ARTICOLI IN ARCHIVIO

mer 13 mar 2013 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

Vuol essere una "botta d'orgoglio" per il nostro territorio, la vetrina delle buone cose di ottimo gusto che Enrico Santini ha appena inaugurato al Palacongressi: Palato. «Uno spazio vivo e in evoluzione tra enogastronomia, cultura e design, dedicato alla divulgazione, promozione e tutela del nostro patrimonio enogastronomico.» Così recita il sito www.palatorimini.it, uno degli strumenti per realizzarne la scommessa. Quella di diventare un portale concreto e virtuale (tra e-commerce e social network) delle nostre eccellenze, in un luogo che per l'ospite è la soglia della Riviera. «Ho sempre pensato che Rimini potesse essere la vetrina più bella del prodotto enogastronomico, da quello locale al nazionale» riflette Santini. «È un'idea che nasce dalle potenzialità di un turismo che nel tempo è profondamente cambiato. Al punto che oggi rischiamo di perdere il nostro primato, se non immaginiamo un collegamento tra cultura, enogastronomia e ambiente. Partendo da questi dati, con l'apertura di Palato ho cercato di fare la mia parte. Io muovo da una conoscenza dell'enogastronomia collegata al mondo agricolo, ma godo dell'amicizia di imprenditori che sono il Made in Italy, come la famiglia Ferrarini che ha dimostrato come il prosciutto cotto non sia inferiore al crudo, o i Benetton che hanno l'azienda agricola più importante d'Italia. E per l'aspetto culturale ho la fortuna di potermi avvalere del mio professore Piero Meldini, della sua capacità di collegare cibo e cultura - il nome ‘Palato' nasce dalla sua intelligenza, così come quelli dei vini della Tenuta Santini.

mer 27 feb 2013 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

Il segreto di Pulcinella per meravigliosi piatti di pesce è quello che Piero Meldini svela a pag. 87 di "La cucina riminese di terra e mare" (Panozzo): «pesce nostrano scelto, freschissimo e possibilmente di stagione (già, perché c'è una stagione anche per il pesce, oltre che per la frutta e la verdura).» Sta parlando della rostita di pesce e del suo novecentesco "inventore", Bruno Barosi, ma dà anche una ‘bussola' più generale. Fresco, infatti, non basta: ogni pesce ha la sua stagione, cioè il periodo in cui è più buono e saporito. Questo avviene generalmente «nel periodo della riproduzione (quando ha le uova) o è novello», come spiega "Purazi... doni!" (Panozzo), che nel pescato di marzo annovera bianchetti (omni nud), calamaretti (calamèri), la gallinella (mazòla), vari molluschi, sardoni piccoli, sogliola (sfuiatela)... e il nome in dialetto non è un vezzo, perché il miglio zero fa la sua buona differenza. Ne ha fatto il suo core business Mattia Sferlazzo, classe 1991 e ‘figlio d'arte', che vende quello che pesca col suo Erika direttamente sul Porto Canale, al pomeriggio (clima permettendo), e tutte le mattine presso il Mercato Coperto di Rimini. E si racconta sul web c/o www.riminipescefresco.it. «Adesso peschiamo soprattutto mazzancolle, che sono belle grandi, code di rospo, sogliole e moli, ce n'è stata una passata eccezionale, qualche rombo e tra un po' dovrebbero esserci gli scampi, e poi seppie...» mi spiega invece Adamo, patron del motopeschereccio A. Riboty, che incontro ogni mattina mentre porta il suo pescato fresco al Canevone. «Le seppie in inverno si cucinano anche coi fagioli. Di stagione anche il fritto di paranza, le ‘canocie' crude... adesso hanno ancora la ‘cera', le uova, e sono ancora più buone. Tra i molluschi, cominciano anche le ostriche ‘concave' di Cattolica, più buone della Belon francese, ce n'è un banco naturale tra Cattolica e Rimini e si trovano anche al mercato, ma bisogna controllare che abbiano il certificato.

mer 13 feb 2013 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

«L'autarchia torna in tavola dove con la crisi è crescita boom negli acquisti degli ingredienti base come farina, uova, zucchero e burro che non è mai stata registrata prima nel dopoguerra.» In decisa controtendenza rispetto «al calo complessivo dell'1,5 per cento degli alimentari registrato nella grande distribuzione, con un taglio della spesa di 1,1 miliardi di euro sui prodotti confezionati.» Così una ricerca Coldiretti/Censis fotografa l'anno appena trascorso. Aggiungendo che «con la crisi si torna in cucina, ai fornelli dove in media gli italiani trascorrono 56 minuti al giorno nei giorni feriali che salgono ad oltre 69 minuti nei giorni festivi.» Più che una spending review, una "decrescita felice" a base di fragrante ciambella casalinga e tagliatelle dell'arzdora. 
Sapore, convivialità e risparmio, come promette anche il nuovo libro di Cinzia Bauzone, appena uscito da Raffaelli editore: "In cucina contro la crisi - dalla Romagna ricette per piatti semplici, economici e ricchi di soddisfazione". Altro indice del ritorno alla sobrietà, il proliferare di consigli su come riciclare con gusto avanzi e "scarti". Sul web, nei blog come ecocucina.org di Lisa Casali, nei giornali e in libreria, con titoli che rinnovano i fasti di "L'arte di utilizzare gli avanzi della mensa" del romagnolo Olindo Guerrini, che su invito di Pellegrino Artusi compose un saporito e virtuoso "sillabo" di ricette, uscito postumo nel 1918. 

mer 30 gen 2013 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

«"Piada" dicono Pascoli, Panzini, "piadena" il Morri, "piê", "pij" l'Ercolani, "pieda" Francolini e Quondamatteo. Il Prati suppone che "piê" derivi dal romagnolo "pié", "pies" rappigliare, assodarsi (...) oppure dal latino medievale "pladēna"...» così argomenta Enzo Fiorentini in Mo cus'ela sta pieda! (Pazzini). E si potrebbe continuare. 
Insomma, nomi ed etimologie dell'alimento più identitario della gastronomia ‘povera' del nostro territorio sono tanti quanti i diametri, gli spessori e gli ingredienti "aggiunti" alla farina/sale/acqua/strutto tradizionali. 
Anche per questo è ‘storica' la data del 16 gennaio 2013, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto Ministeriale di protezione transitoria della piadina romagnola IGP. Una carta d'identità della ‘vera' piada romagnola, ormai diffusa in tutto il mondo ma non sempre commercializzata in versione genuina, che la accompagnerà sui mercati, rigorosamente fresca e rispondente a un severo disciplinare.
«Una bella soddisfazione, dopo un decennio di battaglie» ci racconta Giovanni Bucci, responsabile CNA Alimentare Rimini, che in questi anni è stato in prima linea. «La procedura di approvazione è tortuosa, dal territorio alla Regione al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Per poi approdare a Bruxelles. E il percorso per arrivarci è stato irto di difficoltà, dalla definizione di un unico disciplinare alla creazione di un Consorzio di promozione che come CNA Rimini e Confartigianato Rimini abbiamo messo insieme con un paziente lavoro... di impasto delle diverse istanze.

mer 16 gen 2013 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Delucca Oreste

 

Nelle domeniche a cavallo fra novembre e dicembre, è tradizione frequentare le sagre di Sogliano, Talamello, Sant'Agata e Mondaino per acquistare il formaggio di fossa.

Non sempre le informazioni riguardanti la natura e la storia di questo prodotto sono complete o corrette, per cui forse non è male qualche puntualizzazione.
Innanzitutto, le fosse usate per la maturazione del formaggio non sono nate a quello scopo, ma sono tutte fosse da grano, utilizzate nei secoli esclusivamente per custodire il grano. Ne parla già Plinio, insieme ad altri storici di età romana, attestandone la presenza in Cappadocia, in Spagna e in Africa. Gradatamente la loro diffusione si è estesa a tutto il bacino del Mediterraneo.
Scopo dell'infossamento (in genere nell'intervallo fra agosto e fine novembre) era quello di conservare il cereale in ambiente fresco e asciutto, sigillato e quindi privo di ossigeno, pertanto al riparo da parassiti, roditori e uccelli. A tale scopo le fosse venivano scavate in luoghi non soggetti ad infiltrazioni d'acqua, rivestite poi di paglia atta ad assorbire l'umidità prodotta in modo naturale dalla completa maturazione del grano stesso. In età medievale, periodo di frequenti turbolenze, l'infossamento del grano serviva anche a preservarlo dai furti, giacché le bocche delle fosse venivano ricoperte e quindi nascoste alla vista degli eventuali saccheggiatori.

 

mer 19 dic 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Arianna e Alberto, i titolari del Ristorante "il Pescato del Canevone" hanno rilevato il locale alla fine del 2008. In questi quattro anni hanno fatto un lavoro eccellente, evidenziandosi come la migliore performance della città per quanto riguarda la ristorazione del pesce di questi ultimi anni.
Perfetta la filosofia di partire dal peschereccio di famiglia, per poi addentrarsi in un menù marinaro non convenzionale, che include anche pesci di grossa pezzatura, con una forte attenzione alla cantina e una grande passione per i distillati, il che ricorda l'Osteria da Marinelli di un decennio fa.
Qui hanno lavorato senza fronzoli, convinti della loro qualità senza ostentarla, a differenza di qualche nostrano autocelebrato punto di riferimento (con la complicità di recensori disattenti) trasformatosi poi in manager seriale.
Il risultato è un locale sempre pieno, in controtendenza rispetto alla crisi del settore, dove è impossibile recuperare un tavolo senza prenotazione tra il venerdì e la domenica.
Ci siamo andati sabato sera in seconda serata e il servizio è stato impeccabile, non evidenziando la stanchezza della corsa lunga, attenti a sparecchiare immediatamente i tavoli appena i clienti si alzavano per non fare sentire dei reduci quelli che indugiavano ancora nel ristorante.
Il menù sulla lavagna cambia di continuo; con alcuni evergreen tipo i gustosissimi gratinati.
Avanti allora con il prosciutto di tonno con San Marzano e olive, la verza stufata con il carpaccio di muggine stufato e i sorprendenti carciofi ripieni di muggine.

mer 19 dic 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Anche il Pesce Azzurro ha dato una mano a Telethon. Attraverso la raccolta fondi organizzata presso i locali della catena - che a Fano, Ravenna e Rimini nel 2012 hanno totalizzato ben 412.470 presenze) sono stati messi insieme 3.463 euro. La somma sarà consegnata al Vice Presidente di Telethon Dott. Omero Toso, mentre il resoconto dell'attività del Pesce Azzurro in favore del progetto sarà presentato il 22 dicembre a Fano, presso la sede della società.

mer 05 dic 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

Natale è alle porte, con le sue tavole apparecchiate che radunano intorno tutta la famiglia; un'opportunità per condividere tutto il buono della tradizione, anche per chi soffre di patologie che implicano restrizioni alimentari, come celiaci e diabetici. Il vademecum per un Natale ‘sostenibile' ce lo fornisce, con tanti auguri, lo staff della Farmacia Comunale n. 6. Cominciando dalla celiachia. Una malattia sempre più diffusa, caratterizzata da un'intolleranza permanente al glutine - proteina contenuta in alcuni cereali come frumento, segale ed orzo - che altera la mucosa dell'intestino tenue, danneggiando i villi e determinando un malassorbimento delle sostanze nutritive. L'unica cura certa, sinora, è «un'alimentazione assolutamente priva di glutine » ci spiega la dott.ssa Antonella Agostini. «La dieta, se seguita rigorosamente (e per tutta la vita), permette la guarigione della mucosa intestinale, con la ricostituzione dei villi. La cosa più difficile spesso, per chi si scopre celiaco, è accettare psicologicamente il cambiamento delle abitudini alimentari: mangiare è anche un fatto culturale!» Specie durante le feste... «Ma, come ripetiamo ai nostri tanti clienti celiaci, è comunque possibile un'alimentazione completa dal punto di vista nutritivo, ricorrendo a carni, verdure, pesce e legumi; e poi c'è una gamma completa di prodotti privi di glutine, qui in farmacia, dalle farine al pane, dalla pasta ai dolci. Così basterà qualche accorgimento per mettere a tavola tutta la famiglia, senza rinunce: con i cappelletti, il torrone, il panettone senza glutine... e se serve qualche consiglio per il menù, basta chiedere! Anche l'Associazione Italiana Celiachia (AIC) fornisce agli iscritti, oltre ad informazioni sempre aggiornate, un prontuario dei cibi che non contengono il glutine neppure come additivo, e dei prodotti specificamente dedicati.»

mer 05 dic 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Sgomberiamo il campo da equivoci, il Quartopiano Suite Restaurant è un locale di alto livello e come impostazione e come prezzo. Lo si nota subito da come è organizzata l'accoglienza e dalla disposizione del servizio. Il posto è bello e gioca con la sensazione inusuale di essere appunto al quarto piano del complesso SGR in via Chiabrer., Inoltre sfata una leggenda metropolitana tutta riminese della "necessità" per un ristorante di dover collocarsi sulla "strada".

Invece non è male salire in ascensore per arrivare al ristorante, un'idea poco da provincia e molto da Europa, che in quel di Rimini mancava.
Lo chef è Silver Succi, che ha avuto come riferimento Gualtiero Marchesi, Mauro Uliassi e il più vicino a noi Gino Angelini. Quindi sappiamo che andiamo incontro ad una cucina elaborata, non banale; anche questo è da mettere in conto quando si affronta una serata.
Insomma, se si viene qui, il bello è proprio fare attenzione a quel che si mangia, perché, fortunatamente, nulla è scontato.
Io ci sono andato di mercoledì, in sala due tavoli di lavoro e cinque coppie, a testimonianza che se si vuole fare bella figura siete nel posto giusto.
I cracker al curry e la crema di carciofi con le vongole che ti portano come overture spinge la mia indolenza su ciò che è buono, vorrei ordinarne otto porzioni con una bottiglia di vino bianco e finirla lì, tanto gustosi sono entrambi. E non abbiamo ancora incominciato.

mer 21 nov 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

La buona notizia è che a Santarcangelo dal 24 novembre torna "Cibo come cultura". Quella golosa è che il 7 dicembre a conversare su storia, mito e cultura dell'olio, "Tra Vergini e extravergini", con l'esperto Stefano Cerni ci sarà l'antropologo della contemporaneità Marino Niola, di cui è appena uscito presso il Mulino il pirotecnico "Non tutto fa brodo". Per Niola, direttore del Centro Studi sulla Dieta Mediterranea del Suor Orsola Benincasa di Napoli ed editorialista di "La Repubblica", tre sono gli alimenti mitici, "a denominazione di origine consacrata": il vino di Dioniso, i cereali di Cerere e l'olio. Perché «c'è un mito all'origine dell'olio. Che lo lega alla democrazia» ci spiega Niola. «Nella disputa tra gli dei per il patronato dell'Attica, alla fine delle ‘eliminatorie' sull'Acropoli restarono Atena e Posidone. Il dio del mare fece scaturire una polla d'acqua salata, emblema del dominio sui mari, la vergine dea fece spuntare un ulivo. Vinse lei, e la città si chiamò Atene. Così l'ulivo, pianta sacra su cui gli efebi giuravano fedeltà alla pòlis, è il simbolo della democrazia occidentale. Anche l'olio ha una forte valenza simbolica, è il ‘crisma' del Cattolicesimo, protagonista di molti riti perchè ‘conserva', promessa di immortalità, e ‘fa scivolare', quindi facilita il passaggio, anche da una vita all'altra. 

mer 07 nov 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Siamo stati all'Osteria della Piazzetta ad autunno appena iniziato. Non c'erano tavoli fuori, c'era invece l'accogliente arredamento interno, proprio da "osteria".
Si respira un grande senso di sicurezza quando si viene qui in Osteria: sarà perché la piazzetta è più ovattata della pescheria, sarà perché la clientela del locale è supercollaudata.
E pensare che Claudio Carlini ci ha provato a dare un'impronta più "tonica" al locale, mettendo in prima linea un servizio fatto di bei ragazzi, maglie nere e bicipiti. Ma poi, guardandoci intorno, ci siamo ritrovati nel locale oramai storico e ci siamo messi in relax.
Pronti, via! Dopo avere appena gustato un preambolo di affettati, ci buttiamo sui primi e veniamo stupiti da dei buonissimi tortelli al formaggio di fossa, così come erano ottimi i ravioli pesto e pendolini; da risentire le tagliatelle classiche, ma qualche volta capita.
Di secondo ci sentiamo raccontare un'ampia scelta di filetti: alla brace, al pepe verde, all'aceto balsamico, la tagliata, poi veniamo intrigati dal pesce.
Carlini è uno che alle 5 è al mercato, quello che ti dà è fresco e, se possibile, con un occhio alla tradizione.
Così ci buttiamo su un fritto con zanchetti e pesci di piccola taglia, appetitosissimi, attorniati da spiedini e code di rospo nostrane. Tutto freschissimo.

mer 07 nov 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Quando l'autunno inizia a farsi sentire è il momento di imboccare la strada per Coriano verso l'Osteria San Maurizio.
Il posto è bellissimo anche d'estate ma quando è un po' più fresco la cucina di Patrizia dà il meglio di sé. 
Oltre alle "proverbiali" tagliatelle all'anatra ed alle fiorentine come Dio comanda, Maurizio vi intrigherà con una litania di zuppe, stufati, stracotti, brasati ed altre leccornie tipiche della cucina autunnale. La più completa carta di chianti e vini toscani della zona finisce l'opera, i dolci sono sempre quelli, creme caramel (spaziale), dolce al cioccolato e gli immancabili cantucci con il vin santo.
Aperto tutte le sere e domenica a pranzo, chiuso domenica sera e lunedì, mettetelo in agenda.

mer 07 nov 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Non perdetevi in Piazza Marini a Santarcangelo la Casa dell'Autunno, ovvero la 27a Mostra Mercato dell'Alimentazione tipica delle Regioni Italiane.
Se in piazza Ganganelli l'enogastronomia romagnola la fa da padrona, in piazza Marini avrete la rara occasione di avere a vostra disposizione l'intera enogastronomia nazionale.
Dal brezel dell'Alto Adige ai formaggi piemontesi, dai salumi umbri alla mortadella emiliana, dai funghi delle Alpi al tartufo di Alagna, insomma una festa con un occhio al portafoglio perché se vi fate prendere dall'entusiasmo ricordatevi che la qualità costa.
Il must è senza dubbio lo strudel Valdostano cotto lì all'istante, una vera poesia provare per credere.

mer 24 ott 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Per noi riminesi è sempre difficile percorrere i 54 km per raggiungere Ravenna, sembra incredibile ma nella nostra testa è più facile fare una scampagnata a Bologna che dista quasi il doppio. Sarà anche per il paesaggio che cambia radicalmente: a noi, che quando andiamo in collina non perdiamo mai di vista la "riga longa e blu" di Tonino Guerra, la costa di Ravenna ci disorienta. Fra tramonti nebbiosi e pinete fitte fitte, e quell'acqua che non sai mai se è quella del mare o quella delle valli. Tutte le volte che l'amico Bottaro mi porta sulla Baiona (che è una valle vicino alla pineta di San Vitale) mi viene da pensare: ma st'acqua resta ferma qui? Non va da nessuna parte?" Invece va, passando per canali e chiuse. Insomma il mare è a 15 km eppure non si avverte. Ravenna è una città molto bella, con dintorni naturalisticamente interessanti, un centro storico curato nei dettagli. Insomma, saranno anche glorie lontane, ma non dimentichiamo mai che qui siamo in una delle capitali dell'impero romano, con tutto il rispetto per i nostri Malatesta. Quindi è capitale anche il reato di andare a Ravenna senza vedere almeno il mausoleo di Galla Placidia, quello di Teodorico, e tutte le chiese bizantine che con i loro mosaici hanno addirittura influenzato la pittura di Gustav Klimt, arrivato qua ai primi del 900' da Vienna. Il centro ha ancora uno shopping "di livello, ma a un certo punto arriva ora di cena. Il nostro consiglio è il ristorante "Cappello", in pieno centro, in via IV Novembre (www.albergocappello.it). Siamo vicini alla stazione ed alla Rocca Brancaleone; il locale è ricavato da un antico albergo, la cui memoria si perde nella notte dei tempi, al punto che la tradizione vuole che in questo luogo sia nata Francesca Da Polenta, poi "da Rimini": sì quella dell'inferno di Dante e del libro galeotto.

mer 24 ott 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Se avete la necessità di usare la pausa pranzo non per un panino al volo ma per un appuntamento serio, magari galante (non si sa mai) tenetevi a mente il Quartopiano Suite Restaurant.
Il buffet è di qualità e cambia quotidianamente, anche se il tempo è poco il posto vale la pena. Se non altro per la vista mozzafiato sulle colline e l'inedita esperienza "newyorkese" di salire al ristorante in ascensore.
Poi potete buttare lì, tra il serio ed il faceto, di tornare una sera a sentire la cucina di Silver Succi. Se dice sì cambiano le prospettive, sia perché la cucina serale è tutta un'altra cosa, sia perché si passa da un invito in pausa pranzo a un invito a cena, poi si vedrà...

mer 24 ott 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Un altro invito di alto livello, una ulteriore, preziosa esperienza di lavoro, oltre che umana. E' la trasferta di Gian Paolo Raschi, chef dello stellato Ristorante Guido di Miramare, verso Hong Kong. L'occasione è la quarta edizione di Italian Cuisine & Wines World Summit, che si terrà dall'1 al 10 novembre: il meglio delle eccellenze enogastronomiche italiane e i migliori talenti sui fornelli, protagonisti in prestigiosi workshop e memorabili pranzi e cene. Fra gli oltre 20 chef italiani prescelti c'è anche Raschi, l'eccellenza della ristorazione di pesce, l'unico stellato della Provincia di Rimini che, assieme ai suoi colleghi provenienti da svariate località della penisola sarà ospite nei migliori ristoranti italiani di Hong Kong. Raschi e colleghi metteranno la loro firma su carrellate piene di prelibatezze, per confermare anche in Cina l'eccellenza Italia, una delle migliori cucine del mondo.
Per info 3394478217.

mer 10 ott 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Siamo capitati al Ristorante Le Logge alla fine di Viale Trieste a 50 metri da Viale Vespucci, in una sera d'ottobre.
Le Logge è proprio un bel posto, l'ambiente è rilassato. E poiché si mangia bene, ci si diverte sempre.
L'ottima pizza accompagnata da un'ampia scelta di tipologie accontenta anche i più piccoli. Abbiamo preso una margherita come antipasto tagliata a spicchi. Niente da dire, pizza sottile ottima.
Quando entro qui penso sempre alla carne, sarà che sono affascinato dalla storia del chimichurri, - il condimento sudamericano per la carne fatto con olio, aceto e 13 spezie rigorosamente top secret - sarà perché i tagli sono sempre accurati così come la cottura, insomma prendo sempre quella strada quando arriva il menù.
Sino a che Alessandra, l'intrigante proprietaria, mi propone un percorso di pesce; sarà per la sorpresa, sarà per la profondità degli occhi neri, mi faccio convincere.
Così dopo la pizza ordino tagliolini allo scoglio e una rustìda di pesce accompagnata da alcuni contorni. Che qui non sono banali: spinaci al burro, verdure alla brace e patate al forno, insomma non la solita insalata.
I tagliolini allo scoglio sono subito una sorpresa: eccellenti. Anche il mio amico Marco che li assaggia con me conferma. Una scelta azzeccata con i gusti equilibrati, senza che la presenza di vongole e cozze prenda il sopravvento sulla delicatezza degli altri ingredienti. Bravi!

mer 26 set 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Delucca Oreste

 

Da bambino abitavo in un piccolo ghetto a contatto con la campagna. Perciò la vita e il lavoro dei contadini mi erano familiari, facevano parte del mio orizzonte. Lo dico perché i giorni scorsi, tornando a rivivere il rito della vendemmia, si sono ravvivate in me sensazioni forti, sopite nel tempo, ma mai cancellate.

Sono stato a Friano, un poggio situato fra Ospedaletto e Mulazzano. Oggi solamente il nome della strada ci ricorda questa località, che in passato era invece importante: aveva una chiesa dedicata a San Bartolomeo, un gruppo di case, una "tomba" (cioè un palazzo fortificato). La sua posizione, rivolta al sole di mezzogiorno e alta sull'alveo del torrente Marano ne faceva un sito ideale per l'agricoltura e piacevole per il soggiorno. Non a caso il suo nome deriva dal latino "Ferianus", cioè luogo di festa e di vacanza. I frammenti delle anfore di età romana che si rinvengono ancora nei campi ci assicurano che anche le sue terre ospitavano quegli ubertosi vigneti posti a sud di Rimini che gli storici antichi - da Catone a Varrone, da Strabone a Plinio e Columella - decantavano per l'alta produzione di vino.
La coltura della vite non è venuta mai meno e le carte d'archivio medievali sono ricche di notizie riguardanti la presenza - a Friano - delle vigne e dello strumentario per la vinificazione. Ma nel prosieguo di tempo i suoi poderi si sono caratterizzati per una vita piuttosto stentata, fino al marcato declino riscontrato in anni piuttosto recenti, quando l'agricoltura appariva una attività quasi disdicevole e tutta la premura era rivolta al turismo.

 

mer 29 ago 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Piva Beatrice

Se ciò che cercate è la scoperta dei sapori autentici del nostro territorio, ma anche di una atmosfera unica, raffinata ed elegante, di una cornice prestigiosa e familiare, allora il Ristorante I Tre Re non deluderà le vostre aspettative. Abbarbicato alla sommità della collina di Poggio Berni, vi si gode una vista mozzafiato. Dalle vetrate del ristorante, come dai balconi delle accoglienti camere e dal giardino, si offrono splendidi panorami che fanno da cornice a pranzi e cene di quelle che si ricordano. Il Tre Re esiste da molti anni e chi lo ha conosciuto tutto questo lo sa già. Ma ora c'è una nuova gestione, che ha arricchito gli ambienti di nuovi colori e arredamenti raffinati. Toni bianchi e sabbia, soprattutto, per dare più luce a muraglie secolari: qui sorgeva un torrione trecentesco. 
A esaltare l'autenticità dei sapori del nostro territorio ci pensa lo chef Stefano Ciavatti, con proposte di menù che attingono alla tradizione, rivisitate con combinazioni di deliziosi sapori. Tra i piatti offerti anche due degustazioni, di mare e di terra. 

mer 01 ago 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Il Borgo è quello di San Giovanni. All'inizio fu Nonna Ciadina, ovvero Annunziata, e che 50 anni fa si inventò un negozio di piade, una vera pioniera. Poi, 20 anni fa, continuarono i figli in via Bertola, ora tocca ai nipoti Mauro e Barbara a mandare avanti la Pieda de Borg in via XX settembre. Ma è già pronto il pronipote Giacomo, che scalda i motori alla scuola di specializzazione da cuoco."Ma quando c'è la festa del borgo mettiamo in campo tutta la squadra, nonna, mamma e figlio" ci dice con orgoglio Barbara.
La passione per la piada non è cambiata con il passare delle generazioni. Acqua, sale,farina, strutto e bicarbonato, questi gli ingredienti che sanno tutti; ma in più c'è tutta una serie di piccoli segreti e accorgimenti che i titolari non riveleranno neppure sotto tortura.
44 tipi di cassoni a disposizione del cliente: sono lontani i tempi quando c'era solo il "rosso" ed il "verde", che non erano i soprannomi delle Iene di Quentin Tarantino, ma rappresentavano allora la novità del momento. Però qui il cassone verde viene fatto sempre alla stessa maniera, da aprile ad ottobre rosole, da ottobre ad aprile bietole e spinaci, le rosole macerate, le bietole e gli spinaci cotti con l'aggiunta dell'immancabile aglio.
Fanno bella vista sul banco un cumulo di piade sfogliate; una ghiottoneria che mi ricorda mia madre che quando le faceva mi aggrappavo al suo "zinale" per averne un pezzo in anticipo.

mer 01 ago 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

La notizia non è che Vittorio si è tolto gli anni. La notizia è che da 25 anni ci allieta con risotti e fritto, rustìda e tagliolini allo scoglio, qualche volta con il baccalà.
Si sta sempre bene da Marinelli se ne è accorto anche Gene Gnocchi di recente ospite del ristorante.
Per il 25° anniversario Vittorio si è inventato una vera bazza, in giorni prestabiliti un menù a 25 euro escluso bevande insomma con circa 30 euro cenate vino acqua e caffè compreso.
Tutte le informazioni sul sito www.damarinelli.it ed un grazie di cuore allo chef, sempre all'altezza della situazione, sempre discreto in una parola bravo.
Altri 25 di questi anni Vittorio, brindo alla tua salute.

mer 11 lug 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Mancava nell'offerta gastronomica riminese e puntualmente è arrivato. A Miramare in Viale Principe di Piemonte 2, ha aperto il ristorante PesceAzzurro, in realtà l'ultimo anello di una catena formata da 4 ristoranti collegati dalla filosofia del nostro pesce "povero". 

Povero si fa per dire, perché in realtà il pesce azzurro da anni è stato sdoganato come un alimento ricco di sostanze positive tra i quali l'omega 3, gli acidi grassi panacea contro il colesterolo "cattivo" e la pressione arteriosa.
Ma il pesce azzurro è anche ricco di vitamine, sali minerali e fosforo quindi, rappresenta un alimento completo e di grande qualità.
Chissà cosa direbbero i nostri nonni. Loro che la saragheina la mangiavano a chili cotta sul "focone" perché era un pesce povero e disponibile, come del resto le poveracce che non a caso si chiamano così, perché raccogliere sulla spiaggia non costava nulla.
Insomma, una volta tanto erano i diseredati a essere trattati meglio dei signori, pur "a loro insaputa". Più o meno come succedeva nei Carabi, dove in passato il pesce veniva dato da mangiare agli schiavi di colore mentre gli spagnoli ricchi si facevano venire la gotta mangiando solo carne.

mer 11 lug 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ortalli Matteo

Dopo 25 anni di mode "nottambule", aperitivi, cene e musica, era il momento di svoltare e tuffarsi in una nuova avventura, fortemente improntata sulla ristorazione di qualità e su altre interessanti novità. 
Ha inaugurato da qualche settimana il nuovo Makkaroni in viale Dante a Riccione, ora un vero e proprio ristorante ma anche uno spazio polifunzionale in cui acquistare i prodotti che vengono serviti o i complementi di arredo che più hanno colpito. 
Una nuova avventura accompagnata da tanto entusiasmo e dal forte carattere emiliano romagnolo, come sottolinea il titolare storico Tiziano Rosignoli: "Dopo tanti anni era il momento di cambiare, l'idea è quella di un ristorante aperto non solo di sera e che valorizzi al massimo i prodotti della nostra regione, sia di terra che di mare, con una cucina di qualità legata alla tradizione a partire dai 15 tipi di pasta fresca".
Tradizione ma anche innovazione, con lo store in cui comprare dopo cena i prodotti che più hanno stuzzicato il palato: "E' una tendenza che nelle grandi città è presente già da qualche anno, in parte l'abbiamo seguita e in parte abbiamo ascoltato l'esigenza dei clienti che in passato volevano acquistare la bottiglia di vino che avevano sorseggiato a tavola o la speciale confettura; oltre ai prodotti enogastronomici si potranno acquistare anche diversi complementi di arredo".

mer 11 lug 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Ci si inoltra in un pezzo di antropologia del territorio: a Rivabella dopo il deviatore girate a destra e costeggiatelo sino al mare. Qui vi imbattete nel Sea Sun, un baracchino gestito da Filo con alcuni soci. Il posto è bellissimo, d'altri tempi, ti viene voglia anche di stenderti sui lettini con una ragazza come si faceva appunto in altri tempi dove tutto era più semplice.
Che ci sia una festa o solo la musica sudamericana, ci sia un pacco di gente o non ci sia nessuno, si sta sempre benissimo, le birre sono quelle giuste ed il mojito è fatto bene.
Domenica pomeriggio dalle 18 c'è sempre un concerto.
Lo spirito anarchico è ancora vivo a Rivabella, un pezzo di mare d'altri tempi che resiste alla globalizzazione.

mer 27 giu 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

 

Sabato 30 giugno e domenica 1° luglio, dalle ore 18 alle 24, si terrà nel Centro Storico di San Leo la prima edizione della manifestazione "San Leo Borgo DiVino", una rassegna che raccoglie, nella splendida cornice antica della "Capitale del Montefeltro", decine di cantine e aziende agricole del nostro territorio. L'acquisto del carnet (10 Euro per la possibilità di assaporare 5 vini selezionati a propria scelta, serviti nell'apposito bicchiere realizzato per l'occasione) si affianca alle numerose degustazioni offerte agli ospiti dalle aziende partecipanti, caratterizzate da eccellenze gastronomiche (su tutte formaggi, olii e salumi) rigorosamente "a chilometro zero".

Per informazioni: Ufficio Turistico IAT Numero Verde 800 553 800 www.san-leo.it

 

mer 27 giu 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Siamo tornati all'Osteria delle Storie di Mare con molta apprensione. Le vicende sono note, la vecchia gestione che chiude precipitosamente e malamente, il ristorante che resta serrato, le terrazze sul porto buie e poi la riapertura.

