I fuochi di primavera

Rimini - Notizie Borgo San Giuliano - mer 08 apr 2009

Solo qualche decennio fa ogni quartiere a Rimini aveva la sua fugaràza

Il bagnino comincia a sistemare la spiaggia, sento dire in una noiosa domenica di marzo… Il mio stato d’animo si rallegra e anche di altri che sono con me. Basta il freddo!

Anna ricorda la fugaràza una vera e propria tradizione che si svolge la sera del 18 marzo e segna il passaggio dall’inverno alla primavera, ma non più molto seguita dai giovani.

Una vera e propria guerra per la raccolta della legna che iniziava già a fine febbraio e si protraeva fino al 18 marzo. Le fugaràze si svolgevano di solito nel campo davanti alle chiese del Centro, se c’era lo spazio. Anna ricorda quella dell’oratorio della chiesa di S. Nicolò al porto e non mancavano vino e ciambella: l’entusiasmo era tanto e coinvolgeva i bambini, i ragazzi, gli anziani. I bambini partecipavano alla raccolta della legna e si occupavano degli ornamenti, con la speranza che la loro fugaràza fosse la più bella. In tutta Rimini, dalle fugaràze più modeste a quelle più grandi, era un rito, un’usanza molto praticata, in tutta la Romagna e nel Montefeltro, soprattutto in campagna, dove era una consuetudine che si tramandava da secoli.

Il 25 marzo, Festa della Madonna, alla chiesa Sant’Annunziata della Colonnella, originaria del 1500, venivano venduti i fichi secchi, pronti dopo il riposo invernale, la porchetta e c’erano le bancarelle: così noi dalla città andavamo a piedi. Personalmente non mi è mai piaciuta molto la Fiera di Garzùn, perché si svolgeva il mattino presto.

In generale in questo periodo era un piacere vedere i giardini fiorire e tutti erano desiderosi di primavera. Purtroppo c’era anche chi, in questo periodo iniziava a cercare il lavoro per la stagione estiva, nelle pensioni della Riviera.

Claudio Cupi

 

 

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