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Neve de noantri
Alla fine il sindaco di Cesena, Paolo Lucchi, è sbottato così: "E' deprimente vedere come, di fronte ad una situazione di emergenza senza precedenti che ha colpito la Romagna in questi giorni, l'attenzione dei mezzi di comunicazione che non siano locali, enfatizzi soprattutto i problemi di Roma, che sarà la capitale, abitata da milioni di persone, ma che pure si trova a fronteggiare, in fin dei conti, una nevicata di qualche centimetro. Lo dico perchè credo meriterebbe almeno la stessa attenzione il disagio delle decine di famiglie isolate nelle nostre colline ed in altre zone d'Italia, e la straordinaria storia di volontà personale e solidarietà, costruita ora per ora dal prodigarsi delle tante persone che ormai da 5 giorni lottano ininterrottamente per far fronte a questa situazione gravissima".
Una maggiore "attenzione dei mezzi di comunicazione" avrebbe aiutato non più di tanto Lucchi e tutti gli altri sindaci alle prese con l'emergenza neve. Eppure questa disattenzione fa male. E non c'è neppure da credere che Lucchi sia "invidioso" degli obiettivi puntati sul suo collega Alemanno.
Se non sei in televisione non esisti. Era capitato per le alluvioni in Veneto: dopo tre giorni durante i quali la notizia non stava nei primi titoli dei tg, gli alluvionati hanno cominciato a inveire. Non per avere più aiuti (che anzi la loro vanteria era di "cavarsela da soli", di non essere assistiti, anche quando era vero l'esatto contrario), ma solo perché nessuno parlava di loro.
Gnassi a tutto campo
A livello nazionale i temi impellenti sono ovviamente quelli della crisi: fisco, tagli, credito, liberalizzazioni, lotta ai privilegi, e soprattutto come tornare a far crescere le imprese. Abbiamo chiesto al sindaco di Rimini cosa e come si può fare a livello comunale, allargando il discorso agli altri temi che più premono ai cittadini. Signor Sindaco, per dirla alla riminese, "come butta"?
"Gli ultimi mesi ci hanno restituito un clima e parole d'ordine, così traumatiche e devastanti da farci rimbalzare indietro di 60 anni. Paghiamo, tutto in una volta, il conto salato per le pigrizie, le furbizie, il galleggiare. Paghiamo soprattutto l'incapacità strutturale di riconoscere e far crescere a sistema produttivo ed economico i nostri ineguagliabili talenti, paghiamo il non premiare merito e innovazioni ma rendita e corporazioni. La crisi assale i cittadini e gli Enti locali. Ma la crisi che si legge sui giornali si tocca con mano dentro e dietro casa. E' qui, dove di fatto poi abitiamo, che si stanno scaricando gli effetti reali della crisi".
Cosa si può fare per ambiente, welfare, scuole, cultura?
"In questo quadro i Comuni, e quindi il Comune di Rimini, diventano gli avamposti dei servizi, della coesione sociale e della tenuta di civiltà entro cui le famiglie, le imprese, i bambini, gli anziani cercheranno rifugio, sostegno, conforto. Esplodono i bisogni, aumentano le aspettative, diminuiscono radicalmente le risorse. Queste sono le nostre priorità, anche se a tutt'oggi, nonostante tre manovre e una legge di stabilità, il quadro normativo sulle risorse ha ancora punti oscuri. Per la serietà che dobbiamo ai riminesi, dato il quadro in evoluzione gli studi e le proiezioni sulle entrate, non abbiamo ancora deliberato lo schema di Bilancio in Giunta da sottoporre all'approvazione del Consiglio per poi magari modificarlo perché non studiati al millimetro tutte le entrate possibili con tutti gli strumenti a disposizione".
Il colore del male
Riceviamo e pubblichiamo:
buonasera
noto che nel numero 677 manca il commento dell'arresto dei 18 tunisini spacciatori del 20.12, tunisini arrivati e accolti in Italia con il titolo di "liberatori".
Spero di leggerla nel prossimo numero.
Grazie per l'attenzione.
Paolo Rossi
Grazie a Lei per la segnalazione. Ma possiamo, per completezza dell'informazione, aggiungere qualche dettaglio? Per esempio, che l'operazione anti-spaccio si è svolta nel Borgo Marina di Rimini. Dove era stata vivacemente sollecitata prima, calorosamente applaudita poi, innanzi tutto da un comitato composto in gran parte da stranieri, in maggioranza Bengalesi.