In questi casi il sottoscritto ha sempre paura di non trovare più l'anima del posto che era, come quando rincontri un amore passato, ma come dice Guccini "le frasi rimanevan dentro a noi".
Quindi ho fatto i due piani a piedi con calma (ricordo che il ristorante è al secondo piano di fronte al mercato del pesce all'ingrosso in via Sinistra del Porto) e, prima lieta sorpresa, siamo stati accolti con molto calore. Accoglienza professionale, ma cordiale ed informale e questo è servito a rompere il ghiaccio.
Arredo del locale invariato. Carta dei vini non enorme ma "giusta", che spazia su tutta Italia con una buona scelta di friulani e i pezzi forti di casa nostra, l'Aulente di San Patrignano e la Rebola di Vecciano. 
Menù chiaro, intrigante sin dagli antipasti, quelli caldi: seppia con i piselli, mazzancolle al vapore, frittatina di schille, insomma non solo cozze e vongole.
L'antipasto freddo era eccellente; branzino al finocchio, tonno con cipolla rossa e mazzancolle alla catalana, oltre all'onnipresente salmone (che io in generale lascerei nelle terre del nord) e un'insalata di polipo unica concessione alla "globalizzazione" enogastronomica locale.
Come primo ho assaggiato dei passatelli asciutti al filetto di sogliola eccellenti, mentre gli strozzapreti zucchine e gamberi sono da rivedere.

mer 27 giu 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Una manifestazione dedicata a giovani e meno giovani, ma tutti con la stessa passione per Bacco....
Tour De Vin nasce dalla richiesta e dalla volontà del Comitato di Via Torre di Bellaria, e animare le vie del cuore del paese.
Saranno due giorni di musica, spettacoli e ovviamente il tanto amato Vino, accompagnato dalla nostra piada e, per gli amanti del mare, anche da pesce fritto al sacchetto.
Ma protagonista sarà lui, il nostro vino, con tutte le sue caratteristiche territoriali e i suoi profumi.
Il programma prevede per sabato 30 giugno alle ore 20.30 in via Torre a Bellaria l'apertura delle strutture in legno che ospiteranno le nostre migliori aziende del territorio, che faranno conoscere le loro eccellenze e capire quanto sentimento e impegno servano per rendere così unico questo prodotto.
All'ingresso della via Torre ci sarà un punto dove verranno messi a disposizione i calici per le degustazioni.
Inoltre la tradizione romagnola sarà rappresentata anche da dimostrazione e laboratori di stampe su tela, ceramiche artistiche e testi per cuocere la piada.

mer 27 giu 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

All'Osteria la Chiacchiera, sotto il cielo di stelle di Covignano, tra un gustoso primo e una stuzzicante piadina, dal 13 giugno è iniziata una rassegna musicale, per completare armonicamente la delizia dei cinque sensi. 
Dopo i primi due appuntamenti (quello del 13 e quello del 20) han visto le esibizioni di Sergio Casabianca con il suo show che fonde teatro, canzone e cabaret e i rocker Cardelli Bros, la rassegna continua con i live di Filippo Malatesta (il 27 giugno), Del Barrio (11 luglio) e Gloria Turrini (il 18).
Filippo Baschetti, in arte Malatesta, suona dal 1984, ma il successo arriva solo nel 1992 con "La Figlia del Re" che lo porta in tour internazionali e in tv. Ha collaborato con Syria ed è proprietario del locale Vincanto di Verucchio. I Del Barrio, sono un gruppo argentino e la loro performance è un viaggio-omaggio nella tradizione di questo colorato Paese e nell'America latina. Di altro genere sarà la serata con l'accompagnamento musicale di Gloria Turrini, un'artista che spazia tra il soul, il blues, il funk e l'acustico. Tre date coinvolgenti per l'udito e il palato!

mer 13 giu 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Non vogliamo inseguire Italia Nostra segnalandovi i giardini più belli dello Stivale, ma semplicemente seguire un filo conduttore dei posti dove cenare all'aperto, dove tirare tardi sotto il cielo stellato, magari accendendosi un mezzo toscano quando la clientela si è diradata.
Lungi da noi analizzare tutti i posti all'aperto; ve ne segnaliamo solo alcuni particolarmente interessanti.
Per iniziare con la scelta più inconfutabile, una delle viste più belle della riviera è senza dubbio al ristorante Bellavista di Montescudo. Ci si siede ad assaggiare le specialità della casa avendo sotto gli occhi lo sfavillio della riviera, così vicina eppure così lontana. Mozzafiato.
Al ristorante la Chiacchiera (d'estate aperto solo alla sera) si ha lo stesso effetto, ma il mare sembra di poterlo toccare, perché è il ristorante è in cima al "Paradiso" di San Fortunato, mentre nella direzione opposta lo sguardo abbraccia l'arco delle colline dei crinali dell'Appennino .
Invece alla trattoria Santa Colomba di Montecolombo, che era una vecchia scuola, i pochi tavoli all'esterno sono quasi sulla strada, ma con il vantaggio che sulla strada non passa praticamente nessuno. Atmosfera rilassata in un altro fra i più belli dei "balconi" sulla riviera, con vista sul verde e le rocche della Valconca.
Scendendo verso Rimini, a Coriano c'è l'osteria di San Maurizio, un bel giardinone all'esterno di una grossa casa colonica. Il posto è appartato, quindi potete gustarvi la fiorentina con le verdure in tutta tranquillità. Poi, ultimamente, Maurizio è diventato meno intransigente e si può arrivare tardi e tirare tardi, naturalmente prenotando.

mer 13 giu 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

I miei amici che vengono da Tunisi dicono che è il kebab migliore di Rimini. Io non ho una competenza così affidabile, ma il kebab di Etfak Fast Food kebab in piazza Clementini di fianco al ristorante Europa, è veramente buono.
Talmente buono che il locale si è allargato e ora non occorre litigarsi i posti seduti.
Lo stile è sempre quello essenziale, con il patron Amir ieratico dietro il bancone che ti dice: "Lo vuoi con tutto? Panino o piadina?", e via con insalata, carne, patatine e salse varie.
Ma essendo i gestori pakistani e osservanti, da bere non troverete alcoolici, neppure birra: quindi tè freddo, acqua o Coca Cola. Si può fare.

mer 13 giu 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Verdicchio di Matelica 2011 Collestefano

Ecco un grande vino che non ripulisce il portafoglio!
Questo Verdicchio, da uve biologiche, è uno splendido compagno per tante cene estive. L'azienda Collestefano solo quest'anno ha introdotto un rosato da uve Sangiovese e Cabernet; sul Verdicchio si sono sempre concentrate le attenzioni dell'azienda di Castelramondo (Mc). Naso ricco di note agrumate e bocca minerale e sapida sono sempre il marchio di fabbrica di un vino, pronto per la beva appena messo in commercio, ma grandioso se "aspettato" per almeno un paio d'anni. Ho sentito degli sgomberi richiedere espressamente questo bianco prima di essere messi sulla gradella... giuro! Vincitore di premi prestigiosi dalle riviste di settore, a dispetto del prezzo. In enoteca a € 8.50.

mer 30 mag 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

I gesti appartengono ad un sapere antico, sedimentazione di movimenti acquisiti da generazioni passate a contatto con il mare e con i suoi frutti.
Mentre un pescatore esibisce i suoi prodotti sulla barca, quello dietro pulisce le seppie tra sbuffi di nero e membrana scivolosa prontamente lavata in un secchio di acqua marina.
A fianco una cassa di cefali in acqua vivi, in bella mostra un rombo che ancora boccheggia:"35 euro al kg, è un kilo e tre glielo lascio per 38" .
Troppo, il rombo diventa l'oggetto del desideri,o ma chi fa fatica ad arrivare a fine mese 12 euro a persona per un pasto a casa per tre non si possono spendere. Quello allevato in Spagna della Coop costa 14 euro al kg ed è buono, ma non ha il sapore del mare appena lasciato.
"Non è che una volta certi pesci non c'erano, c'erano!" Attacca Claudio Carlini davanti ad un caffè da Spazi in mezzo alle bottiglie in bella mostra che sono come le donne, le vorresti amare tutte ma non è possibile, occorre scegliere.
"E' che quando eravamo piccoli noi, chi si poteva permette spigole, orate e rombi. E allora via con i sardoni, gli sgombri ed il pesce di stagione".
E' vero Claudio però io gli sgombri alla Coop o nei banchi del mercato che dicono la provenienza: "Atlantico orientale" non li compra. 

mer 16 mag 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

"Sono passati 20 anni da quando aprimmo il negozio di 50 mt quadri ma sembra una settimana, questo perché il lavoro non mi pesa, anzi non mi sembra neppure di lavorare nonostante gli impegni, sono un uomo fortunato".
Così esordisce Renzo Agostini. E' una bella storia questa di Terra e Sole un'azienda di 300 mtq con 24 dipendenti, una realtà a livello nazionale che nasce da una passione ed un'esigenza.
La passione per il biologico per tutti, l'esigenza di condividere questa passione tra Renzo e Antonella, all'epoca lui sindacalista edile, lei troppo sola a casa. Così i due decisero di dare uno sbocco al loro interesse per tutto ciò che era naturale e di stare più tempo insieme. Ed eccovi servita la favola di Terra e Sole.
"Iniziammo nel 1979 a fare convegni ed incontri - continua Renzo Agostini - con in testa l'idea di non creare barriere come spesso accadeva a chi si occupava di naturale. Dovevamo portare dentro più persone possibile in questa filosofia, non costruire cancelli, insomma veicolavamo uno stile di vita senza estremismi. Il negozio è stato il secondo passo di questa attività".

mer 16 mag 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Chambave Muscat 2010 Anselmet - Villenueve (AO)

Moscato secco di montagna, siamo infatti in Valle d'Aosta con vigneti sopra i 500 mt. Profumato, con i sentori di un Moscato dolce, ed Aromatico ma non stucchevole, anzi quello che prevale è la freschezza e la sapidità. Vinificazione e maturazione in acciaio. Ottimo per un aperitivo o una cena di pesce. € 10,00

Fontalloro 2007 Felsina - Castelnuovo Berardenga (SI)

Spettacolare interpretazione di Sangiovese Toscano di Castelnuovo Berardenga nel cuore del Chianti Classico. E' un vino che non serve aspettare "l'occasione" che a volte non arriva per aprirlo, stappare una bottiglia del genere è già un'occasione. Vino di grande corpo e struttura che ti entusiasma appena lo assaggi e vorresti che la bottiglia non finisse mai. Un anno e mezzo di barrique. Provalo con della carne alla griglia o con formaggi stagionati. € 32

mer 16 mag 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Una buona notizia per gli appassionati di cucina riminesi, il ristorante pizzeria Le Logge in Viale Trieste è aperto anche a mezzogiorno.
Niente pizza a pranzo ma tutto il resto c'è: pesce di qualità, ottimi piatti di carne, l'immancabile salsa chimichiurri da servire con l'entrecote tipico dell'Argentina e le lasagne della mamma.
Insomma la qualità e la cortesia di Alessandra e Carlo si possono visitare anche a pranzo e non soltanto la sera sino a tardi.

gio 03 mag 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

In questo periodo nei campi, nelle aiuole, nei fossi, se guardate bene troverete una quantità di finocchio selvatico.
E' una pianta infestante, quindi se lo individuate state sereni, l'anno dopo ci saranno un numero doppio di piantine, da noi è famoso perché va usato nel coniglio in porchetta, piatto "storico" della gastronomia riminese.
Io invece volevo farvi percorrere un'altra strada più intrigante, una strada che vi porta a sud ma i cui ingredienti sono qui. Insomma un modo per fare diventare Rimini Mediterraneo vero, quello dei muri a secco bianchi, del frinire delle cicale e del solleone da isola.
Gli ingredienti sono complessi per un primo piatto. Noi non ci siamo abituati, ma il risultato è sorprendente.
Rimediate il finocchio - che essendo selvatico va raccolto ed è quindi motivo di grande soddisfazione - andate al porto e comprate mezzo chilo di sardoni (ve li tirano nella schiena a massimo 3 euro al kg, anche questo dà l'idea di una cosa nostrana), se non avete tempo di andare al porto comprateli in pescheria!
Pulite i sardoni togliendo la testa e la budella, poi separate la lisca dalla carne operazione lunga ma semplice (basta provarci, la lisca si stacca facilmente).
Mettete a bollire per dieci minuti il finocchio selvatico, scolatelo e tenetevi l'acqua, ammollate un pugno di uva passita per un quarto d'ora, poi tritatela insieme ad una uguale quantità di pinoli.

gio 03 mag 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Parte dello Chardonnay viene maturato in barrique. Il vino sosta 60 mesi sui lieviti. E' una profusione di aromi, al palato è uno straordinario equilibrio tra morbidezza ed acidità con piacevolissimo e gustoso finale vanigliato.
Eccezionale da aperitivo, ma anche a tavola: carne o pesce? Fate voi!
E' lo spettacolare Trento Doc "Methius" di Dorigati. Venerdì 4 maggio alle ore 21 verticale di 5 annate: 2001 - 2003 - 2004 - 2005 - 2006. Sarà con noi Michele Dorigati a parlarci delle sue bollicine.
In abbinamento: Crudité di mare - Pasta battuta con le seppie e i piselli - Gratinati. Costo serata 30€. Per info e prenotazioni 347-9178893 Massimo.

mer 18 apr 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Gian Paolo Raschi, chef stellato del ristorante Guido, ha partecipato dal 15 al 17 aprile alla edizione 2012 di Gusto in Scena. L'evento era Chef in Concerto, il palcoscenico, la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista. Oltre venti chef stellati, sono stati chiamati a scoprire le proprie carte in fatto di alta cucina, sulle acque del Canal Grande. Il tema centrale di questa edizione era la cucina interpretata con e senza il sale. Raschi vive e annusa sale dal suo ristorante sulla spiaggia di Miramare: per lui, la sfida è stata fortissima e ha presentato Amarcord (ricordo di una grigliata senza sale) e Bassa marea in Adriatico, dove il sale veniva sostituito da una concentrazione di acqua di mare sterilizzata.

mer 18 apr 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Incontro Luca Ioli in città, succede spesso la mattina presto e mi dice a bruciapelo: "Mi fai due righe sulle bolle?". Malgrado l'ora capisco che non vuole una recensione di "Mille bolle blu" di Mina, bensì una piccola descrizione di quello che si può considerare il fenomeno vinicolo del momento: i vini frizzanti.
Natale... Pasqua... un turbinio di bolle di tutti i generi... Lambrusco... Prosecco... Moscato... Franciacorta... Champagne!
Chi non ha avuto tra le mani, a meno che non sia gravemente afflitto da astemia, una bottiglia "champagnotta" durante i periodi festivi appena passati? Provo a riassumere brevemente qualche caratteristica fondamentale di questi grandi vini.
Il consumo delle "bolle" in Italia ha registrato un aumento considerevole negli ultimi due o tre anni. Le mode hanno avuto una parte importante in questo incremento, ma se le mode passano la passione per questi vini è rimasta.
Come sempre in Italia si sono creati subito due schieramenti ben distinti: gli amanti delle bolle più semplici, meno impegnative, legate ad un sistema di vinificazione denominato "Charmat" che prevede una fermentazione unica di tutto il vino in grossi contenitori generalmente per pochi mesi (in questo modo si ottengono per esempio, Il Prosecco, il Moscato d'Asti, il Lambrusco... tra i più diffusi) e chi invece desidera vini più complessi, più intriganti e, non me ne vogliano i primi, più fini. 

mer 04 apr 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

«O êlta o bassa, l'è inveran infena a Pasqua», recita un proverbio riportato da Luciano De Nardis in "La Piê" (15; 1946), che sancisce lo status di Pasqua come festa «dell'avvenuta rinascita della primavera e della vegetazione, il "ricominciamento" che libera dal buio e dalla stasi invernale», come Eraldo Baldini spiega questo momento del "tempo circolare", col suo "margine" di purificazione liturgica e di temperanza alimentare, la Quaresima. Che poteva portare a manifestazioni estreme, poco gradite alla Chiesa. «Fanno alcuni nella settimana santa», scrive il parroco di Collina nel 1811, «la cosidetta trapassata. Mangiano essi al fermarsi delle campane il giovedì santo, né più si cibano o bevono sino al segno della gloria nel sabato santo». 

Sempre nella cornice della purificazione collettiva, dalle nostre parti esisteva la tradizione di una sorta di "capro espiatorio". Scrive il De Nardis: «Nei giorni della settimana santa - e più spesso la mattina del lunedì o mercoledì, per la consuetudine dei mercati - viene condotto per le strade del borgo il bue grasso di Pasqua». Decorato da fasce rosse e infiorato come una vittima sacrificale, l'animale "raccoglieva" le impurità collettive, prima di essere macellato. 
I riti della settimana santa prescrivevano inoltre la rituale visita ai "sepolcri" del giovedì santo, poi il venerdì «si legano le campane, si inizia il digiuno ristretto che termina al mezzodì del sabato. (...) Il venerdì santo governa nel mondo Barabba. In tal giorno si imbottiglia il vino perché abbia poi a spumare». 

mer 04 apr 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Chi si ritiene anche un semplice appassionato del nettare caro a Bacco conosce Le Pergole Torte, etichetta toscana mitica che ha diffuso il verbo del Sangiovese prima in Italia poi nei cinque continenti.
Le Pergole Torte prende il nome da un'antica vigna piantata nel 1967. Le uve, raccolte nella loro piena maturità generalmente dopo il 10 ottobre, vengono vinificate con una macerazione prolungata e continui rimontaggi per poi sostare due anni in legno. I primi sei mesi in barrique nuove per un terzo; i restanti diciotto in botti di rovere di Slavonia.
E' stile allo stato puro. Inconfondibile. Grazie a un'acidità sottile e profonda, a una bellissima sapidità, a un tannino lieve e mordace come è nel Sangiovese. E' per me un grandissimo vino.

mer 04 apr 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da

Riguardo l'articolo intitolato "Intervista a Claudio Carlini" a firma Luca Ioli, apparso su Chiamami Città in data 22 febbraio 2012, vorremmo chiarire l'inesattezza dove il sig. Carlini dichiarava di aver subito una multa di 1.040 Euro perché deteneva dell'olio al peperoncino in cucina. In tale intervista veniva indicata come legittima invece la condizione di detenzione di olio di oliva addizionato con peperoncino qualora fosse stato utilizzato per l'uso diretto ai clienti e quindi posto nei locali adibiti alla ristorazione. Ebbene i precetti normativi che disciplinano la proposta al consumo dell'olio di oliva sanciscono esattamente il contrario, infatti, l'art. 4, comma 4 quater della Legge 11 marzo 2006 n. 81 ("Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, recante interventi urgenti per i settori dell'agricoltura, dell'agroindustria, della pesca, nonché in materia di fiscalità d'impresa") recita: "Al fine di prevenire le frodi nel commercio dell'olio di oliva ed assicurare una migliore informazione ai consumatori, e' fatto divieto ai pubblici esercizi di proporre al consumo, fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, olio di oliva in contenitori non etichettati conformemente alla normativa vigente". 

Pertanto da diversi anni non è più possibile servire al tavolo olio di oliva, anche addizionato con peperoncino, contenuto in confezioni non etichettate conformemente alla normativa di settore (D.Lgs. 109/92), come ad esempio le classiche ampolle anonime.

mer 21 mar 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Cicchetti Stefano

C'era una volta la Quaresima. A dire il vero, le prescrizioni alimentari di natura religiosa in Occidente non hanno mai assunto un carattere oltranzista. Fu la Controriforma, da metà ‘500 in poi, a ripristinare un rigore che si era andato affievolendo. Tornò allora l'obbligo tassativo di mangiare "di magro": oltre alla carne, si doveva rinunciare al lardo, allo strutto, alla maggior parte dei latticini e ai rossi delle uova, da sostituire con "li soli bianchi".
"Esci tu, porco ghiottone, entra tu sarda salata" diceva un proverbio umbro.
Restavano perciò: pane comune, polenta, ortaggi, minestroni, zuppe di magro fatte di sole erbe, farinate di fagioli bianchi e pasta. Anche se le rinunce culinarie erano tante, ci si consolava con le variazioni dei cosiddetti ravioli di magro, dai tortelloni emiliani e romagnoli a base di erbe, fino ai sardi culingionis.
Ma in Quaresima era ammesso il pesce fresco o salato, seccato, affumicato e marinato. Vero "companatico" della povera gente, era l'aringa. Doveva, come dice Bertolt Brecht, "solitamente bastarne una sola per tutta la famiglia, sia che toccasse affumicata o ravvivata ai ferri".
Forse nelle nostre case più povere non si conosceva l'artista tedesco, ma in compenso il suo concetto era fin troppo noto: si teneva la renga appesa penzoloni ai legni del soffitto, ad altezza d'uomo, per sfregarla sopra il pane perchè questo prendesse un po' di sapore. 
 
Contrariamente all'epoca romana, per tutto medio evo il pesce fu poco apprezzato e addirittura visto con sospetto dalla medicina, che ne stigmatizzava gli "umori freddi", quindi presumibilmente nocivi. Poi la medicina cambiò idea, contemporaneamente all'irrigidimento religioso. Nacque così il "boom" della pesca, di cui Rimini e i porti adriatici beneficiarono enormemente.

mer 22 feb 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Ce l'hanno fatta a sopravvivere alla nevicata del secolo. Ognuno l'ha fatto a modo suo come poteva. Enrico della Santa Colomba di Montecolombo viaggiando su un camioncino dell'ENEL all'aperto per raggiungere il ristorante (chiedere del filmato sull'iPhone nel mezzo della tempesta). Mariano del Bellavista di Montescudo nonostante l'imperversare della bufera ha messo in tavola la cena portoghese, Baccalà e minestra nera per i coraggiosi (numerosi) degustatori, chissà se era arrivato il vino verde.
Paolo del ristorante Pacini di Montebello ha dato luce a tutto il paese con il suo generatore. Ora il peggio è passato, le strade sono libere ed i nostri eroi sono pronti ad esaudire ogni desiderio gastronomico. Santa Colomba, Bellavista, Pacini. Tre indirizzi sicuri. E coraggiosi.

mer 22 feb 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

Il Paese dei Ghiottoni ha un nome, Frusaglia. «Un posto che c'è e non c'è», avverte Michele Marziani. Frequentato da personaggi come il barone Cipriano di Rondò - gastronomo passato alla storia come astronomo per un refuso - e i "Cavalieri di Re Artusi". 

Tutti usciti dalla penna dello scrittore marchignolo Fabio Tombari, nato a Fano nel 1899 e morto a Rio Salso, accanto a Mondaino, nel 1989. L'autore di "Le cronache di Frusaglia" e "I ghiottoni". È sua la mappa che stavolta Marziani ricalca in "Il paese dei Ghiottoni. Il Montefeltro, Frusaglia, il Mare", appena uscito da Guido Tommasi editore, nel senso proprio di "usarne i libri come scarpe" e ripercorrerne le orme. 
«Il mio è un omaggio a Tombari, un libro di viaggio e di cucina in un mondo sul confine - ci racconta. - Che comincia nel Montefeltro e termina al mare, attraversando quella Frusaglia che Tombari descrive come "un paesotto immaginario con riferimenti reali rintracciabili non tanto tra Fano e Pesaro, quanto nelle campagne tra i fiumi Metauro e Marecchia, dal mare al Montefeltro". Si è scritto quasi da solo, questo libro inusuale, con gli appunti presi in viaggio su taccuini che si sono riempiti di cartine, indirizzi, schizzi, incontri, ricette... un viaggio interiore, anche. C'è una mia foto da piccolo, in braccio ai miei a San Leo, i luoghi di Tombari sono i miei luoghi. Andare a cercarli ha dato struttura e senso: è stata un'emozione ritrovare a Casepio, una frazioncina vicino a Villagrande, la scuola elementare in cui lui insegnava. Un luogo totemico». 

mer 22 feb 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Paolo Francesconi è un piccolo produttore che fa vini biologici dal 1992 e da qualche tempo "prova" ad applicare la Biodinamica, ma come lui stesso ammette è difficilissimo. Biologioco o Biodinamico non per moda o per tanti discorsi molto lunghi, ma per il semplice motivo che da terreni sani, o meglio vivi, si ottengono "vini vivi" e quindi espressivi. Non è importante descrivere i singoli profumi di questi vini o fare la solita descrizione ufficiale; nei vini di Paolo si sente il grande lavoro in vigna, è palese il tratto del vignaiolo che riesce a creare un vino ben definito, in equilibrio nonostante le gradazioni generose 14° e 15°. Sottolineo il VIGNAIOLO, il grande vino nasce dalla visione che un uomo ha, dal sapere tramandato e migliorato, dal grande lavoro in vigna. Produttore ancor più fenomenale se si pensa che ha terreni quasi in pianura nel faentino dove mi dicono si fanno cachi e kiwi, cosa otterrebbe con terreni ed esposizioni ottimali? LIMBECCA 7.20€ 100% sangiovese, prodotto in 9000 bottiglie, fermenta in tini acciaio per 8 giorni e viene conservato in vasche di acciaio per 6 mesi, dopodiché riposa in bottiglia un anno. LE IADI 12,50€ 100% sangiovese, prodotto in 4000 bottiglie, fermenta in acciaio e èiene affinato in barrique per 12 mesi, dopo l'imbottigliamento matura 2 anni in bottiglia.
Dove trovarlo: Enoteca Valentini, Via III Settermbre, 304 - San Marino.

mer 22 feb 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Claudio Carlini è un imprenditore che ci mette la faccia oltre al fisico, perché è uno di quelli che alle sei della mattina è al mercato per vedere "quello che c'è" come dice lui.
Qualche volta lo vedi sfrecciare con il suo Ducato pieno di viveri a rifornire o l'Osteria della Piazzetta o l'Osteria del Vizio di cui è titolare. Insomma è uno che le "mani in pasta" ce le mette per davvero.
E' un piacere chiacchierare con lui a 360 gradi seduti in piazzetta, con un'atmosfera di fiducia tra i clienti tipica di chi al ristorante si ritrova non solo per il pranzo ma anche perché ci sta bene.
Claudio, si sente la crisi?
"Sì, c'è un calo del fatturato al quale noi rispondiamo razionalizzando,. Fermo restando che più di tanto non puoi comprimere, perché l'acqua deve bollire e le luci devono essere aperte, tieni due camerieri invece che tre e stai attento anche in cucina. La sfida è di non perdere in qualità del servizio quando c'è il pieno, prima con un po' di personale in più si stava più tranquilli tutto qui".
E la qualità nel piatto?
"Questo è il problema. Il rischio è che per rimanere competitivi si acquistino materie prime di minore qualità. E quando la qualità passa in secondo piano, sono dolori. Questo fenomeno lo percepisci quando ti ritrovi con i colleghi a fare gli acquisti. Se metto in discussione la qualità del servizio e le materie prime la capacità professionale non può fare miracoli".
Ma spesso vediamo aprire nuovi posti..

mer 08 feb 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Il food straniero nel riminese è un mare in tempesta con alcune isole sicure.
La teoria di orridi ristoranti cinesi, tutti con lo stesso menù simil-cantonese, senza una differenziazione che sia una, tutti con lo stesso livello di prezzi ne è la prova.
E pensare che alcune metropoli hanno fatto di tutto questo un grande punto di forza. Londra (ma anche Vienna) ha ristoranti cinesi ed orientali di grande qualità e varietà, e il cibo tradizionale inglese, da Porters vicino a Covent Garden uno dei più belli della città, diventa una delle tante tappe enogastronomiche del tuo viaggio.
E' veramente difficile mangiare bene cantonese (perché questa è la cucina dei nostri ristoranti cinesi) a Rimini. Chi ha notizie diverse me lo faccia sapere.
La cucina indiana a Rimini non ha mai attecchito mentre quella giapponese, interessantissima, muove i primi passi con il Kimiama di Riccione, locale di livello medio alto con una cucina nipponica variegata e con alcune novità interessanti come gli Yakisoba, spaghettone di chitarra alla giapponese, servito asciutto ed insaporito con pesce o carne e verdure varie. Oltre alla ricca cantina di vini, non manca un'ottima selezione di birre giapponesi come la Kirin, l'Asahi e la Sapporo. Una garanzia è il cuoco che è davvero giapponese. Anche se il nostro cuore è rimasto al Wabi Sabi di Pesaro, lei italiana, lui giapponese, un piccolo posto sempre troppo affollato, ma quando prendi la sera giusta divertentissimo. A Rimini in centro c'è il Ristorante Hashi che fa anche cucina fusion, un'esperienza che non ho provato quindi non mi pronuncio, aspetto notizie da chi ci è andato.

mer 08 feb 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

La condotta Slow Food Malatestiana propone in occasione della Fiera di Sant'Apollonia a Bellaria, l'8 febbraio alle 20.30 presso il Pjazza Club di Bellaria, un evento che coniuga saperi e sapori del nostro territorio: una cena immersa nella favola dei sapori cucinati dallo Chef Giuliana Saragoni della Locanda del
Gambero Rosso di San Piero in Bagno (a cui sono stati assegnati 3 Gamberi della famosa Guida Osterie del Gambero Rosso, da anni un punto di riferimento per il movimento del "mangiare lento" in Romagna) e il fascino dei racconti della memoria con la partecipazione di uno degli ultimi Fulèsta romagnoli Sergio Diotti. Una serata unica, allietata dalle favole del passato ed impreziosita da una cucina sublime, ed un'occasione per conoscere le tante iniziative di Slow Food.
Per informazioni: 333 9152895 Andrea Amati - eventi@slowfoodmalatestiana.it - www.slowfoodrimini.it

mer 25 gen 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Il Caffè Moak ha deciso di essere presente al Sigep all'interno dello stand Pedrali, una delle aziende più importanti del settore HoReCa (Hotellerie-Restaurant-Cafè), ha invece portato l'assaggio delle sue dieci miscele in un fuori salone nel centro di Rimini, più precisamente allo spazio Duomo dove è andata in onda per tre giorni una sezione del settimo concorso internazionale di cortometraggio, il Caffè-Corto Selection.
Incontriamo Annalisa Spadola Direttore Marketing della Moak in un sabato sera tipicamente riminese, nebbioso, freddo e con tanti giovani in giro.
Da dove parte l'idea di abbinare al marchio Moak un festival di cortometraggi ed un concorso internazionale?
"L'idea era ed è quella di fare sposare la scrittura creativa con il caffè. Tramite il connubio caffè - arte cercare di trasmettere l'essenza del caffè illuminista di fine 700 dove la bevanda era un elemento fondamentale per l'incontro delle parole".
Moak decide di non occupare solo spazi legati al business ma anche organizzare un fuori salone nel centro città, caffè come socializzazione oppure marketing puro?
"In occasione del Sigep volevamo creare un momento culturale non solo rivolto ai partecipanti in fiera ma a tutta la cittadinanza. Volevamo lasciare una traccia per Rimini che non fosse solo il meeting con la forza commerciale ma anche evidenziare alcune iniziative che accompagnano ormai da tempo il nostro prodotto" (Annalisa è anche animatrice con Moak da 11 anni di un concorso nazionale di narrativa chiamato Caffè Letterario Moak ndr). 

mer 25 gen 2012 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Mercoledì 8 febbraio alle 20.30 presso il Pjazza Club di Bellaria, Sant'Apollonia Slow...Una Fiera da Amare e da Gustare, evento realizzato dalla Condotta Slow Food Malatestiana. Cena immersa nella favola dei sapori cucinati dallo Chef Giuliana Saragoni della Locanda del Gambero Rosso di San Piero in Bagno e il fascino dei racconti della memoria con la partecipazione di uno degli ultimi Fulèsta romagnoli Sergio Diotti. Una serata unica, allietata dalle favole del passato ed impreziosita da una cucina sublime, ed un'occasione per conoscere le tante iniziative di Slow Food.

Per informazioni e prenotazioni: 333 9152895 Andrea Amati, 335 6821517 Davide Piraccini - eventi@slowfoodmalatestiana.it - www.slowfoodrimini.it

mer 21 dic 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

C'è chi passa la Vigilia ed il Natale rigorosamente in casa, c'è invece chi non vuole saperne di stare in casa, c'è addirittura chi, dicendo che non vuole spignattare durante le feste, compra tutto fatto in rosticceria.
Un poco diverso è il Capodanno, quando in effetti si esce di più, anche se quando si arriva agli anta la tentazione di concedersi una grande tombola in casa tra amici è grande, nascondendosi dietro l'alibi: "Tanto tardi lo faccio tutte le volte che voglio durante l'anno".
Sarà, ma più si va avanti più è dura tirare tardi sino all'alba. Invece capita abbastanza spesso di fare le due, figli permettendo. Basta sapere i posti dove andare.
Ecco a voi una carrellata di possibilità.
Vince il premio Stachanov 2011 la trattoria Gambon, sempre aperta Vigilia, Natale, Santo Stefano e Capodanno. Tre menù fissi con i tradizionali cappelletti e baccalà alla Vigilia; usare Facebook per verificare il menù.
E' seguita a ruota dal Ristorante pizzeria le Logge aperto per tutte le festività con un doppio turno a Capodanno (20 - 22) e la possibilità di mangiare la pizza. Quelli che a mezzanotte devono essere a ballare sono serviti.
Al Pescato del Canevone si cena alla carta in tutti e quattro i giorni "Che cosa so che pesce arriva dal nostro peschereccio!" ci dice decisa Arianna.

mer 21 dic 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Giuliana 0541/679314, Domenica 0541/679349, Marisa 338/4635369. Questo non è un annuncio a luci rosse, bensì una delle più belle iniziative di Natale che dura da dieci anni e durerà ancora quindi tenetela a mente.

Per chi vuole rispettare la tradizione dei cappelletti di Natale, ma non riesce proprio a prepararli queste tre donne sono la vostra salvezza.
Cappelletti buoni, fatti come una volta, ad un prezzo solidale per una iniziativa solidale (il finanziamento di iniziative per le missioni in Madagascar e Brasile) è un piacere sia comperarli che mangiarli.
Quello che vi mancherà sarà l'immancabile "tozza" che vi arrivava da piccoli al terzo cappelletto "rubato" dalla tovaglia su cui erano stesi quelli che fabbricava in diretta vostra madre. Per il resto, stesso amore e stessa attenzione agli ingredienti.

mer 21 dic 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Az. Agr. Angeli di Varano - Rosso Conero 2010. E' un'azienda giovane come i due fratelli, Lorenzo e Matteo, che fanno questo spettacolare vino ai piedi del Monte Conero. 100% Motepulciano, con eccellenti note di frutti di bosco, marasca e mora per un grande vino, elegante, caldo e di buona struttura. A tutto pasto. Provare per credere. Bellissima sorpresa!! 

Az. Agr. Tenuta Sant'Antonio - Valpolicella Superiore "La Bandina" 2007. Questa azienda è considerata tra le più qualitative del Veneto con una produzione sempre ai vertici. Corvina, Rondinella, Croatina e Oseleta per questo vino, forte ed austero, ma nello stesso tempo avvolgente e morbido. Maturazione 24 mesi in botte grande. Spettacolare con una tagliata di manzo. 

Dove trovarlo: Caffè Commercio, p.zza Ferrari - Rimini.

mer 21 dic 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Le potenzialità di sviluppo e di commercio a Rimini continuano ad esserci, basta saperle vedere ed intercettare. Un gruppo di ristoratori riminesi ci sta provando e le potenzialità sono quelle prodotte dalle strutture congressuali e fieristiche della nostra città. Saranno migliaia le persone che arriveranno e riempiranno quei grandi contenitori del Nuovo Palacongressi e della Nuova Fiera. Il prossimo anno sarà inaugurata il 21 gennaio la grande mostra di Castel Sismondo "Da Vermeer a Kandinsky: Capolavori dai Musei del Mondo", che porterà in città a sua volta altre migliaia di visitatori. Molti saranno quelli che vorranno conoscere oltre alle risorse artistiche e monumentali di Rimini, la gastronomia della nostra città fra terra e mare ed avere una guida per poter scegliere. 
Si è costituita a questo scopo la ARR (Associazione Ristoranti Riminesi), che oltre a indicare itinerari gastronomici e notizie sulla nostra cucina e la vasta gamma di tipicità gastronomiche romagnole, darà al futuro avventore anche una garanzia di qualità, prezzo e servizio. Una promozione collettiva foriera di buoni frutti.

mer 07 dic 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

E' un bel vino della zona di Montepulciano con un ottimo rapporto qualità prezzo. Fatto in gran parte con uva prugnolo (85%) insieme a canaiolo, syrah e gemey, viene invecchiato in botti di rovere per un periodo relativamente breve (otto mesi). Ne viene fuori un prodotto di pronta beva, non facile da trovare perchè la produzione è di 25 mila bottiglie all'anno, nonostante le giovane età mantiene il retrogusto tipico dei vini della zona di Montepulciano evitandone la pesantezza. 
Prezzo Euro 6,5. Dove: Enoteca la Canteina de Borg Via Circonvallazione Meridionale 42/B.

mer 07 dic 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

E' tempo di zucca e riesumo una ricetta gustosissima del mio amico Michele Marziani. Comperate un bel pezzo di zucca e tagliatela a dadini. In una padella fate soffriggere uno spicchio d'aglio in olio extravergine d'oliva (non abbondante), unite poi un battuto di guanciale di maiale e foglie di salvia (abbondate con la salvia, invece).
Quando il guanciale incomincia a rilasciare il grasso, aggiungete la zucca e fate cuocere finché non appassisce.
E' ora di cuocere le tagliatelle in acqua bollente (se non riuscite a farle in casa almeno compratele in un negozio di pasta fresca); quando saranno pronte, saltatele nel sugo aggiungendo un mestolo di acqua di cottura per fare in modo che il piatto rimanga morbido ed umido. Prima di portare in tavola spolverate con parmigiano e pepe nero. Buonissime ed autunnali.

mer 07 dic 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Signori ha aperto la Lavanderia. Lasciate stare i lenzuoli ed i piumoni, la Lavanderia è il locale aperto nella lavanderia del vecchio Ospedale in via del Cavalieri, venti metri a sinistra dall'incrocio con via Giovanni XXIII. Qualche piatto del giorno, salumi, formaggi e vini del territorio, vista sul lapidario romano (se si riuscirà ad accendere l'intricato sistema di illuminazione), buona scelta di distillati e birre, sabato sera musica e spettacoli (qualche volta anche non di sabato, informatevi!!) d'estate all'aperto, d'inverno indoor. Clima informale ma corretto e competente, il posto giusto per chiudere una serata al cinema o a teatro, oppure per cenare in modo diverso con annessa la possibilità di tirare tardi divertendovi. Un indirizzo del cuore come si dice.

mer 07 dic 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

"Ecco un posto dove devo portare...." Questo pensi entrando alla Trattoria Farini, in via Farini 13.

Il posto è incantevole. Sia d'inverno, con il suo arredo moderno ma accogliente, sia d'estate, con un bel giardino interno incastrato come un gioiello tra le case della Castellaccia, l'antichissimo quartiere ducale dai cui i bizantini dominavano la città tendendo la loro corte.
Luca Mei è lo chef del ristorante con una sua filosofia precisa.
Qui la qualità è alta, i prezzi sono accessibili e non si mangiano le solite cose marinare che spesso vengono presentate in modo informe in tutti i ristoranti della riviera. Luca poi ha sviluppato un percorso proprio in questo senso, andando a cercare la qualità in equilibrio con il prezzo al passo con i tempi da governo Monti. Ne è uscito un lavoro apprezzabile.
Partiamo dai vini. Non c'è carta: vengono proposti vini del territorio ed alcune scoperte nazionali, qualcosa anche dalla Francia; di tutti vengono illustrati i pregi e, soprattutto, i prezzi, per evitare sorprese ai clienti.
Poi partiamo con la selezione di antipasti, che per me da soli valgono la visita la ristorante. Baccalà e ceci, canocchie su letto di patate con bottarga, sgombro con pomodoro, mazzancolle in catalana, triglie in guazzetto e panino con cozze e vongole.

mer 23 nov 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

La nostra piadina ha finalmente completato l'iter per l'IGP e non si è fatta mancare niente, scatenando l'indignazione dei puri e duri che vogliono la vera-piada-solo-quella-dei-chioschi-artigianali, non sapendo che si può sempre essere scavalcati a "sinistra", come si diceva una volta. Quindi insorgo, dicendo che la vera piada sopravvive ancora la domenica sera in quelle case dove la mamma impasta sul tagliere, spiana con il matterello e cuoce sul testo con a fianco un bimbo che la tira per il "zinale" per averne un pezzo. Esattamente come faceva mia mamma tutte le domeniche sera, ma chissà se ci sono ancora bambini che fremono per un pezzo di piada appena cotto dopo tutta questa disponibilità di merendine e dintorni che c'è adesso.
Insomma non si deve camminare guardando indietro, ma appunto andare avanti. E noi ci andiamo con Ivan Rigon, Responsabile dei Progetti speciali di Fresco Piada, che nonostante sforni 25.000 piade al giorno cerca di riprodurre e riproporre quei sapori.
"Sì, nonostante gli alti standard di produzione in due stabilimenti - conferma Rigon - le piade vengono rigorosamente precotte sulla piastra, preparate secondo la ricetta tradizionale con le due varianti, strutto ed olio d'oliva per chi non ne vuole sapere di grassi animali o semplicemente vuole un prodotto più leggero, è una piada bassa ed estesa come vuole la nostra tradizione".

mer 23 nov 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Venerdì 25 novembre alle 21 al Caffè Commercio di Rimini, sarà protagonista il grande Sangiovese del Montefeltro, verticale di 5 annate: 2005 2006 2007 2008 2009. 

