, sembra ormai certo che Berlusconi, cedendo all'ennesimo ricatto della Lega, sottrarrà dieci euro alle tasche di ogni Italiano maggiorenne, non avendo trovato il coraggio politico e morale di far coincidere lo svolgimento del referendum sulla legge elettorale con le europee del 7 giugno.
Quei 400 miliardi “nostri”, anziché essere così risparmiati ed impiegati per proteggere i terremotati d'Abruzzo dai rigori del prossimo inverno, resteranno invece destinati a garantire un più sicuro fallimento di quel referendum, per proteggere la famosa “legge porcata” di Calderoli dal sia pur piccolo e insignificante solletico di una sconfitta referendaria, nel caso che l'auspicato accorpamento avesse favorito il raggiungimento del quorum.
Eccoci dunque servita la “Calderol-tax”: un po' come dire una seconda tassa della mondezza.
commenti
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.




