Pronto, chi candido?
Gaffes in mondovisione
Svelato il mistero: Berlusconi telefonava per risolvere la diatriba fra Zilli e Lombardi
“Bdoc arfat”: pidocchio rifatto. Il dialetto aggiunge efficacia alla definizione popolana che bolla chi, con espressione più raffinata, è anche chiamato “parvenu”: colui che pensa che i soldi lo rendano di per sé affascinante e simpatico; ma poi, a cena nel ristorante chic, chiama il cameriere battendo il cucchiaio sulla bottiglia e reclamando a gran voce che “è finito il champagne”.
Mettiamo che in un paese di buontemponi un siffatto personaggio diventi capo del governo e partecipi alla riunione dei più grandi leader del mondo. Ve lo immaginate il suo divertimento nel salutarli con un goliardico “cucù”? E con quanta ilarità, nella foto di gruppo, farà le corna dietro la testa di un collega, o la faccetta da Sbirulino alle spalle di Obama e Medvedev, che prima avrà chiamato urlando nell'orecchio dell'infastidita regina d'Inghilterra?
Non si sa più se ridere o piangere per l'inesauribile produzione di gaffes internazionali di Berlusconi; tutte ingiustificabili tranne una, ad onor del vero: l'interminabile telefonata girando le spalle alla cancelliera tedesca, mani in tasca e giacca slacciata, stile sensale anni ‘60.
Non volendo svelarne l'oggetto, ha poi inventato la storia del turco Erdogan da convincere ad accettare Rasmussen come segretario Nato; ma in realtà era alle prese con la bega che di più l'angustia di questi tempi: chi candidare alla Provincia di Rimini? Solo alla Merkel ha rivelato il vero motivo di quella sua apparente sgarberia e lei ha mostrato un cortese interesse: “Io non conosce Zilli. Infece Lomparti è qwello ti puon prodo, vero?”
Berlusconi non vorrebbe Zilli, che gli dicono sia stato visto, una volta, salutare cordialmente alcuni magistrati; ma non riesce neppure a mandar giù l'affronto che subisce il suo tracimante ego nel sapere che la principale motivazione della candidatura di Lombardi sarebbe che l'altro, coetaneo di Berlusconi, “è un anziano settantenne”. Lombardi l'ha capito; e per rifarsi agli occhi del capo, ogni giorno sceglie un nuovo nemico da colpire col suo fucile a pallettoni di ricotta. L'ultimo suo bersaglio è Giuseppe Prosperi, il Preside del Liceo Einstein che per la serietà, la passione ed il rigore del suo ruolo di educatore non può certo essere accusato di quel “lassismo sessantottino” di cui ciancia la malmostosa soubrette che funge da ministro dell'istruzione. La colpa di Prosperi è però ben più grave: ha osato criticare Berlusconi. Lo ha fatto sul giornale, da privato cittadino, non a scuola; ma questo poco importa a Lombardi, che con “logica di regime” si è chiesto, scandalizzato: uno che non ama Berlusconi, come può insegnare ai ragazzi?
Ti è già andata bene, caro Pippo! Pensa se Brunetta non avesse bucato la sua annunciata venuta a Rimini a causa di un altro impegno (assieme all'altro “socialista” Sacconi, si preparava ad aiutare la questura nella conta dei manifestanti della CGIL). Il ministro della “pubblica finzione” aveva già deciso di usarti come pretesto per far partire proprio di qui la sua nuova campagna di “sculacciate riformiste”: contro i presidi che “aizzano” gli studenti a pensare con la propria testa.
Cosa vuoi farci? Con Craxi, “i nani e le ballerine” erano al governo. Oggi, con Berlusconi, sono “il governo”.
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