100% Sangiovese, 12 mesi di barrique per un Sangiovese di grande spessore ma soprattutto... un campione di classe ed eleganza, definito un vino di gran corpo, con un attacco morbido ed armonico, ricco di sensazioni vellutate. Tre bicchieri sul Gambero Rosso nelle ultime tre annate. 
Parteciperà anche il Vigneron, Adriano Galli, a parlarci dei suoi vini. In abbinamento verranno serviti piatti di stagione: cavoli con squacquerone, fagioli con costarelle e cotiche, salsiccia e olive in padella.
Costo della serata 25 €. Per info e prenotazioni 347-9178893 Massimo.

mer 09 nov 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Invecchiamento e barrique, le due parole magiche legate al vino.
Cerchiamo di capirci qualche cosa partendo dalla barrique, metodo di invecchiamento tanto di moda qualche anno fa. Ora, dopo la sbornia del legno, il procedimento si è avviato (per fortuna) ad un buon momento di maturità.
La barrique è una botte di 225 litri di capienza (228 per la barrique borgognona) normalmente in legno di rovere francese o di Slavonia. Usata per almeno due anni (alcuni produttori si fermano a uno), dà particolari sentori al vino; quello più riconoscibile è il sapore di "legno".
Una botte di barrique costa 700 euro, dura due anni e a fine corsa se sei fortunato la rivendi a 70 euro. Va da sé che il procedimento di invecchiamento aumenta i costi ed il tempo di permanenza in bottiglia: mettete in conto un euro, un euro e mezzo di ulteriori costi.
Ma allora quando trovo prodotti barricati a 4euro e mezzo/cinque euro, come li producono?
Riepilogando: 2,65 euro di costi indiretti, 1,50 di barrique; quello che resta (se resta) è il vino. A  meno che...? 
A meno che il prodotto non sia aromatizzato con polvere legnosa, che è uno scarto della lavorazione delle botti. In quel caso, qualche settimana di lavoro ed il gioco è fatto.
I puristi si ritrarranno con orrore, ma anche il secondo tipo di lavorazione può generare buoni prodotti. L'importante è non pretendere di trovare a certi prezzi bottiglie nate con il vero metodo francese della barrique, quello della botte.

mer 09 nov 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Questa volta non presentiamo un'etichetta ma invitiamo tutti ad andare in piazza Ganganelli a Santarcangelo durante la Festa di San Martino ad assaggiare e comprare la Cagnina.
La cagnina non è un vino, è un sapore ancestrale, è un aria di festa, è un augurio di lunga vita e felicità, è l'esorcismo contro un inverno prossimo troppo duro (già perchè oggi ci sembra impossibile ma una volta il freddo faceva paura).
Qui avete la possibilità di assaggiarla e quindi comprare le bottiglie di quella che vi è più piaciuta, un gesto antico che vi consiglio di fare.

mer 09 nov 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Se alla sera all'Angolo Divino vanno in onda salumi e mangiari forti sotto la regia di Arturo Pane, a pranzo la proposta del locale diventa vegetariana.
Chiara e Giacomo vi condurranno in un buffet rigorosamente di verdure con un piatto del giorno che nella stagione fredda vira verso le zuppe ma che non disdegna anche i primi alle verdure all'occorrenza. Zucca al forno, melanzane alla parmigiana, insalate, verdure e verza cotte tutto da abbinare a riso basmati bianco per chi è più avvezzo alla cucina orientale.
Insomma una bella alternativa in pausa pranzo  al solito panino o piadina e molto più salutare.
Da provare.

mer 26 ott 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Nel mare magnum del vino potete trovare qualsiasi cosa ed esserne soddisfatti. Dal vino in tetra brik al vino del contadino, dal vino sfuso alle bottiglie da due, cinque, dieci, cinquanta, cento euro. ce n'è per tutti i gusti e per tutte le dimensioni.
Orientarsi e che cosa sapere quando si va a comprare il vino diventa quindi importante. Soprattutto quando si vuole affrontare una maggiore qualità, perché nessuno incomincia ad avvicinarsi al vino sentendo il profumo delle prugne del Wyoming, molto più semplicemente ci si avvicina a bottiglie di "pronta beva" per poi approdare a bottiglie più impegnative.
E' invece praticamente scomparsa l'usanza del bottiglione di vino presente sui tavoli dei nostri padri e nonni, in quel caso il vino era più un integratore alimentare che un elemento enogastronomico. 
Orientarsi significa innanzi tutto capire i prezzi. 
Per chi cerca la poesia nel vino, il Tavernello è inconcepibile. Ma non è così per il mercato. Igienico, sicuro, a buon mercato, facile da richiudere, il contenitore in tetra brik dà affidabilità, è resistente e lo puoi portare dove ti pare senza problemi. Anche per questo il Tavernello è uno dei marchi leader del settore, esportato anche all'estero. A buon mercato? Sicuro. Perché a parte il contenuto, il costo di tappo, capsula, bottiglia, etichetta è più o meno di 45/46 centesimi, cui vanno aggiunti 25 centesimi per cartone ed imbottigliamento. Insomma, non ci abbiamo ancora messo gli ammortamenti, l'uva e la lavorazione in cantina e siamo già a 0,70 centesimi di costo.

mer 26 ott 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

E' tempo di sagre. Oltre ad inseguire funghi e tartufi in questi casi è possibile anche trovare prodotti tipici di altre regioni. Dai produttori provenienti dal nord ovest dell'Italia trovate toma, bitto e fontina. E non fatevi scappare l'occasione di fare i pizzoccheri. E' una pasta tipica delle alpi, si trova anche al supermercato, Conad nel settore Sapori e Dintorni ne ha un tipo buonissimo.
Per una cena per 4 persone procedete così: prendete un mezzo cavolo verza e 4 patate, tagliatele a pezzettini e bollitele per dieci minuti, aggiungete 250 gr di pizzoccheri ed aggiungeteli a verza e patate per il tempo indicato sulla confezione.
Nel frattempo fate sciogliere 250 gr di burro con aglio e salvia abbondante, togliete l'aglio dopo un minimo di soffrittura.

mer 26 ott 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Attenzione! Risparmiate! Non perdetevi alla festa di San Martino di Santarcangelo la Casa dell'autunno in piazza Marini, dove troverete 45 produttori provenienti da tutta Italia (mentre in piazza Ganganelli troverete quelli romagnoli).
Tigelle e parmigiano del bolognese con la mortadella enorme da tagliare a tocchetti, Toma e Bitto della Val Camonica, formaggi dal Piemonte, carne affumicata dall'Alto Adige, il pane brezel del Sud Tirolo, affettati umbri, tartufi neri e bianchi.
Insomma insieme alle castagne ed alla cagnina potete farvi un giro per l'Italia non facendovi 2.000 km da nord a sud ma i formaggi ed i tartufi, come tutti formaggi e tartufi, costano un occhio da qui il monito: Risparmiate ora per spendere lì!
La casa dell'autunno è un'esperienza di vita!

mer 26 ott 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Da Sindaco a ristoratore. Daniele Imola primo cittadino di Riccione dal 1999 al 2009 ci ha messo un pò a decidere cosa fare dopo aver amministrato la città per 10 anni ma ora si è lanciato con entusiasmo in una nuova avventura. L'ex Sindaco ha aperto infatti a Riccione in zona San Lorenzo l'Osteria Taca Banda, locale dove si mangia, si beve e si canta. Il nuovo ristorante, ricavato dai locali dell'ex Banca Popolare Valconca e Despar, ha inaugurato lo scorso 23 ottobre con la musica dei Discepoli e ora sarà aperto tutte le sere (tranne lunedì e martedì) con cucina tipica romagnola e palco a disposizione per esibizione di gruppi e karaoke.

mer 12 ott 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Dopo anni di intenso lavoro da parte delle Associazioni di produttori di Piadina di tutta la Romagna "storica" (le tre Province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna, più i Comuni della Provincia di Bologna a sud del corso storico del fiume Sillaro), con il supporto delle Confartigianato e delle CNA dell'intera Romagna, in stretta collaborazione con il Servizio Percorsi Qualità Relazioni Mercato e Integrazione di Filiera della Regione Emilia-Romagna ed il Ministero delle Politiche Agricole Forestali ed Alimentari, si è giunti alla definizione del disciplinare di produzione della Piadina Romagnola.
Il disciplinare, così come è stato elaborato, tiene conto della tradizione e della storia di questo importante prodotto che si sta sempre più affermando anche fuori dai confini della Romagna, sia nella variante "Piadina Romagnola" di minor diametro e maggiore spessore, sia nella variante "Piadina Romagnola alla Riminese", di maggior diametro e minor spessore.

mer 12 ott 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Quando metto in tavola una bottiglia di Giovanni Gregoletto e armeggio per togliere il tappo, mi passano nella mente tutte le immagini della sua piccola azienda di Miane Premaor, provincia di Treviso, nel cuore della produzione del Prosecco. Perchè Giovanni non si definisce un wine maker evoluto dell'attuale mondo enologico. E' sì un produttore di prosecco, ma lui si definisce "Viticoltore", anzi "Viticoltore da generazioni", e te lo dice con orgoglio. Mi rivedo le sue vigne curate, ordinate come se fossero un giardino. E sento lui che racconta di come e quando le pota, e di come le tratta: senza diserbanti, e si vede perchè sotto i ceppi della vite l'erba non è essiccata, ma rasata. E dice che ormai l'uso del diserbante in vigna è una prassi comune, oltre a essere più comodo e anche più economico, ma poi però il diserbante dopo te lo bevi! 
Da ultimo mi fa vedere la sua ultima creatura, l'ultima vigna messa a dimora, uno spettacolo! Mi complimento con lui per quell'opera d'arte. E allora Giovanni continua e mi dice che per quella collina ha voluto la miglior squadra di piantatori di vigne (Sloveni per altro!!). E che per questo impianto ha dovuto aspettare due anni e mezzo, tanto lunga era la lista di attesa per questi specialisti.

mer 28 set 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Nasce alla Darsena di Rimini "Oro Rosso", un locale che presenta la cucina, i prodotti tipici e la cultura abruzzesi in Romagna, la prima attività che i 25 imprenditori riuniti nel Consorzio "Orgoglio Aquilano" esportano fuori regione.
Questo locale è figlio anche delle iniziative di solidarietà che la nostra zona ha attivato e alle quali Chiamami Città non si è sottratta.
Inoltre, venerdì 30 settembre nella saletta del primo piano del Ristorante Nettuno, in collaborazione con La Strada Wine Bar, verrà presentata la prima degustazione della stagione 2010/2011 dal titolo "Champagne dans l'eau". Le bollicine francesi di Baron Fuentè saranno cornice ai piatti intriganti dello chef Matteo. Bottiglie di altissima qualità, menù allo stesso livello, prezzo di 45 euro a persona, si può fare, per prenotazioni 0541380800.

mer 28 set 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Non è così semplice cogliere segni di novità nel mondo enogastronomico riminese. Personalmente mi avventuro raramente sulla parte di lungomare tra la rotonda ed il porto, sarà perché non ho più l'età per andarci, oppure al contrario perché rimpiango gli anni ruggenti del triangolo delle Bermude Coconut - Turquase - Barge dell'inizio del terzo millennio, rimpiango le serate passate al Barge con l'amico Luca Paci ad immaginare il futuro ed a bere (troppo). Ricordo che dopo avere abusato di birra e whisky, Luca se ne usciva con un liquore irlandese, l'Irish mist, che sembrava una innocua bevanda dolce, invece era un mix micidiale di whisky e miele: qualche volta sono tornato a casa in taxi abbandonando la macchina lì. Ma che bello! Giovani, donne caricatissime, macchine, movida, quelli erano tempi!

Invece, tornando a oggi, capito per caso da Oberdan con un amico e mi trovo bene. E da lì adocchio il Ristorante Club Nautico e mi dico che ci devo andare. Se non altro per la terrazza su porto canale che ti fa sembrare a Genova con la vista sulle barche della Darsena. 

mer 28 set 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Torna l'appuntamento con la Fiera Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato di Sant'Agata Feltria, giunta alla 27a edizione, che animerà le strade del borgo medievale per tutte le domeniche di ottobre (2, 9, 16, 23, 30). Ipnotizzati dal carisma della "trifola", i visitatori troveranno anche quest'anno, accanto al celebre tubero, tutti i prodotti tipici autunnali: funghi, castagne, miele, erbe officinali, prodotti della pastorizia e della agricoltura e, inoltre, manufatti dell'artigianato rurale ed artistico. La fiera è un momento d'incontro per gustare le numerose specialità, a base di tartufo e funghi, tra le più raffinate e squisite della cucina nazionale ed internazionale e un modo per respirare odori inebrianti ed esaltanti lungo le caratteristiche vie e piazze di Sant'Agata.

mer 31 ago 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Nell'entroterra riminese ci sono per me due posti del cuore. In effetti i posti belli sono molti di più, ma quelli che mi emozionano maggiormente sono Maiolo e Montebello.
Maiolo è di una bellezza unica. La salita ai ruderi della rocca a piedi attraverso il bosco, l'arrivo sul cucuzzolo, la vista su San Leo, le poiane che passano sopra la testa, i racconti sulla lascivia degli abitanti della rocca che ha attirato l'Ira Divina.
E' proprio una bella passeggiata da simil trekking, che parte dalla casa degli scout per arrivare al piano di fronte ai ruderi attaccati da una grande pianta di vitalba (chissà se c'è ancora); quando misero l'illuminazione notturna ci rimasi un po' male, quasi uno sfregio al selvaggio che quel luogo ispira, la sensazione di rispetto/timore che si ha là dove la natura si riappropria dell'opera umana.
Discorso diverso per Montebello; ci si arriva in macchina, ma lasciarsi dietro Torriana, percorrere la strada sulla cresta dei calanchi che dopo alcune strettoie si apre sulla visione del monte e del castello, ti fa sembrare di arrivare in un mondo popolato ancora da cavalieri, monaci, bifolchi e dame.
L'arrivo al paese non è da meno, con la porta sbarrata da una catena (che si abbassa solo per i residenti, 27 in tutto) e con il giro fra le casette con il castello a destra e la chiesa a sinistra.

mer 31 ago 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

La Piadina anima e tradizione. Dal 9 all'11 settembre un appuntamento ormai classico a Bellaria Igea Marina per festeggiare la tradizione romagnola del cibo e degli antichi mestieri. Degustazioni enogastronomiche, osterie, prodotti tipici, artigianato, musica e spettacoli. Fra gli appuntamenti: venerdì 9 settembre in P.le Perugia ore 21, Caiman in concerto. Sabato 10 in Piazzetta Biblioteca (le Vele) dalle ore 16

I° Concorso "La pis un po' ma tot...ma propri ma tot", premio alla migliore piadina di Bellaria Igea Marina: il concorso è aperto alle associazioni, ai comitati e a i quartieri; con Sonia Peronaci, Alessandro Greco, Charlie Gnocchi, Mattia Poggi. Domenica 11 al Pjazza Club ore 21, Il Palcoscenico del Gusto, con lo chef Simone Rugiati.
A cura di Associazione Bell'Atavola. Su prenotazione: 0541 346808

 

mer 10 ago 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Rossini Stefano

Non c'è bisogno di seguire il servizio dell'esperto dell'alimentazione del TG2 per scoprire che in estate, col caldo, fa bene mangiare frutta e verdura. E anche mettendo da parte il lato salutistico, consumare qualcosa di fresco, zuccherino e leggero nelle serate torride è un vero piacere. 
A Rimini sono tre i luoghi storici in cui dedicarsi, con tutta calma, a questa usanza estiva. Il primo si trova nella piazzola sul lato nord del ponte dei Mille. E' un piccolo chiosco con tavolini e sedie in cui consumare una bella fetta di cocomero fresco. Suggestivo il panorama del canale, un po' meno il traffico. Il secondo è il furgoncino che vende cocomero che per anni ha stazionato davanti allo stadio di calcio e oggi si trova nel piazzale del liceo scientifico Einstein.
Il terzo, sicuramente il più conosciuto e famoso, è l'Assassino, a Covignano. Se negli altri la frescura la si cerca soprattutto nel piatto, qui, con un po' di fortuna col meteo, la si trova anche nell'aria. Non siamo a centinaia di metri di altezza rispetto alla città, ma la collina e la vegetazione rendono il caldo più sostenibile. Anche l'offerta aumenta. Oltre al cocomero il chiosco propone altra frutta, bibite e tutto quello che può servire per rendere l'estate più sopportabile.
Ma ogni tanto, in barba a tutte le indicazioni sulle sane abitudini di vita e alimentari, c'è la voglia di dare voce alla propria anima più romagnola. E allora sì ai chioschi estivi, ma per mangiare piada con salsiccia e cipolla cotta, col prosciutto crudo, e bevendo birra o sangiovese. Anche in questo caso i locali non mancano. Uno dei più conosciuti e frequentati è Le Fontanelle, sempre a Covignano, zona Grotta Rossa, la strada che da via della fiera, dopo l'incrocio con la statale, porta verso la Consolare di San Marino. Spartano come ci si aspetta: una terrazza col belvedere sulla città, aria fresca e tavoli con tovaglie di plastica a scacchi bianchi e rossi, ma soprattutto cassoni rossi e verdi tra i più buoni della città, da alternare alla piada farcita come si preferisce. Altrimenti resta La Ilde di piazzale Ruffi: un classico.

mer 27 lug 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Rossini Stefano

C'è un po' di snobismo di fondo a considerare il vino una bevanda nobile e la birra poco più di una bibita dissetante. In questo siamo corroborati dalla cultura classica a cui apparteniamo, che ha dedicato pagine e pagine al nettare d'uva e pochi passaggi, non sempre lusinghieri, alla bevanda di malto e luppolo. Eppure, per quanto il vino sia sotto certi aspetti un prodotto più complesso e che ben si associa a occasioni prestigiose, anche la birra sta scoprendo una sua nobiltà e importanza.

Il mondo delle birre, sotto l'aspetto della varietà e delle sfumature di gusto, non ha nulla da invidiare al vino. Esistono più di 20 varietà di base di birra, tra cui la Lager, la Pilsner, le Ale, le Stout, le Weizen. solo per citare le più famose, che nascono dalle diverse proporzioni con cui si mescolano il malto e il luppolo, dai tempi di fermentazione, dalla tostatura e da molti altri fattori. Ci sono birre chiare e leggere e fruttate, ideali per l'estate, e quelle scure e corpose, amare che ben si accostano anche a piatti di carne. I sentori vanno dagli agrumi, i lieviti, sino al caffé, cioccolata, liquirizia.

C'è infine da combattere una mentalità che per anni ha identificato il nostro paese e i cugini d'Oltralpe come patria solo del vino e gli altri paesi europei come luoghi della birra. I numeri però indicano un andamento diverso. Non si discute sul fatto che l'Italia sia terra di vino, ma esistono altre realtà che meritano di essere trovate e assaggiate. Negli ultimi anni i microbirrifici artigianali sono aumentati in modo esponenziale. Poche decine nella prima metà del duemila, oggi superano i 300 sparsi per tutta Italia (soprattutto nord e centro) e sono in continua crescita. A favore di questa esplosione c'è sicuramente un investimento meno ingente rispetto alla produzione vinicola, e un mercato sempre più attento e interessato. Ma si stanno riscoprendo tradizioni e voglia di sperimentare.

mer 13 lug 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

Nella magica Notte Rosa, la pesca è diventata RiminOSA. Cinque i quintali di nettarine che il Consorzio pesche e nettarine di Romagna IGP ha messo a disposizione dei gelatieri artigianali della Riviera, per festeggiare con un gusto tutto nuovo la Notte più dolce e Rosa dell'anno. Le pesche sono state trasformate subito in 500 vaschette da tre chili di gelato, che tra venerdì 1 e sabato 2 luglio sono andate praticamente a ruba in tutte le Gelaterie della Mezzaluna Rosa. "Tra venerdì e sabato RiminOSA è andata tutta esaurita" racconta uno dei gelatieri che hanno abbracciato il progetto, realizzato in collaborazione con l'Agenzia Marketing turistico Riviera di Rimini e il Consorzio Pesca Nettarina IGP di Romagna, promosso da CNA Rimini e organizzato da OndaLibera Eventi. "Le persone dicevano che a mangiare il gelato si sentiva proprio la pesca". Aggiunge un'altra: "Il fatto che il gusto RiminOSA fosse stato realizzato con frutta del territorio, le nettarine IGP di Romagna, è stato un valore aggiunto importante per i clienti. Che ci hanno chiesto di preparare anche torte a base di gelato della Notte Rosa." "RiminOSA è stata un successo" dichiara Giovanni Bucci di CNA Alimentare, "tanto da farci ipotizzare di proseguirne la produzione su scala più vasta e di coinvolgere ancora più gelaterie per la prossima Notte Rosa." Anche Paolo Pari, Presidente del Consorzio della pesca e nettarina IGP di Romagna, che ha fornito la "materia prima" di RiminOSA, si dice soddisfatto del'iniziativa: "Abbiamo subito aderito a questa proposta perché rispondeva pienamente alla mission del nostro consorzio, quella di valorizzare la pesca nettarina IGP di Romagna, e siamo disponbili a collaborare se ne sarà avviata la produzione, naturalmente nel rispetto dei rigorosi disciplinari cui è legato ogni prodotto con Identità Geografica Protetta.

mer 13 lug 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Rimini Tipica è una mostra mercato, ma assomiglia di più ad uno show room di nuova generazione.
Nasce dalla collaborazione tra CNA Alimentare, CIA, Confartigianato, Legacoop e l'Associazione degli Alberghi Tipici Riminesi, mette in mostra ed in vendita le tipicità della nostra terra, non solo, ve le fa vedere e toccare, vi fa capire i metodi di lavorazione, la competenza e la passione che la nostra gente mette nelle cose.
6 aziende sono ospiti della palazzina Mostre di via Mantova 34 a Rivazzurra tutte e sei protagoniste dell'eccellenza riminese. I vini dell'azienda la Collina dei Poeti di Santarcangelo, l'azienda Le Carni delle macellerie Migani esperto in mora romagnola, il formaggio di fossa dell'azienda Fossa della porta di Sotto di Mondaino, le stampe su tela romagnole dell'Azienda Ruggine, l'azienda Le Terre che è un laboratorio di ceramiche tipiche delle nostre parti ed il Consorzio Terra di San Marino con i suoi prodotti tipici.

mer 13 lug 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Torna anche quest'anno "P.assaggi di vino", l'evento dedicato ai vini Doc della provincia di Rimini in programma venerdì 15 luglio nella zona del ponte di Tiberio.
Le cantine vitivinicole dell'entroterra riminese danno appuntamento sul Ponte e nelle piazzette del Borgo di San Giuliano, per vivere calice alla mano una notte intera di assaggi e di spettacoli. Si parte alle 21 con le degustazioni di vino nelle postazioni delle cantine vitivinicole dove si potranno degustare i vini Doc Colli di Rimini e i vini Doc Romagna. Nelle piazzette e sul ponte di Tiberio si assisterà alle performance di Black Dahlia, Ciaranda duo, D-versione e La Santeria. Per accompagnare gli assaggi di vino nel circuito dei locali del Borgo (Angolo di vino, Bar Vecchi, Dinein, Nud e Crud, Osteria De Borg, Pirinela, Trattoria Marianna, Ristorante Tiberio) sono disponibili menù take-away a tema tutti da scoprire, assaggi di pesce azzurro al cartoccio e fritto nello stand dedicato al pescato del nostro mare in viale Tiberio e infine piccole degustazioni sul ponte di Tiberio trasformato per una notte in un suggestivo Wine-bar.

mer 13 lug 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Weekend dedicato alla carne prelibata, alle specialità romagnole e agli spettacoli a Poggio Berni, con la Sagra della Fiorentina e il raduno di cavalli e cavalieri in programma da venerdì 15 a domenica 17 luglio.
Si comincia venerdì al teatro all'aperto con la sfilata di moda e le selezioni di Miss Mondo 2011, un'occasione per le ragazze romagnole di inseguire il sogno del concorso di bellezza più importante. Dalle 19 l'apertura degli stand con specialità tipiche romagnole e menù a base di pesce e la presenza della scuderia Ferrari Club Modena Enzo Ferrari.
Sabato a partire dalle 19.30 cena a base di fiorentina con carni italiane allevate sulle nostre colline e alle 21.30 la musica dell'orchestra David Pacini.
Domenica alle 10 il ritrovo dei partecipanti a cavallo e la passeggiata presso il parco della cava e il fiume Marecchia, alle 15 la gara di lancio dell'uovo e la sera ancor protagonista la fiorentina e la musica di Gianfranco Azzalli.


mer 13 lug 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Da segnarsi sull'agenda la manifestazione "La collina dei piaceri- Scorticata 2011" manifestazione di Torriana dove va in onda l'eccellenza della nostra zona. Con lo zampino di Pier Giorgio Parini, chef dell'Osteria del Povero Diavolo.

Quest'anno sarà presente l'enoteca Valentini di Dogana di San Marino, che compie 100 anni.
La prima osteria dei Valentini infatti viene aperta nel 1911 per dare da bere e da mangiare a chi andava verso e da San Marino, normalmente per lavorare la terra. 
Sono cambiate le persone e le usanze, in pochi ora vanno a lavorare i campi a San Marino. Ed è cambiata anche l'osteria, diventata una vineria dove è un piacere perdersi. Non è cambiata la passione di Giovanni Valentini per le cose buone.
Auguri.

mer 13 lug 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Verdicchio di Matelica 2009 - Az. Agr. Cavalieri (MC)

Notevoli differenze lo distinguono dal blasonato 'cugino' Verdicchio di Jesi. I vini di Jesi tendono ad avere aromi di fiori ed essenze fruttate, il Verdicchio di Matelica è più smorzato ed elegante, con delicata ma persistente nota di pesca e mela, ben equilibrato, caratterizzato da un piacevole finale ammandorlato. Da abbinare a pesce e molluschi, fantastico con un classico brodetto romagnolo. € 7,50

mer 29 giu 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

La carbonara non è una ricetta. La carbonara è una religione dove si scontrano due modi di vedere la cucina, due modi di intendere la vita.
Insomma cristiani e musulmani sotto le mura di Gerusaremme, Dio la vuole! Non mi meraviglierei se si raggiungesse un clima da Santa Inquisizione perché la vexata quaestio è: la carbonara vuole l'albume dell'uovo o no?
Vi immagino già sobbalzare sulla sedia, ma andiamo con ordine. Intanto alle origini la carbonara era fatta con i maccheroni. La spiegazione del nome è addebitata a due possibilità: la meno prosaica attiene alla copertura di pepe che va messo sul piatto (deve essere nero come il carbone); l'altra al fatto che è un piatto che si fa con un solo fuoco e quindi alla portata dei carbonari, che facevano il carbone di legna nei boschi dell'Appennino centrale: ancora oggi se si va a funghi ci si imbatte nei terrazzi circolari di pietra che servivano per questo mestiere.
Scegliete voi quello che vi sembra più vero.
Passiamo alla ricetta. Un tuorlo d'uovo per ogni, persona più un ulteriore tuorlo ogni 3-4 persone (insomma se siete in 3 ce ne vogliono 4 di tuorli): metteteli in una terrina, copriteli abbondantemente con metà pecorino e metà parmigiano reggiano grattugiati, poi siate generosi con il pepe ed un goccio, ma solo un goccio, di panna od in alternativa di latte per mantecare meglio. Mantecate il tutto. A parte soffriggete del guanciale in poco olio per qualche minuto. Cocete e scolate gli spaghetti, metteteli in una terrina. Ora attenti all'ordine di immissione: prima la pancetta e mescolate, poi la miscela di uovo e compagnia mentre mescolate, infine prendete qualche spaghetto per pulire la mantecatura, amalgamate bene e servite.

mer 29 giu 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Finalmente esplode l'estate. Caldo, sole, sete, movida e notte fonda. Questo è il momento di ricordarsi della più bella terrazza dei dintorni, quella del ristorante Bellavista a Montescudo.
Se ci andate la sera la riviera sembra un cielo stellato rovesciato, stelle sopra, stelle sotto e brezza.
Se ci andate a mezzogiorno o all'inbrunire quello che vedete sembra arrivi da una poesia di Tonino Guerra perchè "il mare che è una riga lunga e blu" è là in fondo, spesso si perde nella foschia.
Insomma il posto è bellissimo e poi dal Bellavista si mangia bene al giusto prezzo, questo lo sanno tutti.
Quando avete finito rilassatevi, fate due passi per il borgo di Montescudo, ascoltate i vostri passi, il rintocco della campana e l'odore serale dei tigli.
Non è che tutte queste cose se le è inventate Mariano, il sapiente gestore del ristorante, lui dà solo da mangiare il resto è Romagna, per fortuna che ci sono nato.

mer 29 giu 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Lo scorso 13 giugno a Pennabilli, il piccolo borgo dell'entroterra riminese dove vive Tonino Guerra, è stata presentata ufficialmente la Riserva Speciale di Birra Amarcord. Ispirata dalla vena artistica del grande poeta e sceneggiatore, realizzata dal talento di Garrett Oliver, birraio della statunitense Brooklyn Brewery e uno dei guru internazionali della birra, è adesso pronta a conquistare il mondo.
Ha spiegato Garrett Oliver, «E' stato un onore poter firmare una birra insieme al maestro. Nella Riserva Speciale ho cercato di riproporre l'anima colorata, vibrante e solare di Tonino. Per farlo volevo che la birra non avesse un colore "standard", giallo, rosso o nero, e allo stesso tempo volevo una birra "del territorio" dove vive Tonino. Così è nata la Riserva Speciale: aspetto velato e colore che ricorda quello di un albicocca, arricchito da riflessi rosati. Nella preparazione acqua malto d'orzo e luppolo, miele d'acacia e millefiori, la visciola che è una ciliegia tipica di questa zona e il prugnolo, un altro frutto di questo territorio». Il risultato è una birra elegante, che matura quasi nove mesi prima di essere pronta e che ha una naturale longevità.
Tonino Guerra ha personalmente disegnato l'etichetta della riserva speciale.

mer 15 giu 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Un nostro lettore ci chiede i segreti per una buona pizza fatta in casa. Ecco i consigli di Giovanni Ferrara, titolare della pizzeria Borgo antico in Via Cairoli 47, uno che di pizza se ne intende. "Questa è una ricetta semplice per fare una buona pizza fatta in casa" ci dice Giovanni.

Ingredienti: 
1 litro d'acqua
1,700 g di farina 00
60 g di sale
1/2 cubetto di lievito

mer 15 giu 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

All'Orto in tavola di Novella in piazza Mazzini a Rimini trovate sicuramente frutta e verdura fresca di qualità presentate dalle due titolari,madre e figlia credo, che vi conducono tra carciofi ed asparagi con sicurezza, poi se ci guardate bene di fianco alla cassa c'è una scansia dedicata ai vini, piccola rivincita degli uomini del negozio.
Vini di fascia 6 - 10 euro di qualità, San Patrignano, podere Vecciano, Banfi, Cusumano solo per citare alcune cantine che ricordo, ed il vino che vi presento, il Lambrusco delle Terre Verdiane che io trovo solo qui.
Il lambrusco delle Terre Verdiane è prodotto nella zona di Parma e non in quella di Modena e questo farebbe già accapigliare i nostri lettori emiliani se ne avessimo, ha il gusto ricco e fruttato tipico del lambrusco, però il suo tono abboccato non deborda, il colore è rosso rubino, si presenta in una bella bottiglia ed anche questo non guasta, andrebbe servito a temperatura ambiente dove l'ambiente è quello di cantina quindi moderatamente fresco.
Se d'inverno lo accompagnate al lesso, d'estate con i piatti freddi come salumi, sottoli melone e formaggi ha un suo perché, non esagerate con il freddo ma servito fresco nelle sere d'estate è una delizia.
Salute!

mer 15 giu 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

E' una bella storia quella della Trattoria Santa Colomba, una storia che vale la pena raccontare.
Una storia di passione per la cucina di un'intera famiglia: Barbara, Federica e Roberto. Una storia che nasce da lontano, addirittura nella Sicilia di cui è originario Roberto.
Una storia fatta di passione e testardaggine, che ha portato i nostri eroi a rilevare definitivamente il locale per poterci dare una impostazione diversa dalla precedente, fatta ancora di buona cucina del territorio ma con incursioni da tutto lo stivale. Iniziando naturalmente dalla Sicilia degli avi, ma questo non sorprende. Invece è più strano trovarsi in menù gli spaghetti cacio e pepe, pare di stare a Porta Portese ed invece sei a Monte Colombo. Mentre al mercoledì, esclusivamente su ordinazione, va in scena la cotoletta alla milanese "vera", ovvero con l'osso e a fianco il risotto allo zafferano; qui entra in campo Barbara e i suoi segreti tragitti per carpire la ricetta ai lumbard.
"C'è stata una cena romana a fine maggio e ne faremo anche una siciliana il 1 luglio- annuncia Roberto, - un nostro amico carissimo è esperto di cucina della capitale e così confrontati oggi, confrontati domani, siamo arrivati ad inserire alcuni piatti tipici del Lazio, ma senza esagerare perché il menù cambia con la stagione".
La Trattoria è sempre in via Bologna a Montecolombo nei locali del vecchio asilo, ma l'aria è decisamente diversa.
La prima grande differenza con il passato sono gli antipasti, semplici e gustosi, che a fianco degli immancabili salumi presentano le acciughe sottolio di Cefara con burro Beppino Arcelli, pomodori secchi, melanzane e olive sott'olio di Pantelleria: insomma cose di qualità e particolari.

mer 15 giu 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Il prossimo 18 giugno nella Corte del cinema Tiberio in Borgo San Giuliano a Rimini, si terrà la prima festa nazionale Slow Food. Allo slogan "La Rivoluzione con il cibo" si animeranno oltre 300 città italiane per spegnere insieme le 25 candeline dell'Associazione che si propone di salvaguardare il cibo più vero, frutto della sapienza contadina e del legame con il territorio, secondo il proposito del fondatore Carlo Petrini. La nostra zona abbracciata dal mare e dall'Appennino è terra ricca di sapienza e tradizioni contadine, per questo la neonata Condotta Malatestiana di Rimini invita tutti, soci e non, sabato 18 giugno alla Corte del cinema Tiberio in Borgo San Giuliano a Rimini.
Dalle 18 fino alle 22 sarà possibile conoscere i produttori del territorio, curiosare e scoprire le tante attività del mondo Slow Food.
Per informazioni eventi@slowfoodmalatestiana.it

mer 01 giu 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Domenica 29 maggio, Giampaolo Felici e il suo staff della bottega gastronomica "Ai Sapori Felici" hanno presentato nuovo modo per fare la grigliata, in compagnia di tanta gente, musica e spettacoli. E' stata una festa all'insegna della felicità e del "buon gusto" dove i protagonisti erano i nuovissimi spiedini speciali, prodotto unico su tutto il territorio in vendita per la prima volta da domenica 29 maggio. Si sono poi esibiti Paolo dei Naufraghi, Serena Cuccaro e il suo gruppo con uno spettacolo di danza araba e spagnola e la serata si è conclusa con la musica afro e samba con gli Ordem y Progreso, anche loro esclusivamente dal vivo.

mer 01 giu 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Rossini Stefano

Qualità e chilometro zero. Tutti ne parlano, per alcuni sono sinonimi. In effetti è facile riempirsi la bocca di qualità. Più difficile riscontrarla e conoscerla. Ci si prova in molti modi: rintracciando i prodotti, costringendo i produttori a seguire precisi disciplinari per ottenere marchi Dop e Igp, ma spesso non è sufficiente.

Partiamo da zero. Cos'è la qualità? Secondo la definizione canonica, la qualità è la misura delle caratteristiche di un prodotto in confronto a quanto ci si attende da tale prodotto. In pratica quello che ci aspettiamo perché sia buono.
Questo rapporto di attesa è fondamentale. Perché nella qualità c'è un confronto. Come facciamo a sapere che l'olio extravergine di oliva che sto assaggiando è di qualità? Perché risponde a certe aspettative di gusto, olfatto, colore, sapidità che conosciamo perché abbiamo provato altri oli di maggiore o peggiore qualità.

Un esempio estremo! Se il primo hamburger della nostra vita è uno di McDonald's, è probabile che lo mangiamo e non ci dispiaccia. E' pieno di esaltatori di sapidità, di mayonese, di salse colorate e saporite (chi lavora al marketing sa fare il proprio lavoro). Poi, però, se siamo fortunati, un giorno ci facciamo fare un hamburger con carne fresca, magari di un bovino di razza autoctona allevato nella Valmarecchia, condito con scalogno fresco, con del pane preparato come si deve, e scopriamo, d'improvviso, che questo è di qualità e l'altro invece no.

mer 01 giu 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Quando arriva maggio dopo la povertà dei mesi invernali (anche se oramai la verdura c'è tutto l'anno ma provate a seguirne le stagioni magari con uno di quei calendari che si trovano in giro con indicati i mesi, le figure delle verdure ed i frutti) è tempo di minestrone.

Il minestrone è politicamente corretto perché: vi fa ingurgitare la giusta razione di verdura che oramai viene strombazzata in tutti i giornali, fa felice vostra figlia che vuole fare la dieta, si mangia anche il giorno dopo ed infine se è fatto bene è buono.
Appunto, se è fatto bene perché ricordo con orrore la sbobba di mia zia: acqua bollente, metto dentro le verdure, ci aggiungo i quadretti a cinque minuti dalla fine cottura oppure ancora peggio i rimasugli di tutte le paste rimaste et voilà le minestrone. Poi ci si stupisce se i bambini protestano ed il marito sospira! 
Intanto le verdure: zucchine, bietole, carote, pomodorini per dare il colore, sedano (occhio perché se lo mangiate per due/tre giorni un pò annerisce) e poi aggiungete o togliete quello che vi sembra meglio per trovare il giusto sapore, se avete poco tempo sia al mercato che da Adriano, sublime emporio di verdura e frutta di San Giuliano a fianco della pizzeria da Marco, trovate dei pacchetti di verdure fresche già pronte per l'uso.
Scaldate un litro abbondante di acqua (a seconda della quantità di verdura, se necessario aggiungetela deve essere in brodo il minestrone), quando bolle abbassate e mettetegli un mezzo cucchiaino di brodo vegetale.

mer 01 giu 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Due buone notizie oggi per i miei lettori, la prima è che ha riaperto il la Trattoria Farini di Luca Mei dopo un breve restiling. Non perdetevi il giardino ed il nuovo corso leggermente più informale del precedente con alcuni piatti di pesce da frequentare, uno per tutti la degustazione di antipasti, dieci piccoli piatti simpatici, golosi e "curiosi" perché la curiosità è il filo conduttore del nuovo corso di Luca.