E proprio in questo giorni nel Borgo Marina sono partiti nuovi lavori per i marciapiedi e l'illuminazione, mentre altri sono previsti per piazzale Cesare Battisti e via San Nicolò. Opere sollecitate dai residenti, italiani e stranieri, anche durante una festa multi-etnica che aveva posto fine all'ennesima speculazione a sfondo non certo universalista.
Ma torniamo al signor Rossi: non Le viene il dubbio che con un reato non c'entri un bel nulla sia dove è nata la vittima, sia da dove arriva il colpevole?
Prendiamo l'orrendo delitto di Roma, l'uccisione di un padre e della sua figlioletta che teneva in braccio. Agghiacciante il fatto, ma le reazioni? Di ora in ora, secondo le piste imboccate dalle indagini, l'indignazione cambiava addirittura colore politico. "Gli assassini parlavano italiano, anzi romano": sdegno anti-razzista dalle parti della sinistra: vedete come ammazzano i cinesi solo perché stranieri? Ma appena trapela che la povera madre superstite avrebbe fatto cenno ad aggressori slavi, è dalle parti della destra che, tirato un sospiro di sollievo, si può dar via libera al l'esecrazione: vedete, siamo alle solite, dall'est importiamo solo delinquenti, Che si consolida quando viene spiccato il mandato di fermo verso due magrebini.
Il passato non ritorna (quasi) mai
In vigore da aprile con qualche ammorbidimento
Riecco la tassa di soggiorno, spauracchio degli anni Sessanta
Anche da noi c'erano le "vedette", come nei Quartieri Spagnoli. Ma sorvegliavano i quartieri della Marina e non per avvistare le retate della polizia, ma quelle della "Sienda", intesa come Azienda di Soggiorno. Quando all'orizzonte si profilava l'uomo della Sienda, era il fuggi fuggi. Perché tutti in estate vivevamo come in Russia, applicando la formula della coabitazione: la famiglia si restringeva in metà della casa, per ospitare i "forestieri" nell'altra metà. Ma alcuni erano ancora più avanti: andavano a vivere nel garage - rigorosamente abusivo - o perfino nei capanni di legno recuperati dalla spiaggia e piazzati in giardino, riuscendo così a stipare in casa non una, ma due, tre famiglie in affitto. Allo squillare dell'allarme, scattava l'occultamento di tutti questi ospiti fantasma. L'uomo della Sienda non si accorgeva di niente, o fingeva di non accorgersene. E la maledetta tassa di soggiorno era ancora una volta scavidata, evitata. E scavidata per sempre, quando un bel giorno fu abolita. E invece, rieccola, la tassa. Il turismo non è più quello degli affittacamere in nero e si abbatterà quasi esclusivamente sugli alberghi. Come volevasi dimostrare, nessun sindaco della riviera - tranne quello di Bellaria - ha potuto farne a meno. A Rimini il via libera ufficiale è arrivato solo ieri, ma che la tassa di soggiorno sarebbe stata applicata era sicuro. Per togliersi gli ultimi dubbi, bastava guardare le cifre del bilancio comunale: 151 milioni di debito, che fanno più di mille euro ad abitante. Il che ci colloca al 41mo posto in Italia e in una poco invidiabile terza posizione in regione dietro Forlì e Ferrara. L'imposta sarà applicata dal primo di aprile. Non graverà oltre i sette giorni di permanenza, ne saranno esentati i bambini sotto i 12 anni e sarà calibrata in base alla classificazione degli hotel: da 70 a 90 centesimi per quelli a una stella, da 1 euro a 1,50 per i due stelle, da 1,50 a 2,50 per i tre stelle, fino a 3 euro per i quattro stelle, fino a 4 per i cinque stelle.
Il Comune promette di impiegare l'introito per "importanti interventi migliorativi della qualità dell'offerta turistica". Intanto si proverà ad addolcire la pillola con un "kit di benvenuto": lo riceverà ogni turista, che avrà anche l'opportunità di aderire al "Club degli amici di Rimini", con servizi e facilitazioni del valore di 60 euro.
L'incasso previsto è di 6,5 milioni, dando già per scontata un'evasione del 20%.
In mezzo secolo è cambiato tutto, nessun bagnante si sogna più una vacanza in coabitazione, gli affittuari abusivi di ieri non di rado vivono il turismo come un fastidio. Ma l'uomo della Sienda non l'avrà vinta neanche questa volta, qualcuno riuscirà ancora a farla franca.
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