La liquida modernitą dei Les Fauves
Intervista a Davide Caselli, portavoce della band
In concerto venerdì 24 Aprile all’Estragon di Bologna insieme ai concittadini Julie’s Haircut
Già noti all’estero grazie alle recensioni apparse sulla rivista inglese New Musical Express e soprattutto grazie ai tanti live nei festival europei, i Les Fauves sono una realtà ai più ancora ignota. Per conoscerli abbiamo incontrato Davide “Case” Caselli batterista e portavoce del gruppo sassolese.
È di fresca pubblicazione il vostro secondo album “Liquid Modernity” che dovrebbe far parte di una trilogia di cui però poco si sa.
“Dopo le prime incisioni era arrivato il momento del primo un disco, a quel punto ci siamo detti di fare direttamente una trilogia, ma senza vincoli di nessun genere. In effetti, già dopo il primo album abbiamo deciso che la trilogia resterà incompleta, al limite la porteremo a termine in una reunion dopo che ci saremo sciolti”.
I giornalisti musicali vi hanno paragonati a decine di artisti anche di epoche diverse, vi ci ritrovate?
“Gran parte di quelle recensioni traggono spunto dai comunicati di presentazione degli album, molte sono campate in aria e direi che alcuni giornalisti dimostrano poca fantasia, certo che quando ci paragonano ai Talking Heads non può che farci piacere”.
Siete da poco tornati dal Texas dove avete suonato al SBSW Festival. Quali differenze avete riscontrato con l’Italia?
“La differenza è la loro maggiore disponibilità di soldi per il resto abbiamo appurato nel tempo che in Italia c’è grandissima voglia e tanta gente appassionata che organizza e si dà da fare. Un gruppo come il nostro fa circa 70-80 date all’anno, un gruppo americano non certo di più. Sì, poi per certe cose siamo dieci anni indietro, ma va bene così”.
Avete anche firmato la colonna sonora del film “Non pensarci” girato e ambientato a Rimini
“Dopo aver scritto i pezzi, ci hanno invitati a suonare al festival del cinema di Venezia dove il film era presentato in anteprima, noi non l’avevamo visto e avevamo paura che facesse davvero schifo. Invece non mi è dispiaciuto, c’è di molto peggio e soprattutto ci siamo rispecchiati tremendamente nel musicista perdente interpretato da Valerio Mastandrea”.
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