Un posto incantevole la Trattoria Farini, soprattutto il giardino, da passarci una serata o, se siete amanti del mezzogiorno, una pausa pranzo decidete voi.
La seconda notizia è che è tornato lo chef Michele Mazzetti.

gio 19 mag 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da D'Angeli Mara

‘Felici di farvi felici da 40 anni': era difficile trovare titolo migliore alla festa organizzata dalla bottega del gusto più apprezzata della città ‘Ai Sapori Felici' di via Castelfidardo a Rimini, per la sua entrata negli ‘anta'. Un compleanno festeggiato all'insegna della musica, dei piaceri della tavola, ma soprattutto della gioventù. 
Una domenica, quella del 29 maggio da trascorrere assieme nel divertimento e nei sapori della tradizione con eventi che partono dal pomeriggio e arrivano fino a sera. Danze, musica e tanti giovani a colorare la festa della bottega gastronomica, ma non solo. Gli spettacoli saranno infatti accompagnati da degustazioni di porchetta e vino per tutti, a cui si aggiungerà la presentazione ufficiale della novità gastronomica di quest'anno. 
‘Ai Sapori Felici' rinomato da 40 anni per l'ottima e attenta selezione delle carni, di pollo, coniglio, manzo e maiale ha deciso ora di uscire dai soliti modi di fare e assaporare la grigliata. Mai stanco di esplorare nuovi orizzonti per scoprire nuove e interessanti novità, lo staff di ‘Ai Sapori Felici ' propone in occasione dei suoi 40 anni un appetitoso e originale modo di degustare la carne. Gli attesi protagonisti della festa saranno infatti gli spiedini speciali, prodotto unico su tutto il territorio. 

gio 19 mag 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

In una padella capiente fate soffriggere la cipolla in poco olio, aggiungete guanciale stagionato a tocchetti, come nella ricetta tradizionale, o pancetta affumicata, che ha un suo perché. La quantità è a discrezione, il sapore è comunque garantito. Quando la parte grassa è quasi sciolta aggiungete la conserva, come da tradizione, o Polpa pronta se volete essere più naturali. Io consiglio la Mutti che è la migliore, buona la Valfrutta, da provare la Cirio (tengo o' core Italiano!! e vai con Depardieu!). E se avete quella fatta in casa dalla mamma non esitate a presentarla agli ospiti come un piatto speciale. Pulite poi il barattolo con un mezzo bicchiere d'acqua e aggiungetela al condimento, regolate con pepe e sale e cuocete a fuoco moderato mentre cuoce la pasta, che siano spaghetti o bucatini. Scolateli lievemente al dente e fateli "saltare" nella padella del condimento. Una spolverata di pecorino romano ci sta, no al parmigiano reggiano. Orrore!! Da provare tutte le varianti, con guanciale, pancetta, o con i pomodorini freschi in estate... Abbinate a vino rigorosamente rosso, se del Lazio è meglio, e non scordate il pane giusto per la scarpetta!

gio 19 mag 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

La prima buona notizia è che riapre il Giardino del Canevone in Via Tonini proprio mentre il candidato sindaco Gnassi dice che butterà giù il "Muro" che lo costeggia per farne una piazza insieme a piazzetta Ducale. Allora sedetevi, affidatevi alle sapienti doti di Alberto, sorseggiate vini e sbocconcellate un antipasto di pesce, chiudete gli occhi e sognate una piazza ampia, bella come le trovate a Parigi, ma il Canevone dei "veneziani" per cortesia lasciatelo a Rimini.
Altra buona notizia è l'aperitivo di venerdì 20 maggio dalle 18 e 30 in poi con i Franciacorta dell'azienda "Franca Contea", un Brut millesimato ed un Satén del 2007 con ostriche e crudité di mare.
Insomma dai cava spagnoli al brut, dal macabeo e parellada al blanc de blanc e chardonnay Massimo Zangheri del Caffè Commercio non smette di stupirci. Salute!

gio 19 mag 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Un viaggio da Piacenza verso Rimini attraverso i sapori e la tradizione di queste terre: si svolgerà il 27, 28 e 29 maggio a Riccione "Ville di Gusto", un grande evento dedicato a tutti gli amanti della buona cucina e del "buon bere", con la presenza dei migliori produttori dell'Emilia Romagna nell'esclusiva ed affascinante Villa Mussolini. 
I visitatori potranno, attraverso l'acquisto del calice degustazione, conoscere le migliori etichette della Regione Emilia Romagna: dal Lambrusco al Sangiovese doc, dal Gutturnio alla Malvasia, dal Pignoletto all'Albana fino ad una straordinaria selezione dei migliori vini passiti della Regione. Non solo vino ma un trionfo di sapori: dal Parmigiano Reggiano all' Aceto Balsamico tradizionale di Modena passando dai salumi tipici emiliani fino alle famosissime ciliegie di Vignola, e ancora i prodotti delle colline malatestiane dai mieli ai formaggi alla saba, fino all'extravergine di oliva DOP dei colli riminesi.
L'evento si svolgerà nelle serate di venerdì 27 sabato 28 e domenica 29 maggio dalle ore 17:00 alle ore 23:00.www.villedigusto.com

mer 04 mag 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Rossini Stefano

L'enogastronomia è un fenomeno incline alle mode. Tra le ultime tendenze c'è quella di mettersi in una posa da intellettuali e dire che non si va al ristorante per mangiare ma per provare esperienze sensoriali. In parte può anche essere vero, e ci sono chef - i primi a cui penso sono Raffaele Liuzzi dell'omonima locanda e Pier Giorgio Parini del Povero Diavolo - per cui questa affermazione è una grande verità. Ma il panorama è vasto e c'è posto anche per ristoranti con meno pretese. Sì, insomma, quei luoghi di aggregazione in cui si va per gustare qualcosa di tradizionale, di semplice e per il piacere di stare in compagnia.
Il problema è che spesso ci si alza da tavola insoddisfatti. La qualità dei prodotti serviti nei locali non sempre è all'altezza delle aspettative. Ed è un vero peccato, perché il territorio di Rimini ne offre di interessanti.
A questo punto rimane una sola alternativa: mangiare bene a casa. Non è difficile. Si tratta solo di fare quello che molti ristoratori non fanno. Spostarsi tra le colline dell'entroterra per trovare i produttori più meritevoli e riportare il bottino a casa. Niente panico. Non è necessario essere cuochi provetti. Se il prodotto buono, se è fatto bene, si gode al naturale. Meno lo si pasticcia, meglio è.

mer 04 mag 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Dogheria 2010 Bianco IGT Podere dai Nespoli Civitella di Romagna
Finalmente un ottimo bianco del nostro territorio, che a mio parere può competere con i grandi bianchi Friulani e Alto Atesini. Pinot Bianco 70% Sauvignon20% Albana 10% Siamo a metà strada tra il mare e l'appennino nella valle del Bidente con vigneti a 400 mt su colline sempre ventilate e con un'ottima escursione termica. Pulizia aromatica, buona mineralità, ottima acidità e grande struttura, fanno di questo bianco un ottimo vino da aperitivo e tutto pasto di pesce. Lo trovi a 8,50 €

Flors di Uils 2009 Vie di Romans Mariano dl Friuli (GO)
E' uno dei bianchi Italiani che più mi entusiasmano. Malvasia Istriana, Friulano e Riesling Renano. Ottima intensità olfattiva con continue variazioni sensoriali che si succedono come in uno spartito musicale. Vino di grande struttura frutto di vigne vecchie ma soprattutto di uve raccolte nel pieno della maturazione. Solo acciaio per un vino che ha capacità di invecchiamento oltre i 10 anni. A 21,50 €
Li trovi al Caffè Commercio.

mer 04 mag 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Per tutti i weekend di maggio a Cattolica si terrà "Il Pesce fuor d'acqua", celebrazione del meglio del nostro pescato e della nostra arte culinaria - una alla settimana - partendo dalle ostriche, poi seppie, quindi cozze e vongole per arrivare infine alle alici. I ristoratori cattolichini prepareranno dei menu ispirati al pescato fresco protagonista del weekend e verranno organizzate degustazioni a tema lungo le vie del centro Città, dove non mancheranno vino bianco e olio d'oliva, anche questi a km 0.
Invece a Saludecio l'8 maggio si svolgerà "la Sagra della porchetta e dei prodotti tipici". I "porchettai" occuperanno con le loro bancarelle il paese, suggerendo di accompagnarlo con un buon Sangiovese locale.

mer 04 mag 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Il neonato Consorzio Riccione Ristobar, capitanato dal presidente Fausto Tonti, sfiderà per la prima volta i ristoratori dell'associazione Zeinta di Borg Rimini (rappresentata dal presidente Arturo Pane) a suon di portate il prossimo 13 maggio. Dalle 12 nella Hall di Rimini Fiera le due fazioni si diletteranno a cucinare un antipasto, un primo ed un dolce tutti all'insegna del wellness e ispirati ai 150 anni dell'Unità d'Italia. I piatti saranno degustati da cinquanta persone scelte a caso tra il pubblico.
L'evento è organizzato da CNA Commercio e Turismo in collaborazione con il consorzio Riccione Ristobar, l'associazione Zeinta di Borg e Summertrade.

mer 06 apr 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Dopo la dipartita (letteraria per fortuna) di Marziani dal cibo, il taccuino si rinnova. Non troverete più altissimi voli enogastronomici, ma non ci faremo mancare le scoperte, magari risalendo faticosamente sentieri e fiumi (Marziani è un falco, ma gli animali migrano anche a piedi, anzi a zampe). Presenteremo sempre bottiglie di due fasce: la prima 5/7 euro per la pronta beva di ogni sera, la seconda 10/20 euro per una serata con un ospite; dedicheremo anche una puntata speciale a Sassicaia e Baroli, oltre i 60 euro, per quando nasce un figlio o si trova lavoro. Alle classiche ricette subentrerà la Scuola di cucina: partiremo dal semplice per arrivare al complesso e forniremo accorgimenti su come imbandire adeguatamente la tavola. Ospiteremo naturalmente anche pezzi di firme importanti alla scoperta della qualità, dal km zero ai formaggi francesi, insomma la parola d'ordine è curiosità e tutti potrete dire la vostra su tavola@chiamamicitta.net nel caso vi siano piaciuti o meno la ricetta e il ristorante proposti.

mer 06 apr 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

A Londra vi presenteranno degli spaghetti scotti con il ketchup: se non c'é il gatto sotto la tavola ne lascerete lì la metà con la solita frase:"I'm full".
Mia madre soffriggeva il burro e aggiungeva la conserva: con il bene che si può volere alla mamma il sugo era terribile e rovinava le tagliatelle.
Un buon soffritto vuole un battuto di cipolla o aglio; la cipolla può restare più grande, ma non è un obbligo: fate soffriggere per un minuto in olio caldo (attenti che non bruci) poi aggiungete un barattolo di conserva o polpa, riempite il barattolo per un quarto con acqua e versatela nella padella regolando di sale e mescolando. Se il sugo si asciuga velocemente abbassate il fuoco e aggiungete un po' d'acqua, scolate gli spaghetti al dente e fateli saltare in padella.
Infine: parmigiano o pecorino romano in caso di cipolla, con l'aglio invece un pizzico di peperoncino.
I genitori dovrebbero insegnare questa ricetta ai figli: fa figo dire agli amici:"ci facciamo due spaghi!", così non faranno brutta figura!

mer 06 apr 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

"I Pini", rosso dei colli toscani, è un vino I.G.T. ottenuto

da uve cabernet sauvignon, merlot e syrah: un prodotto
elegante ma anche persistente al palato. Si distingue per
i toni erbacei, freschi del cabernet e del merlot e per la
speziatura piccante del syrah. Con un prezzo sotto i 20 €,
adatto a una serata particolare, "I Pini" presenta la qualità
di tanti altri vini ben più costosi e conosciuti.


"Erta & China", prodotto con uve di sangiovese e cabernet
sauvignon, è un vino toscano I.G.T. maturato per 2 anni in
barriques americane e francesi dall'aroma pulito e chiaro
all'olfatto. Vino corposo con intensi richiami di frutti rossi e
leggere note erbacee e vegetali ha un prezzo inferiore ai 10
€ e risulta gradito sia al degustatore esperto sia a quello
meno esigente.

mer 23 mar 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Sardine marinate

Per 4 persone
1 kg. sardine freschissime
Farina q.b.
Buccia di limone
Un bicchiere d'aceto
Salvia, aglio, sale e pepe q.b.

Pulire le sardine, lavarle e asciugarle un po', poi passarle nella farina. Cuocerle sulla teglia 10 minuti per parte, ultimata la cottura metterle in una terrina. A parte, preparare il condimento e farlo bollire per qualche minuto, poi versarlo sulle sardine. Servire freddo. (da "I venerdì di magro", Ass. Attività Produttive Provincia Rimini, 2003)

mer 23 mar 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

La storia delle due edizioni di "Sovversivi del gusto", parole e immagini di Michele Marziani e Marco Salzotto, è quella di molti viaggi. Che cominciano nel 2008 a zig zag attraverso l'Italia, e arrivano fino a Parigi, dove il 3 marzo alla Paris Cookbook Fair "Sovversivi del gusto 2" è stato proclamato "Gourmand Best in the World" come miglior libro fotografico enogastronomico del mondo. Ecco il diario di bordo di questa avventura...

Michele, cominciamo dal principio...
«Il primo libro doveva essere pronto per Natale: era possibile solo andando a trovare i Sovversivi e pubblicando racconto e foto su blog, ogni sera. Un massacro, tutto il giorno in giro tra mucche e filari e la sera a scrivere... una volta finito ero contento, ma bastava. Poi ecco altri Sovversivi del Gusto, una nuova edizione... mi ha convinto Marco, a farla, stavolta nei tempi giusti. I Sovversivi sono persone interessanti, avere a che fare con la terra dà loro autenticità. Come me, sono diffidenti verso tutte le forme di certificazione, ma stanno attenti che quello che dicono corrisponda al loro livello produttivo. Una comunità, dove devi essere credibile. Intanto maturava la mia dissociazione dallo scriver di cibo, il sentirmi chiuso in un mondo troppo definito. Ho cominciato nel 1993, da giornalista, con un articolo sull'olio e sembrava una cosa poco seria, dieci anni dopo la situazione si era ribaltata, non c'era pagina dove non si parlasse della "mora romagnola", e tutto un circuito... "Il Gambero Nero" ha segnato per me l'uscita da tutto questo.»

mer 09 mar 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Per 4 persone

1 kg farina
Gr 70 strutto (o mezzo bicchiere olio d'oliva)
Un pizzico di bicarbonato
Acqua tiepida q.b.
Un pizzico di sale
1 kg e mezzo rosole 
1 spicchio d'aglio
Pepe q. b.

mer 09 mar 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

«Mio padre mi diceva "An so se l'è nasù pròima al rósli o la pida"», scrive Roberto Giorgetti in "E' Magnè", e continua ricordando che "con l'arrivo della primavera la campagna si riempiva di ogni ben di Dio: erbe spontanee per cene serali, erbe aromatiche per minestre, intingoli e frittate". Rosole - la rosetta di foglioline e i germogli del papavero prima della fioritura - e cassoni: un connubio antico come il tempo. Come la raccolta competente e paziente delle erbe mangerecce: la prima menzione sistematica è nel trattatello cinquecentesco "De l'insalata e piante che in qualunque modo vengono per cibo de l'homo" del medico Carlo Felici, che ne elenca decine di varietà. Da risorsa in un'economia di sussistenza com'era quella contadina le erbe di campo sono state canonizzate in una vera e propria "cultura delle insalate". Altro che "piada e scarpegni tutte le sere", e per bisogno, come raccontava un contadino di San Lorenzo a Monte a Liliano Faenza, nel 1959. La conoscenza e la raccolta della misticaènza, misto di erbe selvatiche in fiore, oggi è una must per gourmand attenti al territorio. L'elenco ce lo dà Graziano Pozzetto ("Cucina di Romagna", Muzzio ed.), che le cita in dialetto secondo "il verbo del maestro Libero Ercolani": tarassaco (castracân, pèsa a cân, pèsa a lët) valerianella (mazaprit, mundsèn, amnadëla, caslèna), radicchi di campo (radècc ad câmp), rucola selvatica (ròcla sambêdga) rosolaccio (rösla et al.). E la vitalba, gli scarpigni, la borragine, l'ortica... Una tavolozza di sapori diversi, da accordare armonicamente: dolce quello della vitalba, amarognolo quello degli asparagi selvatici, appena piccante la borragine...

mer 23 feb 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Ingredienti: 
400 g. di farina bianca 
50 g di zucchero 
80 g di burro 
2 uova 
1 cucchiaino da caffè di lievito vanigliato
la scorza grattugiata di 1 limone  
zucchero a velo
una presa di sale 
olio per friggere

Preparazione: 
In una terrina ammorbidire il burro, incorporare lo zucchero e poi le uova, uno alla volta, mescolare e aggiungere la buccia grattugiata del limone, un pizzico di sale e tanta farina quanto basta per ottenere un impasto morbido, aggiungere il lievito. Con un cucchiaio fate delle palline, grandi come una noce, che lascerete cadere dentro l'olio bollente. Appena la pallina assume il colore dorato toglietela e preparatela per essere servita con lo zucchero a velo.

mer 23 feb 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da

L'etimologia della parola Carnevale - in origine riservata al martedì grasso o lovo come si dice in Romagna - per i più viene dall'esortazione a carnem levare alla vigilia dell'astinenza quaresimale, e ne rafforza lo status di festa dell'eccesso rituale, anche a tavola. Del resto, tutta la settimana che precede il mercoledì delle Ceneri (popolarmente San Grugnon) era ab antiquo dedicata a ogni sorta di crapula: scrive il De Nardis (L'anno, in "La piè" 2, 1946): "La settimana lova, dal mercoledì della grassa all'ultimo dì del Carnevale stesso - cioè il martedì lovo, vigilia delle Ceneri - è un tempo pazzo e fragoroso. Nelle famiglie, a Carnevale, si mangiano le castagnole vuoi fritte nello strutto che cotte al forno, e la piada guernita dei ciccioli più sucosi. Le imbandigioni sono varie quanto mai. Il martedì lovo è il giorno in cui si dovrebbe mangiare sette volte addirittura". E degli sfrapàl, ciàcar castagnol e dolcetti fritti che prepariamo ancor oggi parla anche Eraldo Baldini. Carnevale nell'antica cultura agraria romagnola era una festa del ciclo invernale che celebra il passaggio dell'anno e la rigenerazione del tempo, attraverso la messa in scena del caos, del rovesciamento dei ruoli e l'abbondanza alimentare, che per magia imitativa doveva propiziare un ricco raccolto.

mer 09 feb 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

Se i cinque sensi sono chiamati insieme a soddisfare gli appetiti, e il sesto, l'immaginazione, reclama la sua parte, a San Valentino, che degli amorosi sensi è una sorta di Carnevale, l'ordine gastronomico s'inverte: non si cerca cibo che sazi, ma che renda insaziabili. Di rigore in tavola per l'amato/a, tra rose e lume di candela, un menù afrodisiaco, che già nel nome convoca la Dea dell'amore, ritratta da Botticelli in equilibrio vezzoso su un Pecten jacobaeus, volgarmente noto come capasanta... un caso? «Sine Cerere et Libero friget Venus», affermava Terenzio (Eun. 4:732), "senza Cerere e Bacco Venere si raffredda", e la connessione tra i piaceri della tavola e del letto è stabilita dalla notte dei tempi, forse da "quel" morso condiviso della mela. Senza parlare dei filtri, elisir e pozioni da sempre sorbiti per esaltare e governare gli amorosi impulsi. Restando al cibo, almeno due i filoni esplicativi del presunto potere afrodisiaco di alcuni alimenti: un pensiero magico che associa forme evocative (dall'asparago al fico) all'aumento della potenza sessuale o suggerisce vivande improbabili come il corno di rinoceronte (con animistica fiducia nella legge di contiguità), e un pensare scientifico che analizza le proprietà degli alimenti considerati stimolanti, classificandoli tra quelli che causano vasodilatazione periferica (come il peperoncino o il pepe), sono euforizzanti (come il cioccolato), hanno azione disinibitoria, come l'alcol, o contengono ormoni (ginseng).

mer 09 feb 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Biscotti di polenta: Per 4 persone

gr.600 fior di farina
gr.400 polenta fine
3 uova
lt.1 latte intero
gr.150 miele
gr.100 zucchero
gr.100 uva sultanina
gr. 40 "dose" per ciambella

Disporre a fontana le farine sul tagliere. Al centro, disporre tutti gli ingredienti tranne il latte. Impastare piano versando a filo il latte tiepido, tirare l'impasto col mattarello in una sfoglia di 3 cm. circa di spessore, ritagliare i biscotti con un bicchiere, disporli sulla teglia unta e infarinata. Infornarli a 180° per 40 minuti.

mer 26 gen 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Pasta
gr. 500 farina, acqua tiepida, sale q.b.
Impastare la farina con l'acqua salata, formare una sfoglia e tagliarla a striscioline di 5-6 cm, arrotolarle tra le mani formando dei cordoncini (strozzapreti).

Sugo
gr. 300 salsiccia
passato di pomodoro
pepe e sale q.b. 
Soffriggere in un tegame cipolla, sedano e carota. Aggiungere la salsiccia in parte schiacciata, il passato di pomodoro, sale e pepe. Far cuocere a fuoco lento finché si addensa.

Cuocere gli strozzapreti in acqua bollente per 5 min. e condirli con abbondante sugo.

mer 26 gen 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

"C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole anzi d'antico" mi viene in mente sempre questa poesia del Pascoli quando entro al ristorante Pizzeria Pic Nic.

La poesia ci sta perché entrando nel ristorante trovi la cassa a destra, postazione di Maurizio Bellini il titolare del locale insieme all'intramontabile Berto che invece è arroccato in cucina, ma a sinistra è comparso un pianoforte ed una chitarra, forse viatico per serate sino a tarda notte con artisti e cantanti?
"No erano altri i tempi in cui si faceva tardi con gli artisti che portava dalla discoteca l'Altro Mondo Gilberto Amati, ricordo che il più pazzoide era Rocky Roberts, simpaticissimo interprete della canzone "Stasera mi butto", era indiavolato e da solo faceva reparto riempiendo il locale di allegria. Ora a mezzanotte si chiude, allora la normalità erano le due, di sabato anche le quattro".
Altri tempi davvero perché Maurizio è arrivato da Bologna nel 1965 con le novità di allora che ora sono diventate tradizione, i maccheroncini delizia, i tortellini alla panna ed il goulash con la polenta.

mer 26 gen 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

Alla vigilia del Centenario di Pellegrino Artusi (1820-1911) - e non a caso nel 150esimo dell'Unità d'Italia - la sua opera principe "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene" non ha ancora finito di metterci a tavola: una nuova edizione, a cura di Alberto Capatti per la collana "Radici" della BUR è da poco in libreria. E sarà presentata il 28 gennaio a Casa Artusi, a Forlimpopoli, dal curatore e da Massimo Montanari, l'eminente studioso di cultura gastronomica presidente del Comitato Scientifico di Casa Artusi (ore 20.00). 
Un libro che è davvero una radice della cultura italiana, e non solo per quello che riguarda la creazione di una koinè gastronomica che amalgama le "differenze" regionali, ma anche per il contributo nella creazione di una lingua nazionale. «Dopo l'Unità d'Italia», scrive Artusi, «mi sembrava logica conseguenza il pensare all'unità della lingua parlata, che pochi curano e molti osteggiano, forse per un falso amor proprio e forse anche per una lunga e inveterata consuetudine ai proprii dialetti». Creando un italiano familiare "parlato", in cui la rigidità scolastica dei manuali di economia domestica e il gergo fiorito di gallicismi delle opere di culinaria si stempera sul tono di una istruttiva conversazione, Artusi diede un modello di scrittura riconosciuto anche dal Panzini del "Dizionario moderno", che rendeva omaggio alla sua «grazia nostrana e alla purezza di lingua da far arrossire molti testi scolastici».

gio 13 gen 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Sedersi a chiacchierare di ristorazione con Claudio Carlini nel suo locale in piazzetta San Gregorio è sempre un piacere, in primo luogo perché l'Osteria della Piazzetta è un indirizzo rassicurante, niente fronzoli, molta sostanza e la certezza di trovarci le cose che cerchi senza sorprese. In secondo luogo perché Carlini non è mai banale nei suoi ragionamenti.
Così la vita scorre nel centro di Rimini con le cose di tutti i giorni, i piatti di pesce e di carne, gli avventori trattati come persone di casa e la notizia della giovanissima Anna (maestra di sala del locale) diventata nonna (?!?!) che va a trovare il nipote a Londra. Come si farà ad essere nonna a trent'anni? forse un altro mistero della cucina del locale.
"Nella primavera del 2010 abbiamo toccato il picco più basso - attacca Carlini senza fronzoli - ce lo siamo lasciati alle spalle ed ora notiamo tutti i segni di ripresa anche se continua ad essere dura, ma noi tiriamo avanti con ottimismo".
Tirare avanti significa però essere un personaggio del mercato alle sei della mattina quando Claudio va personalmente a scegliere il pesce migliore oppure cercare la carne da brodo nostrana nel nostro entroterra, poi come faccia a tirare a sera al Vizio fa parte dell'elisir di lunga vita dei due locali.

gio 13 gen 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

«Eh, quando ero piccola la soffitta d'inverno odorava di mele, quelle piccoline, raggrinzite. E di pere volpine, conservate nella paglia, che si mangiavano cotte, e di mele cotogne... l'uva restava appesa ai graticci fino a Natale, si piluccava per buon augurio, e le noci col pane? "Pan e nus l'è un magnè da spus", dicevano. Adesso chi lo fa più?». Così racconta la piacente signora che origlia la domanda "Cos'è che si trova da noi a gennaio?" al banco della frutta, e che mentre il fruttivendolo indica le piramidi traboccanti d'agrumi, ananas e kiwi si allontana scuotendo la testa con le sue sporte. Salutari e di stagione senz'altro, ma una volta lei mandarini e arance li trovava nella calza della Befana, seppure c'erano... «Mangiare, l'atto apparentemente più naturale ed elementare, è in realtà estremamente complesso, "condito" com'è da quelle funzioni e quei significati che ogni cultura connette all'atto "naturale" dell'alimentarsi», chioserebbe l'antropologo Marino Niola. E quando si vanno a cercare verdure, frutta e pesci "nostrani", prima ancora che all'ortodossia dello stagionale, del sostenibile e del km.0 è a una festa della memoria che si partecipa, a un calendario antico per cui c'è un tempo giusto per ogni cosa.

gio 13 gen 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Per la PIADINA
kg.1 farina
gr.70 strutto
un pizzico di bicarbonato
acqua tiepida q.b., sale

Formare un impasto con tutti gli ingredienti e lavorarlo a mano, lasciandolo riposare 12 ore. Formare delle palline e stenderle col mattarello.

gio 13 gen 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Gianluca e Gian Paolo Raschi, del Ristorante Guido, stanno per ricevere il premio La Conchiglia d'oro 2010 dalla terza Circoscrizione del Comune di Rimini. I fratelli Raschi approdano dunque al 2011 con un importante riconoscimento, reso ancora più significativo perché elargito dai loro concittadini, dai loro vicini di casa; questo dopo un anno intenso, il 2010, durante il quale li troviamo come partecipanti ad Identità Golose di Milano. Presentano il libro "Guido. Diario di bordo di una famiglia che ama il mare". Partecipano alla serata bolognese "Bologna da Gustare". Partecipano alla Festa di Vico Equense, nel gruppo di 70 migliori chef stellati d'Italia.Vengono premiati con il "Golosario 2010" nella categoria "Le migliori tavole dell'anno", da Paolo Massobrio. Partecipano ad Enologica di Faenza. Partecipano a Squisito di San Patrignano. Partecipano alla prima edizione di Chef a Teatro presso il Teatro Petrella di Longiano. Poi le meritate vacanze, ora si riparte con un riconoscimento, ma anche con tanta voglia di preparare la nuova stagione.

mer 15 dic 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

«Il Natale da noi ha una sola tradizione gastronomica: il cappelletto». Così Piero Meldini, scrittore e sapido studioso della gastronomia del nostro territorio, insignito dell'artusiano Premio Marietta, icasticamente risponde alla domanda sul nostro tipico menù di Natale. «È nel 1811 che viene nominato "ufficialmente" per la prima volta, nel rapporto conclusivo dell'Inchiesta napoleonica. Scrive Leopoldo Staurenghi, allora prefetto di Forlì: "Il giorno di Natale presso ogni famiglia si fa una minestra di pasta col ripieno di ricotta, che chiamasi cappelletti. L'avidità di tale minestra è così generale che da tutti, e massime dai preti, si fanno delle scommesse di chi ne mangia una maggior quantità, e si arriva da alcuni fino al numero di 400 o 500, e questo costume produce ogni anno la morte di qualche individuo per forti indigestioni." Ma, per essere tradizione diffusa della festa principale del ciclo dell'anno - l'area del cappelletto va da Imola a Fano -, doveva essere molto più antico. Un piatto di lusso, laborioso, che ci si poteva concedere poche volte nel corso dell'anno, e per alcune famiglie poche volte nel corso della vita.» 

mer 15 dic 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Gei Omer

Dici festività natalizie e pensi...alla tavola. In attesa di conoscere le migliori diete per perdere i chili che acquisteremo durante la settimana più godereccia dell'anno, vediamo, per chi non si dedicherà anima e panza a pranzi e cene casalinghe, cosa offrono i nostri ristoranti, spaziando da Rimini all'entroterra, menù fisso o alla carta, carne e pesce, piatti tradizionali o più elaborati. 
A Rimini per chi non ama i menù fissi e vuole trascorrere una piacevole serata a due passi dal centro storico, i posti ideali per la cena del 24 e la notte di san Silvestro sono l'Osteria del Vizio e l'Osteria della Piazzetta: per tutti i clienti il consueto menù alla carta con un'ampia scelta di primi, eccellenti secondi di carne, contorni e dolci per tutti i gusti.
Sarà invece protagonista il pesce al Farini 13, dove per Capodanno in un ambiente caldo ed elegante si potrà gustare un menù con piatti pregiati tutti rigorosamente a base di pesce fresco.

mer 15 dic 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Ingredienti
gr. 350 tagliolini
4 coste di cardo
gr. 100 pecorino di fossa grattugiato grosso
pepe nero macinato fresco
una noce di burro

Pulire e lavare bene i cardi, lessarli in acqua bollente acidulata. Una volta cotti, raffreddarli e tagliarli a dadini. Farli stufare nel burro. A parte, cuocere i tagliolini, scolarli, farli saltare nel tegame con i cardi, spolverare col pepe e il pecorino di fossa. Servire subito.

mer 15 dic 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Il Natale solidale non è una notizia. Nel senso che da molti anni la Caritas Diocesana organizza una serie di iniziative per finanziare progetti nelle zone povere del pianeta.
La fantasia non manca in quel di Villa Verucchio, al punto che si sprecano le tombole, le torte della pace, i mercatini, le recite e le proposte di casa in casa.
Ma l'iniziativa che scalda i cuori oltre il palato è "Cappelletto... solidale... offresi". Dice il volantino che si tratta di pasta fatta a mano con amore. Ed è la soluzione per chi nonostante voglia avere i cappelletti nel menù non sa o non ha tempo di prepararli.
Una task force di azdore si è messa assieme per produrre cappelletti a iosa; il punto di riferimento è il centro ricreativo Le Pozzette (0541671263) dove se ne possono ordinare con un certo anticipo alcuni chili.
Le "ragazze" capitanate da Giuliana, Marisa e Domenica sono un vero commando, meglio dei reparti speciali della Folgore. Con un'organizzazione invidiabile riescono a fare fronte ad una richiesta alimentata da un prodotto a km superzero, con ingredienti supervisionati da chi i cappelletti è abituata a farli per la famiglia e quindi attenta per prima cosa a quello che ci metti dentro.

mer 15 dic 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

E' proprio il caso di dirlo, ristorante che va, storia che trovi.
Si erano lasciati tempo fa ma continuavano a sentirsi. No, non stiamo parlando di una storia d'amore ma forse d'amicizia sì. Poi messe a posto alcune questioni burocratiche, per Marco Mosconi ed Alessandro Baroni ecco la possibilità di mettersi insieme a gestire la Chiacchiera et voila, la storia ricomincia.
Sì, perché la Chiacchiera ora è aperta tutto l'anno e non solo d'estate, e per completare l'opera è aperta anche a pranzo. Ho scoperto così che Marco Mosconi la voglia di aprire anche d'inverno l'aveva (io credevo fosse un patito dei mari del sud, tipo lavoro d'estate e sverno ai Caraibi!), invece era il locale che si poteva tenere aperto solo d'estate. Così una delle più belle viste sulla riviera non è disponibile solo con la buona stagione, ma anche d'inverno, perché accanto al nucleo centrale c'è una ulteriore sala ricavata dall'isolamento del portico.
Marco ed Alessandro sono pieni di energie e sempre pronti alle novità. Dalla musica dal vivo alle serate gastronomiche a tema, alle presentazioni mensili di una cantina (splendida quella di venerdì scorso dell'azienda agricola La Berta di Brisighella) insomma ce n'è per tutti i gusti ad un prezzo ragionevole, ma con la massima attenzione alla qualità.

mer 15 dic 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Per il secondo anno consecutivo il Bar Ristorante Tolemaide di Torre Pedrera in collaborazione con Caritas Rimini invita ad un sontuoso banchetto natalizio sessanta ospiti della Caritas stessa. Il 23 dicembre la ditta Samarkanda Viaggi di Marino Muscioni accompagnerà in pullman gli invitati al ristorante, mentre i dipendenti per una sera lavoreranno gratis e i prodotti alimentari saranno offerti da Igea Carni di Bellaria, Adria Gelo di Cerasolo e Pasticceria Mio Bar di Rimini. Un team di imprese che lavorano in sinergia per aiutare a far trascorrere un Natale più sereno e in compagnia chi ne ha più bisogno. Il progetto lo scorso anno è stato presentato a Milano, in occasione di Sodalitas Social Award, il premio che viene assegnato alle iniziative di Sostenibilità d'Impresa più significative.

mer 01 dic 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Intervistiamo Luca Mei una mattina di novembre nel suo ristorante Farini 13. Il locale è nella via e numero omonimi, un bell'ambiente che paradossalmente è a buon prezzo, soprattutto a pranzo dove Luca propone piatti unici che sono una bella alternativa al "panino al volo". 
Tre anni e mezzo in questo locale: azienda stabilizzata o ancora in divenire? 
"E' vero che ho clienti affezionati che mi seguono, ma la staticità non è mai un bel modo di affrontare il futuro. Così proprio in questi giorni ho iniziato una sinergia con la Fondazione Fellini per l'esposizione dei disegni tratti dal Libro dei Sogni del maestro. Insomma come vedi andiamo avanti". 
Raccontaci come è cambiata la cucina negli ultimi cinque anni. 
"C'è un forte ritorno alla semplicità. Mi pare che è finita l'epoca degli chef showmen, per fortuna i buoni prodotti e la buona cucina hanno avuto il sopravvento sulla visibilità. Anche l'impostazione del nostro locale segue questa tendenza, deve essere vivibile, semplice nella sua raffinatezza, sembra un controsenso, ma non lo è". 

mer 01 dic 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

Marino Niola è antropologo della contemporaneità, docente all'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, editorialista di "La Repubblica". Un raro esempio di saggista italiano capace di amalgamare l'acribia dello studioso con l'alchimia di una scrittura sapida e croccante, che apre al lettore il backstage dei miti e riti contemporanei. Il suo libro "Si fa presto a dire cotto. Un antropologo in cucina" (Il Mulino) è una gourmandise letteraria, i cui ingredienti sono i sapori e i saperi dell'homo edens, ma la differenza vera la fa il cuoco. A raccontarne sarà lui stesso a Santarcangelo il 3 dicembre, per la VI edizione di "Cibo come cultura" (Sala del Lavatoio, h. 20.45). Intanto, per ingolosirvi, ecco un assaggio.

Professor Niola, cosa ci fa un antropologo in cucina?
«Fa il suo mestiere: la cucina è luogo dell'identità e delle differenze, in cui affiora quello che gli uomini nascondono con le parole. La cucina non mente, fotografa in profondità una cultura mostrandone gli atteggiamenti, le preferenze, le abitudini, i tabù, le passioni, il rapporto con la natura e con gli altri, di cui vengono alla luce organizzazione e gerarchie. Il cibo differenzia: un italiano "maccaroni" da un tedesco, ma anche chi può mangiare caviale da chi ha solo il pane. La cucina addensa simboli, basti pensare alle comunità migranti che ne accentuano le caratteristiche etniche, come segno d'identità. Un modo per fermare l'orologio e conservare dentro di sé la patria attraverso la cucina che, però, è madre. Dando così un corpo, un sapore, un profumo a quell'astrazione che noi chiamiamo madrepatria.»

mer 01 dic 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Per la pasta:
4 uova
gr. 400 farina 00
Per il ripieno:
kg. 1 patate nostrane
gr. 100 parmigiano grattugiato
olio extravergine d'oliva insaporito con salvia e rosmarino
una manciata di formaggio di fossa grattugiato
sale q.b.
Tirare la pasta sottile e formare dei tortelli, farcirli col ripieno di patate schiacciate e impastate con l'olio aromatizzato e il parmigiano. Cuocere in abbondante acqua salata e condire con olio extravergine d'oliva, pepe macinato al momento e formaggio di fossa grattugiato.

mer 01 dic 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Il vino, collegato all'unicità dei suoli che ospitano i vigneti e, quindi, anche all'unicità e bellezza del territorio e del paesaggio di origine, sarà al centro di un convegno che si svolgerà venerdì 3 dicembre, con inizio alle ore 9, a Villa Mattioli di Vergiano di Rimini. "Terre e Vini dei Colli di Rimini", questo il titolo dell'iniziativa avrà come fulcro il progetto zonazione viticola della collina romagnola, cioè l'approfondimento delle conoscenze pedoclimatiche delle aree viticole e quale sia il loro livello di valorizzazione. 
Interverranno l'Assessore alle Attività produttive della Provincia di Rimini Jamil Sadegholvaad, il Presidente della Camera di Commercio Manlio Maggioli, Stefano Romani (Presidente del Consiglio Interprofessionale Vini Doc Colli di Rimini) oltre ad autorevoli interventi tecnici previsti. A seguire, alle 11,30 si terrà una degustazione di vini Sangiovese e Cabernet Sauvignon ottenuti dalla sperimentazione, con descrizione delle tipicità del vino.

mer 17 nov 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Non sai se rimanere incantato dalla storia dei genovesi che inseguendo i coralli nel XVI secolo colonizzano l'isola di Tabarca in Tunisia per poi ripartire, due secoli dopo, alla volta di un'altra isola quella di Carloforte o rimanere abbagliato e ingolosito dalle ricette e dalle immagini che accompagnano il bel volume di Sergio Rossi La cucina dei Tabarchini appena uscito per Sagep Editori di Genova. È storia di mare, di Mediterraneo, di genti liguri, di pirati berberi, di incontro tra cucine, culture e sapori, il tutto raccontato in un volume riccamente illustrato che viaggia tra i coralli, le isole, la storia e la capacità di fondere culture per riproporle nel piatto, nelle ricette a base di tonno, nel cascà e nel cuscus, nella "curiosa vicenda dello scucuzù". Si sente i profumi di Liguria, i passaggi delle isole di Sardegna, il vento dell'Africa del nord in un compendio di sapori e meraviglie.

mer 17 nov 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Questa è la mia ultima volta sul Taccuino della Tavola. Il mio ultimo articolo intorno al cibo. Dopo aver deciso qualche anno fa di dedicarmi anima e corpo a una scrittura di respiro più lungo, fatta di libri, in particolare romanzi, Chiamami Città era rimasto l'ultimo giornale in cui scrivevo. Altri viaggi in punta di penna mi reclamano e non riesco più a far fronte all'impegno fisso di una collaborazione. Ma soprattutto ho bisogno di stare un po' lontano dal cibo, dal mondo dei sapori, da quel chiacchierare intorno alle padelle che ho cominciato su queste pagine nel 1996 su richiesta di Giuliano Ghirardelli, allora direttore nonché fondatore del giornale. Grazie a lui ho iniziato a parlare di forchette, ristoranti, osti e contadini in tempi in cui a farlo eravamo davvero in pochi. 

