I mitici anni ’60 a Rimini
Pensioni famigliari, spiaggia tranquilla e locali affollati
Siamo agli inizi degli anni sessanta cominciava il boom economico. Rimini era piena di “pensioncine” a conduzione familiare, comprate con il denaro della “stima”, cioè la vendita del podere familiare di campagna, una volta capito il valore dell’investimento nel turismo. E le donne che facevano la stagione estiva negli alberghi, nei bar o nei chioschi non si contavano.
In spiaggia si faceva fatica a trovare un ombrellone, una brandina o un moscone per socializzare con qualche ragazza spesso straniera, appena conosciuta. C’era poi la figura del bagnino anziano, la doccia con l’acqua fredda, il bar con il flipper e i juke box e la cabina della Croce Verde.
La sera i ristoranti, i bar affollatissimi, i locali da ballo con i tipici “vitelloni riminesi”che cercavano di “abbordare” le ragazze erano affollatissimi. Cosa possibile negli anni ’60, ma oggi chissà?
Adriano Celentano, Albano Carrisi, Don Backy, Walter Chiari e altri hanno iniziato la loro carriera a Rimini, come loro stessi hanno più volte ammesso.
Chi aveva una casa, anche modesta, la dava in affitto e andava a dormire nei garage, per guadagnare un po’. Rimini mare cresceva rapidamente e portava molti guadagni ai riminesi. Peccato che oggi non ci siano più tutti i giardini e il verde pubblico di allora.
Negli anni ’60 i giovani erano spensierati, tranquilli, si aspirava ad avere la lambretta o la Fiat 600 e per venire in vacanza dormivano anche in macchina o nelle tende o nelle roulotte nei campeggi. C’erano anche tantissimi bambini che giocavano in spiaggia con secchielli e palette.
La spiaggia di Rimini era tranquilla, ed era il luogo prediletto per le famiglie. Forse è la fine di un’epoca, che ancora rimpiangiamo per la musica, le atmosfere, le sensazioni.
Claudio Cupi
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