Adesso è un mondo che mi va stretto. L'ho capito un giorno a Tradate, provincia di Varese. Presentavo un mio libro dal titolo I sapori della Terra di Mezzo. Mi hanno avvicinato due signori e mi hanno chiesto: per caso lei è parente di quell'altro Marziani, lo scrittore del romanzo Umberto Dei?
Sono io, ho risposto. 

mer 17 nov 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Attenzione: questo è un indirizzo sicuro, di grande affidabilità, in una location bella che si presta anche a passeggiate serali, a novembre e solo a novembre aperto venerdì, sabato e domenica.
Stiamo parlando del ristorante Bellavista a Montescudo: d'estate una delle terrazze più belle della Romagna, d'inverno una rivisitazione della cucina locale con qualche sfiziosità ed un prezzo veramente giusto, con la possibilità di riservare anche una sala per i compleanni.
Maria Teresa, con a fianco la fidata Mary, non vi farà mancare nulla di quello che è veramente la Romagna invernale: cappelletti, passatelli, lasagne. E poi crespelle ai funghi e tortelli al tartufo, tutto rigorosamente fatto in casa. Gli antipasti sono più ricercati, dove a fianco dell'erbazzone trovate il cavolo rosso con le mele ed il carpaccio di vitello, mentre fra i secondi non mancano agnello, coniglio e tagliata. Con la stuzzicante presenza del pollo fritto, buonissimo, croccante, poco locale, ma specialità della casa.
"Quest'anno abbiamo aperto ad una novità importante per noi - ci dice il titolare Mariano Pecci - la domenica sera facciamo la piada": già, perché al Bellavista la piada non c'era, ora invece la domenica sera la servono insiemead affettati certificati dell'alto Metauro.

mer 17 nov 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

A Refrontolo, sulle colline di Valdobbiadene dove nasce il Prosecco Lunatico ci sono stato. C'è il Molinetto della Croda, antico mulino ancora funzionante ad acqua per la gioia dei visitatori. Ci sono i boschi e poi ci sono le viti, infinite, a perdita d'occhio. Ricoprono tutto il territorio sterminate distese d'uva destinate alle bollicine del bianco da aperitivo per antonomasia. In mezzo ai grandi nomi c'è la settecentesca Ca' Rizzi, in cima alla collina, con intorno le vigne, poche, quelle di casa, coltivate naturalmente con grande rispetto per l'ambiente che danno vita a un prosecco biologico e gustoso. Scoperto non in Veneto, ma a Ventotene, dove Rodolfo Tonello e Francesca Rizzi, i vignaioli, passano gran parte dell'anno a insegnare ai ragazzini ad amare il mare e a girare in barca a vela. E di questa vita nomade tra le isole ponziane e le colline di Valdobbiadene il Lunatico 2009 porta l'impronta sbarazzina e la beva fresca, cosmopolita, di un vino che non vorresti finisse mai.

gio 04 nov 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

L'imperativo è la stagione. E il mercato abbonda di finocchi, verdure che non tutti amano, spesso perché non sanno valorizzarle. Questa ricetta è elementare ma buonissima. Tagliate i finocchi a striscioline sottili, fate altrettanto con il radicchio rosso trevigiano o, a scelta, con dell'indivia belga. L'importante è giocare con la dolcezza del finocchio e l'amaro dell'altro ortaggio. Mettete in una padella antiaderente con un po' d'olio extravergine d'oliva, fate cuocere a fuoco alto, quasi a sbruciacchiare le verdure, poi salate, abbassate la fiamma e terminate la cottura. Se le verdure sono state tagliate sottili in 15-20 minuti è tutto pronto. Rifinite con semi di papavero. Se stato inventando un cena dal nulla, gli ultimi dieci minuti aggiungete dei wurstel bianchi bavaresi o dei servelade dell'Alto Adige.

gio 04 nov 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Nel cuore di Rimini dal 29 ottobre al 7 novembre 2010 si rinnova l'appuntamento della città con "Biodiversiamoci.", terza edizione di AmbienteFestival. Dieci giorni di eventi che coinvolgeranno e contageranno tutta la società civile, avvolgendo il centro storico di verde biodiverso, per dare corpo a una sostenibilità a portata di mano, concreta e praticabile.
AmbienteFestival il 6 e 7 novembre ha il sapore del nostro territorio. A Rimini, nella Vecchia Pescheria, dalle 10.00 alle 21.00 si terrà la mostra-mercato dei prodotti PiùRimini, per conoscere e assaggiare tanti prodotti a chilometro zero. 
PiùRimini, progetto nato nel 2007 da CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), CNA (Confederazione Nazionale Artigianato) e LEGACOOP (Lega delle Cooperative), organizzazioni di rappresentanza delle rispettive imprese ben radicate sul territorio riminese, in collaborazione con gli Enti locali, con il sostegno della Camera di Commercio e della Provincia di Rimini e con il contributo di UGF Assicurazioni.

gio 04 nov 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

È stagione di due prodotti che sono un gran vanto e una gran meraviglio della provincia di Rimini allargata ai sette comuni dell'alta Valmarecchia: il Tuber magnatum più noto come tartufo bianco pregiato e il formaggio stagionato nelle fosse. Del primo nomea, meraviglia e prezzo sono noti nel mondo, mentre meno risaputo è che il territorio riminese ne è pieno, del migliore, del più profumato. Lo testimoniano due fiere importanti, seppur di portata diversa, quella grandiosa e popolare di Sant'Agata Feltria, giunta ormai alla sedicesima edizione appena conclusasi e quella più giovane, semplice e paesana di Mondaino dal titolo "Fossa, tartufo e Cerere" che si svolgerà nelle domeniche del 21 e del 28 novembre, con numerosi eventi infrasettimanali. Ad accomunare le due manifestazioni non c'è solo la possibilità di acquistare ottimi tartufi bianchi delle colline riminese, ma un simpatico filo rosso che fa sì che la Fiera nazionale del tartufo pregiato di Sant'Agata sia, tra le Marche e la Romagna, la prima tra le iniziative dedicate al prezioso fungo tuberaceo, mentre quella di Mondaino è l'ultima (cosa da non sottovalutare perché i tartufi migliori sono quelli nel cuore della stagione che più o meno si protrae fino a Natale). Quindi, detto con un po' d'orgoglio di campanile, la provincia di Rimini apre e chiude le danze intorno al tartufo. 

gio 04 nov 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Lo spettacolo dei vigneti dell'azienda agricola Valturio del riminese Adriano Galli è di quelli che rinfrancano l'anima: vigne che scalano i dirupi, olivi che contendono lo spazio ai boschi, prati e pascoli. Siamo nel cuore del Montefeltro, sulle alture di Macerata Feltria, quasi 500 metri d'altitudine. I vini sono importanti: il Valturio, Sangiovese in purezza affinato in legno, ottiene riconoscimenti crescenti, non il ultimo i "tre bicchieri" del Gambero Rosso nella guida 2011 a conferma di quelli ottenuti nel 2010. Più semplice, ma non meno entusiasmante è l'Olmo 2009, rosso uvaggio di Montepulciano e Sangiovese. Vino di beva elegante e quotidiana. Piacevole e non scontato. Netto, pulito, goloso, anche brusco, piacevolmente brusco.

mer 20 ott 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

La notizia della nascita della "Settimana del gusto riminese" stupisce anche me. Una ventina di ristoranti del centro di Rimini e dei borghi storici cittadini si uniscono attorno a un progetto: una settimana al mese, l'ultima, per dodici mesi, proporranno un menu non solo di tradizione, ma a chilometro zero, a base di prodotti locali. E a prezzi sostenibili. Ma non basta: chi si siederà a tavola e ordinerà questo menu, si porterà a casa un piatto che raffigura l'icona di Rimini, ovvero il ponte di Tiberio. L'idea è evidentemente ispirata al piatto del "buon ricordo" ma non per questo è una cattiva idea. In più chi andrà a mangiare il menu riminese nella settimana del gusto avrà anche la possibilità di acquistare nei locali, vini, oli e altri prodotti tradizionali del territorio, gli stessi che partecipano alla realizzazione e alla valorizzazione dei piatti. 

mer 20 ott 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Prendo questo piatto dal bel libretto "Le ricette dei monasteri" appena uscito per i tipi di Panozzo Editore. L'autrice, Rita Laghi, indaga tra memoria e ricerca sulla cucina delle monache. Ne escono piatti semplici, odorosi di erbe, di campagna e di silenzio. 

Per questa frittata sbattete quattro uova, aggiungete una ventina ventina di foglie di salvia tritate, una o due manciate di Parmigiano Reggiano grattuggiato, una piccola manciata di pangrattato, un po' di latte, sale e pepe. Sbattete e mescolate per bene, poi mettete la frittata in una teglia e cuocetela in forno a 180° per una ventina di minuti, coprite con carta da forno se tende a bruciacchiarsi prima della fine della cottura. Soffice e profumatissima. Evocativa.

mer 20 ott 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Tutto comincia il giorno che Davide Bigucci decide di far ordine nella cantina del suo Podere Vecciano. Trova tre o quattro bottiglie vecchie di Pagadebit, dimenticate dall'annata 2005. Siccome il bianco riminese, si dice, dura un anno o poco più, Bigucci stappa per rovesciare tutto nel lavandino. Ma poi ci ripensa e prova a versare nel bicchiere. Miracolo! Un bianco di una complessità olfattiva mai visto, quasi una vendemmia tardiva. Lo assaggia. Trasale. Poi incredulo porta due bottiglie a Ricky Agostini dell'Enoteca del Teatro di Rimini. Lui ne apre una e la meraviglia è la stessa: un bianco complesso, piacevolissimo. L'altra bottiglia la apriamo insieme: anche io condivido l'incredulità. Un Pagadebit così longevo? 

mer 06 ott 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Il peschereccio del Canevone ha ripreso a navigare.
Lo avevamo lasciato con le reti issate per il fermo della pesca, lo ritroviamo più baldanzoso che mai a sfidare le onde per rifornire il ristorante di pesce fresco.
Sì, il Ristorante del Canevone ha riaperto i battenti nella sua consueta cornice autunnale, discreta ed elegante, ma informale. Ed ha riaperto nel migliore dei modi con il collaudato menù scritto sulla lavagna.
Un indirizzo di prestigio, dove l'insalata tiepida ed il crudo si affiancano alle "popolari" cozze alla marinara. Dove il risotto è secondo la tradizione locale, quindi con un filo di rosso. Dove gli strozzapreti sono spesso affiancati ai cannelli ed alle zucchine. Dove la rustìda è quella del nostro mare così come lo è il fritto"di paranza" in cui trovate zanchetti, piccoli sardoni e triglie insieme alle verdure. Perché il fritto di calamari, pure in menù, è presentato a parte.

mer 06 ott 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

A me piacciono le polpette, fatte con la carne buona. Sono un piatto festoso, facile e divertente. Io seguo la ricetta della nonna, la mia, ma le varianti sono infinite, dipendono un po' anche da qualche avanzo da finire. 

In una terrina impastate mezzo chilo di carne tritata e un paio d'etti di salsiccia. Aggiungete un uovo, due manciata di formaggio grattugiato, la mollica di un panino precedentemente bagnata nel latte e strizzata, prezzemolo e aglio tritati, un pizzico di noce moscata, sale e pepe. Se l'impasto risultasse troppo molle aggiustate con un po' di farina. Quindi realizzate le polpette, non grosse, un po' appiattite. Infarinatele e fatele cuocere nell'olio extravergine, sfumandole col vino bianco. Si formerà un sughetto goloso. Servitele con il purè di patate.

mer 06 ott 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Un po' di Francia, un po' di musica, un po' d'anarchia per un Chianti Classico talmente di tradizione da non sembrare vero: Poggio ai Mori, prodotto nel Podere San Donatino di Castellina in Chianti da Marie Christine Diaz Ferré, la compagna dell'indimenticato cantautore Lèo Ferré. Nel vino c'è l'impronta anche dei figli, in particolare Mathieu (anche se a me il Poggio ai Mori è arrivato tramite Marie) ma soprattutto c'è il vitigno, c'è il rispetto per la semplicità, c'è un Chianti prodotto da sole uve Sangiovese che passa un anno in acciaio, non vede legno, poi fa sei mesi di bottiglia e arriva in tavola, con l'onestà di un vino da manuale, tipico, di buona beva.

mer 22 set 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Il mare regala triglie golose e succulente. Il prezzo cala, vale la pena di goderne adesso. Serve davvero poco. Sono da eviscerare e da squamare ma ci sono pescherie, come quella del Borgo San Giuliano, dove ve le vendono già pronte a un costo di poco superiore a quello del mercato. Prendete una teglia, mettete in fondo della carta da forno, poco olio, le triglie, un trito di aglio, prezzemolo e origano fresco. Mettetene anche nella pancia del pesci se avete tempo. Cospargete di pangrattato. Poco sale. Una spolverata di pepe. Via in forno a 200 gradi. Dieci minuti a forno normale, più cinque minuti col grill che sopra prendano colore. Lasciate intiepidire. Condite con un filo d'extravergine d'oliva. Con succo di limone e menta fresca se vi piace. Mangiate con le dita e benedite l'Adriatico.

mer 22 set 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Nelle scuole dell'obbligo si insegna informatica e nessuno insegna a cucinare ai bambini. Imparare a usare il computer non serve a nulla: il computer è stupido, nel senso che più o meno fa quello che gli si dice di fare, e qualsiasi persona, standoci davanti e dandosi un po' da fare, capisce come tirarci fuori qualcosa. Credo che chiunque abbia un figlio in età scolare e un computer in casa sappia benissimo che i bambini imparano da soli e molto in fretta. Mio figlio che è un ragazzino come tutti gli altri a forza di mettere le mani sul mio Mac lo sapeva usare, bene, ben prima di imparare a leggere e scrivere. Tutti sanno utilizzare il computer. O facilmente posso riuscirci. Nessuno sa più far da mangiare. Si sente dire a destra e a manca che non c'è tempo per cucinare e per leggere: io giro per le città italiane e vedo della gran gente sempre al telefono. Nel tempo in cui si telefona si può leggere e cucinare. Lavoro tanto, tantissimo, tutti i giorni della settimana, ma cucino quasi sempre: a volte bastano dieci minuti per mettere in tavola persone felici di quello che mangeranno, in mezz'ora si fanno grandi manicaretti. Ho messo insieme apposta leggere e cucinare, aggiungerei passeggiare: sono le tre cose che possono riconciliare chiunque col mondo.

mer 22 set 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

La grande gastronomia torna di scena a Bellaria. Lunedì 4 e martedì 5 ottobre presso il Centro Congressi Europeo di via Uso si svolgerà la prima "Rassegna interregionale centro Italia di cucina fredda, pasticceria e sculture artistiche".
Organizzato dall'Associazione Professionale Cuochi Italiani - D.C.R.A. (Delegazione Cuochi Riviera Adriatica), l'evento vedrà gli chef partecipanti cimentarsi nella preparazione di piatti di loro inventiva, i quali, dopo che una apposita giuria avrà stilato la graduatoria per i vincitori del concorso, saranno esposti al pubblico dalle ore 16,30 alle ore 19,30.
Tre le categorie in concorso: "Cucina Fredda - Realizzazione di un piatto innovativo da ristorazione, monoporzione. Presentato freddo e gelatinato per l'esposizione"; "Pasticceria - Realizzazione di un dessert innovativo da ristorazione monoporzione"; "Sculture Artistiche - Realizzazione di lavori artistici  da  esposizione  nelle  varie  tecniche  della  lavorazione  di  vegetali, formaggio, margarina, cioccolato, zucchero". Possono partecipare gli Istituti Alberghieri nelle stesse categoria come classi o squadre facenti capo alla Scuola.

mer 22 set 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Cercavo un vinello da pesce arrosto, da bere a garganella, un bicchiere dietro l'altro senza che impastasse le chiacchiere. Per pulire la gola, per dare profumo al mare. Così sono arrivato a quest'azienda Terre Contese, nel Forlivese, Terra del Sole, Castrocaro Terme, valle del fiume Montone, che propone il Dogana21 vendemmia 2008, rosso semplice ma elegante, assemblaggio di uve Alicante, Syrah e Merlot. Tutte viti poco romagnole, ma insediatesi in un passato non proprio recente. Ne esce un rosso di gran beva nonostante la fittezza che lo mostra impenetrabile. Frutti rossi e spezie leggere che non rendono difficile l'incontro, anzi, ne fanno godimento. Le mani tra sgombri e triglie, il calice a sorseggiare, a lenire il fuoco della griglia a dare anche spallate un po' scontrose perché la bocca solo di velluto, a mangiare e bere tra amici, spesso viene a noia. Rosso da pochi euro destinato a fare strada. 

mer 08 set 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Siamo stati all'Osteria delle storie di Mare una sera di settembre, a cavallo della riapertura della pesca. La serata era piacevole, con la fortuna di avere un tavolo d'angolo sulla terrazza ancora aperta, vista sui pescherecci del porto canale con l'aggiunta di una conversazione piacevole.
Il ristorante è al secondo piano di uno stabile di fronte al mercato all'ingrosso del pesce, i tavoli sono piacevolmente distanziati, il servizio impeccabile anche se ci è arrivato prima il vino e poi dopo qualche minuto l'acqua come se si attivasse il vecchio trucco delle trattorie di Trastevere per fare bere i clienti.
Gianluca Ceredi ci ha accolto con la solita professionalità, ma l'aneddoto che mi convince sulla bontà di questo ristorante viene dopo avere consultato il menù: "La minestra con la seppia e piselli non c'è, non l'ho trovata questa mattina" ci dice Gianluca. Questo è un prodotto che congelato si può trovare facilmente, ma qui si preferisce non averlo in menù. Così come nella rostida appare pesce selezionato: moletti, coda di rospo, sogliole, seppiolini e cappesante rigorosamente nostrane. Quello è stato trovato questa mattina e quello è stato presentato al tavolo è più che sufficiente per consigliare l'Osteria delle Storie di Mare. 

mer 08 set 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

La ricetta viene spontanea sotto la rupe di San Leo dove le more sono succose, mature, immense, occhieggianti dai rovi. Ma questo dolce viene benissimo anche con le ultime pesche, con le mele, con qualsiasi tipo di frutto. Procuratevi della pasta brisé o della pasta sfoglia già pronta (sì, è vero, tutto andrebbe fatto in casa, ma qui il lavoro è improbo...). Imburrate a pennello, col burro fuso, una teglia bassa da crostate, adagiate la pasta, ricoprite il fondo con uno strato abbondante di mandorle tritate (indispensabili per assorbire l'eccesso d'acqua della frutta), poi mettete la frutta: intera se si tratta di more o frutti piccoli, se no a fette. 

In una scodella mescolate 2 uova, 4 o 5 cucchiai di zucchero di canna (meno se usate quello bianco), una bustina di vanillina, un po' di cannella, uno yogurt e mezzo, bianco, intero. Ricoprite la frutta con la crema ottenuta. Cuocete in forno a 200 gradi per una ventina di minuti. 

mer 08 set 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

È tutto un salire e scendere dal monte al mare, uno sbattere di onde, un rumoreggiare dei tanti temporali letti nelle pagine di Frusaglia, mirabile romanzo di Fabio Tombari. Il viaggiare in lungo e il largo sul confine tra Marche e Romagna, tra valle del Conca e del Foglia, tra San Marino e Montefeltro sulle orme di uno scrittore scoperto per caso e diventato ossessione, mi porta in un retrobottega del territorio che a volte neppure si immagina. Dove sei stato? Nel deserto? Mi chiedono gli amici vedendo la sabbia, la polvere sull'auto. No, rispondo tra i calanchi e tra i marosi, alla ricerca di luoghi di memoria e di memorie di luoghi. 

Sto scrivendo un libro goloso inseguendo uno scrittore che ha lasciato impronte in ogni angolo, sto cercando un'armonia tra terra e mare che sento sfuggire passo dopo passo perché lungo le strade non più camminate i rovi sono pieni di more che nessuno vede raccoglie e i fichi cadono a terra solitari. A San Leo ritrovo il pane dell'infanzia nell'unica panetteria lungo la strada per il forte, poi rincontro Luigi Ciucci, già sindaco, ora cuoco e fotografo, mestiere e passione. Mi racconta l'America, mi mostra la lapide con le parole di Fabio Tombari cittadino onorario di San Leo. 

mer 08 set 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Sorpresa! Quando erano di moda le uve dei vitigni internazionali non c'era viticoltore riminese che non cedesse alla lusinga almeno del Cabernet-Sauvignon. Oggi che i vitigni autoctoni, antichi, locali, fanno tendenza eccone arrivare un paio anche sulle nostre colline: il rosso Veruccese e la bianca Vernaccina, con tanto di decreto che permette di vitarne i terreni e farne vini che dovrebbero profumare di storia, d'antico. Cosa se ne sa di più? Poco: il Veruccese o Verucchiese è una sorta di Sangiovese, forse, dicono alcuni, il papà o il nonno del Sangiovese, diffuso solo intorno a Verucchio, in grado di dare un vino di pronta beva; la Vernaccina invece è un bianco dal quale, sottovoce, si aspettano risultati interessanti. 

Di questi reperti di archeologia enologica si discute domenica 12 settembre, alla sala consiliare di Verucchio, a partire dalle ore 10,30, in un convegno dedicato al "Progetto vitigni minori". 

mer 25 ago 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

A partire dal Dopoguerra, dagli anni Cinquanta, uno dei segni di un nuovo benessere alimentare era la possibilità di farsi la salsa di pomodoro da riporre in cantina per l'inverno. Quella di mia nonna Maria Anzivino Marziani, fatta a fine estate nel "fondo" di viale Pascoli, è un sapore per me leggendario. Ho recuperato la ricetta da una cugina e qui la propongo. 

Le dosi sono per un paio di chili di pomodori lunghi, tipo San Marzano, assai maturi che vanno tagliati, privati di un po' di semi e messi in pentola assieme a due carote, quattro o cinque coste di sedano, una cipolla, due spicchi d'aglio, una foglia di alloro, tanto basilico, prezzemolo, pepe nero in grani e uno o due chiodi di garofano. Niente olio o altri grassi, niente sale che è colpevole di inacidire il pomodoro. Fate bollire finche le verdure non si disfano e l'acqua evapora. Passate col passaverdure manuale (per avere la consistenza del ricordo). Mettete nei vasetti: un po' di salsa, qualche foglia di basilico, un po' di salsa, ancora basilico... Sterilizzate mettendo i vasi ben chiusi, a freddo, nell'acqua, protetti da stracci e facendo bollire per un'ora. Dura tutto l'anno a venire e profuma di meraviglia. 

mer 25 ago 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Fino al dieci settembre i musulmani rispettano il Ramadan. Il Digiuno che dura trenta giorni nei quali ogni credente ha l'obbligo di astenersi, dall'alba al tramonto, non solo dal cibo, ma anche dal bere, dal fumare e da ogni attività sessuale. E pure dall'ira. Digiuno e astinenza, proprio come fanno, direi facevano, i buoni cattolici in occasione della Quaresima. Meraviglia delle meraviglie sono concessi i profumi che spesso avvolgono le case dei fedeli. Mi basta chiudere gli occhi e pescare tra i ricordi. Andare non verso l'Africa o il Medio Oriente ma verso case e canali che parlano di Europa del nord. Olanda, Amsterdam, dove gli odori di casa erano incredibilmente i profumi del mondo. Metà del quale quel giorno era a digiuno. Giorno di Ramadan, niente cibo dall'alba al tramonto. E io lì, tanti anni fa, ospite di digiunanti magrebini, indeciso se attendere la sera o uscire alla ricerca di burro ed aringhe.

ven 06 ago 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

La ricetta dovrebbe essere greca, ma nel tempo, in casa, estate dopo estate, ha preso una strada tutta sua. Per cui l'ispirazione è sicuramente greca, ma lo scambio di gusti e culture ha fatto il resto. Quello che posso dire con certezza, visto il gran uso che ne faccio è che si tratta di un'insalata buonissima, estiva, che con una bella fetta di pane toscano risolve da sola il problema di un pasto veloce. 

In una terrina tagliate i cetrioli a fette dopo averli spellati, aggiungete dello yogurt bianco, naturale, parzialmente scremato (quello intero crea una crema troppo importante per un piatto fresco e leggero). Condite con peperoncino fresco, non troppo piccante, tipo il messicano jalapeno di colore verde, aglio, olio extravergine d'oliva, sale e foglie di menta fresca. Mescolate ben bene in modo che si amalgamino gli ingredienti. Passate in frigorifero perché fredda è molto più buona. 

ven 06 ago 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Valmarecchia, Montefeltro, valli del Conca e del Foglia... Le mie fissazioni di questo periodo. Un viaggiare continuo alla ricerca di un territorio, delle sue radici, della storia e della cucina Raccolgo sensazioni, parole, paesaggi grandiosi per condensarli in un libro e sapori maestosi sopravvissuti all'omologazioni, produzioni contadine difese con passione, territori in grado di dare valore aggiunto attraverso i buoni prodotti. Vignaioli, olivicoltori, allevatori, casari, orticoltori, c'è di tutto, addirittura mastri birrai. Ecco, di questa meraviglia quasi niente si specchia nella ristorazione: tolti i pochi grandi nomi di provata fede territoriale, è tutto un pullulare di trattorie "fintoautentico", con la "similmamma" in cucina a condire le tagliatelle con sughi mediocri, a riscaldare conigli malconditi e stantii, addirittura servire in tavola un galletto grigliato completamente carbonizzato, nero... Senza battere ciglio, senza neppure un mi dispiace. 

ven 06 ago 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Sul vino contadino, quello fatto in casa, c'è sempre stato un gran dibattito. E la percezione cambia a seconda dei periodi. Quando i vini in bottiglia si fanno un po' troppo costruiti allora il contadino viene visto come un ritorno alla naturalezza. Quando invece le case vinicole riescono a fare etichette di un certo pregio il vino del contadino viene classificato come imbevibile, roba per ubriaconi. Beh, devo dire che negli ultimi anni ho cominciato a incontrare vini fatti in casa, in proprio, che possono dare dei numeri a quelli in bottiglia. Giovani appassionati che trattano i propri vigneti come i loro figli e ottengono dei Sangiovese sinceri, beverini, di buona gradazione (ormai i vinelli sono il ricordo di un altro clima e di un tempo in cui non si diradava mai in vigna). Non sono bottiglie che si trovano in commercio, bisogna farsele regalare, dall'amico, dallo zio, da quel signore che ha la campagna... Però è nata una nuova generazione di vinificatori casalinghi che sta raccontando, al naso e al palato, un territorio e una passione che le cantine stanno un po' dimenticando. Una provocazione? Forse, ma il rosso di Beppe, il papà di Tommaso, il compagno di scuola di mio figlio, è capace di lasciare al palo tante bottiglie con etichetta e pretese. C'è da pensarci, prima di dire, come tutti lamentano, che c'è crisi nel mondo del vino. Forse, aggiungiamo, c'è crisi anche nel "modo" di fare il vino. 

mer 28 lug 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Le prime edizioni erano degli incontri semiclandestini di amanti della buona tavola e della cultura del mangiar bene intorno a poche cose semplici e indimenticabili: una porchetta affettata in strada, con un bicchiere di vino buono. È nata da un'idea del ristorante Povero Diavolo, addirittura da una festa di compleanno in piazza, la "Collina dei Piaceri" di Torriana, il più goloso e interessante degli eventi enogastronomici dell'estate riminese. Dalla semiclandestinità si è giunti alla decima edizione con folle composte, ma ormai numerose, numerosissime, che anche quest'anno, nelle serate del 28, 29 e 30 luglio, invaderanno le vie di Torriana per gustare alcune delle prelibatezze romagnole, marchigiane, italiane, raccontate dai produttori, cucinate dai bravi cuochi di territorio: il pane locale, il miele della Valmarecchia, le birre artigianali (non manca mai il birrificio Le Baladin di Cuneo), lo strepitoso aceto balsamico tradizionale di Modena di Mariangela Montanari, le pizze della Grotta di Pietracuta, i dolcetto anarchici di Daniele Marziali, i pecorini e le ricotte del Buon Pastore di Montefiore, il prosciutto Sapori di Carpegna, la pasta di Gragnano, i prodotti di Faenza selezionati da Remo Camurani, quelli del Riminese portati da San Patrignano, i dolci del Caffé Sicilia di Noto, le mani sapienti di chef come Igles Corelli, Paolo Teverini, Valentino Mercatilli, Pier Giorgio Parini, i sapori ruspanti di Montebello e Torriana con il ristorante Pacini, l'Osteria del Borgo, La Capannina e Villa Chandon...

mer 28 lug 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Combatto la calura estiva con il fresco gazpacho andaluso. E ogni volta che penso al gazpacho mi viene in mente l'ispettore Pepe Carvalho, personaggio di umanità e cinismo abissali, capace di commuoversi solo davanti al cibo, creatura letteraria dello scrittore spagnolo Mànuel Vasquez Montalbàn. E quando pensandoci mi incupisco un poco, mi soccorre il gazpacho di Donne sull'orlo di una crisi di nervi, il film di Pedro Almodòvar. Allora rido e ridendo faccio ammollare in acqua e aceto un po' di mollica di pane raffermo. Metto in un frullatore dei pomodori rossi, diciamo mezzo chilo (meglio se uno ha tempo di togliere pelle e semi), poi aggiungo un paio di peperoni, uno verde e uno rosso, un cetriolo sbucciato, una cipolla rossa di Tropea, uno spicchio d'aglio e mezzo bicchiere d'olio extravergine d'oliva e sale. Frullo tutto, ché diventi una cremina. Poi strizzo bene il pane, aggiungo, condisco col pepe, due gocce d'aceto e frullo di nuovo. Mettete in frigo, servite come una fresca zuppa su crostini di pane tostato. Oppure bevetelo, allungando con cubetti di ghiaccio. Viva la Spagna, viva l'estate.

mer 28 lug 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Attenzione cari lettori: se volete passare una serata vista mare ma nel fresco della collina la terrazza del ristorante Bellavista di Montescudo fa per voi. Io ci sono stato all'una di un giorno torrido e vi assicuro che nonostante la cappa che inglobava la riviera lì c'era la possibilità di stare bene, immaginatevelo la sera con la brezza e la linea delle luci della costa ai vostri piedi. Poi via con tagliatelle al ragù, tagliolini stridoli ed asparagi, gnocchi pomodoro e basilico (perché Mariano segue la stagionalità come ogni buon ristorante) immancabili come secondo il coniglio ai pinoli ed il pollo fritto, contorni da gustare, dolci buoni e sangiovesi con base a Vecciano. Salute!

mer 28 lug 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

C'è una scuola, se così la vogliamo chiamare, di produttori di Albana di Romagna sulle alture di Brisighella. Il "maestro" è meravigliosamente mefistofelico: Andrea Bragagni con l'Albana Rigogolo 2006. Vino di grandi difetti al naso ma di altrettanto grande attrazione, con una beva indimenticabile. Sulfureo, come certe acque termali, è il vino che vorrei mi offrissero come benvenuto all'inferno. Grandioso nei difetti come nelle meraviglie. 

L'allievo che più ci affascina, l'azienda Fondo San Giuseppe di Stefano Bariani, esce ora per la prima volta con l'Albana Fiorile 2008. 
Fiorile è il secondo mese di primavera nel calendario della Rivoluzione francese. Bianco biodinamico, improntato alla naturalezza estrema, a differenza di quello del maestro colpisce per territorialità e ricordo. Sembra l'Albana della memoria, quello buono dei nonni di campagna. 

mer 14 lug 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Pu troppo oggi sono costretto a darvi una brutta notizia. L'Osteria Da Gambon chiude. Ad onore del vero chiude la gestione che durava dal 1974 cioè quella di Castellani.
La storia dell'Osteria inizia prima della guerra. La mette su tal Zonzini, ma è il secondo gestore quello che parte subito dopo il secondo conflitto mondiale, a dargli il nome che conosciamo tutti, cioè Da Gambon: naturalmente, dal soprannome del proprietario. Il resto è storia recente (si fa per dire) con la gestione che ha retto sino ad oggi.
"Mio figlio non aveva più intenzione di portare avanti l'attività così era giusto passare la mano", ci dice Castellani nel locale semivuoto. Come sempre, un conflitto generazionale. un sacco di gente voleva quel posto e chi ce l'ha non lo tiene. Ci sarà sempre un ristorante-osteria in via Montefeltro, ma Da Gambon scompare per sempre, perché probabilmente anche il nome cambierà.

mer 14 lug 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

E' interessante la manifestazione che si terrà domenica 18 luglio dalle 17 e 30 in poi nel chiostro della Biblioteca Gambalunghiana. Il vitigno del sangivese è presente in molte regioni (Toscana, Romagna, Emilia, Umbria, Abruzzo) in ognuna delle quali dà origine a nomi e sapori diversi legati alla tipologia del terreno ed alla lavorazione, addirittura in alcune zone della Toscana viene vinificato con il nome sangiovese (ed è raro da trovarsi così) dando origine ad un vino diversissimo dal nostro.

Sangiovese di Romagna contro Morellino di Scansano dunque, rappresentati da produttori dei rispettivi consorzi. Vinca il migliore, intanto vi basti sapere che potrete ascoltare il sommelier Bruno Piccioni che vi accompagnerà per i sentieri più nascosti del Sangiovese per poi consegnarvi ai vini dei due consorzi che saranno degustabili a prezzi competitivi.
Un grazie a Massimo Zangheri del Caffè Commercio ed a Riki Agostini della omonima enoteca per la passione e l'impegno.

mer 14 lug 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Se a Rimini ci fosse un'assessorato ai profumi dovrebbe preoccuparsi della griglia a carbonella ormai in via di estinzione. D'accordo, non sarà il massimo della salubrità, ma sprigiona autentiche serenate olfattive che mescolano ricordi e acquolina. Non la carne, ma il pesce era il profumo delle case del Borgo San Giuliano e della Barafonda. 

Ci vuole così poco a ritrovare il piacere della carbonella e a passarci sopra, ad esempio, il pesce azzurro: sardoni, saraghina, sgombri, sugheri... Ora il mercato è un tripudio di sgombri che si portano a casa a quattro soldi.

mer 30 giu 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Piva Beatrice

Il Borgo San Giuliano si arricchisce quest'anno di una nuova osteria dove poter trovare i sapori della nostra tradizione. All'Osteria Santa Caterina, cibi genuini accompagnati da un buon bicchiere di vino vi attendono. E, per palati curiosi, la tradizione del nostro territorio viene interpretata in chiave moderna offrendo golose alternative come il carpaccio di manzo marinato con sale di Cervia e bacche di ginepro, formaggi alla griglia con verdure cotte al tavole su pietre, fino al delizioso gnocco fritto ripieno di prosciutto crudo. Non solo l'intramontabile gustosa tagliatella al ragù ma anche cous cous vegetariani, insalatone con saporita feta greca o freschi estivi piatti al farro. Come antipasti ricca scelta tra i taglieri di salumi e formaggi esaltati da miele biologico della nostra terra e, per i più piccoli, selezionati e sani menù per bimbi.

mer 30 giu 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Ho già parlato più volte dei sette comuni della vallata del fiume Marecchia entrati a far parte del territorio della provincia di Rimini. E spesso ne ho magnificato le produzioni e le tradizioni gastronomiche. Mangiando il gelato in riviera, seduto in un bar in spiaggia, ascoltando le lamentele degli albergatori per la stagione che non decolla, pensavo quanto sia bassa, direi nulla, la percezione di un patrimonio culturale, artistico, ambientale ed umano regalatoci dalla caparbietà della gente della vallata del Marecchia che con una lunga battaglia ha fatto diventare romagnoli i comuni dell'alta valle. Ovvio che essere romagnoli in un mondo che pensa globale è una cosuccia di ben poca importanza, ma è altrettanto ovvio che valorizzare quello che si possiede è un'occasione di arricchimento per un'intera comunità locale. Sapere di avere luoghi, paesaggi, rocche, castelli, chiese, percorsi, frescura e sapori sui quali si può pensare in termini amministrativamente omogenei è già di per sè una ricchezza.

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mer 30 giu 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Non ho mai amato troppo il Cabernet Sauvignon e storco sempre un po' il naso quando mi parlano di Oltrepò Pavese. Ecco mi sono ricreduto di fronte alla stoffa contadina, da tabarro per i giorni di festa, di questo "La Botte N° 18" annata 2006, Cabernet Sauvignon e poca Bonarda prodotto da Cabanon, l'azienda biologica condotta da Elena Mercandelli in quel di Godiasco, provincia di Pavia. Rese bassissime in vigna, uve raccolte al massimo della maturazione, vinificazione in botti di rovere di Slavonia. Fa bene al cuore, fa sangue, lo vedi dal colore... Sorridi e sorseggi, perché è vino da bere, non da star lì a girarci intorno mezz'ora. Al naso senti le confetture della colazione, le erbe di collina e l'uva, nonostante dalla spremitura alla bottiglia passino anni. In bocca ha la dolcezza dei tannini levigati dal tempo e la schiettezza del vino contadino, del vino del fattore. E si fa bere, sotto la pergola, un bicchiere dietro l'altro. 

mer 16 giu 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Costantini Claudio

Decidere di cenare o pranzare al Borgo San Giuliano, il nostro distretto enogastronomico di eccellenza, è già di per sé una garanzia di buona cucina, ma bisogna anche poter e saper scegliere secondo i propri gusti e la composizione degli ospiti e l'atmosfera che si vuole avere intorno. Tutti aspetti importanti, ma poi è la qualità del cibo unita alla cortesia e professionalità del ristoratore che fanno la vera differenza. Appena passato il ponte di Tiberio, il primo ristorante che si incontra, è il ristorante "Il Ponte di Tiberio". Fa in qualche modo fa gli onori di casa, una responsabilità che deve onorare con la qualità dei sui piatti che a detta dei molti ospiti non ha mai deluso. Una volta scorso il menu, la qualità dell'offerta in buona sintonia ed equilibrio con i prezzi alle volte sotto la media, visitato i locali si può anche continuare il giro per il Borgo. Il più delle volte si ritorna e ci si siede ai suoi tavoli. La sala del ristorante è ampia elegante ed il giardino interno fresco, dispone anche di una terrazza con vista al ponte romano. Il menù sia per la carne che per il pesce è ampio e dettagliato. Chi ha già le idee chiare su cosa mangiare troverà senz'altro ciò che lo soddisfa altrimenti è buona pratica affidarsi ai consigli di Arturo il gestore del ristorante e solo la sua presenza per chi lo conosce è garanzia di qualità, semplicità e raffinatezza.

mer 16 giu 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Che ci vorrà mai a fare una pasta aglio, olio e peperoncino? Ci vogliono gli ingredienti buoni e anche un po' di fantasia. Così in questo inizio d'estate vale la pena di provarne una versione piccante ma freschissima, con tutti gli ingredienti a crudo. 

Mentre cuocete gli spaghetti, tritate l'aglio, meglio se fresco che ancora si trova, il peperoncino (la quantità dipende da voi e dalla varietà: io mescolo il classico rosso calabrese con i verdi jalapeno messicani, più dolci) e un po' di prezzemolo fresco. Scolate la pasta molto al dente, saltatela in padella con un poco d'acqua di cottura, l'aglio e il peperoncino (se l'avete e non temete, usatelo fresco). Quindi condite con olio crudo extravergine d'oliva, meglio se ricco e profumato, tipo un siciliano da oliva Tonda Iblea e spolverate di prezzemolo. Sarete inavvicinabili a causa dell'aglio, ma molto molto felici.

mer 16 giu 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Ho sempre scritto di buoni sapori ma non ho mai detto a nessuno come si fa a raccontare il cibo. E il vino. Il 26 e 27 giugno, all'agriturismo I Muretti, a Monte Colombo, vestirò invece i panni di insegnante e terrò un workshop di scrittura dal titolo "Storie da bere e da mangiare: raccontare attraverso i sapori" organizzato dalla Cia, che non è l'intelligence americana, ma più semplicemente la Confederazione italiana agricoltori. Insomma, salgo in cattedra e parlo di questo mestiere. Onestamente mi auguro di cominciare un percorso destinato a passare il testimone perché non è possibile girare per la città (e non solo per la città) ed essere continuamente identificato per quello che scrive di ristoranti o racconta le ricette. È la potenza dei media e del ruolo, ma anche l'assenza di concorrenza: se c'è da scrivere di salsicce o di aringhe chiamano me, almeno qui a Rimini. Ecco, pian piano vorrei smettere questi panni da guru della gastronomia, che non sono mai stato, e vedere altri seguire i percorsi dei buoni sapori, tenendo alta la bandiera del gusto e del buongusto. 

mer 16 giu 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Il ristorante "Il pescato del Canevone" è riuscito ad avere un posto all'aperto nel giardino pubblico di fronte al ristorante in via Tonini.
Quindi anche durante l'estate Alberto vi accoglierà con la competenza di sempre sotto i grandi alberi sia a mezzogiorno che alla sera facendovi gustare le prelibatezze di pesce provenienti dal peschereccio "di famiglia" ovvero quello gestito dal padre Adamo in un gran bel giardino.
Insomma un'altra storia a lieto fine, in attesa che si sblocchi la querelle della destinazione della Casa della Pace, che in verità potrebbe essere tenuta un tantino meglio, almeno con più ordine.
Ma noi siamo ottimisti.

gio 03 giu 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

È il mercato che invoglia a preparare piatti freschi e colorati di verdure. Questo è un'apoteosi dell'orto. Fate un brodo vegetale, ci vuole pochissimo tempo, è inutile usare il dado: carota, cipolla, zucchina, sedano, prezzemolo, un pomodorino, uno spicchio d'aglio, sale, una goccia d'olio extravergine. Basta far bollire mezz'ora. Tenete il brodo caldo e date fuoco alle polveri: nella pentole fate imbiondire in olio extravergine d'oliva della cipolla fresca, aglio, sedano e carota, aggiungete il riso (ottimi il Baldo, il Vialone Nano o il Rosa Marchetti), tostatelo, sfumate con poco vino bianco e aggiungete brodo. Poi una manciata di piselli freschi, qualche fava, piccole zucchine tagliate a julienne, due pomodorini, qualche punta d'asparago tagliata a pezzetti. Portate avanti la cottura, sempre aggiungendo il brodo caldo e mescolando. A due minuti dalla fine aggiungete fiori di zucca freschi, spegnete, spolverate di pepe e prezzemolo. Niente formaggio che non copra i profumi dell'orto.

gio 03 giu 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Ho davanti a me una carta geografica aperta e due libri di Fabio Tombari: I ghiottoni e Frusaglia. Tombari è stato scrittore "marchignolo" (la definizione è la sua e sta marchigiano/romagnolo) legato alle atmosfere dei paesi, alle persone stravaganti del mondo rurale, ai sapori genuini, eccessivi, imponenti, narrati con ritmo e maestria da visionario. Sto segnando sulla carta i confini di un libro che scriverò per l'editore Guido Tommasi di Milano. È il terzo volume della serie di viaggi tra la memoria e i sapori dei territori iniziata con Lungo il Po (2008) e I sapori della Terra di Mezzo (appena uscito). Il libro nuovo a cui sto cominciando a lavorare si intitola, almeno nella mia testa, Il paese dei Ghiottoni, sottotitolo: Dal Montefeltro al mare sulle orme di Fabio Tombari. Uscita prevista: giugno 2011. Ecco, si chiederà il lettore perché mai stia qui a raccontargli di una cosa che ancora non esiste. Beh, semplice, perché a percorrerne i contorni, ad immaginare i percorsi del libro ne sento i profumi, i sapori. E questi vorrei condividere. Non solo. Mi piacerebbe che mi arrivassero anche attraverso Chiamami Città segnalazioni di luoghi, percorsi, produttori di cose buone, trattorie dimenticate da poter visitare nel corso di questo tempo. Oltre ai libri e agli scritti di Tombari ho sul tavolo, tra opuscoli, volumi, tomi e libretti, altre due guide eccellenti: La cultura del cibo tra Romagna e Marche di Piero Meldini e La cucina del Montefeltro di Graziano Pozzetto.

gio 03 giu 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Confesso candidamente di essere stato invidioso quando ho saputo dell'uscita del volume Guido, diario di bordo di una famiglia che ama il mare (Edizioni NLF), storia e immagini, belle, del ristorante Guido di Miramare, il tempio del pesce sulla battigia, il bar di spiaggia che ha saputo conquistare la stella Michelin. Da Guido ci vado di rado, sto poco a Rimini ultimamente, ma è un luogo che stimo e apprezzo più di altri. Forse proprio perché è sulla spiaggia e nonostante questo ci si mangia benissimo. Fatto sta che ho pensato che nessuno poteva scrivere quel libro meglio di me. Non era vero, quanto sono presuntuoso a volte, anzi, non avrei potuto far meglio dell'amico Massimo Roscia che ho scoperto autore del volume. Racconta una storia vera di queste spiagge, accompagnata da gustose ricette, da foto storiche e dalle belle immagini di Marco Neri. Un libro da tenere nella libreria dei buoni sapori. 

mer 19 mag 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

La pasta alla Norma è un preludio d'estate, un grande abbraccio di basilico e melanzane. Questa ricetta è una Norma lontana dalle regole, è il risultato di variazioni che a me piacciono. Tagliate una melanzana a striscioline non troppo sottili e fatela spurgare: mettete le striscioline in uno scolapasta, con sale abbondante e un peso sopra perché aiuti a scolare l'acqua di vegetazione. Serve un'ora. Sciacquate dal sale, strizzate e, se avete tempo, lasciate un poco ad asciugare al sole. Poi rosolate le melanzane in poco olio extravergine d'oliva con uno spicchio d'aglio, aggiungete polpa di pomodoro e non salate. Fate cuocere per una mezz'ora. Spegnete e mettete parecchio basilico fresco spezzato a mano, non mescolate, che senta appena il caldo del sugo appena fatto. Scolate la pasta, io uso i rigatoni, e mettetela nel sugo condendo con abbondante caciocavallo silano leggermente stagionato e grattugiato. Fonderà appena, il formaggio, mentre il basilico sarà un'inno al sole ritrovato. 

mer 19 mag 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marangoni Elena

Ittiologo è una strana parola. E anche uno strano mestiere. Sta ad indicare una persona, normalmente un biologo, che si occupa di pesci, di fare in modo che le acque che li ospitano siano popolate dei pesci adatti e nella giusta misura e sia possibile anche pescarli. Nelle acque dolci difficilmente, da anni, la natura provvede da sè, soprattutto in fiume disastrati dai prelievi, prima di ghiaia oggi di acqua, come il Marecchia, la spina dorsale della provincia. Da quando i sette comuni dell'alta vallata sono entrati in provincia di Rimini anche qui c'è un consulente ittiologo: Andrea De Paoli. Grazie a lui, al fatto che abbia cominciato a mettere un po' d'ordine e un po' di pesci nell'alta vallata del Marecchia sono tornato a pescare, sì con la canna da pesca, lungo il fiume. Ecco, la pesca cosiddetta sportiva, oggi, prevede pratiche strane, un po' masturbatorie, come quella di rimettere in acqua i pesci catturati. Bene, io invece i pesci li mangio, eccome, coniugando l'istinto predatore dell'uomo con la fruizione del territorio. 

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mer 19 mag 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Metti insieme la perizia di Marco Migani per tutto quello che riguarda la lavorazione della carne, la passione di Domenico Chiari nell'allevamento degli animali (Fattorie Fontetto), la capacità di Michele Andruccioli nella gestione dei locali: non può che saltare fuori un gioco pirotecnico.
Dove? A Verucchio alta, dalle parti della rocca, i tre hanno aperto E Mazel; il nome non lascia dubbi, chi è vegetariano è pregato di stare alla larga perché qui parliamo di carne.
E Mazel è nella piazza di Verucchio (non di Villa Verucchio, proprio di Verucchio) dove una volta c'era la macelleria Morolli dello zio di Andruccioli. Poi lo zio ha tirato i remi in barca, la macelleria è stata chiusa per qualche anno sino a che non è stata presa in carico dal nipote, che con i due soci ha ben pensato di farne un luogo di qualità.
Carni locali allevate con metodi biologici, lavorate con attenzione, con altri prodotti in vendita che seguono il filo rosso della produzione locale (per tutti i fichi caramellati squisiti, i vini della Cà Perdicchi, il prosciutto crudo Carpegna ed il prosciutto cotto di qualità San Marino).

mer 19 mag 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Se vi piace il Nebbiolo, il vino fatto con l'uva dai cui nasce il Barolo, il re dei rossi del Nord, e uscite dalle solite proposte, potreste imbattervi in bottiglie inattese prodotte a due passi dalle Langhe piemontesi. Etichette poco note ma di gran pregio e costo giusto che purtroppo arrivano di rado nelle enoteche riminesi. È il caso di certi vini del Roero, zona selvaggia del Piemonte, sponda opposta del fiume Tanaro. Colline che sembrano dirupi rispetto ai declivi langaroli. Qui c'è la zona di Valmaggiore, nel comune di Vezza d'Alba, dove nascono Nebbiolo di un'eleganza antica. Ne abbiamo assaggiati due: l'ottimo ed equilibrato Nebbiolo d'Alba Valmaggiore di Luciano Sandrone, uno dei più noti vignaioli italiani e lo strepitoso Nebbiolo d'Alba Valmaggiore dell'azienda agricola Giacomo Grimaldi di Barolo, condotta dal giovane e intraprendente Ferruccio Grimaldi. Vino di freschezza e meraviglia, rosso di gran stoffa, ottenuto da vigne vecchie in pendenza da cardiopalma. Annata 2007 per entrambi i vini. 

mer 05 mag 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

L'Osteria Le logge è in fondo a Viale Trieste verso il mare, sull'angolo con l''ultima via a sinistra prima di Viale Vespucci.
E' una bella storia questa legata alla famiglia Giacomozzi, che inizia molto lontano nei luoghi e nel tempo. Precisamente in Argentina, con i genitori Mario e Maria, per poi continuare con i figli, Carlo in sala ed Alessandra in cucina.
Così, strada facendo, l'osteria ha preso una fisionomia adatta a tutti i gusti: pizza sottile e buona, antipasti senza sorprese e primi di carne e pesce.
Poi, andando ad approfondire, ti ritrovi in menù un risotto al radicchio, oppure agli asparagi e rucola che non sono proprio due piatti "tranquilli", così come i tagliolini alle vongole, piatto semplice ma non facile.
Ma qualcosa del passato argentino ritorna. Così come se ascoltando un tango di Gardel ti ritrovi a pensare che la musica non ti è nuova, all'Osteria Le logge sono specializzati in carne.

mer 05 mag 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

in Italia, alla fine dell'Ottocento, c'erano più di 140 fabbriche di birra. In particolare pilser a bassa fermentazione (cioè con lieviti che cominciano a fermentare al freddo, sul fondo delle vasche). Poi è arrivata l'industria e la tradizione è finita in mano alle multinazionali: sapori standardizzati e birrette pastorizzate. Da qualche anno però c'è un grande ritorno di passione intorno alla birra e sono spuntati decine e decine di microbirrifici in tutta Italia. Alcuni veramente interessanti, altri poco più che una moda. Tra quelli che fanno birre che non si dimenticano c'è La Cotta, nel cuore del Montefeltro, a Ca' Carsuccio di Mercatale di Sassocorvaro. Mezz'ora di strada da Rimini o poco più. La Cotta è un agriturismo che produce birre ad alta fermentazione (cioè con lieviti che fermentano a temperature più alte e salgono a galla nei fermentatori) utilizzando malto e orzo prodotti in azienda, acqua sorgiva e luppolo tedesco e cecoslovacco. Basta un sorso anche della più semplice birra chiara, per capire che questo è un altro mondo. Un mondo che ci piace.

mer 21 apr 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Da venerdì 30 aprile a lunedì 3 maggio si svolgerà la settima edizione di "Squisito! Cuochi, prodotti, ricette, vini. Itinerario nel Buonpaese", la prima e unica manifestazione enogastronomica interamente realizzata all'interno di una comunità di recupero: San Patrignano. I 1.500 ragazzi di Sanpa stanno preparando un'edizione particolarmente interessante che affronta un tema di grande attualità come "Il ritorno alla semplicità", ovvero come una nostra maggiore attenzione e consapevolezza nei riguardi della sostenibilità delle colture e delle filiere e della qualità dei cibi, ci possa aiutare a spendere meno e mangiare con più gusto.

mer 21 apr 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Ho riscoperto il pesce lessato come piatto ghiotto e salutare per cena. Piace a tutti se cotto come si deve. Certo, occorre il pinnuto giusto: un rombo, un pesce San Pietro, una trota, una spigola di mare, un bel merluzzo, una mazzola non troppo piccola... Poi serve la pentola adatta, una pesciera che contenga il pesce senza doverlo piegare. A questo punto si prepara quello che i francesi chiamano il court-bouillon, l'acqua di cottura. All'acqua si aggiunge poco sale, sedano, carota, cipolla, prezzemolo, alloro se piace, pepe. Poi vino bianco o aceto di vino bianco, in misura variabile a secondo di quanto vogliamo aromatizzare il pesce. Se avete tempo fate bollire il court-bouillon da solo per una mezz'ora, altrimenti inserite il pesce nel liquido non ancora caldo. Fate bollire senza clamore. Indicativamente, per un pesce di meno di mezzo chilo bastano dieci minuti, per uno da un chilo occorre meno di mezz'ora. Andate ad occhio, in senso letterale: quando l'occhio è bianco e le carni smettono di essere lucenti, il pesce è pronto. A me piace lasciarlo raffreddare nella sua acqua, poi pulirlo e condirlo con olio extravergine d'oliva delle colline riminesi, limone se piace. Patate lesse d'accompagnamento.

mer 21 apr 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Sono stato bambino a Rimini. A San Giuliano, né Borgo né Mare, via Borgatti, vicino a via Madonna della Scala. Ho girato in bicicletta per tutta l'infanzia intorno a casa e l'ora la imparavo non dall'orologio, ma dal profumo del pesce arrosto, cucinato sulla carbonella. Sentivo la piada e il pane tra le viuzze del Borgo, dove andavo perché c'erano la chiesa e il catechismo e qui l'odore era l'incenso, il bucato fresco delle cotte di sacrestia, il vino dolciastro e un po' brusco versato nel calice... Di fronte a casa avevo Piloti, quello dei ferrivecchi, e ho imparato quanto sia avvolgente, ma solo se ti avvicini, l'odore della ruggine. O quanto fosse inebriante la carta, negli anni Sessanta e Settanta, quasi stomachevole in un sentire di cellulosa. Ho amato così i giornaletti, dei quali riconoscevi i destinatari sociali dall'odore della carta: più fragrante il Corriere dei Piccoli, più popolare Topolino, intenso e sudaticcio l'Intrepido.

mer 21 apr 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

L'incontro è stato veramente casuale. Sono entrato all'Enoteca del Teatro di Rimini cercando un vino da compagnia, da bere tra amici tagliando un salame, cuocendo una piada. Prima ancora di chiedere ho preso in mano una bottiglia con l'etichetta a grossi pois colorati: Ultimo Atto, 2008. A cena sarei stato con gente di teatro, d'arte, di spettacolo. Il nome della bottiglia era adatto. Poi ho guardato cosa fosse: Sangiovese. Di chi fosse: Villa Trentola, Capocolle di Bertinoro. Di questa azienda conosco e apprezzo altri vini, una garanzia. Così l'ho portato a casa, pensando alla casualità dell'incontro e anche col timore che forse non fosse il compagno ideale per uno spuntino. I Sangiovese di ultima generazione tendono a mostrare troppo muscoli e lustrini per poter accompagnare una merendo popolare. Invece l'Ultimo Atto si è dimostrato vino fresco, piacevolmente aggressivo e al tempo stesso carezzevole, di beva prontissima, figlio di belle colline e di un affinamento in acciaio e non in legno.

mer 21 apr 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

E' un periodo di buone notizie per i miei lettori. L'ultima è che Maurizio Castelli, sempre con sua moglie Patrizia ai fornelli, è tornato in pista. Li avevo visitati l'ultima volta all'Osteria di Santa Colomba (nome glorioso della ristorazione riminese) in quel di Montecolombo, poi Maurizio aveva lasciato il locale al socio, il tricolore che accompagna le imprese culinarie del nostro era stato ammainato ed io ero restato con la nostalgia degli strozzapreti al piccione, le fiorentine e la sfilza dei chianti da chiedere perché, è persino inutile dirlo, l'Osteria di Santa Colomba senza Maurizio Castelli non vale. Poi dopo una lunga gestazione mi arriva la buona novella: finalmente apre l'Osteria di San Maurizio in Via della Pace a Coriano. Ci arrivo una sera infrasettimanale, salgo verso il centro di Coriano, supero la caserma dei carabinieri e subito dopo la chiesa a destra si vede l'insegna. Mi ritrovo davanti ad una vecchia casa colonica sapientemente ristrutturata con il tricolore inalberato sull'entrata!

gio 08 apr 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

 

 

In Piemonte sono i luvertìn, in Lombardia i luartìs o luvertini e in Veneto i bruscandoli. In Romagna li ho sentiti chiamare asparagina, ma non ci metterei la mano sul fuoco. Comunque si tratta dei germogli di luppolo, facili da trovare, adesso che finalmente è primavera, nelle zone umide e sabbiose. Somigliano un po' all'asparago selvatico che va altrettanto bene, anzi è ancor più gustoso seppur più delicato, per questa semplice frittata delle meraviglie, frutto delle passeggiate domenicali. Lavate i germogli, stufateli nel burro per qualche minuto, quindi fateli raffreddare e poi uniteli alle uova sbattute con un po' di latte, Parmigiano Reggiano grattugiato, sale e una macinata di pepe. Amalgamate bene e cucinate come tutte le frittate, in un filo d'olio extravergine d'oliva. Accompagnate con un Pagadebit di Romagna, sbocconcellando pane toscano a levitazione naturale, qualche scaglia di pecorino e le prime fave fresche. 

 

 

gio 08 apr 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Ho sempre usato il cibo per raccontare la vita. Chi mi segue da quando esiste questa rubrica lo sa. Mi sono trovato per caso a scrivere di cose da mangiare agli inizi degli anni Novanta del Novecento, ormai vent'anni fa. Giravo l'Italia per conto di una rivista di pesca sportiva e raccontavo di laghi, fiumi e torrenti, poi giravo la Romagna per raccontarne l'entroterra su una rivista mensile che parlava della regione. In tutto questo viaggiare - perché forse è questo il mio vero mestiere: il viaggiatore - mangiavo, ho sempre mangiato, con la curiosità di chi incontra luoghi, cucine, sapori, prodotti, oli, salumi, formaggi, erbe, ortaggi e vini diversi. All'inizio capivo poco, avevo i ricordi della cucina della nonna paterna, altra viaggiatrice a seguito del nonno capostazione e le lezioni dello zio gourmet ed appassionato di vino. Ma avevo pure il palato del giovane golosastro, affascinato anche dalle schifezze: ebbene sì, ho amato cose orrende come spiluccare il dado da brodo nel frigorifero o rimpinzarmi di maccheroncini panna, prosciutto e piselli.

gio 08 apr 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Nel quartiere di Miramare tra una serie di tristi scelte super standardizzate di ristoranti/pizzerie senza anima, potete trovare alcuni approdi felici. Il ristorante Guido, sulla spiaggia di fronte a viale Oliveti, è per noi l’indirizzo più interessante della città. Invece in via Marconi, all’antipodo di Guido per forma ma non per qualità, è Pizza Italia, covo della cucina verace napoletana. Qui tutto è partenopeo, dalle immagini di Maradona e Massimo Ranieri sui muri sino alla pizza e ai panzarotti; per non parlare della pizza fritta, specialità della casa. Ma quello che vogliamo segnalare è il ristorante Uomini di Mare, in viale Oliveti all’altezza del numero 82. Uomini di Mare un'anima ce l’ha e lo si nota subito quando entrate. L’arredamento è marinaro, caldo, i tavoli sono distanziati e d’estate si può mangiare anche fuori, ma non è decisivo perché la vetrata viene completamente aperta. Siete a Miramare ma potreste essere a Miami. Il menù è di pesce, di pizza e di carne. Il solito all inclusive da posto turistico, direte voi; invece qui c’è una logica che è bello scoprire.

gio 08 apr 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Aprile è il mese del Vinitaly, la grande kermesse del vino che si tiene a Verona, quest'anno dall'8 al 12 aprile. C'è davvero di tutto: bottiglie, proposte, vini, produttori, industrie, regioni, province, consorzi... Da perdersi senza riuscire spesso a capirci nulla. Attorno al Vinitaly però fioriscono due interessanti iniziative che sono una sorta di assalto al palazzo d'inverno. Una è Vinnatur, rassegna di vini naturali, biologici, biodinamici, terrigni e contadini, con alcuni francesi indimenticabili, oltre a produttori italiani, sloveni e croati, che si svolge nella splendida Villa Favorita a Monticelli di Fara nel Vicentino, l'11 e 12 aprile. L'altra iniziativa è Vino Vino Vino curata dal consorzio Vini Veri e sempre legata al mondo dei vini naturali che si svolge a Verona, all'Area Exp Cerea negli stessi giorni del Vinitaly.

gio 08 apr 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Barlaam Lorella

Arturo Pane, patròn dell’osteria ”L’Angolodivino” in Borgo San Giuliano, è un inconfondibile ristoratore “storico” della nostra città, che riempie il locale con la sua contagiosa comunicativa e una profonda conoscenza dei vini e del buon mangiare. Friulano d’origine, da trent’anni in Romagna «alla ricerca di sole, amore e fantasia». L’amore l’ha trovato, il sole a tratti, e quanto alla fantasia non gli manca davvero: ha appena varato l’ultima iniziativa, il ristorante “Ponte di Tiberio” al Borgo San Giuliano.

mer 24 mar 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Il pancotto è roba antica, di quando non si buttava via nulla, men che meno il pane raffermo. Nelle varie versioni dell'Italia centrale, compresa la pappa col pomodoro toscana, il pane lo si immagina morbido, in qualche modo bagnato, non abbrustolito dal fuoco e insaporito dall'orto. Ecco, in questa versione asciutta che viene dal cuore della Campania siamo di fronte a un piatto pungente d'aglio, piccante di peperoncino, forte di fiamma e dolce d'olio extravergine. Fate sentire il bollore alle cime di rapa, poi tagliatele, quindi soffriggete, in pentola antiaderente, aglio abbondante e peperoncino rosso fino a che l'aglio non si fa quasi scuro e si toglie. Mettete le cime, aggiungete altro olio e fatelo bollente, mettete il pane, tagliato a cubetti, insaporitelo, rendetelo abbrustolito, oleoso e piccante. Finite col sale, portate in tavola caldo.

mer 24 mar 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

Non è vero che in questo mondo non ci sono buone notizie.
Una di quelle veramente buone è che ha riaperto il ristorante Pacini di Montebello. Da giugno scorso Paolo Pacini a Marinella hanno deciso di riprendere la storia che durava dal 1962 e che si era bruscamente interrotta nel dicembre 2007.
La chiusura del ristorante Pacini aveva lasciato un vuoto in una delle più belle scampagnate fuori porta della nostra zona. Infatti era un cult prendere la macchina, salire per la Marecchiese, deviare verso Torriana, superarla per continuare sino al castello di Montebello 
Ci si sente come antichi armigeri mentre si scruta la valle con le anse del fiume. Da lì partono escursioni interessanti, per i più allenati sino a Madonna di Saiano per un giro di trekking seguendo antichi e ardui sentieri, per i meno facinorosi la passeggiata per la pineta sottostante la rocca con la possibilità di incontrare capre e istrici.
Immancabile la visita al castello di Azzurrina dove fare ingrandire gli occhi ai più piccini con la storia del fantasma della bambina dai capelli turchini.

mer 24 mar 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Il primo incontro è stato molti anni fa, in una cantina di antichi proprietari terrieri un po' decaduti, nei dintorni di Oristano. Della campagna, a forza di spezzare eredità, al mio ospite era rimasta solo una vigna, divisa in filari di uve diverse: per ogni filare faceva una botte, ora di rosso, ora di bianco... Tra tutti mi colpì un rosso asciutto, con una nota amabile, profumo intenso, caratteristico. Cos'è? Sa Monica, la Monica. Scoperta inattesa di uva dall'anima sarda, che dà un vino poco conosciuto, ma molto molto piacevole. In purezza può anche stancare il palato, ma in uvaggio, mescolato con altri, tira fuori franchezza ed eleganza: da provare tra le bottiglie che si possono trovare in "continente" l'Altea Rosso dell'azienda Altea Illotto di Serdiana, uvaggio biologico di Monica proveniente da un vigneto di quarant'anni d'età, Carignano e Cannonau.

mer 10 mar 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Non l'avrei acquistata in enoteca la bottiglietta da mezzo litro di SONO 2009 se non avesse avuto la spiegazione dell'oste scritta su un bigliettino: primo Sangiovese di Romagna senza solfiti aggiunti. Ovvero un Sangiovese senza solforosa aggiunta, quindi potenzialmente capace di evitare mal di testa e altri fastidi, una delle nuove frontiere dei vini naturali. Si chiama SONO, che sta per Solfiti No ed è prodotto dall'ottima azienda Tre Monti di Imola, estremo nord del Sangiovese di Romagna. Il formato della bottiglia, 500 ml, è curioso e forse anche pratico in tempi di palloncino e ritiro della patente. Temiamo un vino pastoso, come spesso accade tra i vini molto naturali, tra i tentativi a solfiti zero. In effetti manca un po' di nerbo, ma non di freschezza e di profumi per 13,5 gradi di grande piacere. Finita la bottiglia vien subito voglia di aprirne un'altra.

mer 10 mar 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Così giorno dopo giorno ci tocca scoprire che a San Marino si mangia bene. Imparare che una delle strade intraprese dalla repubblica del Titano per cambiare abito, smettere di essere pensata come un paradiso fiscale, far fronte alla crisi economica, far dimenticare gli scandali finanziari, è quella di valorizzare il territorio, l'agricoltura, i prodotti tradizionali. Lavorando quasi in sordina, passo dopo passo, ma ogni giorno dall'antica terra della libertà arriva un segnale nuovo: la stella Michelin alla Taverna Righi, il ristorante simbolo della buona gastronomia locale, la nascita del consorzio Terre di San Marino per promuovere, bene, i prodotti locali, il Museo della civiltà contadina e delle tradizioni, i laboratori del gusto con i bambini delle scuole impegnati a prepararsi da soli, con le proprie mani, l'impasto per la piadina. Buon ultimo Identità di Libertà, incontro di chef e produttori di gran fama, appena conclusosi, organizzato dal giornalista Paolo Marchi che ogni anno a Milano raduna il meglio del meglio degli chef nazionali ed europei per le giornate di Identità Golose. Quindi profilo alto, cosa alla quale San Marino non ci aveva abituato in passato. 

mer 24 feb 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

 

Non può mancare nella biblioteca di nessun appassionato di cucina locale l'ultima fatica dello scrittore Graziano Pozzetto: Le minestre romagnole di ieri e di oggi (Panozzo Editore). In questa monumentale raccolta di primi piatti sono andato a scovare una zuppa di stagione dimenticata e buonissima, quella di verze. Mettete le verze tagliate in una pentola, a freddo, assieme a acqua, un po' di cipolla, una patata per addensare, sale. Cuocete per un'ora, dice la ricetta, ma può bastare la metà. Preparate a parte un soffritto con pancetta, cipolla e conserva di pomodoro. Versate nella pentola delle verze e fate cuocere per un'altra ventina di minuti. Servite con pane secco spezzettato, un filo d'olio extravergine, una grattata di parmigiano e una macinata di pepe nero. 

 

mer 24 feb 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Questa non è la recensione di un ristorante, ma la suggestione di un luogo. Che parte da un ricordo, quello di una delle cene più semplici (e golose) gustate negli ultimi tempi. Autunno 2009. Cibo frugale, a tavola con i proprietari: uova al tegame, di morbidezza perfetta, avvolte da una nuvola odorosa di tartufo bianco pregiato, il pane ferrarese fatto in casa (il più buono che abbia mai mangiato), una bottiglia di Barbaresco del 1999. Non servono grandi cose, ma cose grandi per fare la felicità a tavola. E i commensali non sono certo secondari, Giovanni e Cristina, proprietari delle Occare, dimora con cucina nella campagna ferrarese, a Runco di Portomaggiore, sono ospiti attenti, delicati e colti come pochi se ne incontrano in giro per l'Italia. Li ho conosciuti scrivendo il romanzo La signora del caviale. Nel libro si parla anche del mitico caviale del Po che Cristina stava cercando di riportare agli antichi splendori (e le sperimentazioni fanno ben sperare). Cristina, che di cognome fa Maresi, è riminese e questo ha reso l'incontro ancor più interessante: non tutti i riminesi che si occupano di ospitalità in giro per il mondo ripropongono lo stereotipo della pensione mariuccia. 

mer 24 feb 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Lunedì 22 febbraio, in occasione di “OroGiallo 2010”, presso lo stand di “OrgOlio” a Rimini Fiera è stato presentato il Consorzio di Tutela dell’olio extravergine d’oliva D.O.P. “Colline di Romagna” costituitosi il 16 febbraio 2010, promosso dall’Associazione Frantoiani Oleari dell’Emilia Romagna e dall’Associazione Regionale Produttori Olivicoli, con il contributo e la partecipazione della Provincia di Rimini e la collaborazione della Regione Emilia-Romagna e di CNA Alimentare di Rimini. Il Consorzio, costituito in questa fase iniziale da nove aziende, sei produttori e tre frantoiani-imbottigliatori, è pensato come una realtà aperta a tutti i protagonisti della filiera della D.O.P., ed ha lo scopo di valorizzare e tutelare la produzione di olio extravergine d’oliva con la Denominazione di Origine Protetta “Colline di Romagna”, approvata dall’Unione Europea nel 2003. Alla conferenza stampa sono intervenuti Jamil Sadegholvaad, Assessore alle attività produttive e all’agricoltura della Provincia di Rimini, Alberto Ventura, funzionario dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna, Maurizio Temeroli, Segretario della Camera di Commercio di Rimini, Paolo Paganelli del Consorzio di tutela. Patrizia Cecchi, direttore Business Unit 1, ha portato il saluto di Rimini Fiera.

mer 24 feb 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

"Un libro nel bicchiere" è una bella idea di Davide Bigucci, produttore di vino del Podere Vecciano: mettere insieme letteratura e vino, con presentazioni e degustazioni in cantina, chiacchiere con gli autori, possibilità di incontro tra mondi. Serate informali di presentazione di libri al Podere Vecciano di Vecciano di Coriano, organizzate con l'aiuto del critico e poeta Paolo Vachino e della libreria Indipendente/mente Interno 4 di Rimini. Io faccio da cavia martedì 9 marzo, alle ore 21,00 con il mio romanzo La signora del caviale, che narra di una comunità di pescatori di storioni nel basso corso del fiume Po vista attraverso gli occhi del giovane nipote del capostazione del paese. Un intreccio di uomini e storia, all’ombra della seconda guerra mondiale. Di "Un libro nel bicchiere" non c'è un calendario, ci si passerà il testimone tra scrittori. A fianco di ogni serata un bicchiere di vino e qualche prodotto del territorio da assaggiare. È tutto gratis per far conoscere libri, vini e prodotti, ma la cantina è piccola, se non si prenota di rischia di rimanere fuori: 0541 658388.

mer 10 feb 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Che noia il come eravamo. Che minestra riscaldata le tradizioni. Che presa per i fondelli le radici. Gli uomini, dice l'antropologo Marco Aime, non hanno radici, hanno piedi e li usano per spostarsi. Da queste mescolanze nascono le meraviglie del cibo, altro che storie. E i piatti sono territoriali, questo sì che è un valore, nella misura in cui sono realizzati con materie prime del posto. Durante un viaggio enogastronomico lungo il fiume Po che ho fatto nel 2007 ho visitato decine di trattorie fluviali di "tradizione" che offrivano i piatti tipici della zona: pesci gatto e rane fritte, filetti di persico reale, anguille, storioni... Tutti animali che non solo nel Po non ci sono più (e se ci fossero nessuno oserebbe mangiarli...) ma che si comprano spesso e volentieri all'estero, magari congelati: la rane in Turchia o in Cina, i persici nel Nord Europa, le anguille in Francia. Allora a che serve il piatto della tradizione? A fare teatro, per i turisti, per i viaggiatori a cui piace sentirsi raccontare la favola di un mondo che non c'è più.

mer 10 feb 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

I piselli si conservano molto bene secchi, meglio che in scatola (tanto più che, leggendo l'etichetta, capita anche di trovare dei piselli in scatola ottenuti reidratando quelli secchi). Si trovano in commercio spezzati e hanno come unico inghippo che bisogna metterli a bagno. Tutta la notte. La mattina poi si sciacquano in acqua fredda. Usiamone 250 grammi per 4 persone. In una pentola con olio extravergine d'oliva e un po' di pancetta o grasso di prosciutto rosolate, dopo averli fatti a pezzi, una cipolla, una carota, una costa di sedano, una patata e due spicchi d'aglio. Mettete poi i piselli e coprite con acqua abbondante. Salate e cuocete per tre quarti d'ora. Aggiungete del cumino e anche un po' di curry. Spegnete e frullate col frullatore a immersione. Servite con crostini di pane.

mer 10 feb 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Basta pochi sorsi e poche cantine perché il pensiero segua le curve della Valpolicella, territorio d'elezione dell'enologia veronese, colline dove nasce l'Amarone, il più imponente dei vini dell'est d'Italia. Struttura da grande tra i grandi, dovuta all'appassimento tradizionale delle uve. In un recente girovagare di colline ho incontrato due piccole meraviglie: l'Amarone Gaso 2004, cru antico dell'azienda San Rustico di Valgatara di Marano e l'Amarone Monte dei Ragni 2003 prodotto a Marega di Fumane. Il primo colpisce per il colore imponente, la ciliegia, le spezie e un velluto in bocca che sa d'antico. Diremmo meraviglia d'altri tempi se non fosse il Monte dei Ragni a condurci in un altro mondo: agricoltura estrema, naturale, senza compromessi, rispetto assoluto dei tempi della vite (e della vita) per un rosso meno imponente del Gaso e forse anche meno elegante, ma prorompente come un tornado di more al naso, il nerbo intenso che chiede di essere domato. A scegliere tra i due non sarei capace.

mer 27 gen 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Nel ricettario PiùRimini, ideato da Rita Bellentani e curato dalla bravissima Lorella Barlaam trovo lo spunto per affrontare il freddo di questi giorni: cotiche e fagioli. Piatto semplice, goloso, sobbollente, tiene caldo e compagnia per il lungo tempo di cottura. Profuma la casa, borbotta di sottofondo e scalda le viscere. Per quattro persone basta lasciare a bagno una notte intera tre etti di fagioli borlotti secchi. Al mattino cambiate l'acqua, bollite i fagioli assieme a cipolla, carote e sedano per almeno un'ora e mezza. Scolateli e tenete in serbo il brodo. A parte lessate le cotiche. Poi in un tegame soffriggete cipolla, sedano e carota, rosolate le cotiche, unite i fagioli, aggiustate di sale e di pepe. Colorate con un po' di passata di pomodoro, allungate col brodo dei fagioli (quello che avanza, e sarà tanto, usatelo un'altra volta per tirare il riso, alla moda vercellese), finite di cuocere lasciando un po' acquoso e via di cucchiaio.

mer 27 gen 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Sono ormai quindici anni che lo ripeto, una volta in più non farà male: l'olio extravergine delle colline riminesi, se fatto bene, con tutti i crismi, è uno dei più ghiotti e interessanti d'Italia. Sì, dici bene tu, ribattono i produttori, ma intanto nessuno se lo fila. Certo, c'è un gap di comunicazione da riempire, la meraviglia degli oli liguri e pugliesi era nota sin nell'antica Roma, ci sono almeno duemila anni di silenzio da colmare. È quindi un grandissimo riconoscimento trovare un riminese tra i primi venti olio al mondo: il Borgo del Melograno di Montefiore Conca è il miglior fruttato leggero Dop, secondo Flos Olei 2010, la guida ai migliori extravergine del mondo curata da Marco Oreggia e Laura Marinelli. Un bel colpo, anche perché su venti, gli italiani sono solo otto. Nella guida, ma senza supermenzione, compare anche l'ottimo extravergine "Uliveto del Fattore" dell'azienda Primo Fraternali Grilli di Montegridolfo.

mer 27 gen 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

"...di cotte e di crude" non è solo un libro con le ricette di Paola Tarozzi. E' una pubblicazione realizzata a sostegno dell'Isal, per la ricerca e la cura contro il dolore. Curatrice del volumetto, edito da Il Ponte, è Antonella Chiadini, per lungo tempo responsabile delle relazioni esterne dell'Ausl Rimini. Paola Tarozzi è una signora bolognese, figlia di una pastaia e "cresciuta con i tortellini fra le mani". Le proposte gastronomiche, da quelle più classiche a quelle moderne, oltre che ai modi di preparazione e agli ingredienti sono accompagnate con semplici suggerimenti sulla salute forniti dalla Chiadini. Fra le ricette, come vuole la tradizione emiliano-romagnola, predominano i primi piatti a base di sfoglia, ma non mancano piatti di altre regioni, mentre è molto ricca la sezione dedicata ai dolci. Infine, imperdibile, c'è perfino la ricetta...della felicità.

mer 27 gen 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

A voler salvare le tradizioni senza preservare le produzioni si finisce come i ristoratori di Pavia e dintorni che le rane per le fritture “tipiche” le importano dalla Cina o dalla Turchia. A Rimini della piada fatta con la farina del Montana e lo strutto olandese, credo debba interessare poco. Quello che si produce qui è alla base di una dieta territoriale che ha una serie di vantaggi: i prodotti sono controllabili dall’inizio alla fine, i sapori non devono sopportare lunghi viaggi e altrettante manipolazioni. Si combatte anche così la battaglia per l’aria pulita: meno camion che scorrazzano su e giù per l’Italia a portare le pesche di Cesena a Palermo e quelle di Catania a Forlì. Il progetto PiùRimini, sostenuto da Cia (che non è il controspionaggio americano ma la Confederazione Italiana Agricoltori), Cna e Legacoop, è nato nel 2007 con l’intento di fornire prodotti di aziende locali, sapori eccellenti ma anche quotidiani, ai ristoranti e, in generale, alle mense e ai luoghi di ristoro collettivi.

mer 13 gen 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Fa freddo, è un inverno piovoso, che immelanconisce. È bello consolarsi bevendo una tazza di brodo, di quello di carne, ben fatto. È una gustosa abitudine preparare il brodo, per la minestra, per i passatelli, per il risotto. È facile, richiede solo tempo d'attesa, si può leggere un libro. In una pentola grande, a freddo, mettete un chilo di manzo, tagli da pochi soldi, che si sfibrino e cedano al brodo tutto il sapore. Nella scelta della qualità, non del taglio, ricordate solo che il brodo racconta, al naso, la vita dell'animale, il pascolo, il fieno o, viceversa, i mangimi e la vita rinchiusa. Poi un pezzo di cappone, oppure mezza gallina, un osso di manzo e riempite d'acqua. Fate bollire, pulite la superficie con la schiumarola. Aggiungete, interi, una cipolla (con i chiodi di garofano infilati, se piacciono), qualche pomodoro, prezzemolo fresco, una costa di sedano con le foglie, due carote, alloro, sale grosso e pepe in grani. Bollite per almeno tre ore. Togliete carne e verdure e filtrate. Sgrassare? Ma non scherziamo.

mer 13 gen 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

La folgorazione è stata causale e profonda, non sulla via di Damasco, ma neppure troppo lontano: sulle strade del Maghreb, del Medio Oriente, della cultura berbera, di quella araba, dell'Andalusia, ma anche degli ebrei delle città del nord Africa e dei viaggiatori sulle piste del Senegal e della Mauritania. Tutto in un libro che ha il respiro delleMille e una notte, incontrato per caso, anzi per lavoro: l'editore Guido Tommasi di Milano mi ha affidato l'editing de Le avventure del couscous di Hadjira Mouhoub e Claudine Rabaa. Mi toccava l'ultima pennellata, prima della stampa, all'ottima traduzione di Luca Umidi. Un lavoro bello, interessante, ma quasi di routine. E invece le due autrici mi hanno portano in un mondo che attraversa deserti, profuma di storia, di popolazioni nomadi, di ospitalità sacra, di religiosità colorita, di cibi condivisi, di luoghi fiabeschi, di un sobbalzare del vivere e della storia che sembrano seguisse l'andamento di un cammello tra le dune. Quanto poco sappiamo della vita, della storia, della cultura, dei punti di vista e della cucina degli altri... Lo dico da curioso di tutto, ma probabilmente mai abbastanza. Un libro come Le avventure del couscous è un viaggio in un mondo vicino e lontanissimo. Ho rivisto la Francia, la banlieue parigina, gli immigrati, il Marocco, le case di Amsterdam, ma anche la Sicilia, Trapani, San Vito lo Capo... 

mer 13 gen 2010 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

 

Per l'ultimo dell'anno, in rigorosa compagnia di cotechino e lenticchie, ho bevuto un vino dal nome incredibile: Scurone Sgrassaporco, rosso spumeggiante e scontroso, a base di Lambrusco e Merlot, rifermentato in bottiglia, col fondo e il tappo a corona, prodotto dall'azienda Villaboni di Pazzano di Serramazzoni, Modena. È vino potente da salumi e da merende, spigoloso, inquieto, contadino fino al midollo, erede di una tradizione che a noi piace, di vini di tradizione, per nulla costruiti. Dello stesso stile, ogni bottiglia diversa dall'altra, ricordo con piacere il Surlié! da uve Fortana prodotto dal ferrarese Mirco Mariotti, il Gutturnio Tournesol di Lodovica Lusenti di Ziano Piacentino e l'imponente Casalone, Lambrusco Reggiano di Amilcare Alberici, Boretto, due passi dal Po. Roba dell'altro mondo, anzi, di un'altra Emilia, la più interessante.

 

mer 16 dic 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

È interessante ragionare intorno alla crisi anche per vedere come gli altri la affrontano. In Svizzera le cose non vanno troppo bene, come nel resto dell'Europa. In più gli svizzeri pare soffrano, economicamente, di essere esterni all'Unione Europea. Però fanno fronte alla crisi sostenendo i consumi interni: cioè comprano svizzero, in modo che le loro aziende si sostengano in attesa di tempi migliori. E lo fanno con coscienza. È il contrario della globalizzazione: si acquistano le cose di casa, si parte così, sostenendo il proprio territorio. Ad applicarlo all'Italia e al settore enogastronomico viene da sorridere: la maggior parte delle persone non sanno né vogliono sapere da dove vengono le cose che mangiano. Ecco, noi invece vogliamo provare ad acquistare cose buone, di stagione, locali. A partire dalle materie prime per organizzare pranzi e cene per le imminenti festività. Bene, il latte si può trovare fresco, buonissimo, crudo, nei diversi distributori che ormai sono a ogni angolo di strada. Una piccola rivoluzione. Formaggi pecorini, di fossa, vaccini freschi come lo squacquerone, ricotte, se ne producono di ottimi, soprattutto in Valconca.

mer 16 dic 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

L’atmosfera natalizia nella città clementina è cominciata il 12 dicembre con il mercatino dell’artigianato promosso da CNA. Dalle 10 alle 22 fino al 24 dicembre (escluso venerdì 18) in piazza Marini si possono trovare tante idee regalo e non solo. Dai prodotti a km.0, come i deliziosi porchetta e prosciutti, alla raffinata pelletteria cucita a mano, dai liquori “fatti in casa” a base di essenze naturali all’artigianato del rame. E poi come a Murano, tanti oggetti in vetro soffiato, mentre per gli appassionati di vintage accessori o oggetti di bigiotteria speciale. Chi non ha ancora fatto l’albero, tanti originali addobbi di Natale creati a mano con i materiali più preziosi ed estrosi. E se, alla fine, non si è trovato niente di proprio gradimento si può sempre giocare la carta della bontà. Al mercatino, infatti, non manca la solidarietà: sono presenti con i loro stand quattro associazioni del Volontariato della nostra provincia (“Accanto”, “Giovanni XXIII”, “Beato Simone” e “San Damiano”).


mer 16 dic 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Mi capita tra le mani il bel libretto "Sapori Mitteleuropei - La cucina Triestina" (Maria Pacini Fazzi editore, Lucca, 2005, euro 4,00) di Tatiana Silla. Lo sfoglio e pagina dopo pagina racconta di sapori veneti, friulani, austro-ungarici, turchi, greci, slavi, di tradizione ebraica, che si mescolano di fronte a un mare uguale al nostro, ma visto più a nord, tagliato dalla bora, incastonato in uno dei cuori dell'Europa. Tra i piatti mi colpisce questo baccalà in rosso che si ottiene soffriggendo 2 spicchi d'aglio in olio extravergine, aggiungendo poi 3 filetti d'acciughe dissalate, otto etti di stoccafisso ammollato e tagliato a pezzi (nel Triveneto per baccalà si intende lo stoccafisso, Trieste non sfugge alla regola). Una manciata di prezzemolo, sale, pepe, una sfumata di vino bianco. Infine mezzo chilo di polpa di pomodoro e acqua a coprire il pesce. A fine cottura aggiungete delle patate bollite a parte e servite.

mer 16 dic 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Parlo al telefono con l'addetto stampa della mostra "Rimini – Design in centro storico", mi invita a un gioco, una degustazione, intorno al Franciacorta Satèn di Contadi Castaldi. Mi racconta che c'è un legame tra la cantina bresciana e il design italiano. Ascolto, mi sembra bello il filo che unisce un grande produttore di bollicine e le opere di alcuni designer italiani considerati tra i più noti, esposte al duoMo hotel di Rimini, un posto bellissimo per le sedie che sembrano quelle di un barbiere spaziale e la navetta d'antan, un furgoncino color hippy. Insomma, roba che ti piace appena la vedi perché sa di qualcosa che sa coccolare l'immaginario. Al gioco/degustazione non posso andare, sono altrove, ma mentre ringrazio e abbasso la cornetta mi vengono in mente le bollicine suadenti, diciamo pure ruffiane, del Satèn di Contadi Castaldi, morbidezza non stucchevole, già questo vale un premio tra gli spesso troppo sontuosi Franciacorta, freschezza da compagnia, quella sì che si ricorda. La mostra sul design, curata da Matteo Sormani e Nina Yashar, è aperta fino al 20 dicembre.

mer 18 nov 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Buona annata, finalmente!, per il tartufo bianco pregiato: i preziosi e profumati funghi ipogei sono ben presenti tra boschi e calanchi e la crisi economica ha un po' contribuito ad abbassare i prezzi. Quest'anno si possono trovare delle inebrianti pepite, magari non troppo grosse, anche attorno ai 1000 euro al chilo, la metà della scorsa stagione. E sulla tavola si può ricreare la magia della grande cucina fatta di poche cose, ma indimenticabili. Ho mangiato un solo tuber magnatum in quest'autunno 2009, vicino a Ferrara a Runco, da amici, nell'agriturismo Le Occare, luogo di grande charme: due uova al tegamino, un tartufo che effondeva effluvi di meraviglia e una bottiglia di Barbaresco della Cantina dei Produttori di Barbaresco, annata 1999. Ecco, questo credo sia mangiare da re. Se non vi piace l'uovo, sono perfette le tagliatelle, se non amate il Barbaresco, puntate sul Brunello o sul Sagrantino di Montefalco. I migliori tartufi, i bianchi dall'afrore inconfondibile, in provincia di Rimini non mancano proprio, specie ora che sono entrati i sette comuni dell'alta valle del Marecchia, portando in dote Sant'Agata Feltria, una delle "Città del Tartufo" italiane con la Fiera Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato che in ottobre ha visto chiudersi la venticinquesima edizione. 

mer 18 nov 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Può un libro vivere solo su Internet? Pare di sì. E mica vivacchiare, prosperare come un piccolo bestseller. La storia è questa: Sigrid Verbert, origine belga, residenza romana, da qualche anno cura un blog di culto per gli appassionati di cucina: www.cavolettodibruxelles.it

Parliamo di un sito di ricette con migliaia di visitatori ogni giorno. Sarà perché le immagini fanno gola, sarà perché i piatti proposti solo ghiotti, sarà perché lei, Sigrid, è simpatica, ma il successo negli anni è stato crescente. Ora alcune ricette del sito sono raccolte in un bel libro, di carta, fotografico, con immagini intriganti realizzate dall'autrice, edizione curatissima: Il libro del cavolo, Cibele edizioni, appena uscito in libreria. Anzi no, appena uscito in rete, si acquista solo su Internet: www.cibele.it
Ecco, per chi non crede alla rete, il dato parla chiaro: è andato in ristampa dopo una settimana, le prima 1500 sono state bruciate in pochi giorni. Ventotto euro, ben spesi, per un ricettario destinato a diventare un oggetto di culto.

mer 18 nov 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Dal 27 al 29 novembre Rimini diventa di cioccolata. In quei giorni, infatti, in piazza Tre Martiri si svolgerà "CioccoRimini - Cioccolato puro in tour", un evento organizzato dal consorzio Cocap con la collaborazione di Acai, Confcommercio, Confesercenti, CNA.COM, Comune e Camera di Commercio, Hera,
Il programma prevede alla 10 di venerdì 27 l'apertura dei laboratori in piazza con singolari dimostrazioni: si tratta di creare sculture in cioccolato e ne saranno autori i maestri cioccolatieri, Alle 16 Cioccogioco, un laboratorio per bambini con una lezione sul cacao. I bambini potranno creare da soli il loro goloso capolavoro. I laboratori proseguiranno anche dopo le 20.

mer 18 nov 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

La Festa del pane, dell'olio e del vino è una nuova manifestazione che si terrà a Rimini domenica 22 novembre, organizzata dal Centro Studi di nuove Generazioni in collaborazione con il comune di Rimini, assessorato alle politiche educative. Si inizia alle 9 in vari luoghi della città, con riflessioni e approfondimenti sulle realtà produttive del territorio. Per tutta la giornata in piazza Cavour si terrà un mercatino dei produttori, dove si potranno assaggiare le eccellenze della nostra terra: il vino, l'olio e il pane, appunto, e non solo. Finale in musica, sempre in piazza.

mer 18 nov 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

L'Aglianico è vitigno antico del sud d'Italia. C'era da prima dei romani, è la Vitis Hellenica. A Taurasia si pigiava l'uva già da tempo quando i romani sconfissero definitivamente gli Irpini. E in Irpinia, tra le montagne della provincia di Avellino, il vino a base di Aglianico si chiama Taurasi ed è rosso di eleganza irraggiungibile. A Montemarano, quasi seicento metri d'altitudine, Salvatore Molettieri produce il Taurasi Cinque Querce da vigne in cui si vendemmia tardi, a volte oltre il 20 novembre. Certi anni il giorno prima della neve. Il naso nel bicchiere è una passeggiata in una stampa ottocentesca, in un giardino degli gnomi, tra bacche rosse, grosse fragole, sambuco, lamponi... Vino unico per terrigna meraviglia, da dimenticare in cantina e ritrovare per le grandi occasioni della vita perché l'Aglianico è vino lungo un'esistenza intera e si fa saggio, morbido, profondo con l'età, il tempo, l'esperienza.

mer 04 nov 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Ho concluso il mio giro d'Italia: sessanta giorni esatti, per venti regioni, isole comprese. Ero in viaggio tra i "Sovversivi del gusto", cioè nel Paese rurale e goloso, tra persone che hanno anteposto la propria passione, l'amore per la natura, la cultura del buono, alle gratificazioni del mercato. Gente che alla terra ha dato e sta dando la vita, ricevendo in cambio una consapevolezza del mondo che noi, imbottigliati nel traffico della statale, neppure sappiamo immaginare. Ovviamente in questo viaggio ho mangiato, nel senso che mi sono fermato, per nutrirmi e per piacere, in numerosi ristoranti. Molti, diciamo la metà, erano pieni, macinavano coperti a ritmo serrato mentre altri funzionavano un po' sottotono e alcuni, infine, soffrivano in maniera potente il vento della crisi, il vuoto di clienti. Ho sentito la paura di qualcosa che non si vuole nominare, le confessioni sottovoce su quante migliaia di euro si stanno perdendo ogni mese, il serrare i pugni tentando di andare avanti, aspettando che cambi qualcosa, addirittura che tutto torni come prima. Ecco, per quel poco che capisco, niente tornerà come prima. Il mondo sta cambiando, compreso quello della ristorazione.

mer 04 nov 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Ci vuole così poco a fare una zuppa gustosa e incredibilmente poco costosa. Roba che anche i commensali più giovani, magari appena usciti da scuola, spazzolano con voracità, cercando di indovinare gli ingredienti. In una casseruola mettete, a freddo, patate, zucca e una cipolla tagliate a pezzetti, funghi piopparelli (li vendono coltivati, ci si mette un attimo a pulirli e sono assai saporiti), prezzemolo, foglie di carota (sono gustose e danno un bel colorino), poco aglio, sale e una manciata di pepe del Sichuan, se lo avete. Ovviamente le verdure possono variare a seconda del mercato, cercando di giocare però un po' sempre tra il dolce della zucca e l'aromaticità dei funghi, magari aggiungendo qualche fagiolo ed evitando verdure con tendenze amarognole come le zucchine. Accendete il fuoco, fate bollire per un'ora abbondante. Passate con il frullatore a immersione e servite a mestolate bollenti su crostini di pane raffermo tostato.

mer 04 nov 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Domenica 22 novembre a Rimini si terrà la prima edizione della Festa del pane, dell'olio e del vino, organizzata dall'Associazione Centro Studi Nuove Generazioni in collaborazione con l'Assessorato alle politiche educative del Comune di Rimini. La manifestazione avrà inizio alle ore 9, in diverse location del centro storico. A momenti di riflessione e approfondimento sulle realtà produttive e della formazione nel nostro territorio, attraverso tavole rotonde, si accompagnerà la possibilità di assaggiare pane, olio e vino del territorio. In piazza Cavour infatti per tutto il giorno ci sarà un mercatino dei produttori, e verrà allestito uno stand enogastronomico. Gran finale in piazza con musica dal vivo.

mer 04 nov 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

In Sardegna, a Serdiana, nel Cagliaritano, ho scoperto un vitigno bianco, anzi dorato, che non conoscevo, neppure per sentito dire: il Nasco. È uva antichissima nell'isola, dalla quale pochi, pochissimi, produttori traggono soprattutto vini da dessert. Maurizio Altea, nella piccola cantina Altea Illotto, con l'Igt Sibiola, lo vinifica secco, con l'aggiunta di un po' di Vermentino. Si chiama Altea Bianco e il risultato è un vino con sfumature oro, di grande struttura, fruttato al naso il primo anno e poi ricco di sentori di muschio, fiori e piante della macchia mediterranea, cisto, mirto, rosmarino. In bocca è lungo, goloso, sapido, marino, di quei vini che pretendono il sorso successivo e ti fanno dimenticare la gradazione non proprio da educande. Chiama il mare, la griglia, il fumo.

mer 21 ott 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Sì, lo so, lo so, l'estate è finita da un pezzo. Eppure qualche buon sapore di nostalgia può rendere più piacevole la pausa pranzo di mezzogiorno. Per ogni commensale prendete una fetta grande di pane, casereccio, possibilmente siciliano (come tipologia, non serve che sia fatto in Sicilia) ma anche un buon pugliese va bene, qualche pomodorino che ancora viene dal Sud e sa di sole (sfregatelo sul pane), poi acciughe dissalate, buone, carnose, a pezzettoni, abbondanti, capperi lavati dal sale, cipolla rossa tagliata molto sottile, peperoncino frantumato, origano profumatissimo e olio extravergine, meglio se siciliano, da dove proviene il piatto, meglio se di oliva Tonda Iblea. Un bicchiere di vino bianco, per accompagnare, un po' di nostalgia dell'estate e un pranzo mediterraneo è pronto, in cinque minuti.

mer 21 ott 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Sono più di diciotto anni che scrivo su questo giornale. Scrittura maggiorenne. È talmente tanto tempo che posso permettermi di immaginare di avere dei lettori fedeli. Ecco, mi perdoneranno gli altri, gli occasionali, quelli che capitano su questa pagina la prima volta se mi concedo qualche confidenza riservata ai lettori da lunga data. Chi mi segue sa che ho smesso di recensire ristoranti, di qualcuno al massimo racconto, come in questo periodo che sono in viaggio per l'Italia. Uno dei motivi per cui non voglio più scrivere di ristoranti è che non ci vado più: mi annoiano i virtuosismi gastronomici, le lamentazioni del periodo di crisi (vengo per mangiare mica per fare il confessore), la qualità delle materie prime che, salvo lodevoli eccezioni, è in caduta libera. Con gli stessi soldi, a casa, cucino pranzi da re con materia prima eccellente. Tra i ristoranti, però, ci sono luoghi che per me sono un vero e proprio rifugio dell'anima, posti dove stai bene a prescindere.

mer 21 ott 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Sono stato in provincia di Palermo, a San Giuseppe Jato, Corleone, Portella della Ginestra, a vedere il lavoro della cooperativa Placido Rizzotto, una delle realtà che coltivano le terre confiscate ai boss mafiosi. Forse cercavo degli eroi, ho trovato invece persone che lavorano normalmente, cercando di portare avanti un discorso di legalità in zone dove l'illegalità è stata (e in parte è ancora) sovrana. Tra vari prodotti (pasta, legumi, olio) realizzano anche degli ottimi vini nella cantina Centopassi. Tra tutti mi ha colpito il Cataratto Terre Rosse di Giabbiascio, vino bianco proveniente dalla sabbie rosse dell'Alto Belice, da un vigneto antico dove a passeggiarci dentro sempre di camminare nel film "Salvatore Giuliano" di Francesco Rosi. Siamo a 400 metri d'altitudine, il vino che ne esce è sapido, territoriale, floreale, profondo, siciliano e al tempo stesso freschissimo.

mer 07 ott 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

E' un piacere ritornare al Ristorante Matilda, in primo luogo per le sicurezze che sono quelle di sempre: servizio efficiente, tavoli ben distanziati, menù chiaro ed un buon rapporto qualità prezzo. Inoltre lo spazio è aperto durante l'estate e questo ci mette di buon umore.
Poi la scelta, che va dalla pizza (ottima, bassa e grande, la più grande che ci sia capitata di mangiare) per proseguire con i primi sino ad arrivare ai menù etnici spagnoli e messicani.
Quello messicano è spettacolare e ne vale sempre la pena, soprattutto in un ristorante che ti permette di cenare "piccante" senza coinvolgere i figli piccoli che si possono orientare sulla pizza.

mer 07 ott 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

È il periodo dei funghi porcini, non sono troppi quest'anno, ma sono buoni, profumati. In tanti anni di ricerca attorno al risotto filosofale, alla perfezione intorno al fungo porcino sono giunto a questa ricette che prevede l'uso sia di boleti freschi sia di quelli secchi. Mettete una manciata di porcini secchi a rinvenire nel latte tiepido per una ventina di minuti. Intanto preparate un buon brodo vegetale, di sole verdure. Poi rosolate in un tegame, in olio extravergine e burro, mezza cipolla tagliata a fette, tostate il riso, rigorosamente Carnaroli e sfumate con un po' di vino bianco. Aggiungete il brodo, un poco alla volta, a mestolate, e i funghi secchi, ormai rinvenuti e sciacquati con l'acqua. Portate il riso verso fine cottura, mescolando. A parte in una padella passate nel burro, per un paio di minuti, dei porcini freschi affettati, con sale, pepe e abbondante prezzemolo tritato. Incorporate al risotto e portate in tavola.

mer 07 ott 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Davanti ai bianchi friulani spesso c'è da togliersi il cappello, ma di fronte a vitigno principe del Carso, alla bacca bianca autoctona condivisa da Italia e Slovenia, a volte è necessario pure l'inchino. Pochi vini bianchi sanno essere così territoriali come la Vitovska che in bocca sembra parlare della pietra del Carso, della terra rossa strappata dal sasso, dei muretti che costeggiano i sentieri e i boschetti di quercia, di queste alture che guardano il mare, l'Adriatico, i castelli di Miramare e Duino. Quella di Benjamin Zidarich, viticoltore di Prepotto, comune di Duino Aurisina, provincia di Trieste, è una Vitovska dal colore giallo dorato, vino naturale, minerale, salino, lunghissimo, rinfrescante. Meraviglia da pesce crudo, da terra di confine.

mer 23 set 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Tra i vini che si incontrano girando per il mondo ce ne sono alcuni decisamente inattesi come certi rossi di Liguria che nascono da vitigni autoctoni e hanno un'eleganza che ricorda certi vini di Provenza. È il caso dell'uva Granaccia, l'Alicante degli spagnoli, la Grenache dei francesi, il Cannonau dei sardi. In Liguria è rosso profondo, fresco, ruffiano e vitale come un porto di mare, salmastro, incredibilmente mediterraneo, vino che butteresti giù a sorsate lunghe anche coi cartocci d'acciughe, che berresti di fronte al mare, tra le spume degli scogli. Pulito in bocca, profondo nell'anima e nel colore. La miglior bottiglia assaggiata è il  Sciurbì, di Cascina Praiè a Colla Micheri, nel Ponente ligure. 

mer 23 set 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Sono ancora in giro per l'Italia a raccogliere le testimonianze dei "Sovversivi del gusto" per riunirle in un libro. Che cosa posso raccontare dal nord a chi sta a Rimini? Beh, di un buon ristorante che è sempre un indirizzo da tenere in tasca. Dove? A Milano dove capita a molti di passare, magari per lavoro, e i locali come si deve sono pochi e normalmente carissimi. Ecco il ristorante Sempione 42 è l'eccezione, e che eccezione, che conferma la regola: ottimo e con un grande rapporto qualità prezzo. Nome e indirizzo sono tutt'uno, corso Sempione, 42, per un ristorante che è una scoperta davvero travolgente. Lontano dai luoghi dall'architettura postmoderna, qui è il legno che dona davvero un calore datato e rassicurante. Ventisei coperti coccolati in sala da Samantha Serafini e deliziati in cucina da Andrea Alfieri. A mezzogiorno c'è la possibilità di mangiare, a Milano, bene, con 15 euro, un miracolo, di salute e di piacevolezza. 

mer 23 set 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

L'Occitania è un territorio transnazionale, una nazione non nazione, dove ancora si parla la langue d'oc, l'occitano provenzale, la lingua romanza che per dire sì, dice oc. Idioma e cultura antichi, dimenticati, osteggiati anche, ma con tanto di Nobel per la letteratura: il poeta Frédéric Mistral, nel 1904. L'Occitania, va dalla val d'Aran in Spagna, passa attraverso la Francia meridionale e arriva fino ad alcune vallate italiane, in Piemonte, in provincia di Cuneo. Qui, in Val Maira, ho assaggiato la öla, vero monumento alla sobrietà: minestrone di patate, porri, fagioli e costine di maiale (si mette tutto in pentola con l'acqua e il sale), cuoce a forno spento, dopo aver sfornato il pane, per almeno una decina di ore, piano piano, mentre il sasso perde calore donandolo alla öla, la pentola di coccio che dà il nome alla zuppa. Si può fare anche sul fuoco, facendo cuocere fino a quando la carne delle costine si disfa e diventa introvabile. 

mer 09 set 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Vivo in quella parte di Rimini a ridosso della stazione meravigliosamente multiculturale. Ma il couscous ormai è precotto anche nei negozi halal, cioè con prodotti che anche i musulmani possono mangiare. Ci consoliamo con questo piatto che è un dolce di una semplicità ancestrale. Cuocete il couscous precotto seguendo le semplicissime istruzioni della confezione. Fate cuocere al vapore una confezione intera di uvetta: mettetela su uno scolapasta appoggiato su una pentola d'acqua, coprite lo scolapasta con alluminio per abbreviare il tempo di cottura. Mescolate couscous, uvetta e burro lavorando con il palmo delle mani. Si accompagna a siero di latte o latte cagliato (ma è buono anche con il latte fresco o con lo yogurt), si mangia in Algeria nelle notti del Ramadan. Ha un sapore non solo di altri mondi, magari a noi sconosciuti, ma anche di altri tempi che invece conosciamo e che forse stiamo dimenticando.

mer 09 set 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Sto girando l'Italia alla scoperta di buoni sapori e di bravi contadini, di prodotti eccellenti e di uomini e donne che hanno legato la propria vita alla terra. Sto scrivendo in presa diretta, giorno dopo giorno, il secondo volume del viaggio tra i "Sovversivi del gusto", il nome credo che spieghi tutto da solo. Ecco perché parlo di altri luoghi, distanti da Rimini, ma, in realtà neppure tanto perché di riminesi in Trentino ne capitano non pochi. Così chi si trovasse dalle parti di Rovereto (o cercasse idee per organizzarsi un viaggetto) potrebbe cogliere l'occasione per una visita al Mart, il sempre interessante museo di arte moderna e contemporanea, dove in questo momento, fino all'11 ottobre c'è, tra le altre, la mostra "Immaginare New York. Fotografie dalla collezione del MoMA", 140 scatti di gran fascino che raccontano la Grande Mela a partire dai primi del Novecento. Una selezione di immagini e autori che lascia col fiato sospeso e narra un pezzo d'America in modo quasi struggente. 

mer 09 set 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

 

Il Gewurztraminer è un vino bianco veramente appassionante, già a partire dal colore giallo dorato. Dai profumi intensi, aromatici, propri del vitigno, con delicati sentori di erbe aromatiche, fiori d'acacia e rose. In bocca, nonostante la componente aromatica, le migliori bottiglie hanno grande sapidità e freschezza, gusto ricco e pulito. Termeno, il lago di Caldaro e la vallata del fiume Isarco sono le zone dell'Alto Adige dove nascono alcune tra le etichette più interessanti. Si tratta di luoghi di grande fascino naturalistico e architettonico tra boschi, vigneti e paesi costruiti in "stile d’Oltradige" (architettura gotica e tardo rinascimentale). Tra i tanti bravi produttori ho un debole per il Gewurztraminer dell'azienda Brunnenhof del giovane vignaiolo Kurt Rottensteiner, in quel di Mazzon, sponda sinistra dell'Adige, di fronte a Termeno. 

 

mer 26 ago 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

L'ingresso dei sette comuni dell'alta vallata del Marecchia in Emilia Romagna trasforma la provincia di Rimini in uno dei giacimenti culturali e gastronomici più interessanti di quest'angolo d'Italia centrale, terra di confine, Appennino marchignolo, per rubare la definizione allo scrittore Fabio Tombari. Torno su argomenti di cui ho già parlato su queste pagine perché non vorrei che fosse sottovalutata la portata dell'allargamento e, al tempo stesso, la fragilità di un territorio ancora in gran parte rurale, con ritmi infinitamente più lenti della riviera. Scrivo questo pensando non ai castelli, alle sagre, agli eventi, alle attività economiche e alle industrie presenti sul territorio, ma guardando ai campi, agli agricoltori, agli allevatori, agli artigiani del gusto, alle meraviglie gastronomiche che grazie ad una battaglia fatta da altri, dagli abitanti della vallata, abbiamo acquisito in un colpo solo.

mer 26 ago 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Slavato ed asprigno, mi dice un amico frettoloso al primo sorso. Dimenticando così che in Valle d'Aosta lo storico e glorioso Blanc de Morgex, è uno dei pochi che non è stato intaccato dalla filossera, la malattia della vite che rischiò di cancellare la viticoltura europea nel XIX secolo. E poi è vero, il colore del Blanc de Morgex  et de La Salle è giallo paglierino a volte tenue tenue, ma metteteci il naso: profumi delicati di fieno, di fiori alpini. E poi il sapore è sì acidulo, ma secco, di grande freschezza. Una meraviglia che nasce tra gli 800 e i 1300 metri di quota con il Monte Bianco sullo sfondo. Trovatelo un compagno migliore per un semplice minestrone arricchito con gli aromi campestri.

ven 07 ago 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

 

Non si sente più il profumo di pesce arrosto delle grigliate improvvisate dai bagnini sulla spiaggia per intrattenere clienti e amici con sardoncini, spiedini e piadina. È un'immagine, un ricordo olfattivo, che risale agli anni Settanta, ad un'altra idea del turismo, della spiaggia e del mare. In mezzo sono passate le feste all'ingrasso, le tavolate dei comitati turistici, le grandi abbuffate da catering balneare. Insomma, sulla spiaggia si è sempre mangiato. Adesso, per fortuna, chi vuole può anche mangiare molto bene: l'unico ristorante di Rimini che può vantare una stella Michelin è nato da un chiosco sul mare, da Guido, a Miramare, oggi tempio del pesce crudo e di una creatività fresca e misurata. Un luogo accogliente, dove farsi coccolare. Stella Michelin strameritata, da non perdere.

 

ven 07 ago 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Raccontano le cronache di famiglia che Valentino Bagnariol, il mio nonno materno, avesse delle vigne nei dintorni di Valdobbiadene o comunque nella zona del Prosecco. Le ha vendute. Qualche giorno fa, per presentare un libro, arrivo alla stazione ferroviaria di Vittorio Veneto, il luogo della battaglia della prima guerra mondiale. In quell'occasione l'altro nonno, Tommaso Marziani, l'avevano fatto cavaliere. Il fratello, lo zio Ciccio, della cittadina era capostazione. Un tuffo in passati di ogni genere. Poi salgo all'azienda Costadilà, in cima a questo mondo, dove allevano maialini allo stato brado e fanno Prosecco naturale, fermentato in bottiglia, con i lieviti sul fondo. Potete dare la stura ai ricordi e brindare con ogni bicchiere ad un nonno diverso, immaginare che magari eran queste le vigne di famiglia. È Prosecco antico e moderno questo di Costadilà, ritorno al futuro. Sentore vinoso e fruttato, retrogusto amarognolo, quasi sapido, che chiede di nuovo un bicchiere.

ven 07 ago 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Ai bambini facciamo fare corsi di tutto, ma insegniamo sempre meno cose. I nostri figli saranno provetti giocatori di tennis, perfetti conversatori in inglese, suonatori di chitarra, ballerini, velisti, genietti del computer ma non sapranno rifarsi il letto e prepararsi qualcosa da mangiare. Ecco, far da mangiare è attività che piace ai ragazzi, si fa con le mani e occorrono poche cose per grandi risultati. C'è un libro molto bello per avvicinare i bambini (e anche le mamme e i papà) alla cucina: La cucina è un gioco da ragazzi di Anna De Carlo, Fabbri editore. Anna De Carlo è sorella del più famoso scrittore Andrea. Il libro è illustrato da disegni dell'autrice. Da quando ce l'hanno i miei figli preparano spesso i pomodori ripieni. Si prendono dei pomodori tondi e rossi, si taglia la parte superiore, si svuotano mettendo la polpa in una terrina per mescolarla con un po' di tonno sottolio, capperi dissalati, maionese, olio, origano o due foglie di basilico, si riempiono nuovamente i pomodori e si portano in tavola.

mer 29 lug 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

 

Quanto conta la fotografia nel mondo del cibo? Quanto racconta un'immagine? Non ha sapore, non ha odore, ma un'istantanea è un documento di uno stato d'animo, di una cultura, di una fame altrimenti impossibile da descrivere... "Anche l'occhio vuole la sua parte - libri e immagini attorno al cibo" è il titolo di una piccola rassegna curata dalla Biblioteca comunale Antonio Baldini di Santarcangelo all'interno della più golosa manifestazione gastronomica estiva delle colline riminesi: La collina dei piaceri di Torriana che si svolge nelle sere del 29, 30 e 31 luglio.

In via Roma, 30, nel fresco giardino del ristorante il Povero Diavolo, ad ingresso gratuito, ogni sera, alle 21,00, proiezioni di immagini e presentazioni di libri condotte dalla anchorwoman riminese Francesca Magnoni. Nello scrivere queste cose ci può essere un piccolo conflitto di interesse: in tutti i libri di cui si parla c'è il mio zampino in parte dei testi. Visto che coi lettori di questo giornale ci si conosce da 1990, spero di essere perdonato.

 

mer 29 lug 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Il Festival del Mare, in Piazzale I Maggio a Cattolica dal 31 luglio al 2 agosto, è una vasta esposizione di prodotti, articoli e servizi legati alle attività ed alla gastronomia marine. Fra l’altro, i pescatori racconteranno le loro ricette e gli chef si sfideranno alla “Tavola del Re”. Il ricchissimo programma comprende il concorso Miss Seduction Riviera Adriatica 2009, festival nazionale del karaoke, esibizione di clown per i più piccoli, animazione per tutti, concerti sul palco centrale, degustazioni e buffet. Info: 0549 905034.

Il 2 agosto Coriano ripropone invece “Calici di stelle”, dalle 20.30 nella corte del Castello Malatestiano: piatti con prodotti del territorio abbinati ai più qualificati vini corianesi: in particolare quelli delle cantine San Patrignano, Tenuta Santini,Valle delle Lepri e Podere Vecciano. La serata  sarà guidata da esperti enologi. Musica e animazione. Su prenotazione, info: tel. 0541.656255

mer 29 lug 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

A fianco del notissimo premio Bancarella, da quattro anni ce n'è pure uno dedicato alla cucina. Il meccanismo è quello noto del premio letterario: cinque libri conquistano la Selezione Bancarella, poi li votano i librai (e in questo caso anche un manipolo di enogastronomi) e il 27 settembre viene proclamato il vincitore. Bene, quest'anno tra i cinque finalisti c'è "Rane e Ranocchi" dell'imponente e inarrestabile Graziano Pozzetto, archeologo sentimentale della cucina romagnola (e non solo) a cavallo tra Ottocento e Novecento. Edito da Panozzo di Rimini il volume di Pozzetto è un compendio di tutto quello che si sa o si può sapere delle rane in cucina: 240 ricette, memorie, interventi, aneddoti, racconti, passaggi scientifici. In attesa dell'esito della giuria, sta per uscire in libreria la nuova fatica di Pozzetto: "Le paste e le minestre tradizionali romagnole", sempre per i tipi del riminese Panozzo.

mer 29 lug 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Non si finisce mai di imparare. Così l'altro giorno a Costadilà, sulle colline sopra Vittorio Veneto, provincia di Treviso, ho imparato quanto sono buoni i fagioli col radicchio. Roba da far impallidire il famoso formaggio con le pere... Insomma, radicchio e fagioli, piatto semplice d'estate, meraviglia per il palato. Bollite i fagioli freschi (al mercato coperto di Rimini alcuni banchi li vendono anche già sgusciati), passateli con il frullatore a immersione, facendone una cremina e aggiungendo sale, olio extravergine d'oliva e, importante, dell'ottimo aceto di vino rosso. Mescolate la crema ottenuta con radicchietto verde, fresco, appena tagliato. Accompagnate, se piace, con cipollina fresca a parte. I veneti magari storcono il naso, ma nella piada ci sta benissimo. Un buon Prosecco naturale, spumantizzato in bottiglia, è il compagno ideale.

mer 15 lug 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Risaliamo il corso del fiume Marecchia di buon mattino. Seguiamo la via Marecchiese ben oltre il confine regionale (ancora per poco, i sette comuni marchigiani dovrebbero unirsi presto ai riminese, salvo sorprese sempre in agguato), poi cominciamo a inerpicarci in una delle tante stradine che dal fiume salgono sui costoni di collina. Ci aspettano delle reliquie della civiltà contadina: le formaggelle miste di latte di pecora e mucca, il cacio della memoria, delle scampagnate infantili tra San Leo, Maioletto e Casteldelci. C'è una freschezza dimenticata in questi piccoli e odorosi formaggi bianchi, prodotti nella cucina di casa, ad uso personale, quasi in gran segreto. Segreto? Eh, sì, perché la Valmarecchia è rimasto il luogo dei pastori misti, un po' pecore, un po' mucche, a volte qualche capra. La tradizione del passato, di prima che la gente abbandonasse le campagne per aprire un bar al mare o lavorare nelle pensioni per bagnanti. Quando negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, dall'entroterra si sono riversati tutti sulla costa richiamati dal turismo, là nel retrobottega contadino della Romagna sono arrivati, per fortuna, i pastori sardi con le loro greggi. 

mer 15 lug 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Non è la stagione ideale per la mozzarella di bufala che è al meglio alla fine dell'autunno. Ma la voglia di sapori freschi la rende una delle regine della tavola d'estate. Da un po' di tempo acquisto al mercato coperto di Rimini quella del Caseificio De Martino, che trovo molto buona: non ha la Dop perché non è fatta in Campania  ma è realizzata a base di latte di bufala. Per la nostra insalata cuocete dei fagiolini in poca acqua salata per una quindicina di minuti, scolate e lasciate raffreddare. Nel frattempo dissalate un paio d'acciughe sotto sale e scioglietele in un tegame con due cucchiai di olio extravergine d'oliva e un cucchiaino di aceto. Con la salsina ottenuta ricoprire la mozzarella tagliata a fette e lasciate marinare per un'ora. Mescolate i fagiolini e la mozzarella, condite con un po' d'olio e un altro goccio di aceto, salate e lasciate riposare mezz'ora prima di servire. Accompagnate con fette di pane casereccio.

mer 15 lug 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Prosegue nello splendido borgo antico di San Clemente Note di Vino, manifestazione dedicata alla degustazione del vino e alla buona musica.

Piazza Mazzini, illuminata con fiaccole e candele, fa da cornice all’evento dove comodamente seduti gli ospiti possono degustare vini e prodotti tipici di tre regioni e ascoltare musica di qualità.

Dopo i primi due appuntamenti, dedicati rispettivamente a Lombardia e Abruzzo, la serata conclusiva di domenica 19 luglio sarà dedicata all’Emilia Romagna. Tre le cantine presenti: la Tenuta del Monsignore, l’Azienda vitivinicola Ennio Ottaviani e l’Azienda vitivinicola e Agrituristica Torre del Poggio, che proporranno una selezione di vini e prodotti tipici del nostro territorio. Accompagnerà la serata la coinvolgente musica del gruppo Dino Gnassi Corporation che proporrà musiche soul, funky e rhythm & blues.

mer 15 lug 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Sono molte le iniziative golose dell'estate. Tra queste c'è Ombre Rosse gli aperitivi musicali della domenica sera all'interno di aziende agricole particolarmente suggestive ad ascoltare musica e assaggiare buoni prodotti locali. I prossimi appuntamenti sono il 19 luglio al Buon Pastore (tel. 0541985874)  in quell'angolo suggestivo di collina che è Cà Santino di Montefiore. Parole e musica del cantautore triestino Stefano Schiraldi accompagnano agli ottimi formaggi locali, si mangeranno i  salumi di Fausto Zavoli di Saludecio, il miele Oro del Daino di Mondaino, i vini Torre del Poggio di San Giovanni in Marignano e le golosità del Piccolo Forno Marziali.

Domenica 26 luglio, blues acustico con Mauro Ferrarese accompagnato dall'armonica di Marco Pandolfi a Coriano alla casa vinicola Valle delle Lepri (tel. 0541 656464). Accompagnano la musica i buoni vini di casa, i salumi di Marco Migani (Le Carni, mercato coperto di Rimini) e la pasta del Mio Casale di Monte Colombo. L'organizzazione è della cooperativa Harissa di Rimini, la prenotazione è obbligatoria (tel. 054125830).

mer 01 lug 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

È estate. La voglia di uscire la sera, di fare baracca con gli amici, fa a pugni con i vini importanti che tutti cercano di realizzare anche sulle colline riminesi. Diciamolo, le grandi bottiglie da griglia e da bistecca, meglio si addicono alle serate davanti al camino.

E per adesso? Dove sono finiti i vini beverini? La vocazione a sbicchierare di queste colline? No, non i vinacci, ma i vinelli contadini, magari ripuliti un po', vestiti a nuovo. Introvabili o quasi diremmo. A parte un paio di eccezioni quasi eccezionali: I Caprai, etichetta a base di Sangiovese, del Podere Vecciano nel Corianese che è rosso semplicissimo di grande godimento, compagno ideale di piada e porchetta, e, soprattutto, il Sangiovese, quello senza nomi aggiunti, non superiore, dell'azienda agricola Fiammetta di Croce di Montecolombo. Monumento di piacevolezza senza fronzoli, fresco, profumato, asciutto seppur morbido, da bere con il pesce alla griglia, gli spiedini di sardoncini, la seppia coi piselli...

mer 01 lug 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Nel Dopoguerra c'era la fame e la voglia di sfamarsi in fretta. Alla rinascita hanno contribuito anche gli allevamenti di polli. Questo è un merito che nessuno può togliere a quei capannoni puzzolenti e bui che spesso si incontrano nelle campagne della Romagna. Se ci si sofferma la somiglianza con le casupole dei campi di concentramento nazisti è inquietante. E gli allevamenti di polli sono oggi un'aberrazione vergognosa: migliaia di esemplari ammassati in pochi centimetri quadrati, ingozzati di mangimi, tenuti svegli con luci artificiali, "curati" con un'infinità di antibiotici per garantire un minimo di salubrità ad animali che in quaranta giorni, anche meno, raggiungono il chilo e mezzo di peso e prendono la strada del banco frigo del supermercato. Non c'è niente di peggio che mangiare un pollo d'allevamento.

mer 01 lug 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Non è la prima volta che la potenza narrativa dello scrittore Erri De Luca mi suggerisce sapori da scoprire in cucina. Lapastepatate, scritta così, tutt'attaccata, di Don Gaetano sa talmente di buono nel romanzo "Il giorno prima della felicità" che non potevo non mettermi alla ricerca di una ricetta adeguata. Soffriggete, sì, col profumo di soffritto, un trito di aglio, cipolla, sedano e carota, aggiungete due o tre patate tagliate a cubetti, una decina di pomodorini maturi e acqua a coprire. Fate cuocere per una ventina di minuti, salate, aggiungete abbondante basilico e un po' di prezzemolo. Poi la pasta, gli spaghetti spezzati sono i più buoni. Cuocete aggiungendo acqua se serve, spegnete con la pasta al dente, condite con abbondante parmigiano o caciocavallo da grattugia, mescolate e lasciate riposare per cinque minuti. Poi servite una minestra che sa di Napoli, davvero.

mer 17 giu 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Quando l'autore, Pietro Semino, mi ha parlato del suo libro "Vegetaliani a Tavola" (Meravigli editore, 2007, euro 12,40) ho confuso la "r" con la "l" e quindi non ho capito che si trattasse di un compendio di cucina vegana, uno dei pensieri vegetariani più radicali per non dire integralista. Insomma, roba da talebani delle verdure. Con il libro tra le mani, ho avuto la tentazione di gettarlo alle ortiche (ho poca passione per qualsiasi forma di integralismo, alimentare e non). Poi invece ho visto che il volume è consigliato dall'Avi, l'associazione vegetariana nata intorno al pensiero del filosofo Aldo Capitini e ho cominciato a sfogliarlo. Al di là della grafica volutamente infantil-popolare (cartapaglia compresa) è un libro curioso sia per le informazioni sulla cucina vegana e vegetariana, sia per le ricette in alcuni casi, non tutti, in grado di deliziare qualsiasi palato come l'inventata di miglio, la zucca marinata, la delizia di lenticchie e tanti altri piatti, non sempre semplici, ma non usuali, neppure per chi ha pratica con un'alimentazione vegetariana quotidiana.

mer 17 giu 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Chi ama mangiare bene sa che il cibo, la storia di ognuno di noi col cibo, ha radice antica, sta nei ricordi, nei profumi della nonna che cucina il ragù, nel vociare delle donne di casa che preparano la passata, nell'albicocca strappata da un ramo, nel primo cappelletto bitorzoluto fatto a mano la viglia di Natale, in quell'aroma di grigliata portato dal vento nelle vie di San Giuliano, nel bicchiere di vino che lo zio esperto alza al cielo come fosse il calice dell'ultima cena... Non ci sono gourmet nati dalla pausa pranzo fatta con i panini chiusi nel cellophane, nutriti con la pasta scotta delle cucine centralizzate, educati con le tabelle caloriche delle Ausl. A tutti capita di commuoversi a vedere le tagliatelle ai piselli come quelle della zia Marta, ma anche la pasta al sugo che ti ricorda la scuola, la cuoca rubiconda, i primi passi nella vita. Ma non ci sono moti di commozione verso i contenitori, quasi delle casse militari, di pasti caldi delle ditte specializzate, non scende la lacrimuccia a rivedere i padelloni sigillati del cibo che arriva senza sapere neppure chi l'ha cucinato. Se l'indimenticabile critico del film animato Ratatouille fosse stato cresciuto a pasti confezionati in cucine centralizzate per la ristorazione collettiva la storia del piccolo topo chef avrebbe avuto un finale diverso. Un finale di plastica. Molto spesso gli adulti, anche chi amministra una città, dimenticano di essere stati bambini.

mer 03 giu 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

In una città di mare stringe il cuore passeggiare tra i banchi del mercato e vedere gli avventori snobbare vongole e saraghina per acquistare il salmone (grasso, d'allevamento, niente a che vedere con il suo fratello selvaggio che risale i fiumi del nord Europa), spigolette e orate da porzione tirate su a mangime nelle lagune, calamari, seppie e gamberi congelati nell'oceano Indiano, circumnaviganti per tre quarti del mondo e offerti a prezzi che la dicono lunga sul valore di quello che si acquista: poco o nulla. A difendere il pesce locale si passa per retrogradi, per gente che non capisce che il tempo per cucinare è poco (ma gli spaghetti con le vongole non si fanno nello stesso quarto d'ora che si impiega a "piastrare" il salmone?), che il portafogli piange (ma i sardoni si trovano a un euro al chilo...), che è più comodo avere i pesci già porzionati (il che la dice lunga sulla socialità e la convivialità della tavola). Beh, da retrogradi, prima di andare al mercato fate un altro viaggio: culturale. Nei meandri della marineria, nelle notti sbattute dal mare, nell'arrivo in banchina sul molo di Rimini prima che sorga il sole, il sapore di una sigaretta contro vento, gli occhi bruciati da sonno e salsedine.

mer 03 giu 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

A Rimini e dintorni le seppioline le chiamano seppiolini, ma sempre dello stesso mollusco si tratta. Preparate il ripieno con pangrattato, aglio e prezzemolo tritati fini, pepe, sale e olio extravergine d’oliva. Amalgamate bene l’impasto: da solo è una sinfonia di profumi. Pulite le seppioline togliendo l’osso e gli occhi, tagliando la pancia ed eliminando anche la sacca con il liquido nero. Riempiteli con l’impasto e legateli con del semplice filo per cucire in modo che non vadano a perdere il ripieno. Spolverateli appena con l’impasto rimasto, in modo che non si attacchino al ferro rovente e cuoceteli sulla graticola ben calda, meglio sul carbone di legna. Sentite l’inconfondibile aroma che si sparge nell’aria? È il profumo della cucina di tradizione.

mer 03 giu 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Quelle che in mezzo mondo, California in testa, chiamano Zinfandel, altro non sono che uve di Primitivo, vitigno autoctono del Salento, della Puglia tra i due mari. Solo che fino a una quindicina di anni fa i califoniani sapevano trattarle meglio dei viticoltori nostrani. Ora la musica è cambiata e se avete una cantina dove dimenticare una buona bottiglia il Primitivo del Salento è un vino sul quale potete scommettere: diventerà grande, veramente grande. Da giovane è "solo" buono, ottimo, con il suo colore rosso rubino intenso, i corposi profumi di frutta matura accompagnati da note speziate. In bocca offre morbidezza e struttura, tempo, ne siamo certi, anche eleganza. Tra le bottiglie consigliate, il Primitivo 2006 dell'azienda Conti Zecca di Leverano e il meno conosciuto (e più interessante) La Signora 2005  dell'azienda agricola Morella di Manduria.  

mer 20 mag 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Bella variazione sul tema per bambini che non vogliono mangiare le verdure e adulti che hanno voglia di giocare. Prendete un chilo di spinaci (al mercato coperto ci sono un paio di banchi in cui ve li vendono già mondati, una vera comodità). In una pentola fate un soffritto di cipolla tritata e mettete gli spinaci con pochissima acqua. Con il coperchio fateli appassire (3 minuti o poco più), poi salate e pepate. Fate cuocere pochi altri minuti, quindi scolate bene. In una teglia mettete della carta da forno, imburratela (eh sì, gli spinaci chiamano il burro e ogni tanto si può usare), fate quattro nidi con gli spinaci, al centro di ognuno mettete un uovo lasciandolo intero. Infornate a 200° per circa un 10-12 minuti. Tirate fuori. Spolverate di Parmigiano Reggiano. Mettete sotto al grill per altri 3-4 minuti. Un nido a testa, accompagnato da una bella fetta di pane.

mer 20 mag 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Scalpitano i comuni oltre Verucchio, i paesi arroccati lungo la vallata del Marecchia, mordono il freno attendendo l’ultimo voto per diventare riminesi, per cambiare provincia e regione. Riavvicinarsi al mare di casa, al dialetto di sempre. San Leo, Pennabilli, Casteldelci, Novafeltria, Talamello, Maiolo, Sant’Agata Feltria si sentono romagnoli. Almeno in gran parte. Qui da Rimini, li si guarda invece un po’ come i luoghi delle gite fuori porta e l’unificazione, l’ingrandirsi della provincia, non sembra scaldare gli animi, accendere gli entusiasmi. Eppure a portarsi in casa la Valmarecchia c’è da guadagnarci in termini di turismo, di meraviglie naturalistiche, paesaggio, bellezze architettoniche, storia, rocche, castelli... Per non parlare dei giacimenti gastronomici di grande livello. Con l’ingresso di Sant’Agata Feltria la provincia di Rimini, contando Mondaino, potrebbe ambire a uno status nel prestigioso mondo del tartufo. Portandoci in casa Talamello si avrebbe una delle storiche capitali del formaggio di Fossa. Le formaggette miste di pecora e mucca che ancora si trovano tra San Leo e Casteldelci sono l’archeologia di una tradizione casearia tutta romagnola ormai quasi estinta... Basta il voto del Senato e... zac! Un patrimonio gastronomico da valorizzare. Anzi, già valorizzato in alcuni suoi aspetti, primo tra tutti la carne bovina, la bistecca, la mitica fiorentina che in Valmarecchia è di casa, eccome. 

mer 20 mag 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione

Il 4 e 5 giugno, al Grand Hotel di Rimini, quattro chef stellati Michelin italiani e francesi cucineranno insieme per “A tavola con le stelle”. In programma atelier gastronomici e degustazioni aperte al pubblico. Completano la manifestazione un percorso del gusto dedicato al pubblico e agli addetti ai lavori con il meglio delle produzioni enogastronomiche di Romagna e Beaujolais. La prima edizione dell’evento era stata infatti tenuta a battesimo nel Beaujolais a due passi da Lione. Orari: pranzo 12.30-14.30 (orario ultimo per entrare), cena 19.30-21.30 (orario ultimo per entrare); per prenotazioni: tel. 0541 56000. La mostra-mercato dei prodotti tipici romagnoli e francesi e delle rispettive proposte turistiche sarà aperta per tutto il giorno, giovedì dalle 14 alle 19,30; venerdì dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 19,30, con ingresso libero

mer 20 mag 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

"Tartufi bianchi, francolini e vin di Ghemme..." leggo da un appunto intorno a Piccolo Mondo Antico, il capolavoro di Antonio Fogazzaro. Qualcuno se lo ricorda? Pochi, eppure è stato un importante scrittore italiano. E del vin Ghemme? Nessuna memoria anche per questo grande, grandissimo, Nebbiolo del Piemonte dell'est, a lungo e giustamente considerato ben più elegante di Barolo e Barbaresco.  Mario Soldati ha scritto pagine memorabili su un vino che mode e mercati hanno fatto dimenticare. Che fare? Procurarsi una buona bottiglia e scoprirne la finezza, il lampone che accarezza il naso, il velluto in bocca.  Rovellotti e Cantalupo i produttori che non tradiscono mai. Dimenticavo: i francolini sono ghiotti uccelletti.

MICHELE MARZIANI commenti a questo articolo commenti ( 1 )
mer 06 mag 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

 

Di debiti da pagare, o da dimenticare, in campagna ce n’è sempre. Per questo pare aiutasse il Pagadebit: a saldare, vista l’abbondante vendemmia, o a dimenticare, scolandosene qualche bottiglie. Dei vitigni romagnoli è forse il meno valorizzato, eppure è un bianco autoctono che ha più di qualcosa da dire nel bicchiere: asciutto, sapido e golosamente erbaceo è, nelle versioni più riuscite, compagno non solo di pastasciutte con asparagi o piselli e piadine con squacquerone e rucola, ma di ostriche e frutti di mare crudi. Provatelo, c’è da rimanere a bocca aperta. Tra le bottiglie più interessanti ci sono il Vigna delle Rose 2008 del Podere Vecciano (appena uscito è, nel suo genere, un vero fuoriclasse) e il San Pascasio 2007 dell’azienda Campodelsole di Bertinoro.

 

mer 06 mag 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

D’accordo, la cucina al sale non sarà vera cucina, nel senso che c’è ben poco da fare, ma il risultato, nel piatto, a volte è divino. Di questi tempi sui banchi del mercato arrivano scampi freschi di buona taglia che fanno venire l’acquolina in bocca anche da crudi. Costano e non poco, ma due scampetti di felicità a commensale non si negano a nessuno, magari per una grande occasione. C’è chi consiglia di togliere il carapace, io invece preferisco cuocerlo intero questo astice in miniatura. Prendete una grande padella a fondo piatto, fate un bel piano di un centimetro abbondante di sale grosso, ottimo quello dolce di Cervia, mettete sul fuoco fino a quando il sale non comincia ad essere ben caldo. Allora adagiate gli scampi, girateli nelle varie posizioni, finché non prendono colore, poi, prima di spegnere, irrorate con abbondante olio extravergine d’oliva delle colline riminesi. Sentirete il profumo salire verso il paradiso: è il momento di farsi sotto, sgusciando con le dita, succhiando anche le piccole chele.

mer 06 mag 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Saranno i venti di crisi o la voglia di natura, ma le erbe di campo, le piante spontanee, le erbette aromatiche ritornano nelle minestre, arricchiscono l’insalata, insaporiscono le frittate, impreziosiscono i sughi primaverile e, soprattutto, sono la scusa per belle passeggiate in campagna. Poco importano le bizze della stagione, gli acquazzoni sempre in agguato di una primavera che finalmente fa il proprio mestiere. Nei campi, lungo i bordi dei fossi, in fondo ai calanchi e persino nel giardini pubblici si incontrano persone armate di coltellino e sacchetto di plastica in cerca di  erbette campestri. Ecco, partiamo da qui: dal sacchetto di plastica. Buttatelo via, come dicono gli amici dell’associazione “I radecc” (tel. 0541 773456) di Rimini che ogni anno organizza corsi ed escursioni per centinaia di appassionati. Sostituitelo con un cestino areato, dove il raccolto possa respirare e le vostre erbette arrivino in cucina sane, salve e gustose. Anzi, pulitele subito, sul campo, lavatele appena tornate a casa e se volete farne un contorno fatele bollire in pochissima acqua e non molto a lungo. È  la fine gloriosa del misto di erbe: la piada calda.

mer 22 apr 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Cicchetti Stefano

L’Italia del cibo e del vino di qualità torna a darsi appuntamento a San Patrignano. Da venerdì 1 a lunedì 4 maggio 2009 è in programma la sesta edizione di Squisito! Cuochi, prodotti, ricette, vini. Itinerario nel Buonpaese, la prima e unica manifestazione enogastronomia interamente realizzata all’interno di una comunità di recupero.

I 1500 ragazzi di Sanpa stanno preparando un’edizione particolarmente ghiotta e stimolante che coinvolgerà i “pesi massimi” della cucina italiana e internazionale e gli esordienti più promettenti, le cantine blasonate e le etichette innovative, gli artigiani del cibo e i custodi degli antichi sapori, le grandi firme del giornalismo di settore e, soprattutto, la grande tradizione culinaria nazionale nelle sue migliori espressioni.

mer 22 apr 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Questo piatto di origini a cavallo tra Lazio e Abruzzo è di una semplicità commovente e al tempo stesso buonissimo. A condizione che si scelgano grandi spaghetti (Setaro, Latini, Mancini, Cavalier Cocco, Martelli... tanto per fare qualche nome) e un ottimo pecorino stagionato (la ricetta originale vorrebbe quello romano). La preparazione è semplicissima: agli spaghetti, scolati molto al dente, si lascia un po' d'acqua di cottura e, in una zuppiera, si aggiunge abbondante pecorino grattugiato. Si mescola finché il formaggio non si scioglie leggermente e si amalgama con la pasta. Poi si macina il pepe, nero, abbondante, sopra ai piatti. Il segreto della riuscita sta nel mescolare spaghetti e pecorino quando la pasta è ancora ben calda.

mer 22 apr 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

La Lacrima di Morro d'Alba è un rosso marchigiano molto particolare che si ottiene da uve del vitigno autoctono Lacrima. La zona di produzione è piuttosto piccola e comprende, in tutto o in parte, sei comuni della provincia di Ancona, con al centro Morro d'Alba, da cui il prende il nome. La "Lacrima" pare esistesse già ai tempi di Federico Barbarossa. Nel 1167, quando l'imperatore assediò Ancona, si stabilì a Morro d'Alba dove ebbe occasione di assaggiarlo. È un bel vino da salumi e soprattutto da primi piatti, in particolare la pasta al forno, le lasagne e i cannelloni. Grande bottiglia con ottimo rapporto qualità prezzo è il Rubico dell'azienda agricola Marotti Campi, vino semplice con viole e rosa canina che abbracciano il naso.

mer 22 apr 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ioli Luca

L’Osteria del Mare in Piazza ha cambiato gestione.

Ci siamo andati con curiosità. Era una sera infrasettimanale, ma ciò nonostante il locale era affollato.

L’impostazione è sempre quella, il locale è caldo, con molti tavoli e le tovagliette gialle di paglia come una volta. L’unico neo la tv che imperversava con Striscia la Notizia, ma fortunatamente il volume era molto basso.

Il nuovo gestore Luciano Villa ci ha accolto bene, dandoci un menù chiaro sia nella composizione che nei prezzi; rispetto alla precedente gestione il pesce fresco è molto più presente.

mer 08 apr 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Per capire un salame, un prosciutto, anche una semplice salsiccia bisogna averli visti ancora maiale. Non si scappa: la carne buona, la carne suina buona, è frutto di un maiale felice. Magari agli animalisti fa storcere il naso, ma è inscindibile il rapporto che c'è tra i maialini, il lattonzoli di Mora romagnola che vediamo girare nella stalla di Fausto Zavoli (tel. 0541 858041) a Saludecio e i suoi salumi. Tornare alla terra, è l'unico modo per capire cosa si mangia. I supermercati hanno disgiunto le uova dalle galline, i pomodori dagli orti, i salami dai maiali... Allora se si sale un pomeriggio sulle colline alla ricerca dei maiali neri, dei grufolatori di Romagna, della Mora che sembrava quasi estinta con quei dodici esemplari rimasti al mondo meno di trent'anni fa...

mer 08 apr 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Ne abbiamo pubblicate in questi anni di ricette da fare in meno di mezz'ora. Più di cento. Possiamo anche permetterci adesso di passare un po' più di tempo in cucina, magari intorno a qualche piatto dal profumo intenso della tradizione come le tagliatelle al ragù. Le tagliatelle se non le sapete fare compratevele. Ma il ragù no, metteteci del vostro, è alchimia dei fornelli. In un tegame mettete un cucchiaio di ottimo strutto (se non è ottimo, preferite l'olio extravergine d'oliva) e fate rosolare un trito di cipolla, sedano e carota. Aggiungete due bicchieri di Sangiovese. Evaporate. A parte, in una padella, rosolate la carne macinata.

mer 08 apr 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Se da appassionati di vino siete tornati un po' a pezzi dalla sbornia di proposte del Vinitaly, ecco una piccola rassegna di quelle che rimettono al mondo: Gusto Nudo. Fiera di vignaioli indipendenti, che si svolge a Bologna (Vicolo Bolognetti. Info sul sito: www.gustonudo.net) sabato 18 e domenica 19 aprile dalle 15 alle 21. Con 10 euro di entra, muniti di calice, e si possono degustare i vini di cinquanta piccoli produttori provenienti da tutta Italia, spesso introvabili, a volte vere sorprese, orientati verso i vini naturali, biologici, biodinamici, autoctoni, fatti con passione, con attenzione al territorio.

mer 25 mar 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

A me piace la pizza. L’informalità della pizza, la semplicità dei gesti, la praticità di un pasto completo e veloce, buono a tutte le età, da consumare in compagnia senza troppi fronzoli. E, da appassionato di vino (e di paradossi), mi piace anche l’abbinamento pizza e birra, perché mi porta in un mondo diverso da quello che frequento sempre. Bere il vino con la pizza si può e ci sta anche bene, ma è un’operazione che richiede impegno e la pizza è il disimpegno per eccellenza. Dopo tanti, forse troppi, anni che scrivo di cibi, vini, ristoranti et similia, mi è difficile uscire a cena e non essere in qualche modo riconosciuto. Ho costruito questo lavoro sul mangiare in incognito, sul passare come un cliente normale, sul non presentarmi mai. Vent’anni fa ci riuscivo, oggi riesco al massimo ad arrivare in incognito, nel senso che faccio prenotare con altri nomi, ma poi mi riconoscono ovunque, mi spostano subito di tavolo dandomi i posti migliori, con me, come dice Giampaolo Proni quando andiamo a cena insieme, si mangia sempre meglio. Insomma, credo che un’epoca vada chiusa. Quella delle recensioni di ristoranti. Continuerò a scrivere di cibo, come di tante altre cose della vita, ma non racconterò più dei locali, di come si mangia, di come si sta da clienti. Anche su queste pagine parlerò di altre cose, comunque golose.

mer 25 mar 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

 

Intorno al mio libro "Lungo il Po. Viaggio controcorrente alla scoperta di sapori, genti e leggende del Grande Fiume", Fabrizio Monacelli, chef dell'Osteria dei Frati (tel. 0541 949649) di Roncofreddo, ha inventato un menu, assolutamente innovativo, intorno ai pesci d'acqua dolce, a sapori veramente dimenticati. Così, giovedì 2 aprile, alle 20,30, all'osteria sulle colline tra Rimini e Cesena, ci sarà una presentazione del libro (botta e risposta tra me e il critico Paolo Vachino) e una cena che vedrà susseguirsi il lucioperca (pesce dalle carni prelibate, ottimo anche crudo) in mattonella con pomodoro e Vodka, l'anguilla tiepida in carpione all'aspretto di lamponi, una curiosa treccia di spaghetti fatti a mani al ragù di carpa affumicata, il pesce siluro (sì, proprio lui, il gigante che ha invaso il Po e impazza nelle cucine di Vienna e Budapest) croccante con melanzana marinata alla Coca cola e bordetto ponzu. Chiusura con la schiuma di zuppa inglese al bicchiere. Accompagnano i vini friulani Vie di Romans. Un viaggio cultural gastronomico tra il nuovo e l'antico. Costo 50 euro, vini e libro compresi. 

 

mer 25 mar 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

 

In questo semplice risotto c'è la campagna che sente la primavera. Occorre un misto di erbe  da cuocere, compresi gli spinaci e, gran meraviglia, pure l'ortica. Evitate le erbe amare. Non servono ore di bollitura, basta che comincino a intenerirsi, con un po' di sale. Allora le si passa al frullatore, acqua compresa e se ne ottiene un brodo denso e verde nel quale si cuoce il riso, Baldo meglio ancora che Carnaroli, senza tostarlo prima, con l'aggiunta di un filo d'olio buono, extravergine d'oliva. Niente aglio, nè cipolla, devono sentirsi le erbe. A cottura molto al dente già così e una meraviglia. Ma se avete ospiti preparate una zuppetta frullando una scatola (sì, scatola, avete letto bene) di fagioli cannellini, acqua compresa, asciugando poi sul fuoco con olio extravergine e pochissimo concentrato di pomodoro. Mettete la cremina ottenuta sul fondo del piatto e ponete sopra il risotto, al centro. 

 

mer 11 mar 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Del sale colpiscono sempre l'assenza o l'abbondanza, mai il sapore. Il cibo è insipido oppure sapido, addirittura salato, immangiabile. Bruciore e arsura per le labbra. Ma nulla si dice e si sa della dolcezza e dei profumi del sale, dei colori dei cristalli che non sempre sono bianchi, anzi a volte rosa, a volte neri, blu, cobalto, trasparenti, luccicanti... A Cervia, a una manciata di chilometri a nord di Rimini, il sale dolce di salina si è ritagliato nuova fama.

mer 11 mar 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Piva Beatrice

Posto sulla sommità delle colline di Poggio Berni, il ristorante albergo i Tre Re è luogo di elegante ospitalità in un ambiente caldo e familiare. Gli ambienti particolarmente suggestivi, tra i quali la celebre saletta di Cagliostro (nella foto) situata in una torre del ‘300, arricchiscono il piacere della cena di un atmosfera d’altri tempi, magica e raffinata. A cornice di questo, si aggiunge la possibilità di essere ospitati, in estate, nello splendido patio, circondati da un suggestivo panorama.

mer 25 feb 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

C'è un tesoro nelle pinete a due passi dal mare, tra le dune sabbiose dei litorali a nord tra Ravenna e la provincia di Ferrara: il bianchetto, il tartufo di pineta, il Tuber borchii dal profumo agliato che va consumato freschissimo, possibilmente accompagnando i tortellini o i passatelli annegati nel brodo bollente. È un tartufo di colore bianco, economico (rispetto ai suoi fratelli che costano ormai come i diamanti...), abbondante. Si trova in grande quantità tra dicembre ed aprile tanto da poter essere considerato l'unico tartufo "popolare" che coinvolge i cavatori, di solito solitari ed ombrosi, in grandi passeggiate coi cani, tutti insieme, tra un bicchiere di vino e un sfottò.

mer 25 feb 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele
mer 25 feb 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Redazione
mer 11 feb 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele
mer 11 feb 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele
mer 28 gen 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele
mer 28 gen 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Non tutte le rivoluzioni sono tumultuose e popolari. Quella in atto nella ristorazione del centro storico di Rimini è una rivoluzione silenziosa, ma assolutamente autentica: là dove era diventato difficile mangiare come si deve, sfuggendo al greve imperativo della tagliatella, oggi nascono nuovi locali e cucine giovani. Luoghi del cibo messi in piedi da professionisti motivati ma soprattutto innamorati, territoriali, attenti, curiosi.

mer 14 gen 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Lungo la banchina del porto di Cervia colpiscono le barche da pesca: tutte piccole, da equipaggi di due o tre persone, ordinate in fila indiana nei giorni di festa. A terra, ad ogni barca, corrisponde una vetrina con lavello dove i pescatori puliscono il pesce davanti agli occhi dei passanti, lo lavano, lo pesano, lo vendono anche.

mer 14 gen 2009 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele
mer 17 dic 2008 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Ortalli Matteo
mer 17 dic 2008 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

 

Verranno da fuori a salvare i nostri sapori perché da fuori li sanno apprezzare. Così la trattoria della Marianna (tel. 0541 22530), luogo storico del Borgo San Giuliano a Rimini è stato rilevato ormai da un po' di tempo da Giuliano Canzian, chef e patròn di altri ristoranti del centro storico: Dallo Zio e l'Osteria de Borg. Bene, Giuliano non è riminese, viene dal Piemonte, da Domodossola, nelle sue cucine ci sono addetti di tutti i colori della pelle, di tutti i mondi, di tutte le zone d'Italia. Eppure qui, dalla Marianna, si può mangiare, la più riminese delle cucine di mare.

mer 17 dic 2008 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele
mer 17 dic 2008 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele
mer 03 dic 2008 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Oggi la strada, tantissima, fatta dal vino romagnolo si misura anche nei bicchieri con meno pretese di nome o blasone. Sono i vini sinceri, quelli semplici, che stanno godendo di più delle cure sempre maggiori che i produttori destinano alle uva, sia in vigna, sia in cantina. Così scopriamo la grande piacevolezza e la beva pronta del Sangiovese di Romagna Superiore Torre del Poggio, piccola azienda storica della Valconca. Non ricordiamo (o non troviamo?) l'annata in etichetta, ma presumiamo il 2007. Lo assaggiamo in un pranzo dove accompagna, gagliardo, vellutato, giustamente tannico, un tipica tavolata romagnola. È rosso semplice, pulito, profumato di more e viole, che dà allegria, arrossa le gote, fa alzare alta la risata. La versione moderna, riuscita, del vino di un tempo.

mer 03 dic 2008 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

La ricetta è grandiosa nella sua semplicità. Roba di alta cucina "copiata" dal piatto che Luca Mei serve nel suo ristorante Farini13 nel centro di Rimini. Per ogni commensale occorre un barattolo di quelli a chiusura ermetica con la guarnizione di gomma che si usa per i sottoli (e che fa anche molta scenografia, quindi è una preparazione adatta anche a cene importanti), dentro si mette un filo di olio extravergine d'oliva qualche vongola molto grossa (se non si trova vanno bene anche le veraci), tre o quattro fasolari e dei canolicchi. Due spicchi d'aglio interi e un po' di prezzemolo. Senza chiudere il barattolo si mette in forno a 100 gradi per pochi minuti, il tempo che si aprano i molluschi, poi si aggiunge olio extravergine d'oliva delle colline riminesi, appena franto, a crudo. Si chiude ermeticamente e si porta in tavola. Ogni commensale aprirà il vasetto e verrà investito da una nuvola d'olio e di mare. Un viaggio olfattivo. Poi via con le mandibole. E scarpetta finale obbligatoria.

mer 03 dic 2008 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

'è un nuovo locale "stellato" dalla Guida Michelin nei dintorni di Rimini: la Taverna Righi di San Marino ottiene, nell'edizione 2009, l'ambita stella. Una sola, perché due o tre stelle da queste parti non si sono mai viste. Ma una è già un grande prestigio che premia una cucina tenace come quella dello chef Luigi Sartini. Così i ristoranti stellati della zona arrivano a tre, aggiungendosi la Taverna Righi a Liuzzi di Cattolica e al pirotecnico Guido a Miramare. Tutti locali che sicuramente meritano il prestigioso riconoscimento. Al pari però di altri che inspiegabilmente non lo ottengono mai. È il caso del ristorante il Povero Diavolo (tel. 0541 675060) di Torriana. So di essere di parte, per la passione che mi ha sempre affascinato in quel locale, a dire che la loro è la stella più luminosa del firmamento gastronomico riminese, ma so, allo stesso modo, di essere imparziale nel dire che il Povero Diavolo meriterebbe l'ambito riconoscimento al pari degli altri. Soprattutto quest'anno in cui il giovane chef, anzi il cuoco, Pier Giorgio Parini ha dimostrato, sta dimostrando, nel piatto, cose veramente egregie, saporite alchimie tra creatività e territorio, tra tradizione e visione gastronomica. 

mer 25 giu 2008 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Marziani Michele

Si conclude il 29 giugno la Festa Artusiana. Nove giornate ricche di degustazioni, appuntamenti, spettacoli e dibattiti intorno al cibo che fanno di Forlimpopoli una piccola capitale del cibo. Al poeta contadino americano Wendel Berry va il Premio Artusi, mentre lo scrittore Piero Meldini è stato insignito del Premio Marietta ad honorem

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